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23 settembre 2026

Lo Tsunami del 1627 sulla Costa Frentana tra storia e miti: I Trabocchi, le città sommerse, le processioni a mare, punti di stella e i nuovi rischi. Da uno studio di F.Stoppa.

Mappa sismica di Matthaus Greuter, Biblioteca Apostolica Vaticana.
 

Lo Tsunami del 1627 sulla Costa Frentana tra storia e miti: I Trabocchi,  le città sommerse, le processioni a mare, punti di stella e i nuovi rischi. Da uno studio di F.Stoppa.

di Filippo Marino

La storia geologica e culturale della costa adriatica italiana custodisce eventi dirompenti che spesso affiorano solo attraverso l'intreccio tra cronache storiche, tradizioni orali e indagini antropologiche. Un caso emblematico in tal senso è rappresentato dagli effetti del violento terremoto e del conseguente tsunami che il 30 luglio 1627 colpirono la Capitanata e l'Abruzzo Citeriore. Uno studio condotto dal geologo e antropologo Francesco Stoppa  analizza in modo approfondito questo evento, evidenziando come la memoria di quella catastrofe viva ancora oggi nei racconti popolari, nelle feste religiose e nell'assetto storico del territorio frentano.

Il Terremoto e lo Tsunami del 1627

Il 30 luglio 1627, intorno a mezzogiorno, un sisma di magnitudo stimata pari a 6.7 e un'intensità fino al X-XI grado della scala Mercalli nell'area epicentrale, scosse violentemente la terraferma e la fascia adriatica meridionale. Le cronache dell'epoca, come quelle riportate da A. L. Antinori e documentate nei fondi archivistici storici (tra cui Corrado Marciani, De Poardi, Polidori, Luigi Anelli), descrivono danni gravissimi in centri come Lanciano, Vasto, Ortona, Francavilla, Paglieta, Fossacesia e Termoli. 

Luigi Anelli, Ricordi di Storia Vastese

Lanciano e Vasto subirono danni gravissimi e risultarono, secondo la carta di Matteo Greuter e la relazione di De Poardi del 1627 «per metà rovinate». Gli effetti del terremoto furono segnalati fino all'attuale provincia di Pescara.

Foglia G.A., Historico discorso del gran terremoto...

Molte comunità, un tempo prospere, precipitarono in una profonda crisi economica e demografica.

Alla violenza della scossa tellurica si accompagnò un maremoto (tsunami) i cui effetti furono particolarmente evidenti lungo la costa chietina e nelle foci dei fiumi principali, come il Sangro e le foci nel pescarese. Le acque invasero le zone pianeggianti e causarono una profonda destabilizzazione socio-economica, inaugurando un periodo di contrazione dei traffici marittimi e commerciali che durò per quasi un secolo.

Geomitologia e antropologia: La "paura del mare" e i culti religiosi

Uno degli aspetti più affascinanti è la cosiddetta geomitologia, ovvero lo studio dei miti e delle leggende nati per spiegare catastrofi naturali in epoche in cui mancava una lettura scientifica dei fenomeni geologici.

A Vasto,  ad esempio, si parla del mito di città sommerse, come: Buca, Aspra, Pennaluce, nonché accertati approdi inabissati di epoca romana.

Vasto, Pesca all'Aspra

Sulla costa frentana, in particolare a San Vito Chietino e nei borghi marinari circostanti, si tramandano leggende di città e monti sprofondati nel mare e una persistente "paura del mare", che per secoli ha frenato la vocazione alla navigazione d'altura delle popolazioni locali, orientandole piuttosto verso un'economia agricola o verso la pesca stanziale condotta tramite le caratteristiche strutture dei trabocchi.


Un legame diretto con il cataclisma del 1627 si riscontra inoltre in alcune particolari tradizioni religiose:


Processione Festa Madonna del Porto, San Vito Marina, 1920 (da F.Stoppa)

A San Vito Marina la Festa della Madonna del Porto è celebrata tradizionalmente l'ultimo sabato di luglio, questa suggestiva processione a mare (con una sfilata di imbarcazioni che accompagnano la statua della Vergine) cade proprio in concomitanza con la ricorrenza dello tsunami del 30 luglio 1627.

Chiesa Madonna del porto - S.Vito Marina - non più esistente (da F.Stoppa)

La leggenda devozionale narra che a San Vito Marina le onde del maremoto del 1627 si spinsero fino alla soglia della chiesa originaria, arrestandosi miracolosamente ai piedi della statua della Madonna, consolidando così un culto di ringraziamento e protezione che perdura nel tempo, analogamente alle processioni a mare che vi sono a Vasto per la Madonna di Pennaluce o Punta Penna e per la Festa di S.Nicola della Meta.

 Processione della Madonna di Pennaluce, Porto di Punta Penna, Vasto. Coll. I Candeloro

Processione di San Nicola, Vasto. Foto Scotti, coll. I Candeloro

Nella cultura marinara locale, il 30 luglio era considerato uno dei giorni sfortunati o "punti di stella" in cui evitare la navigazione, analogamente alla commemorazione dei defunti o alle date segnate da lutti collettivi causati da antiche tempeste e maremoti e alle principali feste religiose.

Dalle lezioni del passato ai rischi del presente

Oltre all'interesse storico-antropologico,  lo studio di Stoppa lancia un severo monito sulla vulnerabilità della moderna costa abruzzese. Oggi l'area costiera è caratterizzata da una forte antropizzazione, da stabilimenti balneari densamente frequentati durante i mesi estivi, da infrastrutture stradali e ferroviarie lineari e da vie di fuga spesso anguste o vulnerabili (come i sottopassaggi), nonché dalla pista ciclopedonale della Costa dei Trabocchi.

Se un evento di intensità simile a quello del 1627 dovesse ripetersi in pieno giorno durante il periodo estivo, la combinazione di un preavviso inesistente o insufficiente, del panico collettivo e di barriere strutturali potrebbe generare un rischio elevato per migliaia di bagnanti e residenti.

L'analisi integrata di dati storici, registri notarili, reperti archeologici e tradizioni popolari dimostra che il rischio tsunami lungo la costa adriatica non è un'ipotesi puramente teorica. Il patrimonio mitologico e rituale legato al 1627 non costituisce soltanto una preziosa testimonianza del passato, ma rappresenta un campanello d'allarme che invita a ripensare con maggiore consapevolezza  la pianificazione territoriale, la progettazione delle infrastrutture balneari e la gestione delle emergenze lungo il litorale adriatico.


Atlas of isoseismal maps of Italian earthquakes, CNR



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