17 dicembre 2025
Perché la Scuola di Posillipo parlò abruzzese?
10 novembre 2025
Il pittore Camillo De Innocentiis di Chieti (1827-1919) e le sue opere.
Il pittore Camillo De Innocentiis di Chieti (1827-1919) e le sue opere.
di Angelo Iocco
Prospettiva
della piazza Mazzini di Orsogna dal viale Trento e Trieste. Primi del ‘900,
qualche anno dopo la realizzazione del dipinto di de Innocentiis
Nel 1847 espose un
gruppo di acquarelli con soggetti arabi[4].
Nel 1909 donò 5 lire
per l’obolo di S. Pietro raccolto dalla rivista La Civiltà cattolica[5]. Nel 1918 donava per lo stesso motivo, 10 lire[6].
Fu amico e
corrispondente del filosofo Bertrando Spaventa di Bomba[7].
Era amico dell’Avv.
Camillo De Attiliis[8]
e del sindaco e storico Cesare De Laurentiis. Il fratello di Camillo, Francesco
De Innocentiis, era membro della giunta comunale, nonché direttore della Cassa
di Risparmio di Chieti[9].
Il De Laurentiis nativo di Chieti (1865-1927) fu un politico e storico. Nato a Chieti e morto a Firenze (1865-1927). Instancabile, appassionato e acculturato ricercatore-storico della sua Chieti. Scrisse diversi “Quaderni” manoscritti, oggi conservati presso la Biblioteca Provinciale “A.C. De Meis”, densi di informazioni tuttora molto utili per gli studiosi. Il Consiglio Comunale di Chieti nel 1888 affidò a Cesare De Laurentiis il compito di riordinare le antiche scritture (dal 1461 al 1826) esistenti nell’archivio, riguardanti le vicende storiche della Città. Però, per cause non conosciute, antecedentemente al 1985, la busta n. 128 che conteneva gli atti più antichi, è andata dispersa. Dedicò la sua vita alla rivalutazione della sua Chieti ricoprendo più volte l’incarico di sindaco. Contribuì all’accoglienza di Gabriele d’Annunzio quando nel 1904 al Teatro Marrucino rappresentò la prima abruzzese de la Figlia di Jorio; ad organizzare la 1° Mostra dell’arte antica abruzzese tenutasi a Chieti nel 1905; ad accogliere ed ospitare il Re Vittorio Emanuele III° e la consorte, Regina Elena Petrovich, principessa di Montenegro, venuti a Chieti per l’inaugurazione della Mostra dell’arte antica abruzzese e, in concomitanza, all’inaugurazione della linea tranviaria che collegava la città alta con Chieti Scalo. È stato un grande personaggio di spicco per Chieti e profuse molte energie e beni personali per la valorizzazione della città, andrebbe ricordato di più.[10]
L’attività artista di
Camillo, fervente patriota e legato a quei sentimenti di acculturamento regionale,
voluti da Francesco Vicoli con la rivista Album pittorico letterario abruzzese
(1859-60), e prima di lui da Pasquale De Vergilii con la rivista Giornale
abruzzese di lettere, scienze e arti, ambedue riviste create sulla falsariga
delle napoletane Poliorama pittoresco e Napoli nobilissima, si concentra proprio
con alcuni disegni pubblicati nell’Album pittorico letterario[11].
Come avevamo detto all’inizio del capitolo, egli aveva studiato presso il
Palizzi, e quando aveva raggiunto la maturità, negli anni ’60 dell’800 egli
dava lezioni di disegno ai fratelli Francesco Paolo e Quintilio Michetti come privatisti, i quali studiavano anche presso i pittori Marchiani di Ortona,
residenti a Chieti, dove avevano impiantato la loro litografia[12],
apprendendo da loro quella grazia per il naturalismo, e quella ieraticità
candida verso la raffigurazione del sacro e dei santi, che successivamente il
Michetti modificherà e connoterà con accenti modernisti nei primi del
Novecento.
| Veduta di Orsogna, di Camillo De Innocentiis – olio su tela- collez. privata |
Purtroppo del De Innocentiis attualmente non resta granché, se non delle pitture di collezione privata. Tra di questi, per gentilezza di Marco Jajani che mi ha fornito una fotoriproduzione, figura una magnifica veduta di Orsogna in prospettiva dalla via del tratturo (attuale viale Trento e Trieste) in direzione della Piazza. Il dipinto fu realizzato negli anni ’80 dell’800, e lo dimostrano la presenza di casa Vozzo sull’attuale via L. Parladore, e la facciata della chiesa di S. Rocco sulla destra, frutto dei restauri voluti dall’ing. Filippo Santoleri orsognese. Qualche licenza poetica qua e là, ad esempio la veduta della Majella all’orizzonte del viale, appositamente spostata, altrimenti non visibile perché occultata dal torrione del castello Colonna, andato distrutto nel 1943-44, che tanto impressionò il Michetti per la sua tela de La figlia di Jorio, dipinta a Orsogna.
D. Ignazio De
Innocentiis di Orsogna, era zio del nostro Camillo.
Scrisse componimenti, insieme a Francesco Auriti di Guardiagrele, Raffaele de Novellis di Alanno, Antonio D’Orazio e Francesco Vicoli nella Raccolta di prose e poesie varie scritte nell’infausta circostanza della morte dell’Avv. D. Felice Scoperta[13], avvenuta a Chieti il 14 gennaio 1849, Chieti, tip. F. Vella, 1849.[14]
17 ottobre 2025
Filippo Palizzi (?), "Castello Orsini-Colonna di Avezzano".
Filippo Palizzi (?), "Castello Orsini-Colonna di Avezzano", olio su tela, cm 26x39,5, collezione privata.
24 luglio 2025
Filippo Palizzi, “Il giovane capraio”, 1852.
Filippo Palizzi (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 10 settembre 1899)
“Il giovane capraio”, 1852
Olio su tela, cm 37x52
Collezione privata.
Da: Vasto Gallery
12 luglio 2025
Filippo Palizzi, “La fermata al lago di Bolsena”, 1877.
Filippo Palizzi (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 10 settembre 1899)
“La fermata al lago di Bolsena”, 1877
Olio su tela, cm 55,5x76,5
Collezione privata.
Da: Vasto Gallery
29 aprile 2025
P. Domenico Maria D'Amico da S.Eufemia O.F.M. – Nel 50° anniversario del transito (1943-1993) – Il Santo costruttore di chiese.
P.
DOMENICO MARIA D’AMICO DA S. EUFEMIA O.F.M. – NEL 50° ANNIVERSARIO DEL TRANSITO
(1943-1993) – IL SANTO COSTRUTTORE DI CHIESE
di
Angelo Iocco
Nella
Biblioteca del Convento dell’Osservanza della Santissima Annunziata del Poggio
a Orsogna, si conserva un dattiloscritto inedito dal titolo Storia del Convento della Ssma Annunziata di
Orsogna, a firma di Vincenzo Simeoni. Fratello maggiore del sindaco Tommaso
Simeoni (1904-1994) che ricostruì Orsogna, Vincenzo si occupò da subito di
studi classici e religiosi, e condivise il Collegio col celebre storico P.
Aniceto Chiappini di Lucoli, come riporta in questi appunti, e si adoperò per
la pubblicazione di diversi articoli su riviste romane e umbre sui francescani
abruzzesi e le figure di spicco di Orsogna. Memorabile il suo intervento sulla
festa dei Talami a Orsogna, letto al VII Convegno Internazionale delle Tradizioni
popolari tenutosi a Chieti nel 1957 per volere del prof. Ernesto Giammarco e
Francesco Verlengia.
In
questo capitolo, leggiamo la storia del francescano Padre Domenico Maria
D’Amico da Sant’Eufemia a Maiella (1886-1943), dell’Ordine Osservante, che si
adoperò con pochissimi mezzi e con tanta Fede, per la ricostruzione di diverse
chiese abruzzesi in abbandono, e la fondazione di nuovi Conventi
dell’Osservanza nel chietino e nel pescarese. Molte notizie sono tratte dal
Simeoni, dal volume di P. Donatangelo Lupinetti: P. DOMENICO MARIA D’AMICO IL
FRATE MATTONARO, Pescara 1993.
Ecco
il testo del dattiloscritto inedito:
Questa attraente Figura d’Apostolo francescano, nacque il 25 agosto 1864 da Ercole D’Amico e Filomena Tonto a S. Eufemia a Maiella, dove crebbe come un Giglio profumato. Circondato dall’affetto dei genitori, del fratello Giocondino e dalla sorella Maria Giustina, passò la sua innocente fanciullezza e casta gioventù nell’aiutare suo padre sacrestano. A 12 anni ebbe il primo incontro con Gesù, che con il lavorio della sua grazia man mano lo preparò alla sua futura missione. Gli fu di valido aiuto il buon Arciprete d. Gioacchino Cerretani il quale, conoscendone la bontà, la vivida intelligenza e le disposizioni, prese a coltivarne la mente e il cuore, quasi presago del suo avvenire. Domenico si prestava a quel provvidenziale insegnamento anche quando l’Arciprete fu trasferito a Villa Reale[1], facendo chilometri a piedi, e spesso vi rimaneva per apprendere lezioni di Religione, cultura generale e latino. E per non essere in aggravio al suo benefattore, la sera studiava alla fioca luce del Sacramento, davanti al quale poi profondeva dolci colloqui d’amore.
In
quella favorevole atmosfera, nacque in lui la vocazione sacerdotale, nonostante
i continui richiami del mondo fallace e ingannatore e la propaganda
anticlericale che allora si propagava nella nostra Penisola. Il suo sogno
andava man mano maturando nel suo animo tra quei monti suggestivi, risonanti
del murmure delle acque e degli alberi secolari, anzi fu forse quell’ambiente
mistico che gli suggerì di chiudersi in un Convento per meglio servire il
Signore nel silenzio del chiostro. Nell’anno 1866 i Conventi erano stati chiusi
per legge, e i poveri Religiosi dispersi come fuscelli al vento, non sapendo quindi
come realizzare il sogno tanto caro, egli si raccomandò alla sua cara Madonna
la quale venne preso in suo aiuto.
Fortunatamente
il 13 luglio 1885 si riaprì il Ritiro di Orsogna ed allora il giovane decise di
lasciare il suo paese per seguire la voce di Dio. non l’attrasse il vicino
Convento di Tocco Casauria, posto come sentinella avanzata del francescanesimo
allo sbocco della valle che divide l’imponente Maiella dal Morrone, santificato
da S. Pietro Celestino e dai suoi Monaci.
Eppure, un mistico come lui avrebbe dovuto preferire quel baluardo
serafico che dalle falde del Morrone domina un vasto orizzonte che si estende
dalla sottostante Gola di Popoli sino all’azzurro Adriatico, e oltre il superbo
Gran Sasso, ai cui piedi il 27 febbraio 1862 era morto Gabriele
dell’Addolorata, il Santo del sorriso “Stella dell’eternità senza fine”.
Fondato nel 1470 dal Comune di Tocco in onore di S. Francesco e di S. Giovanni da Capestrano che si era spento il 23 ottobre 1456 a Ilok dopo la sua splendida vittoria di Belgrado sui Musulmani, vantava un glorioso passato ed era la Sede capitolare dei Francescani d’Abruzzo. Chiuso nel 1811, ma riaperto il 13 marzo 1816, era rimasto a svolgere fortunatamente la sua piena attività anche dopo il 1866, nonostante avesse subìto la dispersione della ricca biblioteca. Certamente l’aveva salvato il potente mistico nome di S. Maria del Paradiso! Potenza della Madre di Dio!
A
21 anni, il giovane Domenico lasciò i suoi cari monti, testimoni della sua
ascesi mistica, per dirigersi verso il lontano Ritiro di Orsogna fondato nel
1448 da S. Giovanni da Capestrano. Era stato chiuso improvvisamente dal Delegato
di pubblica sicurezza il 14 gennaio 1864, l’anno di nascita di Domenico, ma
riaperto il 13 luglio di quel fatidico anno 1885, che segnava l’inizio di una
nuova vita per il Missionario. Che meravigliosa coincidenza! In quell’arco di
tempo egli aveva maturato il suo bellissimo sogno che doveva rivelarsi radiosa
realtà. Superando i meravigliosi Monti della Maiella, giunse a Caramanico per
rifocillarsi di un boccone. Quel giorno era venerdì, ed egli senza rispetto
umano, chiese al locandiere cibo di magro, tra le beffe di alcuni giovinastri
che vomitarono ingiurie contro il Papa e tutto ciò che vi era di veramente
bello e sacro.
27 aprile 2025
Giuseppe De Guglielmo (nipote dei fratelli Palizzi), Foto Scuola elementare di Montenero di Bisaccia.
9 aprile 2025
Padre Marcellino Cervone da Lanciano e la ricostituzione della Provincia Serafica Abruzzese dopo l’Unità d’Italia.
Padre Marcellino Cervone da Lanciano e la ricostituzione della Provincia Serafica Abruzzese dopo l’Unità d’Italia
di Angelo Iocco
Il
29 settembre 1839 a Lanciano nasceva Raffaele Cervone. Sin da piccolo manifestò
la sua vocazione si farsi frate, e seguiva i seminari e le prediche dei Minori
Osservanti del convento di S. Angelo della Pace, poi S. Antonio di Padova,
nella sua Lanciano. Dopo un periodo di prova nel Noviziato del Ritiro di
Orsogna, nel 1856 ricevette l’abito serafico, e infine fu ordinato sacerdote il
5 ottobre 1862. Nel 1866 una crudele legge dello Stato piemontese, come
vedremo, soppresso gli Ordini monastici, e chiuse tutti i Conventi d’Italia.
Padre Marcellino da Lanciano come tanti altri monaci, si trovò sperduto. Ma non
demorse, e si dette da fare per ricostituire la Provincia Serafica Abruzzese di
S. Bernardino, dopo il violento passaggio del movimento liberale. Ma come fece?
Ce lo racconta un articolo inedito di Vincenzo Simeoni di Orsogna del 1993
circa, che compone una voluminosa monografia sulla Storia del Convento
dell’Annunziata del Poggio, nella di cui biblioteca si conserva.
Strali
velenosi si scagliarono anche contro il nostro caro Ritiro, ma il primo strale
ufficiale fu lanciato il 29 aprile 1862 con mano empia e felpata da un arco
vibrante di odio e di livore sacrilego di un anonimo cittadino di Filetto.
Quella freccia avvelenata raggiunse lugubremente il bersaglio con effetto
micidiale, anche se in ritardo, e l’eco si ripercosse sinistramente di luogo in
luogo fra le risate beffarde della palude pestifera.
Filippo
Palizzi, schizzo del Convento di Orsogna, 1874 – fotoriproduzione dall’archivio
del Convento della Santissima Annunziata, Orsogna.
26 dicembre 2024
Gabriele Rossetti (Vasto, 18 febbraio 1783 – Londra, 16 aprile 1854) poeta, patriota abruzzese, il Tirteo d'Italia. La vita e le opere.
12 dicembre 2024
Antonio Rossetti (Vasto, 8 marzo 1770 - Vasto, 7 novembre 1853), Sirinate.
22 settembre 2024
Vasto (Ch) - Pittori dell'800 (by Filippo Marino).
Piccola raccolta di opere dei principali pittori di Vasto (CH) dell'Ottocento:
8 agosto 2024
15 luglio 2024
Filippo Palizzi, "La fanciulla sulla roccia a Sorrento”, 1871. Tra tanta bellezza si cela un misterioso messaggio...
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| Filippo Palizzi, "La fanciulla sulla roccia a Sorrento”, 1871, olio su tela, cm 55x80, Fondazione Internazionale Balzan, Milano. |
Filippo Palizzi (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 10 settembre 1899)
Olio su tela, cm 55x80
Fondazione Internazionale Balzan, Milano.
Tra tanta bellezza si cela un misterioso messaggio: "Egli, che mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice."
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Filippo Palizzi, "La fanciulla sulla roccia a Sorrento”, 1871, olio su tela, cm 55x80, Fondazione Internazionale Balzan, Milano. |
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| Particolare |
Altra frase si trova in basso a sinistra, dove possiamo notare la dedica prima della sua firma: "a Felice de Lapommeray Fili Palizzi 1871".
15 novembre 2023
5 settembre 2022
Filippo Palizzi, “I piccoli caprai”, 1871.
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| Filippo Palizzi, “I piccoli caprai”, 1871 olio su tela, cm 65x95, collezione privata. |
Filippo Palizzi (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 10 settembre 1899)
“I piccoli caprai”, 1871
Olio su tela, cm 65x95
Collezione privata.
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| Filippo Palizzi, “I piccoli caprai”, 1871 olio su tela, cm 65x95, collezione privata. |
7 ottobre 2021
48 Acqueforti di Filippo Palizzi del 1853, tratte da "Usi e costumi di Napoli e contorni..." di Francesco De Bourcard.
48 Acqueforti di Filippo Palizzi (Vasto, 1818 – Napoli, 1899) (by Filippo Marino)
Da: Vasto Gallery
48 Acqueforti:
I guagliune
Il calesso
Gli zingari
I mangia maccaroni
I Viggianesi
I zampognari
Il 4 di maggio
Il banditore di vino
Il caccia mole in carnevale
Il caffettiere ambulante
Il carrettiere
Il cenciaiuolo
Il ciabattino
Il ciucciaro
Il cocchiere
Il conciategami
Il fruttaiuolo ambulante
Il galantarario
Il giuoco della mora
Il guappo
Il capraio
Il Maruzzaro
Il mulo di Massa
Il pizzaiuolo
Il portatore di acqua
Il pulizza stivali
Il ritorno da Montevergine
Il vaccaro
Il venditore di capitoni
Il venditore di robe vecchie
Il zampognaro co’ pupi
La capera
La fioraia
La lavandaia
La messa votiva
La ‘mpagliasegge
La nocellara
La nutrice
La serenata
Lazzaroni e facchini
Le bagattelle
Le zingare
Lo scrivano pubblico
Lo spazzaturaio
L’oliandolo
L’ovaiola
Marinai e pescatori
Scena delle feste di Montevergine
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