26 febbraio 2026
29 aprile 2025
P. Domenico Maria D'Amico da S.Eufemia O.F.M. – Nel 50° anniversario del transito (1943-1993) – Il Santo costruttore di chiese.
P.
DOMENICO MARIA D’AMICO DA S. EUFEMIA O.F.M. – NEL 50° ANNIVERSARIO DEL TRANSITO
(1943-1993) – IL SANTO COSTRUTTORE DI CHIESE
di
Angelo Iocco
Nella
Biblioteca del Convento dell’Osservanza della Santissima Annunziata del Poggio
a Orsogna, si conserva un dattiloscritto inedito dal titolo Storia del Convento della Ssma Annunziata di
Orsogna, a firma di Vincenzo Simeoni. Fratello maggiore del sindaco Tommaso
Simeoni (1904-1994) che ricostruì Orsogna, Vincenzo si occupò da subito di
studi classici e religiosi, e condivise il Collegio col celebre storico P.
Aniceto Chiappini di Lucoli, come riporta in questi appunti, e si adoperò per
la pubblicazione di diversi articoli su riviste romane e umbre sui francescani
abruzzesi e le figure di spicco di Orsogna. Memorabile il suo intervento sulla
festa dei Talami a Orsogna, letto al VII Convegno Internazionale delle Tradizioni
popolari tenutosi a Chieti nel 1957 per volere del prof. Ernesto Giammarco e
Francesco Verlengia.
In
questo capitolo, leggiamo la storia del francescano Padre Domenico Maria
D’Amico da Sant’Eufemia a Maiella (1886-1943), dell’Ordine Osservante, che si
adoperò con pochissimi mezzi e con tanta Fede, per la ricostruzione di diverse
chiese abruzzesi in abbandono, e la fondazione di nuovi Conventi
dell’Osservanza nel chietino e nel pescarese. Molte notizie sono tratte dal
Simeoni, dal volume di P. Donatangelo Lupinetti: P. DOMENICO MARIA D’AMICO IL
FRATE MATTONARO, Pescara 1993.
Ecco
il testo del dattiloscritto inedito:
Questa attraente Figura d’Apostolo francescano, nacque il 25 agosto 1864 da Ercole D’Amico e Filomena Tonto a S. Eufemia a Maiella, dove crebbe come un Giglio profumato. Circondato dall’affetto dei genitori, del fratello Giocondino e dalla sorella Maria Giustina, passò la sua innocente fanciullezza e casta gioventù nell’aiutare suo padre sacrestano. A 12 anni ebbe il primo incontro con Gesù, che con il lavorio della sua grazia man mano lo preparò alla sua futura missione. Gli fu di valido aiuto il buon Arciprete d. Gioacchino Cerretani il quale, conoscendone la bontà, la vivida intelligenza e le disposizioni, prese a coltivarne la mente e il cuore, quasi presago del suo avvenire. Domenico si prestava a quel provvidenziale insegnamento anche quando l’Arciprete fu trasferito a Villa Reale[1], facendo chilometri a piedi, e spesso vi rimaneva per apprendere lezioni di Religione, cultura generale e latino. E per non essere in aggravio al suo benefattore, la sera studiava alla fioca luce del Sacramento, davanti al quale poi profondeva dolci colloqui d’amore.
In
quella favorevole atmosfera, nacque in lui la vocazione sacerdotale, nonostante
i continui richiami del mondo fallace e ingannatore e la propaganda
anticlericale che allora si propagava nella nostra Penisola. Il suo sogno
andava man mano maturando nel suo animo tra quei monti suggestivi, risonanti
del murmure delle acque e degli alberi secolari, anzi fu forse quell’ambiente
mistico che gli suggerì di chiudersi in un Convento per meglio servire il
Signore nel silenzio del chiostro. Nell’anno 1866 i Conventi erano stati chiusi
per legge, e i poveri Religiosi dispersi come fuscelli al vento, non sapendo quindi
come realizzare il sogno tanto caro, egli si raccomandò alla sua cara Madonna
la quale venne preso in suo aiuto.
Fortunatamente
il 13 luglio 1885 si riaprì il Ritiro di Orsogna ed allora il giovane decise di
lasciare il suo paese per seguire la voce di Dio. non l’attrasse il vicino
Convento di Tocco Casauria, posto come sentinella avanzata del francescanesimo
allo sbocco della valle che divide l’imponente Maiella dal Morrone, santificato
da S. Pietro Celestino e dai suoi Monaci.
Eppure, un mistico come lui avrebbe dovuto preferire quel baluardo
serafico che dalle falde del Morrone domina un vasto orizzonte che si estende
dalla sottostante Gola di Popoli sino all’azzurro Adriatico, e oltre il superbo
Gran Sasso, ai cui piedi il 27 febbraio 1862 era morto Gabriele
dell’Addolorata, il Santo del sorriso “Stella dell’eternità senza fine”.
Fondato nel 1470 dal Comune di Tocco in onore di S. Francesco e di S. Giovanni da Capestrano che si era spento il 23 ottobre 1456 a Ilok dopo la sua splendida vittoria di Belgrado sui Musulmani, vantava un glorioso passato ed era la Sede capitolare dei Francescani d’Abruzzo. Chiuso nel 1811, ma riaperto il 13 marzo 1816, era rimasto a svolgere fortunatamente la sua piena attività anche dopo il 1866, nonostante avesse subìto la dispersione della ricca biblioteca. Certamente l’aveva salvato il potente mistico nome di S. Maria del Paradiso! Potenza della Madre di Dio!
A
21 anni, il giovane Domenico lasciò i suoi cari monti, testimoni della sua
ascesi mistica, per dirigersi verso il lontano Ritiro di Orsogna fondato nel
1448 da S. Giovanni da Capestrano. Era stato chiuso improvvisamente dal Delegato
di pubblica sicurezza il 14 gennaio 1864, l’anno di nascita di Domenico, ma
riaperto il 13 luglio di quel fatidico anno 1885, che segnava l’inizio di una
nuova vita per il Missionario. Che meravigliosa coincidenza! In quell’arco di
tempo egli aveva maturato il suo bellissimo sogno che doveva rivelarsi radiosa
realtà. Superando i meravigliosi Monti della Maiella, giunse a Caramanico per
rifocillarsi di un boccone. Quel giorno era venerdì, ed egli senza rispetto
umano, chiese al locandiere cibo di magro, tra le beffe di alcuni giovinastri
che vomitarono ingiurie contro il Papa e tutto ciò che vi era di veramente
bello e sacro.
17 gennaio 2023
Giuseppe Lorentini, Perché l’Abruzzo? Un arcipelago di campi di concentramento fascisti durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1943).
Costantino Di Sante, Dall’internamento alla deportazione. I campi di concentramento in Abruzzo (1940-1944).
Costantino Di Sante
Dall’internamento alla deportazione
I campi di concentramento in Abruzzo (1940-1944)
Indice
- 1.1. Le prime disposizioni del regime fascista
- 1.2. Il primo campo di concentramento
- 1.3. L’applicazione delle norme di sicurezza
- 1.4. Le disposizioni contro gli ebrei
- 1.5. L’internamento nell’organizzazione della
nazione alla guerra
- 1.6. L’internamento e le altre forme di
repressione
- 1.7. Prescrizioni per i campi di concentramento
- 1.8. I primi internati
- 1.9. Categorie di internati
- 1.10. I campi di concentramento in Italia
II. Abruzzo
regione d’internamento
- 2.1. Località di internamento e campi di
concentramento in Abruzzo
- 2.2. L’istituzione dei campi di concentramento
- 2.3. Casoli, il campo per gli ebrei
- 2.4. Il campo di concentramento nell’asilo
infantile "Principessa di Piemonte" a Chieti
- 2.5. Il campo per gli italiani
"pericolosi" di Istonio Marina (Vasto)
- 2.6. Il campo di smistamento di Lama dei Peligni
- 2.7. Il campo femminile di Lanciano
- 2.8. Tollo, il campo per i comunisti Jugoslavi
- 2.9. L’unico campo in provincia di Pescara a
Città S.Angelo.
- 2.10. Il campo di concentramento nella città
fortezza di Civitella del Tronto
- 2.11. Il campo di concentramento nella Badia
Celestina di Corropoli
- 2.12. I cinesi internati nella Basilica di
S.Gabriele a Isola del Gran Sasso
- 2.13. I campo di concentramento di Nereto
- 2.14. I campo di concentramento di Notaresco
- 2.15. I campi di concentramento di Tortoreto
Stazione (Alba Adriatica) e Tortoreto Alto
- 2.16. Gli zingari internati nel campo di
concentramento di Tossicia
III. La
gestione e la vita nei campi di concentramento
- 3.1. Direzione e vigilanza dei campi di
concentramento
- 3.2. L’alimentazione
- 3.3. Sussidi e assistenza
- 3.4. Condizioni igieniche e sanitarie
- 3.5. Corrispondenze Postali
- 3.6. Lavoro e tempo libero
- 3.7. Sovraffollamento e spostamenti
- 4.1. Gli internati e i campi di concentramento
durante i quarantacinque giorni
- 4.2. I campi di concentramento dopo l’8 settembre
- 4.3. La persecuzione degli ebrei e le
"anticamere dello sterminio"
- 4.4. L’occupazione tedesca, gli internati e i
campi di concentramento abruzzesi
- 4.5. Il Konzentrationlager di Teramo
- 4.6. Il contributo alla resistenza degli
internati
- 4.7. Dalla deportazione alla liberazione
Bibliografia (non fornita dall'Autore)
Introduzione: nell’introduzione si chiarisce il
significato dell’internamento e dei campi di concentramento fascisti e gli
obiettivi che la tesi vuole raggiungere.
Capitolo I: il primo capitolo è una
ricostruzione storico-giuridica dell’internamento. Nel primo paragrafo si
analizza la fase organizzativa, prima dell’entrata in guerra dell’Italia,
riportando le principali normative che disciplinarono l’apertura dei campi di
concentramento. Nel secondo paragrafo si prende in considerazione le due forme
di internamento attuate dal regime fascista e di come vennero applicate in
Abruzzo.
Capitolo II: nel primo paragrafo viene riportata
una cartina dei campi di concentramento in Abruzzo e per ogni campo la prassi
seguita per la sua istituzione e le opere realizzate per renderlo operativo.
Il secondo paragrafo è costituito
prevalentemente dagli elenchi degli internati nei singoli campi abruzzesi
distinti per nazionalità, sesso, data dell’internamento e dove è riportato il
motivo dell’internamento.
Capitolo III: in questo capitolo si riportano le
varie condizioni di vita degli internati nei campi abruzzesi e come erano
gestiti.
Il primo paragrafo oltre a
riportare un elenco dei vari direttori dei campi definisce anche le loro
competenze, lo stipendio che ricevevano, le rimozioni e dove ci sono i verbali
delle ispezioni ministeriali e della Croce Rossa Italiana.
Nel secondo paragrafo vengono
riportate le condizioni di vita degli internati, gli episodi di carenza
alimentare e igienica e le restrizioni alle quali erano sottoposti.
Il terzo paragrafo ricostruisce,
oltre ai vari casi di evasione avvenuti nei campi di concentramento abruzzesi,
anche i trasferimenti di internati per motivi di sovraffollamento e quelli
rimessi in libertà per l’atto di clemenza di Mussolini nell’ottobre del 1942
per il ventennale della marcia su Roma.
Capitolo IV: nel primo paragrafo viene riportata
la situazione dei campi abruzzesi, ancora funzionanti, durante l’occupazione
tedesca.
Il secondo paragrafo è dedicato
all’ultimo campo di concentramento istituito in Abruzzo e alle differenze che
lo contraddistinsero rispetto agli altri campi.
Nel terzo paragrafo viene
riportato l’elenco degli internati del campo di Teramo con il motivo del loro
internamento e la situazione igienico sanitaria del campo.
Nel quarto paragrafo, le ultime
disposizioni prese nei confronti degli internati e quando e come avvenne la
liberazione dei campi nella primavera del 1944.
Conclusioni
Nell’appendice vengono riportati alcuni documenti
che riguardano i campi di concentramento abruzzesi.
La bibliografia oltre a riportare i testi di
riferimento conterrà un indice analitico dei vari fondi dell’Archivio Centrale
dello Stato sull’internamento.
"l’internamento degli ebrei
rappresentò la premessa
organizzativa essenziale
per la deportazione del
1944"
LUTZ KLINKHAMMER
15 novembre 2022
Modesto Parlatore di Orsogna e le sue opere.
![]() |
11 ottobre 2022
Casimiro De Danilowicz, Carta topografica dell'arte rustica dell'Abruzzo e Molise.
11 settembre 2022
Giuliano Crognale di Castel Nuovo, un pittore di provincia.
![]() |
| Autoritratto |
![]() |
Disegno dell’Apollo Belvedere per Antonio Madonna, dal libro di G. De Crecchio “Il triangolo della giustizia a Lanciano”, 2010 |
![]() |
| Educazione di Maria bambina, chiesa di Santo Stefano, Castel Frentano |
![]() |
Incredulità
di San Tommaso apostolo, Chiesa di Santo Stefano, Caste, Frentano |
![]() |
G.
Crognale, Assunzione di Maria, volta del santuario della Madonna Assunta,
Castel Frentano |
![]() |
V. Ronzi,
Madonna del Rosario tra Santi, Chiesa di Santo Stefano, Castel Frentano |
![]() |
Ultima
Cena, refettorio ex convento dei Cappuccini, Lanciano |
10 marzo 2021
7 dicembre 2020
Elisabetta Mancinelli, Il presepio, la sua storia e il culto dei santi bambini in Abruzzo.
17 giugno 2020
Francesco Verlengia e l'Abruzzo.
Il link con la playlist di:
Francesco Verlengia e l'Abruzzo.





















