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23 luglio 2022

Abruzzo: Quattro strade, tredici perle (il Romanico in Abruzzo), da Before Chartres.




 

ABRUZZO: QUATTRO STRADE, TREDICI PERLE

L’Abruzzo è una delle regioni italiane in cui l’arte romanica è fiorita più rigogliosa, e possiede un fascino tutto suo, peculiare. Chi volesse dedicare una settimana a questa regione, magari prevedendo anche un breve passaggio nel vicino Molise, non avrà problema alcuno a riempire la sua agenda e le sue giornate. Ciascuno organizzerà la sua visita secondo un itinerario suo proprio. Ma idealmente, l’Abruzzo romanico, con le sue chiese più belle, si visita percorrendo alcune direttrici ben chiare, che si intersecano tra di loro: la prima è la via delle grandi chiese isolate, di cui questa regione è ricca; ma si può percorrere l’Abruzzo romanico anche cercando ovunque le meravigliose decorazioni floreali e vegetali, e la terza strada è quella degli amboni e dei cibori; la quarta, direttrice, infine, è quella degli affreschi, che dall’Abruzzo, disteso tutto tra appennini e Adriatico, conduce fino alle coste del mar Tirreno.

San Liberatore alla Maiella

L’Abruzzo romanico è terra di chiese, terra di grandi chiese e di grandi abbazie. San Liberatore alla Maiella, Santa Maria Assunta a Bominaco, la grande abbazia di San Clemente a Casauria, San Clemente al Vomano a Notaresco, ma anche San Giovanni in Venere a Fossacesia, San Tommaso a Caramanico e la concattedrale di San Pelino a Corfinio – che sono le realizzazioni più notevoli – si inseguono e si sfidano con le loro moli possenti. Queste grandi chiese romaniche d’Abruzzo hanno come caratteristica l’elegante linearità: la struttura è massiccia, ma allo stesso tempo semplice, priva di articolazioni evidenti e quasi classica: le navate filano via come grandi sale ordinate, lungo cui si allineano pilastri, molto semplici e uguali, più spesso che colonne, e che culminano nel presbiterio e nell’abside; assenti o ininfluenti i transetti, le coperture sono in legno, a capriate; e così, a movimentare questi interni, sono quasi solo i due elementi di arredo che, come vedremo, costituiscono per la loro presenza costante una peculiarità abruzzese: gli amboni, lungo la navata; e poi, nel presbiterio, il ciborio a baldacchino a coprire l’altare. Ci torneremo.

Il complesso di Bominaco (foto: Icarodroni.it, elab.)

Prima, però, è doveroso un accenno alla via delle rigogliose decorazioni floreali. Rosoni di foglie come corone d’alloro, e grandi fiori: sono questi i protagonisti, qui in Abruzzo, della decorazione scolpita. A Santa Maria in Valle Porclaneta sono ancora quasi simboli grafici, ma poi si fanno veri e propri festoni di foglie e petali a disegnare cerchi continui, e si inerpicano come edera negli stipiti dei portali e negli architravi, salgono e scendono intorno agli ingressi e intorno alle aperture dei muri. Davvero, prima ancora di essere la terra degli omini verdi impigliati nelle foreste di pietra, l’Abruzzo romanico è il regno delle spirali di foglie e delle grandi corolle sbocciate nella pietra.

Santa Maria in Valle Porclaneta (da terremarsicane.it)

Poi tra il Tirreno e il Gran Sasso – lo dicevamo – è tutto uno susseguirsi di amboni e di cibori. E questa terza direttrice, a sua volta, ha due tappe: la prima ci presenta pergami squadrati e decorati a girali e fiori – l’ambone di Casauria, quello di San Pelino, quello di San Liberatore, quello di Bominaco… -; la seconda tappa ci offre invece meravigliosi amboni e meravigliosi cibori realizzati in stucco nel segno di Roberto, Ruggero e Nicodemo: un tratto più popolare, più pittoresco, e insieme più sottile, riempie di tralci sottili e intrecciati, e di omini nudi e di animali, i pulpiti di Santa Maria in Valle Porclaneta, quello di Moscufo, e ancora quello di Cugnoli; compagni di viaggio di questi pulpiti con girali popolati di piccoli uomini e animali sono i cibori di San Clemente al Vomano, di Rosciolo e di Moscufo; e qui, spesso sui capitelli, si incontrano i mascheroni che vomitano fronde, altra figura caratteristica di questa fase della scultura romanica abruzzese. Più rara la scultura descrittiva, che ci lascia poche scene istoriate sul portale a Fossacesia; sull’architrave del portale di Casauria va in scena una grande rappresentazione del potere, e su quello di Caramanico troviamo gli Apostoli piccoli e arrabbiati; indimenticabili sono infine le storie gemelle del profeta Giona, nei pulpiti di Moscufo e di Rosciolo; qui a Santa Maria in Valle, ancora, vediamo le lastre alla base dell’iconostasi, con i loro splendidi animali fantastici. Capitelli? Uno, strepitoso e dalla storia stranissima, si trova a Moscufo; altri, particolarissimi a Rosciolo; ma l’Abruzzo no, non è terra di capitelli istoriati.

Capestrano, gli affreschi

La via degli affreschi, infine. Due cicli vasti estesi e tardi stanno uno a Ronzano, ancora romanico, e uno nella piccola cappella di San Pellegrino a Bominaco, questo però privo ormai di vigore, e troppo lindo per non esser definito ormai gotico. E’ particolarissimo, con la sua “cena” che invece è una visione, l’arco trionfale di San Pietro ad Oratorium a Capestrano… Ma per chi cerca l’arte dei secoli alti, l’arte del tempo before Chartres, il viaggio in Abruzzo non può non sconfinare in Molise: nell’area archeologica di San Vincenzo al Volturno si veda – aperta ora solo la domenica, e solo su prenotazione! – la splendida “cripta di Epifanio”, con i suoi affreschi altomedievali. E come resistere, da qui, alla tentazione di traversare gli Appennini per giungere a Sant’Angelo in Formis e al suo strepitoso ciclo di pitture altomedievali?

Una chiesa particolarissima, infine, sembra non essere toccata da nessuna delle quattro rotte che, come abbiamo visto, traversano l’Abruzzo romanico. Perla tra le perle, infatti, San Pietro in Albe ad Alba Fucens non è una grande chiesa, non fa sfoggio dei tipici decori e rilievi vegetali, che siano a fiori o pieni di omini nudi; ha un ambone – è vero – che però sembra appartenere a Roma più che all’Abruzzo; e non possiede affreschi, né antichi né tardi. E però è splendida, e il suo interno, candido e classico, è tra i più belli che il medioevo ci abbia lasciato.

Le più belle realizzazioni del romanico in Abruzzo

Il ciborio di San Clemente al Vomano a Notaresco.

Il portale di San Clemente a Casauria.

L'ambone della parrocchiale di Cugnoli.

L'ambone di Santa Maria del Lago a Moscufo.

L'arco trionfale di San Pietro ad Oratorium a Capestrano.

La navata di San Giovanni in Venere a Fossacesia

Le absidi di Santa Maria a Ronzano.

Le absidi di Santa Maria Assunta a Bominaco.

San Liberatore alla Maiella.

San Pelino a Corfinio.

San Pietro in Albe ad Alba Fucens.

San Tommaso Becket a Caramanico.

Santa Mari in Valle Porclaneta a Rosciolo.

Da: https://beforechartres.blog/2022/07/12/abruzzo-quattro-strade-tredici-perle/

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8 ottobre 2021

La prima moneta d'Italia.

La moneta della lega italica

Dal piccolo centro di Corfinio nel cuore dell’Abruzzo interno, oltre duemila anni fa (91-89 a.C.) partì la rivolta della Lega Italica contro Roma, sfociata nella guerra sociale. Gli Italici insorti crearono una vera e propria struttura politica sullo schema di quella dell'Urbe. Elessero due consoli, uno dei Marsi e uno dei Sanniti e un'assemblea di 500 senatori. Ma in particolare coniarono monete che riproducevano il giuramento di fedeltà degli Italici contro Roma. Nella sala n. 6 del Museo Civico Archeologico di Corfinio è possibile ammirare una moneta su cui appare impressa, per la prima volta, la scritta Italia (Viteliù in osco).

3 aprile 2021

Dante 1321-2021: All’Università di Toronto la lettura dell’Inferno di Dante in dialetto abruzzese di Corfinio e di Vasto (nella traduzione vastese di Giuseppe Perrozzi).

Inferno 3 (Abruzzese) - Interpretato dal Prof. George Ferzoco.


Per commemorare il 700° anniversario della morte di Dante Alighieri, Toronto Salutes Dante presenta più di trenta ospiti canadesi che hanno letto l'Inferno di Dante in varie lingue, molte per la prima volta.
Oltre a dieci diversi dialetti italiani, tra cui l’abruzzese di Corfinio e di Vasto (nella traduzione vastese di Giuseppe Perrozzi), sono rappresentati la lingua dei segni americana, Anishinaabemowin, arabo, bulgaro, inglese, farsi, francese, tedesco, latino, mandarino, portoghese, quebecchese, russo, sanscrito, slovacco, spagnolo, Stoney Nakoda, svedese, tailandese e ucraino.
In clip di 15 minuti, noti personaggi della vita pubblica e culturale canadese, professori e studenti dell'Università di Toronto e membri della comunità italo-canadese condividono le loro voci e nuovi ricordi del più importante autore italiano nella letteratura mondiale.
Si può ascoltare l'Inferno di Dante come non l'hai mai sentito prima sul canale YouTube del Dipartimento di Studi Italiani dal 25 marzo al giugno 2021.

Da un'idea originale di Elisa Brilli, George Ferzoco e Nicholas Terpstra, e grazie al prezioso lavoro di Alice Martignoni e Nattapol Ruangsri (Assistenti di ricerca). Sponsorizzato dal Dipartimento di Studi Italiani, dalla Cattedra Emilio Goggio di Studi Italiani all'Università di Toronto, dall'Istituto Italiano di Cultura di Toronto e da Villa Charities.





































Testo: 
https://www.italianstudies.utoronto.ca/sites/www.italianstudies.utoronto.ca/files/Inferno%20III%20in%20Italian%2C%20English%2C%20and%20Abruzzese%20%28PDF%29.pdf




Testo di Perrozzi
https://vastoabruzzo.blogspot.com/2020/11/giuseppe-perrozzi-la-divina-commedia.html

Video:
https://www.youtube.com/watch?v=OGpWK_4wNg0

Canale: