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17 maggio 2026
Canti e testi popolari del “Sant’Antonio” (Lu Sant’Antune) in Abruzzo.
6 maggio 2026
Giulio (1893-1966) e Virgilio Sigismondi (1942) tra canzoni e teatro.
Giulio Sigismondi
Giulio Sigismondi (Guardiagrele 1893, San Vito Chietino 1966) poeta e cantore abruzzese
Giulio Sigismondi nacque il 2 marzo 1893 a Guardiagrele (Ch) dai lancianesi ALfredo e Rosa De Ritis. Compì gli studi ginnasiali a Lanciano (Ch) ed ebbe come insegnante Ettore Allodoli. A soli sedici anni pubblicò, in copie manoscritte su quaderni scolastici, una raccolta di quarantadue poesie in lingua dal titolo Fiori primitivi, dedicata "agli amici sinceri".
Terminati gli studi liceali si iscrisse alla facoltà di medicina di Napoli. Dopo il bienno cambiò facoltà iscrivendosi a lettere.
La città partenopea lo formò artisticamente. Ebbe modo di conoscere e frequentare famosi artisti quali Salvatore Di Giacomo ed E.A.Mario (quest'ultimo gli musicò due testi poetici per canzoni in lingua): con loro seguiva la rinomata "Piedigrotta" (festival della canzone napoletana) assimilandone il gusto e la voglia di cantare.
Scrisse i primi testi letterari per canzoni, lavori teatrali, novelle e racconti. Collaborò alla redazione di periodici lancianesi, compose alcuni poemetti (dieci in tutto) che riunì in una raccolta dal titolo Tra le mentucce, che dedicò alla cara memoria della madre (morta giovane quando il poeta era appena sedicenne) che lui stesso dattiloscrisse e districuì agli amici.
Intorno agli anni venti iniziò la stagione poetica più felice. Scrisse i testi delle canzoni che hanno avuto maggior successo e che vedranno poi la realizzazione tipografica nel 1923 con il titolo di Canzune nustre e due lavori teatrali Passe l'angele e dice ammén e Lu Jenche editi in un unico volumetto.
Nell'aprile 1922, contrappose alla "Maggiolata" di Ortona (nata nel 1920) la "Festa delle canzoni" dove l'accoppiata Sigismondi-Gargarella risultò vincitrice per la categoria "professionisti" (cft. "L'Alba", n.4, 1922), con la canzone rimasta famosa Canzune nustre.
Nel giugno del 1927 convolò a nozze con la roccolana Teresa Grazia Amelia, essendosi stabilito a Rocca San Giovanni (Ch) per aver vinto un posto di Segretario comunale.
Nel dicembre del 1932 si trasferì a San Vito Chietino (Ch) dove fu chiamato a ricoprire il posto vacante di Segretario comunale.
A Rocca San Giovanni erano nate le due figlie Mirella e Perla; a San Vito Chietino, dopo dieci anni, nacque il terzogenito Virgilio.
A San Vito fu accolto con grande amicizia e simpatia ed il legame si rafforzò sempre più negli anni a seguire, fino alla morte avvenuta il 14 maggio 1966.
Nel 1961 a Giulio Sigismondi venne conferito il "Premio Cultura Città di Chieti" un significativo riconoscimento ufficiale per la sua attività letteraria.
Nel 1965, poco prima di morire, Guido Albanese scriveva, tra l'altro, al suo amico fraterno Giulio: «[...] dove sono andate a finire le belle Maggiolate ortonesi?». A quel pianto accorato si è unito il pianto di tutto l'Abruzzo, perchè nel volgere pochi mesi si assistette alla scomparsa di due uomini, tra i più illustri figli, che hanno contribuito, in maniera inconfutabile, all'affermarsi della "Maggiolata".
Ottaviano Giannangeli nella prefazione alla pubblicazione della raccolta Canzune nustre - Canti popolari abruzzesi di Giulio Sigismondi, edito a cura di Virgilio Sigismondi (figlio del poeta) scrive: Tra l'altro << Si potrebbe usare, per Sigismondi, la qualifica di cantore essenzialmente melico, quando si precisi però nel forgiare i versi per canzoni egli è sempre formalmente, letterariamente “impegnato” […] ogni canzone è l'episodio di una storia: e il risultato può essere un affresco folkloristico […] La sua dote precipua potrebbe ravvisarsi nella discrezione e nell'eleganza>> […].
Virgilio Sigismondi
Virgilio Sigismondi nasce a San Vito Chietino il 26 giugno 1942.
Figlio di Giulio, famoso poeta e cantore d'Abruzzo, si interessa fin da ragazzo di poesia.
Ultimati gli studi liceali si iscrive alla facoltà di Lingue a Pescara; dopo il biennio cambia facoltà e si iscrive a Giurisprudenza a Teramo. Nel 1966 cura la realizzazione di una raccolta di poesie paterne dal titolo "Da cente e cente vocche..." edito da Di Paolo di Marina San Vito con prefazione di Ottaviano Giannangeli.
Cura e trasmette, da emittenti radiofoniche locali, programmi sulla poesia, canto e tradizioni abruzzesi. Viene chiamato a far parte delle commissioni giudicatrici di premi di poesia dialettale regionale. Nel 1973 istituisce il Premio "Giulio Sigismondi" di Poesia Dialettale Abruzzese durato 10 edizioni. Nel 1974 promuove la costituzione della Associazione Culturale "Giulio Sigismondi" e nel 1976 l'omonima corale polifonico-folcloristica. Nel 1979 pubblica "Cajane" una sua raccolta di poesie in dialetto abruzzese Editrice La Regione - Pescara con prefazione di Ottaviano Giannangeli. A sua cura realizza una raccolta di Canti Popolari Abruzzesi di Giulio Sigismondi (su musiche di valenti compositori abruzzesi) dal titolo "Canzuna Nustre" con prefazione di Ottaviano Giannangeli e note di Giuseppe Di Pasquale. Su prefazioni di Adelia Mancini pubblica, del padre, l'inedita commedia "Lu trabbocche" (scritta nel 1923) e la ristampa del dramma "Passe l'angele e ddice ammèn" e la commedia "Lu jenche" (già pubblicata nel 1923 - Edita da L'idea Abruzzesse di Castellammare Adriatico, ora Pescara), rispettivamente nel 1996 e 1999.
Una sua commedia "Nu marite pè Catarine" scritta nel 1968 e pubblicata nel 2001 a stampa della Tipolitografia Mancini di Lanciano, è stata rappresentata con grande successo in diversi teatri e sale cinematografiche abruzzesi dal gruppo "San Rocco delle Piane" di San Giovanni Teatino.
Dal 2001 prepara e dirige il coro folcloristivo dell'A.I.R.C. di Fossacesia. Nel 2006 realizza un CD molto apprezzato dal titolo "A lu cannete". Nel 2007 scrive la commedia "Na moje pè 'Ndunine" che viene portata sulla scena del Teatro Fenaroli in Lanciano dalla Compagnia teatrale "Il Risveglio" di Frisa-Guastameroli e viene replicata per due volte. A giugno del 2008 la citata commedia viene data alla stampa realizzata dalla Tipolitografia Mancini di Lanciano. Promuove incontri-studio con le associazioni della frentania nel corso dei quali tratta con dovizia di informazioni il bagaglio culturale abruzzese nelle tre forme principali: la poesia, le canzoni e il teatro.
2 maggio 2026
Sipario sul proscenio del Teatro Marruccino di Chieti, affrescato da Giovanni Ponticelli nel 1875.
22 marzo 2026
Teatro dialettale. Il Gruppo teatrale dialettale "La Cungarelle" presenta: "Pensione de scatenate". Commedia brillante in due atti dal libero riadattamento di Luciano Marchesani. Arena Ennio Morricone - Vasto.
21 marzo 2026
29 dicembre 2025
16 novembre 2025
Pescara: Il Teatro Pomponi.
IL TEATRO POMPONI: STORIA
30 ottobre 2025
Cultura d’Abruzzo – Il Centro Studi Abruzzesi e Attraverso l’Abruzzo di Pescara. Una rivista abruzzese nata nel dopoguerra (1952-1978).
| Copertina di Luigi Dommarco, “Nu ‘ccone di tutte”, edizioni Attraverso l’Abruzzo, Pescara |
Cultura d’Abruzzo – Il Centro Studi Abruzzesi e Attraverso l’Abruzzo di Pescara. Una rivista abruzzese nata nel dopoguerra (1952-1978)
di
Angelo Iocco
Fondata dal giornalista e cultore di studi patrii Francesco Amoroso (San Severo, 1901 – Pescara, 1978)[1], aveva la sua redazione in viale N. Fabrizi, nel centro pescarese. La rivista, che a seguire pubblicò anche dei volumetti o “quaderni” di ricerche, nacque in seno alla Rivista Abruzzese di Chieti del 1948 con redattore Francesco Verlengia, nei primi anni ’50, precisamente nel 1953[2]. Il compito era appunto quello di pubblicare periodici con saggi di studi sulla storia, sul dialetto, sulla poesia, sulle arti e le curiosità varie d’Abruzzo, e l’intento specialmente, nella centrale Pescara, era quello di riunire gli scrittori regionali in una sola famiglia, per “attraversare” l’Abruzzo.
I collaboratori e poeti
Raduno
dei poeti d’Abruzzo al convento di Collecorvino (provincia di Pescara) nel
1964. Tra i convenuti si riconoscono, il terzo da sinistra, in piedi e basso di
statura, il prof. Federico Mola di Orsogna (1887-1978), il quinto Mario
Salvitti, l’ottavo con il plico in mano è il dott. Guido Giuliante (1912-1976).
Foto archivio privato Mario Salvitti
Fotografie
di Francesco Amoroso e Antonio Del Pizzo, metà anni ’70 – da Antonio Del Pizzo – Tutte le poesie, a
cura di Giuseppe Del Pizzo, 2012
Tra i collaboratori in effetti vediamo in primis l’instancabile Verlengia, che con una serie di saggi di folklore, devozione popolare e note d’arte, riempì le pagine della rivista, a partire dal 1955. Gli indici pubblicati nel quaderno Francesco Verlengia – Scritti (1910-1966), Rivista Abruzzese, 2007, indicano i vari argomenti di cui trattò, la festa di San Cetteo di Pescara, la favola del cavallo di Atri, presenza di Ferdinando II di Borbone a Chieti, il sor Paolo di Teramo, la festa di San Martino sulla Majella, la statua di Sant’Anna metterza di Chieti, e tanto altro. Per “Attraverso l’Abruzzo”, Verlengia curò anche un pregiato volumetto dal titolo “Tradizioni e leggende sacre Abruzzesi”, 1958. Non fu l’unico, spinto dall’Amoroso, a scrivere di tradizioni popolari.
Attraverso
vari articoli, riuniti poi in un pregevole volumetto, da servire negli studi
attuali come “introduzione generale” alla ricerca nel campo, anche padre
Donatangelo Lupinetti da Castilenti (1909-2000) produsse un bel volumetto dal
titolo “Canto popolare abruzzese di genere sacro”, 1973. Fu allegato nella
collana del Centro Studi Abruzzesi di viale Fabrizi; nel piccolo saggio
Lupinetti deplora lo scarso studio serio del canto d’Abruzzo nell’epoca
presente, e si richiama all’infaticabile opera di Gennaro Finamore di
Gessopalena (1836-1923) edita a Lanciano, deplora la negligenza di certi
studiosi improvvisati, i quali non si servono delle moderne tecnologie di
registrazione, ma si limitano a citare quanto già scritto, e fa appello ad
esempio al grande lavoro di Ettore Montanaro di Francavilla, che nei primi del
‘900 raccolse in 2 volumi di “Canti della Terra d’Abruzzo”, Milano,
Curci (1924-28), diverse arie popolari della nostra zona, come ad esempio “A la Lancianese”, “A la Francavillese”
(che oggi è più nota come “Maria Nicola”),
il Lamento della vedova, il Coro delle mietitrici, il Canto dei boscaioli, Tutte le funtanelle
e tante altre; sebbene nello studio presente, Lupinetti abbia posto a confronto
varie arie del canto religioso, come i lamenti e le nenie per la Settimana
Santa, o le arie dei pifferi per la Novena dell’Immacolata, o canti che si
recitano in chiesa alla Madonna.
Un
altro grande saggio degno di nota, di questa collana, il quarto della serie del
Centro Studi Abruzzesi, è “Antologia dei
poeti dialettali Abruzzesi” di Ernesto Giammarco. In queste pagine egli
raccoglie liriche inedite di vari poeti contemporanei, quali Merciaro, Mola,
Giuliante, D’Aristotile, De Carolis, Polsi, Giannangeli e altri.
L’opera
fa una cernita dei poeti abruzzesi che si susseguirono dall’epoca più antica,
ossia il Medioevo, sino a oggi, e quindi sono passati in rassegna Buccio di
Ranallo, Antonio di Buccio, cronista aquilano, Serafino de’ Cimminelli
aquilano, Giovanni Quatrario di Sulmona, poi Romualdo Parente, Giuseppe
Paparella di Tocco Casauria col suo brindisi del cafone, Modesto Della Porta,
Giulio Sigismondi, Cesare de Titta, Luigi Dommarco, insomma tutto il
campionario. Giammarco stava infatti lavorando a un’opera più corposa, che
vedrà la luce qualche anno più tardi, la “Storia della Letteratura Abruzzese”,
voluminoso testo ancora oggi fondamentale per gli studi sui nostri scrittori,
non solo dialettali!
L’attività di questa Collana di Studi vide uscire anche piccoli quaderni sui poeti d’Abruzzo, poeti viventi che volevano pubblicare nuove raccolte di poesie, come ad esempio Antonino Di Donato, Nicola Del Casale, Francesco Brasile o Luigi Dommarco, oppure saggi su poeti defunti, come Della Porta, Sigismondi, De Titta e altri.
Il
primo pubblicò un’opera di A. Di Donato, il secondo una scenetta teatrale di
Cesare Fagiani di Lanciano con un’appendice dell’Amoroso su Della Porta, il
terzo una raccolta di Cosimo Savastano con un’appendice sulla poesia di don
Evandro Marcolongo, il quarto Giovanni Chiola, con un’appendice sulla poesia di
Cesare De Titta, il quinto un’opera di Francesco Brasile di Lanciano, con in
appendice un suo saggio sulla raccolta “Acqua, foco e vento” di De Titta, il
sesto Benedetto Ventura, con appendice di Mario Morelli sul poeta aquilano
emigrante Giovanni De Paulis, poi un’opera di Italo Bomba di Lanciano con un
saggio su Cesare Fagiani, che era scomparso nel 1964, a seguire un’opera di
Ilaria Garzarelli, con appendice sul poeta vastese Luigi Anelli, poi Vincenzo
De Meis, con un’appendice dell’Amoroso sul poeta raianese Umberto Postiglione,
poi un’opera di Nicola Del Casale con un’appendice del Brasile su Giulio
Sigismondi, e via dicendo. Anche l’orsognese, ma residente a Roma, Pio
Costantini, fratello del celebre Beniamino, illustre storico orsognese
prematuramente scomparso, ebbe a scrivere della sua patria, e trattò del
Risorgimento, tema carissimo a questi studiosi, con un saggio su Silvio
Spaventa, e un altro sulla presa francese di Guardiagrele nei moti del 1799;
Alfredo Sacchetti scrisse di Giuseppe Romualdi, Angelo Vasconi scrisse di
Corrado Gizzi, Giorgio Morelli scrisse dell’arte della tintoria abruzzese, sul
costume antico di Scanno, sull’arte dell’oreficeria regionale, Pasquale Di
Cicco fece un cenno sul prelato e illustre storico abruzzese Anton Ludovico
Antinori, Felice Menna scrisse sulla storica Banda “B. D’Annunzio” di
Casalanguida; il prof. Enrico Pappacena, che insegnò negli anni ’30 al liceo
classico di Lanciano, scrisse sulla poesia dell’abruzzese dimenticato Nicola
Moscardelli, Galeazzo Valentinetti sulla rivolta popolare di Ortona del 1885,
Antonino Fiori sul celebre monastero di San Clemente a Casauria.
Lo spoglio sarebbe lunghissimo! La rivista si conserva nella Biblioteca provinciale “G. D’Annunzio” di Pescara e nella biblioteca “A.C. De Meis” di Chieti. Nel 1963 uscì parzialmente un volume che riuniva tutti gli articoli scritti dal 1952 di Francesco Amoroso, estratti dai vari numeri.
I Quaderni di Poesia dialettale del
Centro Studi Abruzzesi
1) Antonino Di Donato, Lu vetelle, prefazione di
Ottaviano Giannangeli – in appendice: Giuseppe Paparella, di Francesco
Verlengia, 1964
2) Cesare Fagiani, Lu pijatòre de le feste, prefazione
di Francesco Amoroso – in appendice: Modesto Della Porta, di Francesco Amoroso,
1965[3]
3) Cosimo Savastano, Che sarrà, prefazione di Rino
Panza – in appendice: Evandro Marcolongo, di Hilde Mammarella[4],
1965
4) Giovanni Chiola, La feste de lu Prutettore,
prefazione di Francesco Amoroso – in appendice: Cesare De Titta, di Peppino
Bellano, 1966
5) Francesco Brasile, Da Venezie a Lanciane, prefazione
di Maria Teresa Gentile – in appendice: Acqua, foco e vento di Cesare De Titta,
di F. Brasile, 1967
6) Benedetto Ventura, Ddu’ solde de povesia paiesàne,
prefazione di Lello Sartorelli – in appendice Giovanni De Paulis di Mario
Morelli, 1967
7) Italo Bomba, Come parlé mamma mé, prefazione di
Francesco Amoroso – in appendice: Cesare Fagiani di Francesco Paolo
Giancristofaro, 1968
8) Valeria Garzarelli, Nuvele e serene, prefazione di
Francesco Brasile- in appendice: Luigi Anelli, di Francesco Amoroso[5],
1968
9) Vincenzo De Meis, Vallescùre, prefazione di
Francesco Amoroso – in appendice: Umberto Postiglione, di Francesco Amoroso,
1969
10)
Antonio
D’Ercole, Lu ritorne, presentazione di Francesco Amoroso – in appendice: La
poesia dialettale frentana, di F. Amoroso, 1970
11)
Luigia
Garzarelli, L’anime siempre cante, prefazione di Luigi De Giorgio – in appendice:
Alfredo Polsoni di Rino De Ritis, 1971
12)
Nicola Del
Casale, Lu Vuaste dumane, prefazione di Giuseppe Perrozzi – in appendice: La
poesia di Giulio Sigismondi, di Francesco Brasile, 1971
13)
Antonio Del
Pizzo, Trombone e la Grotta del Cavallone – in appendice: Romualdo Parente, di
Giorgio Morelli, 1971
14)
P. Donatangelo
A. Lupinetti, Li femmine de lu paese me – in appendice: Fiore d’Amico, di P.
Donatangelo Lupinetti, 1973
15)
Oberdan Merciaro[6],
Pescara me…. – in appendice, La poesia dialettale vestina di Francesco Amoroso,
Pescara 1974
16)
Dario Di
Gravio……………………………………………………….…?
17)
Ermando
Magazzeni…………………………………………………..…?
18)
Luigi Dommarco,
Nu ‘ccone di tutte[7], a cura di Alessandro
Dommarco, 1975
19)
Rino Panza, La
scale – in appendice: Fecchia e Petrucci poeti dialettali peligni di R. Panza,
1975
20)
Francesco
Amoroso, Autori diversi della zona linguistica teramana – in appendice: Natale
Cavatassi, Luigi Illuminati, Giuseppino Mincione, Fedele Romani, 1975.
Altri Quaderni di studi abruzzesi
1) AA.VV., Nozze
d'oro del poeta Antonio del Pizzo : Lama dei Peligni, 16 agosto 1972 / a
cura del Centro Studi Abruzzesi. Pescara: Tipografia Giannini, [1972?]
2)
Francesco Brasile, Voce d'Abruzzo :
componimenti dialettali abruzzesi con versione in lingua, prefazione di
Raffaele Paolucci di Valmaggiore – illustrazioni Elio D’Epifanio, Pescara, Attraverso l’Abruzzo, 1955
3) Ernesto Giammarco, Antologia dei poeti dialettali abruzzesi : dalle origini ai nostri
giorni con profilo storico, studio ortografico e illustrazioni di artisti
abruzzesi, prefazione di Gino Bottiglioni. - Pescara : Ediz.
"Attraverso l'Abruzzo", 1958
4) Francesco Brasile, Saggi, prefazione di Raffaello Biordi ; edizione a cura del Centro
studi abruzzesi. - Pescara : Attraverso l'Abruzzo, 1969
5) Vito Giovannelli, L' antico volto di Pescara, con note di O. Giannangeli, R. Panza, G.
Rosato ; a cura del Centro studi abruzzesi e con la collaborazione
dell'amministrazione provinciale, del Comune e dell'Azienda di soggiorno di
Pescara. - Pescara : Istituto artigianelli abruzzesi, 1973
6) Donatangelo Lupinetti, Il carnevale nelle tradizioni popolari abruzzesi - Pescara : stab.
tip. ed. Amoroso, 1958
7) Quinto Matricardi, Note su alcuni pittori abruzzesi e altri scritti. - Pescara : A
cura del Centro studi abruzzesi, 1971
Bibliografia essenziale di
Francesco Amoroso e della rivista Attraverso l’Abruzzo – Centro Studi Abruzzesi
* Il Centro Studi Abruzzesi non
esiste più, Pescara, Centro Studi
Abruzzesi, 1959
*Attraverso l’Abruzzo: saggi
critici, bibliografici e storici,
Pescara, edizioni Attraverso l’Abruzzo
*
Federico Mola vessillifero dell’ideale,
Chieti, Solfanelli, 1963
*Modesto Della Porta – Il poeta
della gente d’Abruzzo, prefazione di
Ottaviano Giannangeli, Pescara, edizioni Attraverso l’Abruzzo, 1966
*
La mano di sangue : tragedia dell'epoca
masanelliana : atto unico in due quadri con saggio introduttivo dell'Autore;
prefazione di Raffaello Biordi, Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1967
*
Note storiche sul Convento di Isola del
Gran Sasso, Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1967
*
La strega del Cavallone : leggenda della
montagna abruzzese : tragedia pastorale in tre atti; prefazione di Maria
Teresa Gentile, Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1967
*”La fratte” di Cesare De Titta – “Il
discorso della siepe” di Gabriele d’Annunzio, traduzione dal dialetto di
Ottaviano Giannangeli, Pescara,
edizioni Attraverso l’Abruzzo, 1969
* Ceneri e faville: 70 anni di
lotte, Pescara, Centro Studi
Abruzzi, 1971
*
Modesto della Porta – Ricostruzione
dell’uomo e del poeta, prefazione di Vittorio Clemente, versioni metriche di
Ottaviano Giannangeli, Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1971
*
Il dramma della croce, oggi : con una
lettera di Achille Fiocco, Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1973
*
(a cura): Bibliografia delle opere
risorgimentali abruzzesi pubblicate in occasione delle celebrazioni centenarie
dell'unita d'Italia, Pescara : Attraverso l'Abruzzo, 1975
*
La transumanza in Capitanata e i suoi
riflessi economici e sociali, Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1977
Bibliografia
delle pubblicazioni di Attraverso l’Abruzzo – Centro Studi Abruzzesi
·
Attraverso
l'Abruzzo : rassegna mensile di cultura e di vita regionale organo del Centro
Studi Abruzzesi. - [S. l. : s. n., 1975- (Pescara : tip. abruzzese).
·
AA.VV., Prospettive per il teatro abruzzese :
convegno dell'11 giugno 1962 a Loreto Aprutino, Pescara, Centro Studi
Abruzzesi, 1967
·
Antonio Del
Pizzo[8], Tra le botte de martielle – Centro Studi
Abruzzesi – Poeti dialettali di oggi, n. 1, introduzione di Francesco Amoroso,
Pescara 1971
·
Francesco
Brasile, Canti della selva dell'Orinoco
: tradotti in dialetto abruzzese,
Pescara, Centro Sturi Abruzzesi, 1972
Le prospettive sul teatro
dialettale abruzzese e conclusione
L’Amoroso,
insieme al Giuliante, e ad amici come Di Donato, Merciaro e il poeta Giulio
Sigismondi, nel 1959 parteciparono a un convegno sul teatro abruzzese a Chieti.
Si propose una commissione culturale per organizzare una rassegna periodica di
teatro dialettale abruzzese, ma l’iniziativa non ebbe seguito. Nel 1962, come
pubblicato in un quaderno di atti, a Loreto Aprutino si tenne un ulteriore
convegno sul valore del teatro abruzzese e sulle prospettive per avviare una rassegna
ufficiale e in pianta stabile di lavori da presentare nei teatri regionali[9].
Addirittura furono proposte 4 commissioni per le 4 province regionali, il che
già rese, come osserva il Moretti, macchinoso l’avvio di questo progetto, che
di fatto si arenò immediatamente.
Traendo
le nostre conclusioni, su questa prospettiva a Loreto, Giuliante prese una sua
personale strada per la composizione di lavori teatrali, alternando produzione
in lingua, produzione favolistica per bambini e produzione dialettale, come L’Emigrante e Giovannella di Scanno, o sacra, come Le tre primavere d’amore su musica di Ottavio de Caesaris. Non sta
qui commentare il suo lavoro, magari in altra sede. Merciaro, Sigismondi &
colleghi lavorarono ad altri copioni teatrali, presentati a varie rassegne,
comprese le Settembrate pescaresi.
L’intento
tuttavia, da sempre agognato dagli abruzzesi, di “costruire” un teatro
identitario e soprattutto unitario, rimane tutt’ora una chimera. Forse per la
stessa “pluri-identità” degli abruzzesi, siamo destinati a non avere una pièce
teatrale, una storia, una leggenda, che possa accontentare tutte le
micro-realtà regionali, una storia che funziona a Pescara, a L’Aquila non verrà
accolta con lo stesso entusiasmo, gli abitanti non si riconosceranno in quei
personaggi, così come una leggenda sacra, più congeniale alla cultura
tradizionale aquilana, verrebbe presa dalla fascia adriatica come una
“medievalata di costume”.
Da
sempre in Abruzzo si è cercato, con dibattiti, fiumi di inchiostro sui
giornali, polemiche tra autori quali Evandro Marcolongo, Luigi Antonelli,
Cesare De Titta ed Eduardo Di Loreto, di fornire alla regione una identità
teatrale. Nel 1923 ci si è provato allestendo la versione in vernacolo
detittiana de La figlia di Jorio di
D’Annunzio, alla Settimana abruzzese di Pescara, con la regia di Antonelli. Il
risultato fu deludente per mala organizzazione e per “macchinosità” del
progetto. Ma questi autori pur avevano già composto e continuarono a comporre
farse, sketch, operette musicali in abruzzese, e in lingua, così come la
seconda generazione dell’epoca del Centro Studi Abruzzesi produsse i suoi
lavori, alcuni sulla falsa riga del “mito dell’età dell’oro” cantato nel Trittico di Terra d’oro di Dommarco e
Albanese alle Maggiolate ortonesi. E così anche la terza e quarta generazione
dagli anni ’80 ad oggi ha continuato e continua a proporre i propri lavori
abruzzesi.
La
peculiarità forse, sta proprio nel fatto che in Abruzzo, retaggio degli storici
“Abruzzi” divisi dalla Pescara e dai confini montani, abbiamo molteplici
micro-realtà culturali, ciascuna delle quali ha una propria identità. E questo
tessuto connettivo molto labile, che sembra trovare l’ostacolo proprio negli
incontri/sconti tra le varie culture nella stessa provincia, nella stessa
macro-area, hanno generato grandissimi lavori, collegati in un certo senso da
un fil-rouge per la ripetitività della storia, dell’intreccio, quasi sempre di
gusto agreste, con situazioni paesane. Ma siamo assai lontani, e forse è
inutile, affannarsi a proporre la ricerca e il conseguimento di partorire una
“grande opera” di stampo regionale abruzzese.
Negli
archivi delle associazioni culturali e teatrali abbiamo fin troppe pagine di
copioni già dimenticati, già abbandonati, che però ogni tanto “risorgono”
grazie all’interesse di qualcuno, come per il caso di Nu marite pe’ Catarine di Virgilio Sigismondi, figlio del celebre
Giulio. Forse quanto a “larga distribuzione” e “reclàme” questa è la commedia
abruzzese contemporanea meglio riuscita, portata un turnè per tutta la regione.
Ne abbiamo certamente altre, insieme a drammi, operette e altro.
La
ricerca è ancora in essere!
Quanto
al Centro Studi Abruzzesi, con la morte di Francesco Amoroso nel 1978,
cessarono i lavori, cessò la ricerca. Esso tuttavia, insieme alla rivista
Attraverso l’Abruzzo, si pose in prima linea nel campo culturale regionale,
nell’ambito di un ventennio, quando l’identità dell’Abruzzo era ancora da
riformare, quando predominavano ancora gli scontri politici e culturali per
trarre acqua al mulino di questa o quella provincia, quando nel 1949 ancora si
lottava affinché la regione avesse un capoluogo, e L’Aquila e Pescara si
contendevano il primato, dibattito reso ancora più aspro nel 1971, quando
l’Abruzzo, prima del 1963 era ancora legato amministrativamente al Molise,
quando l’Abruzzo-Molise non aveva ancora una Università statale degli Studi, e
lo stesso Raffaele Paolucci, con Giuliante, se ne lagnava con articoli e
discorsi pubblici. E immancabilmente L’Aquila faceva la voce grossa, Chieti per
la sua “centralità” territoriale ambiva al riconoscimento dovuto, perché Teramo
era troppo fuori mano.
Problemi
orografici, che per scontri politici e forze centrifughe sociali, alimentate da
ideali di comodo, ancora oggi attanagliano la regione. Il Centro Studi
Abruzzesi ebbe l’onere di valorizzare la nostra regione, che usciva gravemente
martoriata dalla Seconda guerra mondiale, i poeti della vecchia guardia, che
appoggiarono il fascismo, come Marcolongo, Sigismondi, Merciaro, Dommarco,
ebbero modo di avere una “rivalsa sociale e culturale”; il dibattito
continuava, i nuovi poeti ebbero modo di farsi sentire ed essere bravamente
apprezzati, come il Brasile, ma ancor più il poeta ciabattino Antonio Del
Pizzo. Il nostro ricordo sarà sempre ad essi presente, col cuore, e la
riconoscenza.
[1] Per le
informazioni biografiche, ringrazio Andrea Giampietro, custode dell’Archivio
“Ottaviano Giannangeli” di Raiano, il quale ha fornito informazioni biografiche
sull’Amoroso, nel suo Studi di
letteratura abruzzese, Ortona, edizioni D’Abruzzo, 2021
[2] La Rivista
fu una delle più longeve del secondo novecento in Abruzzo, dal 1953 fino al
1978. Vita a parte ebbe il Centro Studi Abruzzesi di Chieti-Pescara, chiuso nel
1959, come si vedrà.
[3] Postumo, Fagiani morì nel 1964.
[4] La stessa curerà il volume di tutte le poesie di Evandro Marcolongo: A chiuse ciglia.
[5] Già edito nell’an. VIII de Attraverso l’Abruzzo.
[6] Postumo, Merciaro era nato nel 1892 a Pescara.
[7] Postumo, Dommarco morì nel 1969.
[8] Del Pizzo pubblicò anche Lu Palazzo de le Fate, ossia La Grotta del Cavallone, con relazione storica e introduttiva di Giampietro Tabassi, tenuta nel Congresso speleologico di Chieti del 4, 5, 6, 7, 8 agosto 1946, litografia Pascucci, Guardiagrele, 1978
[9] Ne parla anche Vito Moretti nella prefazione a Guido Giuliante, Teatro, Chieti, Solfanelli, 2023.







