2 aprile 2025
Mappa Ortona, Lanciano, Vasto, 1926.
1 aprile 2025
Le antiche chiese scomparse di Lanciano.
28 marzo 2025
27 marzo 2025
Storie di brigantaggio, Furci, 1864.
26 marzo 2025
Fiabe abruzzesi e molisane, da Le Fiabe italiane raccolte e trascritte di Italo Calvino.
25 marzo 2025
Lorenzo Trovato, Il Comento analitico alla Commedia di Gabriele Rossetti: tra allegoria e immedesimazione.
tra allegoria e immedesimazione
Leonzio Compassino da Penne e i pittori Giovanni e Francesco Ragazzini in Abruzzo - Pittura manierista abruzzese.
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Leonzio Compassino, Martirio di Santa Rufina, chiesa di San Giovanni Battista, Castelli |
di Angelo Iocco
Da uno studio di Marco Vaccaro dal titolo Oltre la ceramica: pittura a Castelli tra XVII e XVIII secolo, 2021, Castelli. Quaderno del Museo delle ceramiche - n. 10, ci siamo interessati di questi pittori poco conosciuti, attivi tra Marche e Abruzzo. Di Leonzio Compassino da Penne, vissuto tra la seconda metà del ‘500 e la prima del ‘600, attivo almeno fino al 1620, ebbe tra i primi recensori il prof. Francesco Verlengia, che in una delle schede per la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Artistici d’Abruzzo per la provincia di Chieti, nel 1935, riportava con una cattiva lettura il nome di “Teonzio Compassino” come autore di un celebre e antico quadro nella chiesa parrocchiale dell’Immacolata Concezione a San Vito Chietino. La tela è firmata, attraverso dei restauri si è meglio compresa la lettera iniziale. Tale quadro faceva parte dell’antica chiesetta di San Vito martire, che affiancava il torrione circolare con la porta di accesso all’antico paese, provenendo dalla strada grande oggi corso Matteotti.
Essa dunque affacciava sulla piazza Garibaldi, incassata tra la fortificazione del castello e altre abitazioni, come è stato studiato nel lavoro di Vito Sbrocchi La Regia Chiesa parrocchiale di San Vito, Rivista abruzzese, 1997, e andò completamente demolita poco prima del 1850, nonostante dei progetti di ammodernamento e recupero, affinché fosse costruita la nuova chiesa oltre il perimetro murario. Il quadro del Compassino illustra al centro San Vito nelle vesti di martire, con i cani al guinzaglio, simbolo del martirio, tra San Modesto di Lucania e San Crescenzo, martirizzati tutti e tre sotto Diocleziano[1].
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Filippo Sargiacomo, progetto di ampliamento della chiesa
madre di San Vito Chietino, Archivio storico comunale di Lanciano, Fondo
Sargiacomo. |
La raffigurazione è scenografica, abbiamo sullo sfondo un
edificio caratterizzato al centro da un monumentale arco in marmo a tutto
sesto, e accanto rispettivamente a destra e sinistra, un ordine di colonne a
capitello dorico. Il dipinto dimostra chiaramente di rimontare all’arte della
Grande Maniera di Raffaello o del Veronese (il di cui nipote Luigi Benfatto in
Abruzzo, dipinse per la chiesa di Santa Maria Maggiore di Vasto una tela
raffigurante Sant’Agostino), tuttavia vi sono alcune stonature poiché la
prospettica scenografia sembra quasi essere scavalcata dalla mole dei tre
personaggi illustrati.
Nostra ipotesi è che altri pittori legati al Compassino o
alla scuola emiliana, potessero essere scesi nella ricca Lanciano, famosa per
le Fiere e commerci, dei quali qualcuno venne chiamato a realizzare una tela di
scarso valore stilistico, che raffigura Sant’Agostino tra Santa Rita e un
Santo, oggi presso la cappella di Santa Croce, dove si conserva un frammento
del Miracolo della Ricciarella.
24 marzo 2025
Simonluca Perfetto, L'utopia della zecca del Vasto e la prospettiva monetaria dei Guevara nel panorama feudale 'vastese' (secc. XV-XVIII), Vasto, Vastophil, 2014.
La tragedia nera a Bois du Cazier, Marcinelle, Belgio - di 'Nduccio ed Elia Iezzi.
22 marzo 2025
Primo Levi, Abruzzo forte e gentile: impressioni d'occhio e di cuore, 1883.
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copertina di F.P. Michetti, 1882 c. |
“Abruzzo Forte e Gentile”
Chi inventò il famoso detto che identifica la nostra terra?Questo è l’inizio di un racconto, o meglio ancora, una raccolta di appunti di viaggio messi insieme da un giornalista e diplomatico ferrarese il cui nome è Primo Levi.

Badate bene a non confonderlo con il chimico partigiano nato esattamente due anni dopo la morte del primo. Per essere ancora più precisi, noi stiamo parlando dell’intellettuale che nel 1883, reduce da un viaggio in Abruzzo, pubblicò un libretto dal titolo “Abruzzo forte e gentile, impressioni di occhio e di cuore”.
Il libro, non dato più alle ristampe, si compone di ventidue capitoli all’interno dei quali sono contenuti un indice delle persone incontrate durante il viaggio ed un altro delle località visitate o menzionate nel racconto. Una sorta di diario di viaggio la cui illustrazione in copertina è firmata da Francesco Paolo Michetti, pittore e fotografo abruzzese, nato a Tocco da Casauria (PE).
Primo Levi, autore di “Abruzzo forte e gentile”, era figlio di una famiglia di commercianti di origine ebraica, e distintosi per la sua arguta penna e il suo grande ingegno, portò avanti l’attività di fervente giornalista.
Amico di Crispi, che gli garantì una gran carriera al Ministero degli Esteri da affiancare a quella giornalistica, si circondò di alcuni tra i maggiori intellettuali della sua epoca, tra cui molti abruzzesi come Gabriele d’Annunzio, Teofilo Patini e il già citato Francesco Paolo Michetti.

Il suo è un sapiente esempio di reportage destinato a presentare una chiara immagine della regione Abruzzo di ieri, un’immagine legata ad un motto che ancora oggi ci identifica.
La gentilezza, dunque, che si mischia alla forza, dove per forza si intende la resilienza, la capacità di resistere ai destini avversi. Alla base di questa forza c’è la tenacia, unita a qualcosa che sa muovere oltre le tacite forme di rassegnazione, ovvero il coraggio. È così che Primo Levi ci ha descritti ed è così che noi abruzzesi ci definiamo tutt’oggi. Conservare questa espressione nella nostra memoria non è un ritorno al passato o una forma di esasperato campanilismo, ma è uno dei più autentici modi che abbiamo per continuare a far vivere quanto di più onesto e vero resiste ancora nella nostra terra, nei nostri paesi, tra le nostre strade e in mezzo alla nostra gente, forte e gentile.