Veduta di Orsogna, di Camillo De Innocentiis – olio su tela- collez. privata – color
Si notano da sinistra la casa del dazio, il castello-palazzo Colonna, il torrione, casa Vozzo, il caseggiato di viale R. Paolucci e la chiesa di S. Rocco, nel restauro di Filippo Santoleri. Grossolana anche la resa “miniaturizzata” delle persone, troppo piccole rispetto alla reale grandezza degli edifici.
Il pittore Camillo De Innocentiis di Chieti (1827-1919) e le sue opere.
di Angelo Iocco
Poco o niente si sa di
questo pittore abruzzese di Chieti, di chiaro cognome orsognese. Nacque a
Orsogna nel 1827 da Vincenzo De Innocentiis ed Elena Masci, e morì a Chieti,
dove si trasferì giovane, il 26 febbraio 1919.
Era fratello di altri personaggi notabili nel contesto culturale e politico
teatino: Francesco De Innocentiis
e Michele. Camillo studiò disegno a Napoli presso la scuola del celebre
abruzzese Filippo Palizzi,
e dunque aderì, come un altro suo convicino, Vincenzo Gagliardi da Lanciano
(1864-1904) a quella scuola del naturalismo e del verismo, detta “di
Posillipo”, capeggiata da Domenico Morelli. Come vedremo, molti paesaggi e
vedute panoramiche del De Innocentiis aderiscono a questo sentimento artistico
napoletano, così magnificamente trasfuso in Abruzzo dai fratelli Palizzi e
continuato poi da Francesco Paolo Michetti.
Prospettiva
della piazza Mazzini di Orsogna dal viale Trento e Trieste. Primi del ‘900,
qualche anno dopo la realizzazione del dipinto di de Innocentiis
Nel 1847 espose un
gruppo di acquarelli con soggetti arabi.
Nel 1909 donò 5 lire
per l’obolo di S. Pietro raccolto dalla rivista La Civiltà cattolica. Nel 1918 donava per lo stesso motivo, 10 lire.
Fu amico e
corrispondente del filosofo Bertrando Spaventa di Bomba.
Era amico dell’Avv.
Camillo De Attiliis
e del sindaco e storico Cesare De Laurentiis. Il fratello di Camillo, Francesco
De Innocentiis, era membro della giunta comunale, nonché direttore della Cassa
di Risparmio di Chieti.
Il De
Laurentiis nativo di Chieti (1865-1927) fu un politico e storico. Nato a Chieti e morto a Firenze (1865-1927).
Instancabile, appassionato e acculturato ricercatore-storico della sua Chieti.
Scrisse diversi “Quaderni” manoscritti, oggi conservati presso la Biblioteca
Provinciale “A.C. De Meis”, densi di informazioni tuttora molto utili per gli
studiosi. Il Consiglio Comunale di Chieti nel 1888 affidò a Cesare De
Laurentiis il compito di riordinare le antiche scritture (dal 1461 al 1826)
esistenti nell’archivio, riguardanti le vicende storiche della Città. Però, per
cause non conosciute, antecedentemente al 1985, la busta n. 128 che conteneva
gli atti più antichi, è andata
dispersa. Dedicò la sua vita alla rivalutazione della sua Chieti ricoprendo più
volte l’incarico di sindaco. Contribuì all’accoglienza di Gabriele d’Annunzio
quando nel 1904 al Teatro Marrucino rappresentò la prima abruzzese de la
Figlia di Jorio; ad organizzare la 1° Mostra dell’arte antica abruzzese
tenutasi a Chieti nel 1905; ad accogliere ed ospitare il Re Vittorio Emanuele III° e la consorte, Regina Elena Petrovich, principessa di Montenegro, venuti a
Chieti per l’inaugurazione della Mostra dell’arte antica abruzzese e, in
concomitanza, all’inaugurazione della linea tranviaria che collegava la città
alta con Chieti Scalo. È stato un grande personaggio di spicco per Chieti e
profuse molte energie e beni personali per la valorizzazione della città, andrebbe ricordato di più.
L’attività artista di
Camillo, fervente patriota e legato a quei sentimenti di acculturamento regionale,
voluti da Francesco Vicoli con la rivista Album pittorico letterario abruzzese
(1859-60), e prima di lui da Pasquale De Vergilii con la rivista Giornale
abruzzese di lettere, scienze e arti, ambedue riviste create sulla falsariga
delle napoletane Poliorama pittoresco e Napoli nobilissima, si concentra proprio
con alcuni disegni pubblicati nell’Album pittorico letterario.
Come avevamo detto all’inizio del capitolo, egli aveva studiato presso il
Palizzi, e quando aveva raggiunto la maturità, negli anni ’60 dell’800 egli
dava lezioni di disegno ai fratelli Francesco Paolo e Quintilio Michetti come privatisti, i quali studiavano anche presso i pittori Marchiani di Ortona,
residenti a Chieti, dove avevano impiantato la loro litografia,
apprendendo da loro quella grazia per il naturalismo, e quella ieraticità
candida verso la raffigurazione del sacro e dei santi, che successivamente il
Michetti modificherà e connoterà con accenti modernisti nei primi del
Novecento.
 |
| Veduta di Orsogna, di Camillo De Innocentiis – olio su tela- collez. privata |
Purtroppo
del De Innocentiis attualmente non resta granché, se non delle pitture di
collezione privata. Tra di questi, per gentilezza di Marco Jajani che mi ha
fornito una fotoriproduzione, figura una magnifica veduta di Orsogna in
prospettiva dalla via del tratturo (attuale viale Trento e Trieste) in
direzione della Piazza. Il dipinto fu realizzato negli anni ’80 dell’800, e lo
dimostrano la presenza di casa Vozzo sull’attuale via L. Parladore, e la
facciata della chiesa di S. Rocco sulla destra, frutto dei restauri voluti
dall’ing. Filippo Santoleri orsognese. Qualche licenza poetica qua e là, ad
esempio la veduta della Majella all’orizzonte del viale, appositamente
spostata, altrimenti non visibile perché occultata dal torrione del castello
Colonna, andato distrutto nel 1943-44, che tanto impressionò il Michetti per la
sua tela de La figlia di Jorio,
dipinta a Orsogna.
D. Ignazio De
Innocentiis di Orsogna, era zio del nostro Camillo.
Scrisse componimenti,
insieme a Francesco Auriti di Guardiagrele, Raffaele de Novellis di Alanno,
Antonio D’Orazio e Francesco Vicoli nella Raccolta di prose e poesie varie
scritte nell’infausta circostanza della morte dell’Avv. D. Felice Scoperta,
avvenuta a Chieti il 14 gennaio 1849, Chieti, tip. F. Vella, 1849.