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13 maggio 2026

Giuseppe Rodini, Elementi di geografia moderna, 1854-58.












Abruzzo
 Da: Archive

GIUSEPPE RODINI disegnatore e calligrafo di Atessa

Nacque il 14 febbraio 1813 da umili genitori. Frequentò le scuole municipali di Atessa, la sua città natia, e ancora giovane si distinse per una eccellente calligrafia, imitando con perfezione, perizia e ingegno, gli esemplari che ebbe a modello. Ma Giuseppe Rodini si distinse soprattutto per i disegni geografici e topografici.

Dette saggio del suo valore disegnando a penna la pianta topografica di Vasto, antichissima città de’ Frentani, adornandola, ne’ margini, di cenni brevi della Storia della città. Tale lavoro, donato al Comune di Vasto, che fu per qualche tempo ornamento della Sala Municipale, dalla quale scomparve nel 1862. Rodini per questa opera si accattivò la benevolenza del Municipio di Vasto; a spese pubbliche fu mandato a Napoli, dove protetto dal Marchese S. Angelo, Ministro dell’interno, divenne impiegato allogato in uno de’ dicasteri del Ministero dello Interno nella Capitale del Regno delle Due Sicilie.

Durante la sua dimora in Napoli, Rodini portò a compimento un Atlante geografico di rara precisione, che fu molto ammirato, ed un portatile Mappamondo in cartoncino, che facilmente poteva piegarsi, e poi riprendere forma mediante un semplice ed ingegnoso meccanismo.

Diede Giuseppe Rodini anche alle stampe la sua geografia antica e moderna, meritando encomii dalla stampa e dal pubblico.

Eseguì Rodini non pochi lavori a penna con rara perfezione e magistero non comune. Eseguì copie di stampe di celebri autori, e disegni di paesi, animali, figure, fiori, e frutta.

Rodini prese in moglie la sorella dell’illustre politico avvocato, Antonio Scialoja, dal quale ottenne non molto, solo un posto presso il Ministero di Agricoltura e Commercio.

Giuseppe Rodini, Mappa per la Ferrovia Abruzzese, 1856.

Giuseppe Rodini, Mappa per la Ferrovia Abruzzese, 1856.

Montesilvano una città tra i binari.

12 maggio 2026

Jean-Victor Schnetz, "Ritratto di una contadina abruzzese in preghiera".


Jean-Victor Schnetz, (Versailles, 14 aprile 1787 – Parigi, 15 marzo 1870)
"Ritratto di una contadina abruzzese in preghiera"
Olio su tela, cm 73,5x59,5
Collezione privata.

Lawrence Alma-Tadema, pittore olandese: “Donne abruzzesi”.

Lawrence Alma-Tadema (Dronrijp, 8 gennaio 1836 – Wiesbaden, 25 giugno 1912)
“Donne abruzzesi”
Olio su tela, cm 71.1x 5.7
Collezione privata.

6 maggio 2026

Abruzzo - Parchi, Borghi e Mare.

 
I parchi e i borghi d'Abruzzo offrono un connubio unico tra natura selvaggia e storia medievale. I principali includono il Parco Nazionale d'Abruzzo , il Gran Sasso e la Majella, arricchiti da borghi storici come Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio, Anversa degli Abruzzi, Scanno, Pacentro, Roccascalegna. A queste bellezze uniche si aggiunge la Costa dei Trabocchi , tratto di litorale selvaggio, caratterizzato da antiche strutture da pesca in legno che il poeta D'Annunzio definì " Ragni colossali ".

27 aprile 2026

Viaggiatori alla scoperta dell'Abruzzo tra Sette e Ottocento.

VIAGGIATORI ALLA SCOPERTA DELL’ABRUZZO TRA SETTE E OTTOCENTO

23 aprile 2026

Fortezza Aragonese di Pescara.


 Fortezza Aragonese di Pescara

Presso via Conte di Ruvo a Pescara, nel corso dei lavori ACA per la costruzione di una condotta, è stata rinvenuta una porzione di struttura muraria appartenente alla fortezza aragonese del XVI secolo.

I lavori erano stati autorizzati dalla SABAP e sono stati seguiti in assistenza archeologica da una professionista del settore, che è stata incaricata di documentare tutte le operazioni.

La struttura muraria doveva avere dimensioni imponenti: spessa quasi un metro, la porzione conservata scende in profondità oltre 3 m sotto il livello dell’attuale strada. La struttura è realizzata con due cortine esterne di mattoni riempite a sacco con laterizi e pietre tenuti insieme da una malta tenacissima; questo ci attesta che l’opera era concepita come un vero e proprio presidio contro gli attacchi e le invasioni via mare.

La fortezza di Pescara, infatti, fu costruita – inglobando le precedenti fortificazioni bizantine e medievali- per volere di Carlo V d’ Aragona su progetto dell’architetto Eraldo Barleduc, per fare fronte ad eventuali invasioni ottomane. Presentava una caratteristica forma “a stella” irregolare e con i bastioni dedicati ad altrettanti santi (i più famosi sono Sant’Antonio e San Vitale). Gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo nell’attuale via delle Caserme e in via del Bagno Borbonico nel 1990 hanno portato alla luce diversi ambienti precedenti alla caserma di fanteria e alle carceri borboniche che erano parte della fortezza; gli studi hanno evidenziato come anche l’andamento della fortezza sia stato influenzato dall’articolazione topografica della Ostia Aterni romana e in particolare dal rapporto con la viabilità. 

CARTA STORICA DELLA FORTEZZA DI PESCARA

La piazzaforte restò in funzione fino dopo la nascita del Regno d’Italia, quando iniziarono la progressiva demolizione e l’interramento che risparmiarono solo il tratto di Via delle Caserme. Grazie alla straordinaria opera di alcuni eruditi, tra cui il Marchese di Celenza (1598) ed architetti e topografi dei secoli successivi (1821), abbiamo descrizioni e rilievi di precisione assoluta che permettono di prevedere con sicurezza i punti in cui è concreta la possibilità di rinvenire le murature.  

Diversi lacerti della struttura, infatti, sono stati rinvenuti grazie all’archeologia preventiva negli ultimi anni, sotto il Palazzo della Regione a Piazza Unione, presso la sede ferroviaria, in cui le strutture del Bastione San Vitale saranno inserite in un progetto di valorizzazione di RFI seguito dalla SABAP, e all’interno del Campo Rampigna, in cui la Soprintendenza sta per realizzare un parco archeologico urbano con finanziamento dei Grandi Progetti Beni Culturali.

Da: sabapchpe.cultura.gov.it/

13 aprile 2026

Lo scultore e architetto Michele Clerici in Abruzzo e le sue opere.


La Basilica di San Tommaso di Ortona, prima del 1943, facciata e cupola progettate dal Clerici

Lo scultore e architetto Michele Clerici in Abruzzo e le sue opere

di Angelo Iocco

Introduzione

Poco conosciuto, e non essendo noi consci se forse esista una monografia interamente a lui dedicata, vogliamo ricordare Michele Clerici lombardo, attivo come architetto del Re di Napoli nella metà del ‘700. Il Clerici fa parte di quella cerchia di abruzzesi come Giambattista Gianni, Girolamo Rizza, Carlo Piazzola, Francesco Ferradini (quest’ultimo di origini nordiche ma nato a L’Aquila), e tanti altri che operarono in Abruzzo al servizio di varie committenze.

La sua attività è principalmente documentata tra Chieti, Ortona, Lanciano, Ortona e dintorni. A Chieti ai tempi dell’erezione della cappella di San Gaetano Thiene nella Cattedrale di San Giustino, voluto dal Mons. De Palma, la committenza fu eseguita dall’allievo di Giambattista Gianni, Girolamo Rizza, e forse alcuni interventi più delicati nella stuccatura dell’architettura progettata dal Rizza, furono del Clerici.

Uno dei capolavori di Clerici a Chieti è l’interno interamente stuccato della chiesa di Sant’Agostino, altari laterali e maggiore inclusi. Qui il Clerici supera gli schemi tozzi e convenzionali, e anche piuttosto ripetitivi, di Rizza e Piazzola, per dirottarsi verso la leggerezza e la delicatezza che può esporre lo stucco, se usato sapientemente, al punto da generare l’illusione ottica di un dipinto a secco.

Particolare di un rilievo a stucco del Clerici nella chiesa di S. Agostino, Chieti, foto R. Bigi


Nel 1746, scrive Bigi nel suo lavoro “Chieti, passato, presente, futuro”, Lanciano 2012, Clerici lavorò alla decorazione del profondo presbiterio di questa chiesa, realizzando una serie di raffinati pannelli in stucco che rappresentano la vita di S. Agostino (pregevolissimi quelli di S. Monica con l’angelo, S. Agostino che fa l’elemosina, la Gloria di S. Agostino, S. Agostino in atto di scrivere ispirato dal Santo Spirito, cui appare la Vergine recante un modellino di chiesa cupolata). É una decorazione minuta e sofisticata, in contrasto con la severità e l’austerità dell'ordine degli Agostiniani. La decorazione richiama gli stucchi applicati nel 1738 da Gian Girolamo Rizza all’altare di S. Gaetano nella cattedrale di S. Giustino. É da tener presente che a Chieti, in quel periodo, operavano quasi in contemporanea maestri lombardi come l’artista Giovan Battista Gianni, Ambrogio Piazza, Giovannantonio Fontana oltre allo stesso Rizza.