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1 giugno 2026
31 maggio 2026
Ing. Antonio Izzi (Vasto, 1898 - 1942).
Coll.P.Romondio
30 maggio 2026
AA.VV., Economia e Territorio. L'Adriatico centrale tra tarda Antichità e alto Medioevo.
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29 maggio 2026
28 maggio 2026
27 maggio 2026
CAMILLO DE NARDIS, Il Giudizio Universale, Ouverture Eroica 1911 e pezzi da piano.
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26 maggio 2026
Luigi Anelli, "Cronaca vastese di Fra' Serafino Razzi, 1576-77", Vasto, 1897 - collezione Cordella.
Fra Serafino Razzi (Marradi 1531 – Firenze 1613) è stato uno scrittore italiano e frate dell'Ordine dei Domenicani. Entrato nell'Ordine nel 1549, si occupò inizialmente anche di laudi in lingua latina e di musica. Ma da noi è conosciuto per i suoi diari di viaggio. Nel 1572-77, infatti, Serafino Razzi compì un viaggio lungo di anni, dalla Toscana all'Umbria e negli Abruzzi, giungendo fino al Molise e in Puglia, visitando i conventi dell'ordine domenicano, e appuntando le impressioni in diari di viaggio, che raccolse nei “Viaggi Adriatici”, pubblicati in parte nel 1578, e successivamente integralmente. L'opera è molto interessante per le impressioni personali del frate, soprattutto nella parte relativa alle città visitate negli Abruzzi: L'Aquila, Teramo, Penne, Chieti, Lanciano, Ortona, Vasto, descrivendo uno spaccato di vita sociale e religiosa in queste terre nella seconda metà del XVI secolo.
Le pagine su Vasto di Fra Serafino Razzi sono state ripubblicate da Luigi Anelli nel 1897.
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25 maggio 2026
24 maggio 2026
Antonio Mezzanotte, Rosciano e la santa che salvò il paese.
ROSCIANO E LA SANTA CHE SALVO' IL PAESE: ECCO COSA FESTEGGIAMO DAVVERO IL 24 MAGGIO
di Antonio Mezzanotte
Il 24 maggio Rosciano festeggia santa Eurosia di Jaca, la sua patrona.
Processione, sfilata di mezzi agricoli, fuochi d’artificio, litanie, banda musicale, spettacoli: tutto questo ci sta, perché la festa è — prima di tutto — la festa della comunità.
Ma la festa non deve farci dimenticare perché si festeggia. Altrimenti non sarebbe più la celebrazione della Santa Patrona e, attraverso di lei, del paese, ma qualcos’altro.
Festeggiare santa Eurosia significa ricordare la rinascita di Rosciano dopo la grande crisi della metà del Seicento: quando morirono 500 persone su 750 abitanti, quando il Comune fallì, quando i terreni furono abbandonati e il paese rischiò di scomparire.
E allora, che c’entra Eurosia di Jaca?
A far rinascere Rosciano fu la vigna, il commercio del vino.
Dalla seconda metà del Seicento, nelle terre incolte — e ce n’erano molte — si piantarono vigneti. La terra era buona, l’esposizione favorevole, e quel vino non era più solo per uso domestico: si vendeva.
E con gli introiti della moderna vitivinicoltura il paese riprese fiato: arrivarono nuove famiglie, il paesaggio si trasformò, vennero edificate le prime case palaziate (quella dei De Fabritiis, poi fu la volta dei Filippone), la Chiesa Madre venne in parte demolita e ricostruita più grande e più bella.
Il benessere crescente portò anche un’esigenza nuova: un patrono che rappresentasse la nuova identità del paese.
Non più la triade pastorale di Nicola, Maria Assunta e Giovanni Battista, ma una santa il cui culto arrivava dalla Spagna, passando per il Nord Italia, portato dalle maestranze lombarde - scalpellini, stuccatori, capimastri - che lavorarono nella ristrutturazione della chiesa parrocchiale nel Settecento.
Già prima, però, la devozione era stata favorita dai funzionari farnesiani e spagnoli, presenti nel territorio da decenni e portatori di tradizioni religiose legate al mondo iberico.
Eurosia di Jaca: la santa che protegge dai fulmini, dalla grandine, dalle tempeste.
La santa che protegge i vigneti.
Da allora si cominciò a piantare rose tra le vigne: il fiore di Eurosia, ma anche il primo segnale dei parassiti della vite, un allarme naturale che permetteva di intervenire in tempo.
Eppure Eurosia è ancora di più.
In un’epoca segnata dal ricordo delle tragedie del secolo precedente, la sua fermezza nella fede durante il martirio divenne un rifugio spirituale: una protezione non solo per i raccolti, ma per le persone, contro i fulmini della vita e le grandinate del quotidiano tribolare.
Nel 1782 Eurosia Di Marco fu la prima roscianese a portare il nome della Santa.
E allora festeggiamo.
Con gioia, con fede, con consapevolezza.
Perché in un mondo popolato da maniate di lanzichenecchi avvinazzati, in un clima di crescente acredine che scivola verso livelli infimi, almeno il nostro paesello possa continuare a trovare motivi per essere sempre più solidale, più inclusivo, più unito nelle sue tante voci.
Evviva sant’Eurosia!
23 maggio 2026
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