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19 ottobre 2026

Cenni di Storia sulla Canzone popolare abruzzese, dall’800 a Guido Albanese. Parte prima.

Cenni di Storia sulla Canzone popolare abruzzese, dall’800 a Guido Albanese - Parte prima

di Angelo Iocco

Introduzione

Questo scritto non si propone di essere uno studio completo e soddisfacente della Canzone abruzzese, quanto piuttosto uno strumento per fornire un solco da seguire, e anche volendo modificare con nuovi documenti e scoperte, per far comprendere cosa sia stata e cosa sia, e quanto rimane della Canzone abruzzese. Sembra strano che noi che ci accingiamo a scrivere questo articoletto, data la nostra giovane età, allo stato attuale rimaniamo sconcertati dallo stato di grave ignoranza che incombe sulla Storia della musica della Nostra Regione. Stato di ignoranza che dilaga dalle nostre piccole province al resto d’Italia circa lo stato della conoscenza dei nostri Cori, dei nostri cavalli di battaglia in gran parte estratti dai libretti delle storiche Maggiolate di Ortona o dalle Settembrate di Pescara, o dalle arie popolari rielaborate da valenti maestri di Coro. Molti di questi allo stato attuale sono caduti nel dimenticatoio; non risulta un programma “unificato” da parte della Regione di valorizzazione del patrimonio canoro locale, soprattutto quello folkloristico, ovvero le canzoni d’autore, che poi sì sono divenute di tradizione popolare, ma hanno avuto una data di composizione, dei compositori, e in uno specifico contesto. Tutto ciò attualmente, salvo alcuni valenti studiosi che si muovono nelle biblioteche, piuttosto che alla ricerca di like e commenti facili nel marasma di internet e dei social, non viene considerato. Ci si sarà chiesti magari come nacque la celebre Vola vola vola, chi furono questi nebulosi Luigi Dommarco e Guido Albanese che la scrissero, e perché, in che contesto, per quale gara canora? Di certo la canzone avrà una certa età, guarda caso nel 2022 compie cent’anni dalla nascita, e di certo moli l’avranno scoperta per la triste imitazione fattane da Maurizio Crozza per sbeffeggiare Antonio Razzi, fornendo de facto un’altra ennesima immagine sfigurata e falsa di un Abruzzo ignorante, contadinesco, dove il tempo sembra non esistere, dove tutti ballano, dove c’è il gusto e il compiacimento meravigliato dell’intellettuale per quel folklore ignoto, che però folklore non è, sono quattro stracci cuciti alla buona, per dare parvenza di un costume tipico arrangiato alla meno peggio, preconfezionato per darlo in pasto al pubblico ignorante pagante, per solleticare i suoi appetiti preconcetti!

Terminando questa introduzione, invitando chi di dovere a studiare, così come chi intenda fare una seria ricerca sugli aspetti poco conosciuti dell’Abruzzo, come ad esempio una ricostruzione della storia musicale regionale per quanto riguarda l’attività svolta dalla fine dell’800 alla fine del ‘900, noi speriamo che questo articoletto riesca ad essere di gradimento, e a fornire utili ragguagli per seguire una pista. Non siamo ancora riusciti a capire il perché di tanto lassismo, generato e ampliato soprattutto negli ultimi tempi da internet, con articoli copincollati “male” (sic) da testi di studi, e puntualmente e pecorecciamente ricopiati da altri siti e social, twittati da un link ad un altro, senza nemmeno sapere di cosa tratti, o quali errori possano contenere. Ma abbiamo capito che spesso e purtroppo, alcuni soggetti, che si definiscono cultori della musica e delle tradizioni abruzzesi, per mettersi in mostra davanti al solito pubblico di ammiratori e ammiratrici, anche a pagamento, furbescamente si appropriano, e si sono appropriati della paternità di canzoni, o hanno modificato, per estendere il campo dell’indagine, tradizioni popolari, racconti e storie, senza citare la fonte o la paternità, con scopo di cucire i loro personali spettacolini da orchestrina, e passare un evento in allegria, nella beata ignoranza, generando danno per sé stessi, per chi li ascolta, e soprattutto per le emittenti tv che vanno a riprenderli, e che poi li presentano, anche nei giornali, come esperi della materia, invitando a seguire il loro metodo! Come si fa a seguire persone che parlando di folklore, e che non sanno nemmeno scrivere una nota sul pentagramma? Vanno considerati semplicemente come “cantastorie del web”, e come tali vanno trattati. Poi chi desidera seguirli, faccia pure, ma che sia dato a Cesare quel che è di Cesare, ossia che si dia la giusta importanza a chi compie studi con fatica, ricerca, con sacrifici personali, che sia data a costoro la giusta risonanza, e il giusto riconoscimento per gli sforzi profusi, al posto di concentrarsi tutti come “le pecore al pascolo” di dannunziana memoria, nel seguire i pifferai da web che si sbracciano con sonelli, sonaglietti e versi “taglia-cuci” ulteriormente copiati da altri poeti d’Abruzzo, come se loro pretendessero un riconoscimento per aver creato qualcosa di originale, solo perché troppo furbi nell’aver scovato qualche antologia di versi di difficile consultazione in qualche biblioteca di un paesino d’Abruzzo (cosa ancora grave la scarsa conoscenza da parte degli abruzzesi dei loro stessi poeti, De Titta e Della Porta a parte…forse), soltanto per scarsezza di conoscenza da parte del grande pubblico…abruzzese…e figurarsi fuori Regione! E come, ci è stato raccontato, arrossiscono di rabbia quando qualcuno in pubblico li smaschera, chiedendo loro di citare la fonte di provenienza, come nel caso dei troppi plagiatori de L’arta cchiù prelibbate di Sigismondi, o A la fiera di Lanciane dell’Albanese, che spesso ci è capitato di notare in siti  pubblicazioni in dischi e audiocassetta con la dicitura “canto popolare”, ovvero “anonimo”.

Lo studio nostro, benché incompleto, e ce ne scusiamo, si è basato sulla conoscenza del materiale, sulle interviste e le conversazioni con varie personalità della materia quali Francesco Paolo Santacroce, Vincenzo e Camillo Coccione, Luciano Flamminio, gli eredi di Pierino Liberati, Mimmo Sciascia, Filippo Marino, Luigi Di Tullio, Concezio Leonzi, Carlo Mantini, Pasquale De Rosa e tanti altri. Molti ex maestri e compositori di canzoni corali che hanno visto la gloria negli anni ’70 e ’90 con la direzione dei Cori, la partecipazione a varie gare di canto come il Vernaprile di Teramo, La Settembrata, le Feste dei Cori a Ortona e Lanciano, la Festa dell’Uva di Atri ecc, possiedono degli archivi di musica preziosissimi con riviste, pubblicazioni, audiocassette, nastri registrati ormai introvabili, di cui non esistono copie. Sarebbe auspicabile che si istituisse un Comitato Regionale per la salvaguardia di questo materiale, e un Museo e Centro di documentazione specializzato pe la raccolta d’archivio, come nel caso del folklore presso il Museo Genti d’Abruzzo di Pescara, l’archivio don Nicola Jobbi a Cerqueto di Fano Adriano, l’Archivio “Antonio Di Jorio” di Atri, l’archivio G. Albanese di Ortona, il Museo archivio Coccione di Poggiofiorito, e altri che al momento ci sfuggono. Ma manca un Ente regionale, che garantisca la continuità di questo materiale, cartaceo e audiovisivo, che sia messo a disposizione degli studiosi regolarmente, e non in base alle esigenze e ai momenti liberi dell’anziano compositore, o della locale Pro-loco. Trattasi di materiale canoro del Nostro Abruzzo, quel “nostro Abruzzo” tanto sbandierato da politica e associazioni varie, e i soliti chitarrai del web, con una pretesa rivendicazione di un orgoglio senza volto, senza contorni e “solidità” ben definita. Ma vabbè, basta che lo si dice, che lo si grida, e i precordi della goduria vibrano!

Questo materiale, e molto materiale, come ci è stato detto, raccolto da vari direttori di Coro, o per ignoranza, o per lassismo, o per sciaguratezza, è andato disperso, o rischia di andare disperso un domani, quando non ci sarà più un continuatore della ricerca, quando questi poveri Maestri che tanto hanno fatto per accresce e il patrimonio Canoro d’Abruzzo con nuovi canti e nuovi cori, moriranno. Muore un anziano, chiude una biblioteca! E quanti aneddoti, che spesso non sono scritti suo libri, ma si tramandano oralmente, andranno dimenticati per sempre circa il nostro argomento! Ma per ora pare che questo discorso sia da rimandare, chissà, a data da destinarsi. Per ora ci tocca, in alcuni casi, stare a sentire orchestrine metal che cercano di “contemporaneizzare” le canzoni abruzzesi con oscene riproposizioni in chiave rock di Lu piante de le fojje, o continuare a falsificare e plagiare autori proponendo la canzone A core a core di Di Loreto e Liberati con la dicitura “canto anonimo rielaborato da me!”

Non è nostra intenzione offrire un quadro sconfortate o disfattista, ma anzi, chiamare in causa chi ama la vera Musica Abruzzese, a fare la sua parte, a divulgarla fornendo notizie esatte, e a smascherare gli impostori che copiano o plagiano, e che ledono il buon nome del nostro, quello vero, Abruzzo!

30 ottobre 2025

Vittorio Pepe, lo Strauss d'Abruzzo.



Nato a Pescara i 23 luglio 1863, figlio di Giuseppe Pepe e Rachele Carabba, crebbe nel rione di Porta Nuova. 
Si diplomò nel 1885 in pianoforte presso il Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, nel contempo fu introdotto dall'amico e coetaneo Gabriele D'Annunzio nel cosiddetto "Cenacolo" presso il Convento Michetti, un edificio religioso di Francavilla al Mare trasformato nella seconda metà dell'Ottocento in un polo culturale e musicale dal pittore Francesco Paolo Michetti. 
Vittorio Pepe fu molto apprezzato e suscitò l'interesse di alcuni importanti artisti e intellettuali del suo tempo, come il compositore Francesco Paolo Tosti e lo stesso D'Annunzio che lo definì "meraviglioso cembalista" e lo propose alla guida artistica della corporazione musicale "Luisa D'Annunzio". 
Trasferitosi per un breve periodo a Milano collaborò con Casa Ricordi dell'editore Giulio Ricordi. Successivamente partecipò alle attività promosse dalla Casa Musicale Sonzogno e da altre case editrici come Pigna e Carisch. 
La sua fama di compositore e musicista si consolidò e raggiunse l'apice tra la fine del XIX secolo e gli anni trenta del Novecento quando gli furono concessi, per meriti artistici, l'onorificenza di Cavaliere della Corona d'Italia e nel 1924 il grado di commendatore. 
Tornato in Abruzzo insegnò in alcuni istituti scolastici di Pescara e Chieti e diresse la banda musicale pescarese tra il 1888 e il 1893. 
Ritiratosi dalla scena culturale morì all'età di circa 80 anni a causa dell'ultimo bombardamento aereo che nel corso della seconda guerra mondiale contribuì a devastare la città di Pescara. 
Il drammatico evento dell'8 dicembre del 1943, oltre a provocare la morte del maestro, causò il crollo della sua abitazione di viale Vittoria Colonna con la conseguente perdita di gran parte del materiale d'archivio, anche relativo alla sua florida produzione artistica che spazia dall'operistica, alla musica sinfonica e romanza e risulta principalmente composta da opere per pianoforte ma anche polke, mazurche e valzer.

22 febbraio 2025

Il canto popolare abruzzese nelle tradizioni di ieri e di oggi – Capitolo III – Come nacque la Canzone d’autore in Abruzzo.

Basilio Cascella, Il Suono e il sonno, 1893, Palazzo della Prefettura di Chieti



di Angelo Iocco

Introduzione

Vorrei iniziare questo articolo con la seguente frase, che sia di monito a chi ama l’Abruzzo e desidera valorizzarlo, a scapito di ridicoli e falsificatori festivals pseudo-salentini della canzone abruzzese, e chi mischia rock ‘n roll o ritmi scottish ai melodiosi ritmi dei canti del lavoro a responsorio di antica tradizione, a chi va infestando il web di articoli scriteriati, scorretti, che denunciano ignoranza sull’argomento, senza sapere minimamente nulla della cultura abruzzese.
Già Pasolini nel 1975 ricordava che “ la memoria si perde nell'oblio dell'etere televisivo“ (Scritti corsari ), oggi può perdersi nell'oblio della rete e nell'indifferenza.
Il secondo Ottocento in Abruzzo, così come in altre Regioni d’Italia, funge da spartiacque tra letteratura colta e borghese, e letteratura popolare. Lo stesso dicasi per la musica, di cui in Abruzzo con Gennaro Finamore nel 1886 si sviluppò un interesse etnoantropologico che iniziò a studiare gli aspetti della canzone popolare, insieme ai documenti dialettali delle novelle, delle poesie, delle filastrocche. Il Finamore si mosse sotto l’egida di studiosi che già si erano occupati di letteratura popolare abruzzese, come Giovanni Papanti ne Catalogo dei novellieri italiani in prosa raccolti e posseduti da Giovanni Papanti, aggiuntevi alcune novelle per la maggior parte inedite, Livorno, 1871, e in I parlari italiani in certaldo alla festa del V centenario di messer Giovanni Boccacci, Livorno, 1875.

9 aprile 2024

#accaddeoggi 9 Aprile 1846 nasce a Ortona il musicista e compositore 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐓𝐨𝐬𝐭𝐢.

 #accaddeoggi 𝟗 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟖𝟒𝟔 nasce a Ortona il musicista e compositore 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐞𝐬𝐜𝐨 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐓𝐨𝐬𝐭𝐢.
La sua formazione inizia presso la scuola dei fratelli Paolini, ma grazie al suo talento viene iscritto al Conservatorio di Napoli; diplomandosi in violino nel 1866.
🎤 Dopo il diploma trascorre qualche anno a Ortona, ma nell’autunno del 1870 si trasferisce a 𝐑𝐨𝐦𝐚, conosce Franz Liszt e Giovanni Sgambati che lo introducono nei salotti aristocratici romani, dove riesce subito ad affermarsi come 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐚𝐧𝐭𝐨, entrando a far parte della 𝐜𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐠𝐡𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐒𝐚𝐯𝐨𝐢𝐚, consorte di Umberto I.
💂🏻‍♀️ Nel 1875 si trasferisce a 𝐋𝐨𝐧𝐝𝐫𝐚 e le sue doti gli aprono le porte di 𝐁𝐮𝐜𝐤𝐢𝐧𝐠𝐡𝐚𝐦 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐜𝐞, diventando insegnante di canto di tutti i figli della 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐧𝐚 𝐕𝐢𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚. Ma la sua ascesa è solo agli inizi: fruttuosa è la sua collaborazione con l’editore londinese Chappell, per il quale firma un contratto di almeno 4 romanze all’anno; diviene docente presso le più prestigiose accademie londinesi e organizza le serate musicali della corte inglese. Egli diventa anche il punto di riferimento dei musicisti italiani di passaggio per Londra, come Puccini, Mascagni e Leoncavallo.
🎼 Tosti non dimentica le sue origini abruzzesi; è tra i membri del “𝐂𝐞𝐧𝐚𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐧𝐨” di Francavilla al Mare fondato da 𝐅.𝐏. 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐢, luogo che è di grande ispirazione, in cui realizza diverse romanze e chansons, oltre a collaborare con un altro illustre componente, d’Annunzio.
In suo onore, a Ortona, presso 𝐏𝐚𝐥𝐚𝐳𝐳𝐨 𝐂𝐨𝐫𝐯𝐨, è stato istituito il

📍 𝐌𝐮𝐬𝐞𝐨 𝐌𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚𝐥𝐞 𝐝’𝐀𝐛𝐫𝐮𝐳𝐳𝐨 – 𝐀𝐫𝐜𝐡𝐢𝐯𝐢𝐨 𝐅. 𝐏. 𝐓𝐨𝐬𝐭𝐢, sede dell’Istituto Nazionale Tostiano, si tratta del primo museo dedicato alla musica presente in Abruzzo.




1️⃣ Carlo Pellegrini, caricatura di Francesco Paolo Tosti, Vanity Fair, 1885;

2️⃣ Frontespizio di inizio Novecento di uno spartito musicale disegnato da Francesco Paolo Michetti per Tosti

3️⃣ F. P. Michetti, ritratto di F. P. Tosti, Museo Barbella, Chieti;

30 marzo 2024

Guido Albanese e i suoi canti d'Abruzzo.


Pronipote di Francesco Paolo Tosti, nacque a Ortona da Pietro ed Emilia Primavera. Nel suo paese compì gli studi liceali manifestando forte interesse per la musica. Quindi si trasferì a Roma per studiare composizione, ma allo scoppio della prima guerra mondiale interruppe gli studi e raggiunse il fronte come ufficiale dei bersaglieri. Al termine della guerra si recò a Bologna dove, allievo di Franco Alfano, conseguì il diploma in composizione al Liceo musicale "G. B. Martini" nel 1921. Quindi si dedicò alla composizione e alla tradizione musicale della sua terra abruzzese.
Nel 1920, in qualità di direttore del coro, Guido Albanese partecipò all'organizzazione della prima Maggiolata Abruzzese di Ortona, manifestazione di canzoni dialettali che sarebbe andata avanti con successo fino al 1976 (nonostante le diverse interruzioni nel corso degli anni). Alla Maggiolata presentò alcune tra le sue migliori composizioni, come il trittico Terra d'ore (comprendente La Smarroccatura, Quand'arvè le prime rose e La Villigne), su versi di Luigi Dommarco, Lu piante de le fojje e L'Acquabbelle, entrambe su versi di Cesare De Titta, Core mé e Ci manche all'Adriatiche na perle, di cui egli stesso scrisse le parole.
Nel 1922 compose la celebre Vola vola vola, su versi di Luigi Dommarco, canzone che assurse a tale celebrità da venire considerata l'inno musicale dell'Abruzzo. Il brano avrebbe vinto il "Festival internazionale della canzone italiana" di Parigi nel 1953.
Dal 1929 al '31 tenne la critica musicale sul quotidiano "L'Impero" di Mario Carli. Agli inizi degli anni Trenta fu collaboratore dell'Istituto Luce, realizzando i commenti musicali per i primi cinegiornali sonori. Inoltre collaborò col regista Mario Camerini, per la colonna sonora dei film Giallo (1933) e Cento di questi giorni (1933).
Fu attratto dal teatro dannunziano e compose le musiche per la rappresentazione della Figlia di Iorio, realizzata nel 1931 con la regia di Luigi Antonelli a Pescara, e replicata nel 1935 al Teatro Argentina di Roma.
Fu autore di colonne sonore per documentari cinematografici e televisivi, musiche per la rivista, musica sacra, musiche di scena, romanze, liriche corali, inni patriottici, musica leggera, brani bandistici. Sue liriche furono pubblicate a Bologna dall'editore Bongiovanni e presso l'editore Pizzi & C.
Nel 1999 è stato pubblicato il catalogo delle sue opere, ad opera di Gianfranco Miscia, Francesco Sanvitale e Gianluca Sulli, comprendente 238 composizioni conservate nell'Archivio dell'Istituto Nazionale Tostiano di Ortona.
Il comune di Ortona gli ha dedicato una strada, e apposto una targa commemorativa presso la sua casa in Ortona, in corso Vittorio Emanuele.