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28 marzo 2026

Vasto, Festa in piazza, primi del '900.

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Orsogna, Stazione Ferroviaria e Panorama della Città.

LA GUIDA GIORNALE PEL POPOLO edito dalla tipografia Aternina L’Aquila 1860 – 1862.

Betta Branchesi, Un Commissariato davvero speciale: Sulmona.


Un Commissariato davvero speciale

di Betta Branchesi

È il Regio Commissariato di P.S. a Sulmona. Pensate all’Abruzzo del ’43, ai suoi monti, alle sue valli, ai piccoli paesi attraversati dal corteo di 60 macchine utilizzato da Vittorio Emanuele III e Badoglio per la loro vergognosa fuga. 
Di lì a qualche giorno, sul Gran Sasso, i nazisti pongono fine alla reclusione di Mussolini. L’Abruzzo viene tagliato dalla Linea Gustav e la popolazione subisce l’occupazione e il dominio crudele dei nazifascisti, i rastrellamenti, le uccisioni, le razzie. Le bande partigiane nascono per la sopravvivenza, per difendere la gente da angherie, soprusi, dalla morte. 
Due di queste bande operano nella zona della Valle Peligna: la Banda Conca di Sulmona e la Banda Sciuba
Quest’ultima prende il nome dai fratelli Sciuba: Torinto è un ufficiale medico, Vincenzo è un Commissario di Pubblica Sicurezza. 
A quanto abbiamo appreso, si trovava in Alta Italia di rientro dalla Dalmazia e sbandato, raggiunse la sua terra d’origine. 
Qui subito, all’indomani dell’8 settembre, organizzò con il fratello e gran parte della sua famiglia una banda che aggregò intorno a sé tanti altri combattenti per la Libertà. 
E’ una figura particolare: per la sua attività partigiana ricevette ben due medaglie, d’argento e di bronzo. 
Lo ritroviamo a luglio del ’44, ad Abruzzo liberato, come dirigente del Commissariato di Sulmona: un Commissariato che più particolare non si può. 

Nelle nostre ricerche abbiamo scoperto che buona parte dei componenti di quel piccolo Ufficio di P.S. sono stati riconosciuti Partigiani o Patrioti. 
Il vice Brigadiere Etelvardo Sigismondi, le Guardie Antonio Zarone, Giuseppe Benedetti, Pasquale Susi, Livio Aversa, Arnando D’Alessandro, Giuseppe De Nardis, Riccardo De Stefanis, Rocco Di Cioccio, Luigi Di Nino, Antonio Indiciani, Roberto Manfroni: chi nella Banda Sciuba, chi nella Banda Conca di Sulmona, uno nel Lazio nella Banda Arancio. 
Per altri nomi di quell’elenco stiamo continuando le ricerche, non escludiamo sorprese.

C’è un’altra particolarità: l’Abruzzo “forte e gentile” organizza la Brigata Maiella, che dopo la sconfitta dei nazifascisti a giugno del 44, combatte per la “liberazione dei fratelli del Nord”. 
E raccontava uno dei più gloriosi combattenti di quella Brigata, Gilberto Malvestuto: “L’allora Questore di Sulmona era Vincenzo Sciuba, il quale a un certo punto fece un avviso: “Cittadini di Sulmona, che avete subito nove mesi di dittatura nazifascista, arruolatevi nella Brigata Maiella”. Venne un camion con un guidatore inglese e ci prelevò al monumento ai Caduti di Sulmona”. 
E da lì la Brigata raccoglie nel suo percorso altri volontari, arriva prima a Recanati e poi risale la fascia adriatica, fino in Emilia Romagna, combattendo per la liberazione di quelle terre. 
 Vincenzo Sciuba è con loro, fino alla Liberazione di Bologna, come capitano preposto al Comando Tattico.
Il figlio di Vincenzo, Ettore, con il quale abbiamo il piacere di essere in contatto, ci ha raccontato che il suo nome è stato scelto dal padre in ricordo di un combattente della Banda Sciuba, il sottotenente dell’Aeronautica Ettore De Corti, per il quale prendiamo in prestito le parole della motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare: “Il gruppo veniva colto di sorpresa da una pattuglia tedesca e solo la pronta reazione del sottotenente De Corti, che abbatteva con la sua pistola un nemico, consentiva alla quasi totalità dei compagni di porsi in salvo mentre egli, a sua volta gravemente ferito, rimaneva sul terreno e veniva, poi, barbaramente trucidato. Suggellava, così, col sacrificio della giovane vita, il giuramento di fedeltà alla Patria." 
Ettore De Corti salvò la vita dei partigiani della Banda Sciuba e Vincenzo volle ricordarlo per sempre.

24 marzo 2026

Vasto, Stadio Aragona.


Michele de Giorgio, intellettuale di Lanciano nel primo ‘800.

 Ritratto anonimo di Michele de Giorgio, da AA.VV., Civitanova, quartiere “nuovo” della città, Nuova Gutemberg, Lanciano, 2021

Michele de Giorgio, intellettuale di Lanciano nel primo ‘800

di Angelo Iocco

Nella città di Lanciano ogni mattina, dalle 8: alle 8:30 suona la campanella della Torre campanaria della Cattedrale, detta popolarmente “Squilla”. Ogni lancianese attende trepidante il 23 dicembre di ogni anno, per ascoltare il suono della campanella a distesa, dalle 18 alle 19, per augurarsi in anticpo il buon Natale. Eppure pochi sanno che questa campanella fu rifusa nel 1827 sotto il decurioanto amministrativo di Francesco Paolo Berenga e Michele de Giorgio, notabili della città[1]. Essa era più antica, pare del XVII secolo, ma andò rovinata a causa dell’invasioen francese del 1799 in città, sicché si dovette procedere alla rifusione di quasi tutte le campane cittadine, requisite dai francesi o addirittura distrutte per non richiamare a stormo i cittadini contro di essi. Così la campana fu rifusa, nell’ambito di vasti progetti di valorizzazione della Cattedrale, e della Solennizzazione dell’Incoronazione della Beata Vergine del Ponte, la di cui deputazione era altresì amministrata dal de Giorgio, sindaco di Lanciano dal 1833 al 1837.  Questi era il notabile d. Michele de Giorgio, secondo il Maranca forse di origini venete, imparentato coi Dogi veneziani del XV secolo. Egli viveva nella sua avita casa palaziata del rione Civitanova, lungo la strada maestra, oggi via Garibaldi, caratterizzata da un ampio arco per il passaggio delle carrozze, ospitando intellettuali e ricercatori, tra cui il giurista Antonio Madonna di Lama dei Peligni, e il sacerdote Uomobono Bocache.

Palazzo de Giorgio, Lanciano

Nel 1789-1790, a capo di Lanciano  era stato il giurista Pasquale Liberatore, suo amico e ricercatore, nel 1793-94 il padre Guglielmo de Giorgio.

Nel 1808 era consigliere provinciale del dipartimento di Lanciano, con Saverio Brasile.

Disegno di Antonio Maranca - dai suoi manoscritti - della medaglia “greca” con scritto Anxanon. Biblioteca comunale di Lanciano

20 marzo 2026

Vasto, Oreficeria Gioielleria "Giacomo Marrollo", Piazza L.V. Pudente, 1924.


Inaugurazione 29.09.1924



Elenco professioni 1924

Macchietta di Luigi Anelli - interno della Gioielleria e proprietario.

Vasto, Costumi Abruzzesi.


Color 

Raffaello Celommi, "Canzone popolare".

Raffaello Celommi, "Canzone popolare"
olio su tela, cm 60x100, collezione privata.




Raffaello Celommi (Firenze 1881 - Roseto degli Abruzzi 1957)
"Canzone popolare"
Olio su tela, cm 60x100
Collezione privata.

Raffaello Celommi, "Canzone popolare"
olio su tela, cm 60x100, collezione privata.

Vasto, Sacerdoti a S.Nicola della Meta.

Vasto, Sacerdoti a S.Nicola della Meta. Primi del '900.

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19 marzo 2026

Festival della Canzone Abruzzese e Molisana di Vasto dal 1955 al 1967, i successi.




"Li rose de lu Vaste", 1956, canzone abruzzese di Guido Albanese, Coro Cantori di Raiano.

Da: Cultura Abruzzo 69

LE CANZONI RACCONTANO SAN VITO, Canzoni abruzzesi, San Vito Chietino.


Luigi Illuminati e Antonio Di Jorio, Le migliori canzoni Abruzzesi.

Marco Bianchini, Edilizia storica della Marsica occidentale.

Da rilievoarcheologico.it

La Valle del Salto nei disegni e nei racconti dei viaggiatori dell’Ottocento.

Luigi Martella, “Vasto. L’attesa delle paranze”, 1946.

Luigi Martella, “L’attesa delle paranze”, 1946, 
olio su cartoncino telato, cm 47x28, collezione privata.


Luigi Martella (Vasto, 11 gennaio 1911 - 12 ottobre 1971)
“L’attesa delle paranze”, 1946
Olio su cartoncino telato, cm 47x28
Collezione privata.

Barche a Vasto: moscone e paranze.