Pagine

12 febbraio 2026

Loris Di Giovanni, FRATELLI PROTESTANTI E LA LIBERA MURATORIA ABRUZZESE


FRATELLI PROTESTANTI E LA LIBERA MURATORIA ABRUZZESE

Le innumerevoli scomuniche della Chiesa cattolica contro la Libera Muratoria succedutesi dal XVIII secolo in poi non interessearono affatto quei fratelli di fede protestante.
Le Chiese Valdesi, Metodiste, Battiste e Luterane, ossia quelle facenti parte del così detto Protestantesimo storico, diedero attraverso i loro iscritti alla massoneria un contributo determinate alla crescita delle logge abruzzesi.
Ciò avvenne in tre periodi storici, gli inizi dell'Ottocento e del Novecento e nel periodo immediatamente dopo la Liberazione.
Un massone poco conosciuto in Abruzzo é Francesco Sciarelli, nato a Chieti il 17 marzo 1837. Nel 1853 entra nell'ordine dei Frati Minori Conventuali di San Francesco, per poi prendere i voti l'anno successivo.
Alla notizia dell'entrata in Napoli di Garibaldi fugge dal convento e, raggiuntolo, abbandona l'abito talare ed indossa la camicia rossa seguendo il generale.
Dopo lo scioglimento dei corpi garibaldini torna a Chieti e matura la decisione di lasciare il cattolicesimo e di diventare predicatore evangelico, raggiungendo a Milano il pastore metodista Harry J. Piggot.
Nel 1863 viene consacrato pastore della Missione Metodista Wesleyana.
Aderì alla massoneria del Grande Oriente (matricola GOI n. 02989) nella loggia 'Uno per tutti e tutti per uno' di Reggio Emilia.
Il personaggio più noto dell'Ottocento che al tempo stesso operò come carbonaro e come massone fu Gabriele Rossetti del quale, invero, si è poco studiato il profilo religioso di 'evangelico.'
Basterebbe leggere alcune sue opere come 'L'Arpa Evangelica' per farsi un'idea del credo del vastese.
Nota la sua collaborazione a Londra con un altro abruzzese, quel Camillo Mapei (1809-1853) da Nocciano, fondatore della Chiesa Cristiana Riformata Italiana.
Sarà il Mapei a fondare a Londra 'L'Eco di Savonarola' al quale il vastese collaborerà con poesie e scritti. Sempre a Londra opererà il cugino da parte di madre di Gabriele Rossetti, Teodorico Piernicola, patriota, letterato, innografo e predicatore, tra i fondatori delle Chiese Libere, poi 'Chiese Cristiane dei Fratelli'.
Il Novecento vedrà i templi massonici abruzzesi calcati da diversi pastori protestanti. A volte, come vedremo in seguito, saranno essi stessi ad innalzare e governare le logge.
Due di questi erano fratelli in una loggia pugliese, la 'Onore e Giustizia di Bari, che contribuì a fine Ottocento a far reinnalzare le colonne alla loggia teatina 'Vettio Catone'. Si trattava di Amedeo Basile, pastore nella comunità metodista Wesleyana a Chieti e Pasquale Lo Re, che operò a Schiavi d'Abruzzo nei primi anni del 900.
Aurelio Cappello, originario di Siracusa, fu pastore metodista a Palombaro (CH) tra il 1925 ed il 1929.
Francesco Lo Bue, iniziato in una loggia a Tripoli del Grande Oriente d'Italia, fu pastore evangelista ad Avezzano nel 1908.
Il livornese Diodato Rosati operò a Chieti tra il 1915 ed il 1925 e risulta a piedilista della Loggia 'Progresso' di Chieti.
Saranno due le officine abruzzesi nella provincia teatina a nascere sotto l'egida dei fratelli protestanti.
Nel 1907 ricorreva il seicentesimo anniversario della morte di Dolcino da Novara, o Fra' Dolcino come venne chiamato soprattutto dalla storiografia ottocentesca, accusato di eresia e bruciato sul rogo nel 1307.
Per l'occasione sul Monte Massaro fu innalzato un obelisco di 11 metri, abbattuto vent'anni dopo dal regime fascista.
La Tribuna Biellese del 15 agosto del 1917 descriveva la cerimonia specificando che 'fra le bandiere viene tosto riconosciuta quella della Gran Loggia Simbolica del Grande Oriente di Roma'.
Già nel 1884 il massone Ulisse Bacci, proprietario e direttore della Rivista Massonica, aveva composto un dramma con protagonista Fra Dolcino.
Nella neo costituita loggia di Lanciano ben due fratelli erano protestanti: Federico Mecarozzi, pastore a Palombaro tra il 1919 ed il 1924 e Camillo Pace, originario di Paglieta. Quest'ultimo fonderá nella sua cittá un Triangolo massonico assieme ai fratelli Ettore D'Innocentis, Umberto Di Nella ed al dott. Armando Sciarrelli, giudice del Tribunale di Lanciano.
All'evangelico Gabriele Rossetti verrà dedicata una loggia a Vasto. Anche in questa operazione i protestanti ebbero un ruolo fondamentale, basti pensare che Camillo Pace ne è di fatto l'organizzatore e diviene il primo Maestro Venerabile, seguendo ogni azione della officina, della quale sarà Venerabile anche negli ultimi due anni di vita del sodalizio, ovvero nel biennio 1924-25.

Vasto, Il castello secondo il progetto di Cesare d'Avalos.

disegno di G. Pietrostefani
 
color

11 febbraio 2026

Antonio D'Onofrio, medico e patriota di Atessa.


Antonio D'Onofrio nacque ad Atessa, in provincia di Chieti, il 31 agosto 1835. 
Il 7 settembre 1860, quando stava ormai per portare a compimento la liberazione dell'Italia meridionale dal regime borbonico, dando così un contributo determinante all'attuazione dell'unità nazionale, Giuseppe Garibaldi entrava a Napoli, trionfalmente accolto dalla popolazione. 
Tra la folla osannante che in quella storica giornata si strinse attorno al condottiero nizzardo e alle sue truppe vittoriose c'era anche, in preda ad incontenibile esultanza, un giovane di Atessa: si chiamava Antonio D'Onofrio ed era studente di medicina all'Università partenopea.
Patriota fervente, da Napoli egli aveva col pensiero accompagnato Garibaldi in tutti i momenti della sua leggendaria spedizione nel Mezzogiorno d'Italia: aveva saputo, con l'animo sospeso fra la speranza e il timore, dello sbarco a Marsala dell'11 maggio; aveva accolto in tripudio le notizie delle fulminee vittorie di Calatafimi, Palermo e Milazzo e della conquista del primo lembo di Calabria; si era inebriato di felicità quando aveva appreso che lo Stato borbonico si stava sfasciando, con i soldati che si sbandavano o si arrendevano senza combattere e il re che fuggiva a rintanarsi nella fortezza di Gaeta. Poi la trepida, febbrile attesa di vedere Garibaldi a Napoli.
Ed eccolo là finalmente, in carne ed ossa, davanti ai suoi occhi estasiati, l'eroe prediletto con la camicia rossa e il fazzoletto ad armacollo e con la "faccia da Padre-eterno"! Il giovane patriota atessano si senti allora "impazzito per la gioia", incapace di tenere a freno il suo entusiasmo delirante.
L'indomani, "stracco e rauco" per gli applausi, le grida di giubilo, i canti e le altre "diavolerie" del giorno precedente, egli espresse mirabilmente il suo stato d'animo in una lettera al fratello traboccante di ardore patriottico.
Giungeva, a questo punto, a definitiva maturazione un proposito che Antonio D'Onofrio da tempo coltivava segretamente nel suo animo, quello di interrompere temporaneamente gli studi e di arruolarsi fra i garibaldini per non far mancare il suo contributo alla causa italiana: fu così che, con la dedizione di chi si sente chiamato a compiere una missione, egli si unì all'eroe che aveva conquistato il suo cuore e in più occasioni si ritrovò a combattere accanto a lui, dando prova di ardimento, come dimostrano le due medaglie d'argento meritate nel corso della III guerra d'indipendenza.
Ritornò, poi, ai suoi libri e si laureò in medicina, fiero di non essere rimasto inerte spettatore dei grandi avvenimenti del suo tempo
Il maggiore medico Antonio d’Onofrio morì ad Atessa il 22 gennaio 1917.

Da un testo di Nicola Celiberti pervenutoci dal lettore Alfredo Massa che ringraziamo.

Raffaele Mattioli un protagonista da non dimenticare, a cura di Pier Francesco Lotito.

Raffaele Mattioli un protagonista da non dimenticare, a cura di Pier Francesco Lotito.
Da: https://flore.unifi.it

L’editoria d’arte tra Banche e Musei.

Attualità e lungimiranza del pensiero bancario di Raffaele Mattioli, a.c. F. Colombini e A. Cappiello.

Attualità e lungimiranza del pensiero bancario di Raffaele Mattioli.
Da: arpi.unipi.it

Sandro Gerbi, Raffaele Mattioli e la politica.







Da: https://www.iiss.it/wp-content/uploads/2020/05/2020_02-Raffaele-Mattioli-e-la-politica.-Raffaele-Mattioli-e-la-cultura-Bancaria.pdf

9 febbraio 2026

Vasto spiaggia, anni '30.


 
color

Francesco Paolo Palizzi, “Ritratto della sorella Luisa.

Francesco Paolo Palizzi, “Ritratto della sorella Luisa”,
olio su tela di cm 62x49, collezione privata.



Francesco Paolo Palizzi (Vasto, 16 aprile 1825 - Napoli il 16 marzo 1871)
“Ritratto della sorella Luisa”,
Olio su tela di cm 62x49
Collezione privata.

Francesco Paolo Palizzi, “Ritratto della sorella Luisa”,
olio su tela di cm 62x49, collezione privata.

4 febbraio 2026

“L’alba separa dalla luce l’ombra”, testo di Gabriele D’Annunzio, musica di Francesco Paolo Tosti, Tenore Tito Schipa, 1938.

Vasto, Convento di Sant'Onofrio, anni '80.

Vasto, Convento di Sant'Onofrio, anni '80.
 
Vasto, Convento di Sant'Onofrio, anni '80 - color

interno della chiesa

Salvatore Marino, Medieval Confraternities in Abruzzo.

Giuseppe Bertini, Margherita d'Austria in Abruzzo, da: Atti del convegno Margherita d'Austria e gli Stati Farnesiani d'Abruzzo, 2017.

Davide Boccia, Le denominazioni del Taraxacum officinale Weber in Abruzzo e in Molise.

Davide Boccia, Le denominazioni del Taraxacum officinale Weber in Abruzzo e in Molise.
Da: Academia

3 febbraio 2026

Enrico Remedi, Monumento ai Caduti di Vasto, 1922.


Monumento ai Caduti, Piazza Caprioli, foto P.Di Rocco

Enrico Remedi (Carrara, 2 maggio 1891 - ?), Monumento ai Caduti (con S.Michele)
Monumento ai caduti, a cippo in marmo bianco di Carrara e bronzo; misure: cm, alt. 550, largh. 212, prof. 212, cm, alt. 90, largh. 40, prof. 40.
Inaugurato a Vasto il 24 maggio 1922 in Piazza L.V. Pudente poi spostato in Piazza Caprioli dal 2 giugno del 1996.

Monumento ai Caduti, Piazza Caprioli

Il monumento ai caduti di Vasto presenta un basamento quadrangolare, poggiante su un gradino, sul quale sono stati incisi, nel 1978, i nominativi dei caduti di tutte le guerre.
Sul basamento, si imposta un cippo caratterizzato dall’epigrafe dedicatoria, posta sulla fronte, e dall’elenco dei caduti della Grande guerra, che scorre lungo gli altri tre lati.
La solidità geometrica della parte inferiore del monumento, si contrappone alle forme tornite e al manto svolazzante che caratterizzano la statua posta a coronamento dell’opera.

S.Michele Arcangelo

Si tratta di un San Michele Arcangelo, patrono della città, che, incedendo col piede destro su un globo, incorona i nomi dei caduti.
Egli, infatti, tiene nella mano destra una corona di alloro, in bronzo, mentre, con l’altra mano, sostiene una spada con la punta rivolta verso il basso, come a suggerire la fine delle ostilità.
Un ricorso a motivi vegetali, una sorta di cuscino composto da foglie di quercia e ghiande, raccorda i due elementi summenzionati. Dinnanzi al monumento è stata collocata una elegante lampada bronzea.

Monumento in Piazza L.V. Pudente

Inizialmente, il monumento era collocato in piazza Lucio Valerio Pudente, di fronte a palazzo d’Avalos.

Inaugurazione monumento

L’opera fu inaugurata il 24 maggio del 1922 e fu fortemente voluta dall’allora sindaco Florindo Ritucci Chinni e dal poeta Romualdo Pàntini.
Il comune, infatti, attraverso due delibere del Consiglio, stanziò 2500 lire da destinare al comitato pro monumento e approvò la perizia tecnica dell’ing. D’Aloisio per la sistemazione della suddetta piazza.
Per quanto riguarda l’autore dell’opera, “La Tribuna” del 28 maggio 1922, in un articolo dedicato all’inaugurazione, cita il prof. Remedi.
Da: Beni Culturali



Enrico Remedi
Enrico Remedi nacque il 2 maggio 1891 a Carrara. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, si laureò in architettura. Accanto alla libera professione intraprese anche la carriera di docente. Durante gli anni Trenta occupò la cattedra di proiezioni prospettiva e teoria delle ombre, presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara.
Numerosi sono i suoi progetti di edifici pubblici, privati e di monumenti.
Da: Chiekete



Il Monumento ai Caduti ripreso nel 1926, Cinematografo Vastese


Cartoline:














Per approfondimenti:
- Beni Culturali
- NoiVastesi