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27 settembre 2026

Carlo Tedeschi, Monasteri dell’Abruzzo adriatico: un dossier documentario (1019-1065).


Carlo Tedeschi,  Monasteri dell’Abruzzo adriatico: un dossier documentario (1019-1065).

l contributo è dedicato ad otto chartulae – di cui si offre l’edizione – degli anni 1019-1065, relative ad alcuni monasteri dell’Abruzzo adriatico: S. Martino di Paglieta, Ss. Giovanni, Nazario e Celso di Archiano, S. Stefano in Lucana, S. Salvo e S. Clemente di Lastiniano. Quattro di esse sono conservate nell’Archivio di S. Leucio ad Atessa, mentre altre quattro a Parigi, BNF, rilegate nel ms. lat. 9255. Nell’introduzione si ripercorre la storia archivistica delle carte parigine, individuando nel monastero cistercense dei SS. Vito e Salvo al Trigno il luogo in cui furono raccolte, prima del trasferimento oltralpe. L’analisi del contenuto consente di evidenziare l’interesse strategico attribuito dai conti di Chieti – in particolare di Landolfo e Trasmondo V – all’area atessana, fino all’XI secolo dominata dalla presenza farfense. Dallo studio delle caratteristiche paleografiche e diplomatistiche si evincono numerosi elementi formali comuni al piccolo corpus e, attraverso il confronto con la documentazione della regione, si tenta di tracciare un primo, provvisorio profilo del notariato locale.

       Academia.edu  

23 settembre 2026

Lo Tsunami del 1627 sulla Costa Frentana tra storia e miti: I Trabocchi, le città sommerse, le processioni a mare, punti di stella e i nuovi rischi. Da uno studio di F.Stoppa.

Mappa sismica di Matthaus Greuter, Biblioteca Apostolica Vaticana.
 

Lo Tsunami del 1627 sulla Costa Frentana tra storia e miti: I Trabocchi,  le città sommerse, le processioni a mare, punti di stella e i nuovi rischi. Da uno studio di F.Stoppa.

di Filippo Marino

La storia geologica e culturale della costa adriatica italiana custodisce eventi dirompenti che spesso affiorano solo attraverso l'intreccio tra cronache storiche, tradizioni orali e indagini antropologiche. Un caso emblematico in tal senso è rappresentato dagli effetti del violento terremoto e del conseguente tsunami che il 30 luglio 1627 colpirono la Capitanata e l'Abruzzo Citeriore. Uno studio condotto dal geologo e antropologo Francesco Stoppa  analizza in modo approfondito questo evento, evidenziando come la memoria di quella catastrofe viva ancora oggi nei racconti popolari, nelle feste religiose e nell'assetto storico del territorio frentano.

Il Terremoto e lo Tsunami del 1627

Il 30 luglio 1627, intorno a mezzogiorno, un sisma di magnitudo stimata pari a 6.7 e un'intensità fino al X-XI grado della scala Mercalli nell'area epicentrale, scosse violentemente la terraferma e la fascia adriatica meridionale. Le cronache dell'epoca, come quelle riportate da A. L. Antinori e documentate nei fondi archivistici storici (tra cui Corrado Marciani, De Poardi, Polidori, Luigi Anelli), descrivono danni gravissimi in centri come Lanciano, Vasto, Ortona, Francavilla, Paglieta, Fossacesia e Termoli. 

Luigi Anelli, Ricordi di Storia Vastese

Lanciano e Vasto subirono danni gravissimi e risultarono, secondo la carta di Matteo Greuter e la relazione di De Poardi del 1627 «per metà rovinate». Gli effetti del terremoto furono segnalati fino all'attuale provincia di Pescara.

Foglia G.A., Historico discorso del gran terremoto...

Molte comunità, un tempo prospere, precipitarono in una profonda crisi economica e demografica.

Alla violenza della scossa tellurica si accompagnò un maremoto (tsunami) i cui effetti furono particolarmente evidenti lungo la costa chietina e nelle foci dei fiumi principali, come il Sangro e le foci nel pescarese. Le acque invasero le zone pianeggianti e causarono una profonda destabilizzazione socio-economica, inaugurando un periodo di contrazione dei traffici marittimi e commerciali che durò per quasi un secolo.

Geomitologia e antropologia: La "paura del mare" e i culti religiosi

Uno degli aspetti più affascinanti è la cosiddetta geomitologia, ovvero lo studio dei miti e delle leggende nati per spiegare catastrofi naturali in epoche in cui mancava una lettura scientifica dei fenomeni geologici.

A Vasto,  ad esempio, si parla del mito di città sommerse, come: Buca, Aspra, Pennaluce, nonché accertati approdi inabissati di epoca romana.

Vasto, Pesca all'Aspra

Sulla costa frentana, in particolare a San Vito Chietino e nei borghi marinari circostanti, si tramandano leggende di città e monti sprofondati nel mare e una persistente "paura del mare", che per secoli ha frenato la vocazione alla navigazione d'altura delle popolazioni locali, orientandole piuttosto verso un'economia agricola o verso la pesca stanziale condotta tramite le caratteristiche strutture dei trabocchi.


Un legame diretto con il cataclisma del 1627 si riscontra inoltre in alcune particolari tradizioni religiose:


Processione Festa Madonna del Porto, San Vito Marina, 1920 (da F.Stoppa)

A San Vito Marina la Festa della Madonna del Porto è celebrata tradizionalmente l'ultimo sabato di luglio, questa suggestiva processione a mare (con una sfilata di imbarcazioni che accompagnano la statua della Vergine) cade proprio in concomitanza con la ricorrenza dello tsunami del 30 luglio 1627.

Chiesa Madonna del porto - S.Vito Marina - non più esistente (da F.Stoppa)

La leggenda devozionale narra che a San Vito Marina le onde del maremoto del 1627 si spinsero fino alla soglia della chiesa originaria, arrestandosi miracolosamente ai piedi della statua della Madonna, consolidando così un culto di ringraziamento e protezione che perdura nel tempo, analogamente alle processioni a mare che vi sono a Vasto per la Madonna di Pennaluce o Punta Penna e per la Festa di S.Nicola della Meta.

 Processione della Madonna di Pennaluce, Porto di Punta Penna, Vasto. Coll. I Candeloro

Processione di San Nicola, Vasto. Foto Scotti, coll. I Candeloro

Nella cultura marinara locale, il 30 luglio era considerato uno dei giorni sfortunati o "punti di stella" in cui evitare la navigazione, analogamente alla commemorazione dei defunti o alle date segnate da lutti collettivi causati da antiche tempeste e maremoti e alle principali feste religiose.

Dalle lezioni del passato ai rischi del presente

Oltre all'interesse storico-antropologico,  lo studio di Stoppa lancia un severo monito sulla vulnerabilità della moderna costa abruzzese. Oggi l'area costiera è caratterizzata da una forte antropizzazione, da stabilimenti balneari densamente frequentati durante i mesi estivi, da infrastrutture stradali e ferroviarie lineari e da vie di fuga spesso anguste o vulnerabili (come i sottopassaggi), nonché dalla pista ciclopedonale della Costa dei Trabocchi.

Se un evento di intensità simile a quello del 1627 dovesse ripetersi in pieno giorno durante il periodo estivo, la combinazione di un preavviso inesistente o insufficiente, del panico collettivo e di barriere strutturali potrebbe generare un rischio elevato per migliaia di bagnanti e residenti.

L'analisi integrata di dati storici, registri notarili, reperti archeologici e tradizioni popolari dimostra che il rischio tsunami lungo la costa adriatica non è un'ipotesi puramente teorica. Il patrimonio mitologico e rituale legato al 1627 non costituisce soltanto una preziosa testimonianza del passato, ma rappresenta un campanello d'allarme che invita a ripensare con maggiore consapevolezza  la pianificazione territoriale, la progettazione delle infrastrutture balneari e la gestione delle emergenze lungo il litorale adriatico.


Atlas of isoseismal maps of Italian earthquakes, CNR






11 settembre 2026

Reginella campagnola.


Spartito musicale e testo

Reginella campagnola è una celebre canzone italiana composta nel 1938 da Eldo Di Lazzaro (con testo scritto insieme a Bruno Cherubini). Sebbene sia nata come un brano d'autore moderno, il suo ritmo travolgente a tempo di polka l'ha trasformata nel tempo in un pilastro del patrimonio popolare abruzzese e della musica folk italiana, immancabile nelle feste di paese e nei balli contadini.
Il testo racconta in modo allegro e spensierato la giornata di una giovane contadina dell'"Abruzzo d'or" che va in città a vendere i suoi prodotti con un asinello, per poi tornare felice al suo borgo di montagna la sera.
A livello internazionale, il brano ottenne un successo clamoroso: fu tradotto in inglese con il titolo The Woodpecker Song e interpretato da grandi icone della musica mondiale come Glenn Miller.



9 settembre 2026

Carta delle Strade Ferrate del Regno d'Italia, Anno 1885 - Mappa della Rete FS al 1° Luglio 1906.

Carta delle Strade Ferrate del Regno d'Italia, Anno 1885.
 
Al nord-ovest spicca la rete cavouriana già saldamente radicata: sono in costruzione solo la Succursale dei Giovi (1889), la linea della Val d'Aosta (1886) e poche altre; in progetto il Sempione (1906) e il Tenda (1914-28). Intorno a Milano anche la rete delle Ferrovie Nord è già ben presente (manca la linea di Novara e il prolungamento da Erba ad Asso). Al nord-est in progetto la linea (allora internazionale) della Valsugana Bassano-Trento (1910) e addirittura assente la Venezia-Trieste via Portogruaro.

L'Appennino Tosco-Emiliano è valicato solo dalla Porrettana (1864); in costruzione sia la Pontremolese (1894) sia la Faentina (1893), in progetto la Fabriano-Urbino-Rimini che in realtà non verrà mai completata. Al centro, oltre ovviamente a mancare la Direttissima Roma-Napoli (1927), è in costruzione la trasversale Roma-Pescara e in progetto la Sulmona-Isernia, che tra l'altro è indicata via Scanno, anziché sul tracciato poi effettivamente costruito via Campo di Giove. Più a sud, anche il tracciato della Avellino-Rocchetta è indicato via S.Angelo diversamente da quello che verrà realizzato.

Adriatica e Jonica sono già complete, ma quest'ultima è per ora l'unico accesso a Reggio Calabria: l'impervia Tirrenica Meridionale (1885-1895) rappresenterà una pietra miliare del decennio seguente. Da Cosenza non è nemmeno ipotizzata la linea per Paola, mentre compare un progetto per Nocera poi non realizzato; anche la Sicignano-Lagonegro è indicata concludersi sul Tirreno mentre rimarrà limitata al capolinea di Lagonegro.

In Sicilia la rete è già significativamente sviluppata, anche se Palermo si raggiunge solo via Catania-Enna (allora Castrogiovanni). Inoltre è sostanzialmente assente la rete a scartamento ridotto, con l'eccezione del progetto della Porto-Empedocle-Agrigento, dunque la prima ad essere pensata e l'ultima a morire (1985). Infine è già completa la trasversale sarda, mentre è solo in progetto la rete a scartamento ridotto dell'isola.


particolare

La Rete FS al 1° Luglio 1906
La Rete FS al 1° Luglio 1906

5 settembre 2026

Costantino Felice, Un mezzogiorno particolare. Storia dell’Abruzzo: contro i luoghi comuni e le retoriche identitarie, 2025.

Scheda libro

Una regione molto diversa dalle visioni
stereotipate: non l’Abruzzo agropastorale
inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi
selvatichezze, bensì un Abruzzo
intraprendente e attivo, pienamente inserito
in quel Sud operoso che il nuovo
meridionalismo da decenni va disvelando.

Nel corso dei secoli una pervadente montuosità ha indotto le «genti d’Abruzzo» a declinare la loro storia nel difficile rapporto tra quadri ambientali e azione umana. Ma in che misura l’imponente geografia dei luoghi e le dinamiche economico-sociali che ne sono conseguite hanno forgiato il carattere degli abitanti, condizionandone scelte e comportamenti? Se ne può desumere una specifica identità regionale? L’immagine dell’Abruzzo tuttora prevalente – nell’opinione corrente ma anche in ambienti colti (o che tali si ritengono) – continua a essere quella dello slogan «forte e gentile»: un Abruzzo oleografico e di maniera, privo di sostanziali riscontri nella concretezza del divenire storico. È difficile trovare un’altra regione d’Italia così ridondante di stereotipi e luoghi comuni le cui stilizzazioni artisticamente più riuscite ed efficaci – ma le sedimentazioni culturali sono di lungo periodo – possono riassumersi nel «pastore» dannunziano e nel «cafone» siloniano. Il libro si sviluppa dunque su due piani: da un lato, nella pars destruens, si procede a uno smontaggio degli idola di matrice antropologica e letteraria (o anche geografica) – da Guinizzelli e Boccaccio fino a D’Annunzio e Silone – sui quali si fondano le mistificanti retoriche sull’«abruzzesità»; dall’altro, nella pars construens, attraverso rapide sintesi, frutto di decenni di studio e varie pubblicazioni, viene ricostruito, con ricchezza di documentazione e rigore scientifico, un profilo dell’Abruzzo che è altro – un «Mezzogiorno particolare» – rispetto a quello «in idea» delle trasfigurazioni mitologiche. Ne viene fuori non un Abruzzo sordamente inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi selvatichezze, bensì un Abruzzo intraprendente e dinamico, parte integrante di quel Mezzogiorno operoso che il nuovo meridionalismo sta progressivamente mettendo in luce, anche attraverso i suoi mutamenti economici e sociali. L’approccio dell’autore è di tipo interdisciplinare, nutrendosi costantemente di un serrato confronto con il dibattito che sul controverso tema dell’identità continua ad animare la storiografia e le scienze sociali.


Costantino Felice, già docente di Storia economica presso l’Università D’Annunzio di Pescara, si occupa del Mezzogiorno, con particolare riguardo all’Abruzzo e al Molise. Ha curato il volume L’Abruzzo della «Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi» (Einaudi, 2000). È autore, fra l’altro, di Il Sud tra mercati e contesto (FrancoAngeli, 1995, 1996) e Dal borgo al mondo (Laterza, 2001); per i tipi della Donzelli ha di recente pubblicato: Mezzogiorno tra identità e storia. Catastrofi, retoriche, luoghi comuni (2017); Dalla Maiella alle Alpi. Guerra e Resistenza in Abruzzo (2014, 2022); Una storia esemplare. Fucino: bonifica, riforma agraria, distretto agroindustriale (2023).


Da: Donzelli editore


3 settembre 2026

Abruzzo, Il sistema idrico.

Da: Yumpu

Culto e Cultura in Abruzzo.

Da: Yumpu

Viaggio in Italia nel Patrimonio Immateriale UNESCO: La Transumanza.

Silvia Curulli, Tra Paesaggi Sacri e Vie Pastorali: Un’indagine sul Patrimonio Culturale dell’Abruzzo e le potenzialità del coinvolgimento comunitario per la sua Tutela e Valorizzazione, 2025.


L'Abruzzo, con il suo territorio unico e la lunga tradizione di pratiche agro-pastorali, offre un contesto ideale per studiare l'interazione tra uomo e ambiente, mettendo in relazione beni culturali materiali e immateriali. Questa tesi esplora due elementi distintivi del patrimonio culturale abruzzese, analizzando i luoghi di culto rupestri e il fenomeno della transumanza. L'indagine si concentra sull'evoluzione storica e sociale degli eremi rupestri, evidenziandone la funzione spirituale e simbolica, nonché il legame con l'eremitismo. In parallelo, viene analizzata la tradizione millenaria della transumanza, esaminando il ruolo dei tratturi come corridoi culturali e vie di scambio economico e sociale. Successivamente, la tesi delinea il quadro delle problematiche di conservazione, con un'analisi dei rischi ambientali e socio-economici che minacciano questi patrimoni.

27 agosto 2026

Giovanni De Santis, La Via degli Abruzzi nella struttura viaria della regione.

Da: Uniroma

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Prof.ssa Lia Giancristofaro.

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Prof.ssa Lia Giancristofaro
Da: Coro Folkloristico "La Figlia di Jorio"

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Dott.ssa Adriana Gandolfi.


***
Il complesso del cafone è un'espressione di carattere sociologico e antropologico utilizzata per descrivere il sentimento di inferiorità, vergogna o imbarazzo che alcune persone o intere comunità provano nei confronti delle proprie origini rurali, provinciali o popolari. 

Pillole d'Abruzzo sulla transumanza con l'antropologa Adriana Gandolfi.



Foto della Transumanza. 
Collezione dell'antropologa Adriana Gandolfi.







Archivio Adriana Gandolfi

Pillole d'Abruzzo, di Giovanni D'Addario.

'Mmidia Abruzzese: Tradizione e Rito contro il Malocchio.


Il folklore popolare italiano è ricco di credenze e riti legati alla protezione contro le influenze negative. Tra queste, la tradizione de "La 'Mmidia" (o "Lu Malucchie") in Abruzzo occupa un posto di particolare rilievo, rappresentando non solo una superstizione, ma un vero e proprio elemento identitario della cultura contadina e pastorale della regione.

La 'Mmidia, termine dialettale per "Invidia", è considerata la causa principale del Malocchio, o "Lucchiatura" (italianizzato come occhiatura). Sebbene l'etimologia del termine occhiatura rimandi semplicemente all'atto di guardare intensamente, in Abruzzo e in altre regioni del Centro-Sud Italia esso assume un significato magico-terapeutico: l'atto con cui una persona, spesso involontariamente, proietta un'energia negativa su un'altra, causandole malessere. Secondo le antiche tradizioni popolari abruzzesi, il Malocchio non è necessariamente un maleficio lanciato con cattiveria consapevole. Spesso, l'invidia o persino un eccessivo complimento, uno sguardo troppo intenso, o una lode esagerata possono innescare la lucchiatura. I sintomi di chi è colpito da questo influsso sono tradizionalmente riconducibili a un malessere generale, che non trova spiegazione medica: un forte mal di testa, stanchezza improvvisa, irritabilità o una sensazione di oppressione. Questi malesseri vengono interpretati come la prova tangibile dell'energia sottratta o deviata dalla persona invidiosa.

Per liberare l'individuo colpito dall'influsso maligno, si ricorre a specifici rituali di magia terapeutica, noti come "togliere lu malucchie" (togliere il malocchio) o, per estensione, "Smammidia" (sciogliere la 'mmidia). Questi riti sono custoditi gelosamente e tramandati oralmente, spesso di generazione in generazione, seguendo regole ben precise che ne garantiscono l'efficacia. La figura centrale è di solito una donna anziana, la fattucchiera o magara del paese, depositaria della formula segreta. Il rituale è quasi sempre un sincretismo di elementi cristiani e pagani. Un metodo comune prevede l'uso di acqua e olio: l'acqua viene posta in una scodella e l'olio, versato a gocce mentre si recita la formula segreta, reagisce in modo specifico. Il modo in cui le gocce di olio si allargano o si uniscono sull'acqua indicherebbe se l'individuo è effettivamente affetto dal Malocchio e, una volta sciolto l'olio, l'influsso è considerato annullato.

Un elemento distintivo di questa tradizione in diverse zone d'Abruzzo è il legame con la notte di Natale. La tradizione vuole che le formule per togliere lu malucchie (o per trasmettere il potere di farlo) vengano recitate o imparate il 25 dicembre a mezzanotte. Questo momento, sacro e potente, segna un passaggio rituale che conferisce o rafforza il potere di "sciogliere" l'invidia e il Malocchio per l'anno a venire. Oggi, sebbene la vita moderna abbia allentato la presa di molte credenze popolari, la tradizione de "La 'Mmidia" persiste, specialmente nelle aree più interne della regione, come un affascinante retaggio di un passato in cui la magia e la fede erano inestricabilmente legate alla vita quotidiana e alla salute.

Giorgia Silverii, Lanciano

Da: https://radiciculturali.it/cultural-assets/la-mmidia-abruzzese-tradizione-e-rito-contro-il-malocchio


Il malocchio e la jettatura sono credenze popolari profondamente radicate, basate sull’idea che determinate persone, oggetti, animali o situazioni possano esercitare un’influenza negativa e nefasta su altri, sia volontariamente che involontariamente. Alla base di questa superstizione vi è il potere attribuito all’occhio, considerato un centro da cui può emanare un influsso distruttivo e maleaugurante. Come spiega Alfonso M. Di Nola, “A base della credenza è il potere attribuito all’occhio, come centro dal quale può emanare un influsso distruttivo e maleaugurante”. Da questa concezione deriva il termine iettatura, ossia l’azione dell’"occhio che getta" il male.

Questa credenza è diffusa in numerose culture, sia antiche che moderne, ed è riuscita a sopravvivere nei secoli nonostante l’evoluzione storica e scientifica. Secondo la tradizione, lo sguardo malevolo di una persona può influenzare negativamente chi lo riceve, causando disgrazie o malesseri. Chi è colpito dal malocchio manifesta sintomi ricorrenti: un senso di malessere fisico e mentale, accompagnato da stanchezza, mal di testa, agitazione e difficoltà ad addormentarsi, con un riposo disturbato che può sfociare in nausea e vomito. Le cause principali del malocchio sono sentimenti negativi come invidia, rabbia e gelosia nei confronti della vittima, ma anche una bugia, un complimento falso o un'ammirazione ipocrita da parte di una persona poco fidata possono bastare a scatenarne gli effetti.

Il rito del malocchio nella tradizione vastese

A Vasto, per verificare la presenza del malocchio e allontanarlo, si ricorre a un antico rituale eseguito dalla magara (o Mmahàre). Il rito prevede l’uso di un piatto contenente due dita d’acqua, con una forbice aperta sul fondo. La magara impone quindi le mani sulla fronte della persona colpita e, tracciando una croce con i pollici, recita la formula magica:

Malucchie malucchiate,

du ucchie t’anne aducchiate,

tre Sende t’anne aiutate:

Padre, Fijje e Spirte Sande.

Lu Malucchie puzza ji ‘rrète

E nin puzza ij cchù annènde.

Nnome de Patre,

Fijje e Spirte Sande

Dopo la preghiera, la magara versa due gocce di olio d’oliva nell’acqua. La forma che prenderanno nell’acqua rivelerà la presenza del malocchio e l’identità di chi lo ha gettato: se si forma un’unica macchia, il responsabile è un uomo; se invece le gocce si suddividono in più figure, è una donna. Se le gocce rimangono integre, significa che il malocchio è stato annullato e non ha più effetto.

Aurora Celenza, Vasto

Da: https://radiciculturali.it/cultural-assets/il-malocchio