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10 agosto 2026

Vasto, la Bagnante.

Storia della congiura del principe di Macchia e della occupazione fatta dalle armi austriache del Regno di Napoli nel 1707 del marchese Angelo Granito principe di Belmonte, 1861.


Maria Teresa Pace, Cesare Michelangelo d'Avalos: Un Principe senza Macchia e il "Codicillo".

Maria Teresa Pace, Cesare Michelangelo d'Avalos: Un Principe senza Macchia e il "Codicillo".
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Da: Academia.edu

Padre Simone Mascetta e il film Mission.


È piaciuto a chi l’ha visto. Parlo del film Oscar nel 1988 Mission che ebbe tra i protagonisti Robert De Niro. Le musiche furono scritte e dirette da Ennio Morricone. De Niro faceva la parte di un ex schiavista che si convertì al cristianesimo. Il protagonista, un gesuita, ebbe come attore bravissimo Jeremy Irons che impersonava padre Gabriel. In realtà quel religioso, per la storia, era padre Simone Mascetta, nato a Castilenti, in provincia di Teramo a fine 500 e protagonista di una rivoluzione condotta dai gesuiti in una parte nascosta del Paraguay che vide i Guaranì passare da schiavi degli spagnoli e dei portoghesi a uomini liberi, insieme a una comunità di religiosi. Padre Simone fu mandato lì da un altro abruzzese famoso, Claudio Acquaviva, quinto generale della Compagnia di Gesù nato ad Atri. Il giovane di Castilenti scrisse al “pezzo grosso” dei gesuiti chiedendo di andare in India. Claudio decise di indirizzare il giovane verso una missione particolare in Paraguay. Nacquero le “riduzioni”, un esperimento, riuscito, che vedeva religiosi e una popolazione non cristiana, dividere tutto. Dal cibo, alle coltivazioni, dalla non violenza al rispetto reciproco. La storia di padre Simone Mascetta è racchiusa in un libro scritto da Antonio Di Donato, edito da Hatria di Atri.






Un’antica chiesa sepolta a Lanciano: la Collegiata della Santissima Annunziata e lo scultore Pietro Follacrani.

Veduta di Lanciano di G. Pacichelli, color by F.Marino

Un’antica chiesa sepolta a Lanciano: la Collegiata della Santissima Annunziata e lo scultore Pietro Follacrani.
di Angelo iocco
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6 agosto 2026

Antiche misure agrarie di Vasto e della Provincia di Chieti.


Antiche misure agrarie di Vasto e della Provincia di Chieti.

Tra le misure di superficie del sistema metrico decimale, adottato in Italia nel 1861, troviamo anche le cosiddette misure agrarie. Sono unità di misura della superficie così chiamate perché utilizzate per misurare l’estensione (cioè l’area) dei terreni agricoli.

Ve ne sono diverse che variano di nome e di consistenza da zona a zona.

Nella provincia di Chieti, l'unità locale di misura della superficie usata in agraria era il tomolo.

Il valore del tomolo era variabile da comune a comune. Ciò era dovuto al fatto che queste misure facevano spesso riferimento alla produzione agricola che si poteva ottenere da una determinata porzione di terreno; quindi i valori variavano al variare delle rese.

Inoltre era legato al cosiddetto Moggio, cioè al contenitore (in bronzo, in creta o scavato in una pietra, come a Piazza del Tomolo a Vasto) che rappresentava il volume standard utilizzato per misurare la quantità di grano occorrente per quella superficie.

A Vasto vi erano le seguenti denominazioni di superficie: la Salma o Soma, il Tomolo, il Mezzetto, il Quarto o Coppa, e la Misura.

Secondo le tabelle catastali storiche delle Misure Locali dell'ISTAT, un tomolo di terra a Vasto corrisponde a circa 3.406 metri quadrati (34,06 are), da cui poi ne derivano i multipli e i sottomultipli.

Di conseguenza, un mezzetto (che equivale alla metà di un tomolo) corrisponde a circa 1.703 metri quadrati.

Pertanto i valori di riferimento a Vasto sono:

·         1 Salma,  pari a tre tomoli: 10.218 mq (10,218 are)

·         1 Tomolo: 3.406 mq (34,06 are)

·         1 Mezzetto: 1.703 mq (17,03 are) — pari a mezzo tomolo

 Ulteriori sottomultipli:  

·         Il tomolo si divide in 2 mezzetti.

·         Ciascun mezzetto si divide a sua volta in 2 quarti.

·         Ciascun quarto si divide in 6 misure.


 

Provincia di Chieti



5 agosto 2026

Vasto, la Bagnante e tramonto a Punta Aderci.

foto di Domenico Vasile

Punta Aderci, tramonto sotto al Trabocco, foto di Domenico Vasile

Mario Orfini: Vasto, le ragazze in barca, 1951.

foto di Mario Orfini, BNCF

Alessandro D’Anna, Veduta del lago di Celano, nell'Abruzzo (The Lake of Fucino near Celano in the Abruzzi), 1795.


Alessandro D’Anna, Veduta del lago di Celano, nell'Abruzzo (The Lake of Fucino near Celano in the Abruzzi), 1795, guazzo su carta, cm 31,6x58,6, Museum of Fine Arts (Szépművészeti Múzeum), Budapest.
 

Realizzato nel 1795, Veduta del lago di Celano, nell'Abruzzo (The Lake of Fucino near Celano in the Abruzzi) è uno dei più suggestivi documenti iconografici dedicati all'antico lago del Fucino. 
L'opera, eseguita a guazzo su carta dal pittore Alessandro D'Anna (Palermo, 1746 – Napoli, 1810), è oggi conservata nel Museum of Fine Arts (Szépművészeti Múzeum) di Budapest.
Il dipinto raffigura le limpide acque del Fucino, noto all'epoca anche come lago di Celano, animate da piccole imbarcazioni di pescatori e incorniciate dal paesaggio montano della Marsica.
Si tratta di una preziosa testimonianza visiva di un ambiente destinato a scomparire pochi decenni dopo, con il definitivo prosciugamento del lago, completato nella seconda metà dell'Ottocento grazie all'imponente opera di bonifica promossa da Alessandro Torlonia.
L'opera di D'Anna rappresenta una memoria storica del più grande lago dell'Italia peninsulare, il fascino di un paesaggio che per secoli ha caratterizzato l'identità della Marsica e dell'Abruzzo.

2 agosto 2026

Vasto marina.

La rete di avvistamento tra il Fucino e la Valle Peligna.


Tra la conca del Fucino e la Valle Peligna esisteva un sistema di torri e fortificazioni che consentiva il controllo delle principali vie di comunicazione attraverso gli Appennini. Più che una linea continua di torri isolate, si trattava di una rete composta da castelli, torri di avvistamento e borghi fortificati in contatto visivo tra loro. 


Le principali sono:

Torre delle Stelle – domina la parte nord della piana del Fucino. È una torre medievale cilindrica costruita con funzioni di controllo militare e di avvistamento. 

Castello Piccolomini – la più importante fortezza che controllava il Fucino, con quattro grandi torri angolari e una posizione strategica sulla piana. 

Torre di Goriano Sicoli – sorvegliava l'accesso occidentale alla Valle Peligna. 

Torre di Anversa degli Abruzzi – controllava il passaggio verso le Gole del Sagittario e la Valle Peligna. 

Torre di Frattura Vecchia – posta in posizione elevata per il controllo delle vallate circostanti. 

Queste strutture permettevano di trasmettere rapidamente segnali di allarme mediante fuochi, fumo o altri sistemi ottici, avvisando dell'arrivo di eserciti, briganti o incursioni. Erano particolarmente importanti durante il Medioevo e l'età aragonese, quando la Marsica e la Valle Peligna rappresentavano un corridoio strategico tra il Regno di Napoli e l'Italia centrale. 

La rete difensiva tra il Fucino e la Valle Peligna era concepita come una vera e propria catena di avvistamento ottico. Le torri erano costruite su rilievi che permettevano di vedere la postazione successiva; in caso di pericolo si trasmettevano segnali con fuochi, fumo o specchi.


Una ricostruzione del percorso principale è la seguente:

Castello Piccolomini di Celano – comando principale della conca del Fucino. Controllava tutta la piana e le vie verso Avezzano e l'altopiano delle Rocche. 

Torre di Santa Iona (Ovindoli) – collegava Celano con il versante settentrionale del Fucino ed era espressamente descritta come anello tra il castello di San Potito e quello di Celano. 

Torre di Collarmele – la sua posizione segue un preciso allineamento visivo con Aielli, Celano, Venere dei Marsi, Ortona dei Marsi e Sperone, dimostrando l'esistenza di una rete organizzata. 

Torre di Aielli – controllava la parte orientale del Fucino e comunicava con le torri della Marsica orientale. 

Torre Piccolomini di Pescina – dominava la valle del Giovenco, il principale corridoio naturale che collega la Marsica con la Valle Peligna. Era in allineamento visivo con la torre di Venere dei Marsi. 

Torre di Sperone – a oltre 1.200 metri di quota, sorvegliava l'accesso verso Gioia dei Marsi, il passo del Diavolo e la via per la Valle Peligna. 

Torre di Goriano Sicoli – già all'ingresso della Valle Peligna, controllava il traffico proveniente dalla Marsica. 

Da qui il segnale poteva raggiungere rapidamente i castelli di Prezza, Pratola Peligna, Pacentro, Bugnara, Anversa degli Abruzzi, Roccacasale, Vittorito e infine Popoli, che sorvegliava l'uscita della valle verso la valle del Pescara. 

Questa rete consentiva di trasmettere un allarme dal Fucino fino a Popoli in tempi molto brevi, probabilmente nell'arco di 30-60 minuti in condizioni di buona visibilità, poiché ogni torre doveva soltanto ricevere e ritrasmettere il segnale.

Si tratta di uno dei sistemi difensivi medievali più interessanti dell'Appennino centrale, sviluppato tra il XII e il XV secolo dai Conti dei Marsi, dai Berardi, dagli Orsini e successivamente dai Piccolomini.

29 luglio 2026

Cammino Grande di Celestino.


 Conoscete il Cammino Grande di Celestino? 

Un grande Cammino di 204 km e 12 giorni nel cuore dell'Abruzzo, da L'Aquila fino al mare di Ortona passando per il Parco Nazionale della Maiella, Geoparco Unesco. Sulle orme di Celestino V, tra natura straordinaria e spettacolari eremi rupestri. 

Potete percorrerlo per intero o scegliere la variante "Classica" di 84 km e 5 giorni nel Parco della Maiella. Un viaggio unico che vi porterà ad attraversare valli incontaminate, giungere fino a 1500 metri di quota e, infine, perdervi tra i vigneti direzione mare Adriatico.

Le tappe sulla Maiella richiedono la giusta preparazione escursionistica, ma la bellezza del paesaggio vi ripagherà di ogni sforzo. La Tappa 8, con ben tre eremi rupestri in un solo giorno, è pura magia. Buon cammino e nessuna paura! 

E voi? Avete mai percorso questo cammino?

Da: Cammini d'Italia