Pagine

Visualizzazione post con etichetta Pescara. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pescara. Mostra tutti i post

16 agosto 2026

Viaggio nell'Abruzzo Magico - Intervista a David Ferrante.

<

All’interno delle varie identità culturali e regionali, uno spazio importante è occupato dal folklore e dalle mitologie affollate di riti, creature, superstizioni e credenze che hanno plasmato comportamenti ed atteggiamenti che attiviamo, inconsapevolmente, anche nel quotidiano. È un’eredità invisibile, ma presente, che attraversa gesti, parole, simboli, stratificata nella memoria collettiva e nei territori.
David Ferrante, sociologo e saggista ed autore, esplora da anni questo patrimonio immateriale, coniugando il rigore della ricerca sociale con una sensibilità narrativa capace di ridare voce a figure semidimenticate e a pratiche arcaiche. I suoi studi e racconti – dalla pandàfeche agli antichi sortilegi del solstizio d’estate – disegnano una mappa antropologica del sacro e del magico in Abruzzo, dove il mondo contadino, la fede popolare e la paura dell’ignoto si intrecciano in una trama che ancora oggi (volente o nolente) ci appartiene. In questa intervista, ci addentreremo con lui in un universo simbolico fatto di erbe e parole, sogni e incubi, santi e spiriti, per riscoprire la potenza generativa del folklore non come reliquia del passato, ma come chiave attuale di lettura del presente, richiamando alla memoria quei ricordi dei nostri nonni, appartenenti ad una fase pre-industriale in cui il magico albergava ancora nelle case. Perché queste storie non sono solo fiabe antiche: sono dispositivi culturali che continuano a definire chi siamo, come agiamo, cosa temiamo e a cosa affidiamo, ancora oggi, le nostre speranze. ___________ 0:00 Intro 0:44 Dai racconti dell'infanzia allo studio del folklore 1:44 Incontri ravvicinati: la pandafica e il primo racconto 3:06 Alle origini del rito 4:19 Bestiario abruzzese 5:18 Il rito della 'Mmidia 7:53 L'eredità del rito e delle credenze 9:09 Tra sacro e profano 11:50 Il revival delle tradizioni popolari: è solo turismo? 13:42 Ricerche e documentazione, alcune considerazioni 14:46 Il folklore contro l'omologazione 16:25 Sulle creature dei racconti popolari 19:44 Empatizzare con "il mostro" 21:48 Al di là del bene e del male 24:11 Il Mazzamurello e il pretesto narrativo 25:21 Custodire l'interesse e la memoria 27:00 Sintetizzare la cultura magica abruzzese 27:27 Il senso di questi argomenti oggi: dall'IA all'irrazionale ___________ 🔗Alcuni link per approfondire 🌐 https://abruzzomagico.jimdosite.com/d... 📚 http://www.streghedabruzzo.it/ 📙 https://www.amazon.it/stores/author/B... DAVID FERRANTE è sociologo e scrittore, appassionato studioso e divulgatore della cultura popolare. Come sociologo, ha pubblicato diverse monografie e saggi tra cui tre monografie e vari saggi in collettanee edite da Franco Angeli e dall’Università d’Annunzio di Chieti. È particolarmente noto come divulgatore e autore di opere che recuperano il patrimonio leggendario abruzzese. Tra i suoi saggi chiave spicca “Tradizioni, riti e sortilegi del 24 giugno. San Giovanni Battista nella cultura popolare abruzzese”. È ideatore e curatore delle antologie tematiche di successo come: "L’Ammidia. Storie di Streghe d’Abruzzo", "Fate, Pandafeche e Mazzamurelli. Storie di miti, superstizioni e leggende d’Abruzzo", "Magare. Storie di Streghe d'Abruzzo v.2" e "Anime Sperse. Storie di fantasmi d'Abruzzo e Molise". La sua opera personale, "Il dolore della luce. Racconti di streghe, fantasmi e d'amore," ha visto la seconda edizione nel 2024 (edito da Tabula Fati). Per le edizioni Solfanelli, nel 2025, ha pubblicato il saggio “Sicurezza locale. L'Amministrazione della sicurezza urbana nell'evoluzione storica e giuridica della Polizia Municipale” e curato la seconda edizione integrale del libro “Primo Levi, Abruzzo forte e gentile. Impressioni d’occhio e di cuore” del 1882. ___________ 🔗 Tutti i nostri link: https://linktr.ee/operarotas 👉🏻    / @the.operarotas   👉🏻   / opera__rotas   👉🏻   / opera_rotas  

Adriana Gandolfi, La vera storia degli arrosticini.

Da: Opera Rotas

20 luglio 2026

Giulio Fara, L'anima musicale d'Italia. La canzone del popolo, 1920.



***



Francesco Paolo Michetti co' suoi quadri, Gabriele D'Annunzio con le sue novelle, ci avevano mostrato una regione quanto mai ricca di colore locale da i forti contrasti, dalle tinte cariche, dalle passioni schiette ma violenti; paese in cui l'artista poteva ad ogni svolto di strada, in ogni porta aperta, nel gesto della contadina, nell'abito del paesano, nelle processioni, nei funerali, nel duello d'amore, ne' tramonti come nell'aurore, alla fontana come nella rustica cucina o nella piccola chiesetta, trovare materia a' suoi studi, alle sue meditazioni, alle sue fantasticherie, alle sue creazioni d'arte.

Io, che senza tener conto della raccolta fatta dal Tosti con un mal gusto da non dirsi, a base di voci cantanti continuamente per terze, nè dell'uso più o meno felice fattone dal Franchetti nella sua Figlia di Jorio in cui i canti d'Abruzzo a quelli di Sicilia mescola, dico, che conoscendo le preziose melodie della raccolta del Finamore e la magnifica ninna-nanna dello studio sulla Berceuse dell'Adaïewsky, di cui mi servirò, speravo potere 
spigolare nie' villaggi abruzzesi ancora qualche cosa di originale specie in proposito a strumenti pastorali; mi rivolsi ad un signore de' luoghi per averne schiarimenti e non ne ottenni che una lavata di capo in cui erami fatto sapere che «gli Abruzzi sono contrade civili dove la musica è coltivata a preferenza delle altre contrade d'Italia e sono famose le bande abruzzesi continuamente vincitrici di concorsi».

Lascio da parte la civiltà, assolutamente fuori questione e la continuità delle vittorie bandistiche, ma riporto il brano perchè il lettore veda come non solo la etnofonia non sia tenuta in conto di materia di studio ma, dagli stessi indigeni, tenuta come cosa da ripudiare, come una rogna paesana.

È noto quanto fortemente contrasti l'energica protesta dell'egregio interpellato, fatta certo in buona fede, col comune chiamare abruzzesi tutti i suonatori di cornamusa; coll'affermazione di un amatore e raccoglitore di dati etnografici, il Maes, che nelle Curiosità romane asserisce piovere un tempo a Roma dall'Abruzzo e dalla Ciocciaria i pifferari, i quali si fermavano a fare la novena del Natale innanzi le imagini sacre poste nelle vie, offrendo così ai romani quelle scene tanto pittoresche mirabilmente ritratte dall'arte del Pinelli; e in fine coll'esistenza, al museo istrumentale del Conservatorio di Bruxelles, di 
un piffero e due cornamuse degli Abruzzi, che provano incontestabilmente esserci in questa regione coloro che tali strumenti suonano!


Prima d'ogni altro diamo due esempi del come il Tosti, abruzzese, raccolse e conciò i canti della sua terra natale che pure furono tra i primi lavori a metterlo in vista (Vedi tav. n. 52, 53).

Li ho, nei quindici della raccolta, scelti di proposito fra i pochi dedicati al Michetti perchè mi pare che al grande figlio dell'Abruzzo il Tosti dovesse aver dedicato i canti più caratteristici e genuini, quelli cioè più fedelmente ed intieramente abruzzesi.

Ed infatti nel primo di questi due esempi il cadenzare sul movimento debole ha una cert'aria di malinconia che lo dà per canto pastorale e ce lo farebbe accogliere con certo riguardo se non fosse quella tale svisatura che gli artisti si credono permesso d'infliggere ad ogni onesta me- lodia che va pe' fatti suoi senza cercare di entrare nei salotti... per bene.

Nel secondo io trovo qualche cosa di simigliante, nella linea e nel colore, allo stornello romagnolo, ma che in esso l'ulteriore sviluppo e la elaborazione del maestro hanno sciupato 
l'anima, falsato il colore che sono propri della poetica e forte Pescara.


«Voila un petit drame bien touchant! pres-que trop émouvant pour une berceuse. Le rôle de la fourmi nous la rend bien autrement sympathique que l'héroïne du bon Lafontaine; décidément cette fourmi a du coeur. puisque, elle ne veut survivre à son infortuné grillon, qui, lui, reste toujours dans son rôle d'insouciant et d'imprudent comme sa cousine la cigale.

La chanson existe donc depuis au moins deux générations. Sa tonalité ancienne hypophrygienne (octave de sol à sol non eltérée, l'ambitus restreint de la mélopée, qui tourne au- tour de la note fondamentale, sur laquelle terminent toutes les phrases, sa simplicité rudimentaire et l'éthos monotone résultat de ces divers attributs, en font le prototype d'une véritable chanson «per far stare buoni i bambini». L' anacrouse de trois syllabes formant temps levé de trois notes est seule contre le programme.»

Così chiosa l'Adaïwsky e chiosa bene riguardo alla poesia ch'è ne versi ma disperatamente ed inesplicabilmente male in quanto si riferisce alla parte musicale dell'esempio a tav. n. 54. 
Inesplicabilmente perchè non si comprende come un critico così esatto e minuzioso abbia potuto affermare essere la scala su cui è costruito il tema di questa ninna-nanna basata sul sol e su questa nota aggirarsi tutta la melodia, mentre invece la scala su cui si basa la mélodia va da la a la con la terza maggiore (do diesis) e pel resto formata di note naturali, come l’ottava hipodorica dei greci, che differisce dall’ottava ipofrigia in quanto il secondo semitono cade in questa fra il sesto e settimo grado, mentre in quella, l’hipodorica, fra il quinto e sesto grado della scala. Abbiamo cioè tra le battute seconda e terza, quarta e quinta, la cadenza della sensibile alla tonica con un tono di distanza anzichè con un semitono, come vorrebbe il moderno senso tonale. Tale modo di cadenzare è proprio di parecchia musica popolare ed io già lo feci notare per alcune melodie sarde e calabresi in uno studio sulla polifonia presso i greci.

Quanto al resto noi crediamo che la ninna - nanna in questione esista qualche cosa più delle due generazioni che gli accorda l’Adaïwsky e la mettiamo invece ira la musica più antica conosciuta. Tarda sopravvivenza della musica preistorica che tanto influì su quella greca. 

Ecco a tav. n. 55 il canto della mietitura: Canto sacro d'amore e di fede verso la grande madre natura. Canto del lavoro e della gioia. Canto di grazie alla feconda terra. Canto antichissimo perchè l'uomo ha ben presto conosciuto il valore di quel prodigioso seme che è il grano e che doveva poi essere nell'eternità il simbolo del nutrimento de' popoli, sublimato da Gesù nel dolce e simbolico rito della comunione.

Nella costruzione melodica l'unico fatto notevole è l'alterazione ascendente di un semitono del quarto grado in modo da distruggere quasi il senso della tonalità di sol maggiore poichè il semitono do diesis viene così ad essere collocato ira il quarto e quinto grado anzichè fra il terzo ed il quarto, dando anche la falsa impressione di una continua tendenza ad una modulazione a re.

II Finamore dice: La melodia dei canti della mietitura, solenne, religiosa, è antichissima e uniforme in tutto l'Abruzzo. Il contenuto moderno del canto, ora amoroso, ora scherzoso, sempre gaio, vi fa vivo contrasto. Oggi per l'agricoltore, come dicono a Mozzagrogna, le ggiorne de mjetre è le stesse come le ggiorne de 
carnevale. I canti della mietitura sogliono essere cantati a vicenda da una voce alla volta.»

Alla mia mente questa melodia, cantata nell'ampio tono di voce e di tempo che gli son propri e che ogni fine orecchio di musicologo deve prestagli, rievoca il sacro rito della raccolta delle spighe fatta dall'uomo primitivo. Rievoca i bei quadri della Terra», il capolavoro di Zola.


Le canzoni d'amore, dice il Finamore, erano un tempo accompagnate dappertutto colla cornamusa. Ciò in barba a quel tale signore di cui dissi in principio, tanto sdegnoso di sì rozzi strumenti e tanto amante del suono delle piccole urtanti bande.

Ma della canzone d'amore qui non mi trattengo a riportare esempio, non parendomi, quelli ch'io ne conosco, tali da meritare una seria disamina.

ABRUZZI

52. O mamma mamma

\relative c' {
  \time 2/4
  \tempo 4=110
  \key f \major
  %rigo 1.1
   \autoBeamOff  
   <a' f>4 <a f>8. <a f>16|
   <a f>4. <a f>8|
   <g e>8. <a f>16 <bes g>8. \stemUp <c a>16|
   <bes g>8 <a f>4^\fermata r8|
   \break
   %rigo 1.2
   \stemDown <c a>4 <d bes>8. <e c>16|
   <d bes>4. <c a>8|
   \stemUp <bes g>4 \stemDown <c a>8. <d bes>16|
   \stemUp <c a>4. <bes g>8|
   <a f>4 <c a>8 <c a>|
   \break
   %rigo 1.3
   <c a>8 <bes g>4 <a f>8|
   <g e>8. <a f>16 <bes g>8. <c a>16|
   \acciaccatura {<c a>8} <bes g> <a f>4^\fermata r8 \bar "|."
   
   }
\addlyrics{
O mam -- ma mam -- ma strin -- gi -- mi_al tuo co -- re
ch'i -- o son pie -- na, ch'i -- o son pie -- na, ch'i -- o son
pie -- na d'af -- fan -- no_e di do -- lo -- re

}
  \layout {}
  \midi {}


53. Tu nel tuo letto

\relative c' {
  \time 4/4
  \tempo 4=90
  \key f \major
  %rigo 1.1
   \autoBeamOff r2 r4 r8 c'8|
   f1~|
   f2~f16 f f f g f e d|
e8[ bes] \acciaccatura c8 c2.~|
c4 r r r8 c8|
\break
%rigo 1.2
c1~|
c2~|
c16 d e f e c \stemUp bes g|
\acciaccatura {f16[ g]} f16[ e] f8~ f2.|
 \stemDown f'8 r s2.}
\addlyrics{
Tu nel tuo let -- to_a far dei so -- gni d'o -- ro Io
del -- l'a -- per -- to_al ge -- lo,_o mio te -- so -- ro
}
  \layout {}
  \midi {}


54. Stava lo grillo

\relative c' {
  \time 6/8
  \tempo 4=110
  \key c \major
  %rigo 1.1
   \autoBeamOff \partial 4. a'8 a a|
   \stemUp b4 b16 b b8. a16 g?8|
   a4 a8 a a a|
   \break
   %rigo 1.2
   b4 a8 \stemDown cis8 b \stemUp g|
   a4 a8^\fermata a4 a8|
   b4 b8 \stemDown cis4 b8
   \break
  %rigo 1.3
  \stemUp a4 a8 a4 a8|
  \stemDown b8 b b b4 \stemUp g8|
  a4 a \bar "|."

  }
\addlyrics{
Sta -- va lo gril -- lo a car -- pì lo
li -- no, Vien la for-
mi -- ca: dam -- mi_u -- no fi -- lo. U -- no fi -- lo? Per che
fa -- re? La ca -- mi -- cia per ma -- ri -- ta -- re
}
  \layout {}
  \midi {}


55. Fi mè

\relative c' {
  \time 4/4
  \tempo 4=90
  \key g \major
  %rigo 1.1
    \autoBeamOff r2 ^\markup{\bold "Largo"} d'4 d8. d16|
   d4 b  \override TupletBracket.tuplet-slur = ##t \tupletUp \tuplet 3/2 {d8 cis b} a8. g16
   |g4 g b cis8. d16|
   \break
   %rigo 1.2
   d4 b \tupletUp \tuplet 3/2 {d8 cis b} a g|
   |g4 g b cis8. d16|
   d4 b \tupletUp \tuplet 3/2 {d8 cis b} a8. g16|
   \break
   %rigo 1.3
   g4 g b cis8. d16|
   d4 b \tupletUp \tuplet 3/2 {d8[ cis] b} a8. g16|
   g4 g r2 \bar "|."
   }
\addlyrics{
Fi mè -- ta mè -- ta e la fag -- gij ja mè -- te ca la pa -- 
tro -- na ha ma da dà! la fij -- je Mi l'à pru -- mes -- sa en ni_im -- mi li vo
da -- je Tut -- to lo gra -- ne ji vuj -- je scip -- pa -- je!
}
  \layout {}
  \midi {}