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/ opera_rotas Una scena della scalinata di Civita d'Antino, 1913
Olio su tela, cm 38,5x42
Collezione privata.
Le principali sono:
Torre delle Stelle – domina la parte nord della piana del Fucino. È una torre medievale cilindrica costruita con funzioni di controllo militare e di avvistamento.
Castello Piccolomini – la più importante fortezza che controllava il Fucino, con quattro grandi torri angolari e una posizione strategica sulla piana.
Torre di Goriano Sicoli – sorvegliava l'accesso occidentale alla Valle Peligna.
Torre di Anversa degli Abruzzi – controllava il passaggio verso le Gole del Sagittario e la Valle Peligna.
Torre di Frattura Vecchia – posta in posizione elevata per il controllo delle vallate circostanti.
Queste strutture permettevano di trasmettere rapidamente segnali di allarme mediante fuochi, fumo o altri sistemi ottici, avvisando dell'arrivo di eserciti, briganti o incursioni. Erano particolarmente importanti durante il Medioevo e l'età aragonese, quando la Marsica e la Valle Peligna rappresentavano un corridoio strategico tra il Regno di Napoli e l'Italia centrale.
La rete difensiva tra il Fucino e la Valle Peligna era concepita come una vera e propria catena di avvistamento ottico. Le torri erano costruite su rilievi che permettevano di vedere la postazione successiva; in caso di pericolo si trasmettevano segnali con fuochi, fumo o specchi.
Una ricostruzione del percorso principale è la seguente:
Castello Piccolomini di Celano – comando principale della conca del Fucino. Controllava tutta la piana e le vie verso Avezzano e l'altopiano delle Rocche.
Torre di Santa Iona (Ovindoli) – collegava Celano con il versante settentrionale del Fucino ed era espressamente descritta come anello tra il castello di San Potito e quello di Celano.
Torre di Collarmele – la sua posizione segue un preciso allineamento visivo con Aielli, Celano, Venere dei Marsi, Ortona dei Marsi e Sperone, dimostrando l'esistenza di una rete organizzata.
Torre di Aielli – controllava la parte orientale del Fucino e comunicava con le torri della Marsica orientale.
Torre Piccolomini di Pescina – dominava la valle del Giovenco, il principale corridoio naturale che collega la Marsica con la Valle Peligna. Era in allineamento visivo con la torre di Venere dei Marsi.
Torre di Sperone – a oltre 1.200 metri di quota, sorvegliava l'accesso verso Gioia dei Marsi, il passo del Diavolo e la via per la Valle Peligna.
Torre di Goriano Sicoli – già all'ingresso della Valle Peligna, controllava il traffico proveniente dalla Marsica.
Da qui il segnale poteva raggiungere rapidamente i castelli di Prezza, Pratola Peligna, Pacentro, Bugnara, Anversa degli Abruzzi, Roccacasale, Vittorito e infine Popoli, che sorvegliava l'uscita della valle verso la valle del Pescara.
Questa rete consentiva di trasmettere un allarme dal Fucino fino a Popoli in tempi molto brevi, probabilmente nell'arco di 30-60 minuti in condizioni di buona visibilità, poiché ogni torre doveva soltanto ricevere e ritrasmettere il segnale.
Si tratta di uno dei sistemi difensivi medievali più interessanti dell'Appennino centrale, sviluppato tra il XII e il XV secolo dai Conti dei Marsi, dai Berardi, dagli Orsini e successivamente dai Piccolomini.
Un grande Cammino di 204 km e 12 giorni nel cuore dell'Abruzzo, da L'Aquila fino al mare di Ortona passando per il Parco Nazionale della Maiella, Geoparco Unesco. Sulle orme di Celestino V, tra natura straordinaria e spettacolari eremi rupestri.
Potete percorrerlo per intero o scegliere la variante "Classica" di 84 km e 5 giorni nel Parco della Maiella. Un viaggio unico che vi porterà ad attraversare valli incontaminate, giungere fino a 1500 metri di quota e, infine, perdervi tra i vigneti direzione mare Adriatico.
Le tappe sulla Maiella richiedono la giusta preparazione escursionistica, ma la bellezza del paesaggio vi ripagherà di ogni sforzo. La Tappa 8, con ben tre eremi rupestri in un solo giorno, è pura magia. Buon cammino e nessuna paura!
E voi? Avete mai percorso questo cammino?
Da: Cammini d'Italia
Francesco Paolo Michetti co' suoi quadri, Gabriele D'Annunzio con le sue novelle, ci avevano mostrato una regione quanto mai ricca di colore locale da i forti contrasti, dalle tinte cariche, dalle passioni schiette ma violenti; paese in cui l'artista poteva ad ogni svolto di strada, in ogni porta aperta, nel gesto della contadina, nell'abito del paesano, nelle processioni, nei funerali, nel duello d'amore, ne' tramonti come nell'aurore, alla fontana come nella rustica cucina o nella piccola chiesetta, trovare materia a' suoi studi, alle sue meditazioni, alle sue fantasticherie, alle sue creazioni d'arte.
Lascio da parte la civiltà, assolutamente fuori questione e la continuità delle vittorie bandistiche, ma riporto il brano perchè il lettore veda come non solo la etnofonia non sia tenuta in conto di materia di studio ma, dagli stessi indigeni, tenuta come cosa da ripudiare, come una rogna paesana.
⁂
Li ho, nei quindici della raccolta, scelti di proposito fra i pochi dedicati al Michetti perchè mi pare che al grande figlio dell'Abruzzo il Tosti dovesse aver dedicato i canti più caratteristici e genuini, quelli cioè più fedelmente ed intieramente abruzzesi.
Ed infatti nel primo di questi due esempi il cadenzare sul movimento debole ha una cert'aria di malinconia che lo dà per canto pastorale e ce lo farebbe accogliere con certo riguardo se non fosse quella tale svisatura che gli artisti si credono permesso d'infliggere ad ogni onesta me- lodia che va pe' fatti suoi senza cercare di entrare nei salotti... per bene.
⁂
La chanson existe donc depuis au moins deux générations. Sa tonalité ancienne hypophrygienne (octave de sol à sol non eltérée, l'ambitus restreint de la mélopée, qui tourne au- tour de la note fondamentale, sur laquelle terminent toutes les phrases, sa simplicité rudimentaire et l'éthos monotone résultat de ces divers attributs, en font le prototype d'une véritable chanson «per far stare buoni i bambini». L' anacrouse de trois syllabes formant temps levé de trois notes est seule contre le programme.»
Quanto al resto noi crediamo che la ninna - nanna in questione esista qualche cosa più delle due generazioni che gli accorda l’Adaïwsky e la mettiamo invece ira la musica più antica conosciuta. Tarda sopravvivenza della musica preistorica che tanto influì su quella greca.
⁂
Ecco a tav. n. 55 il canto della mietitura: Canto sacro d'amore e di fede verso la grande madre natura. Canto del lavoro e della gioia. Canto di grazie alla feconda terra. Canto antichissimo perchè l'uomo ha ben presto conosciuto il valore di quel prodigioso seme che è il grano e che doveva poi essere nell'eternità il simbolo del nutrimento de' popoli, sublimato da Gesù nel dolce e simbolico rito della comunione.
Nella costruzione melodica l'unico fatto notevole è l'alterazione ascendente di un semitono del quarto grado in modo da distruggere quasi il senso della tonalità di sol maggiore poichè il semitono do diesis viene così ad essere collocato ira il quarto e quinto grado anzichè fra il terzo ed il quarto, dando anche la falsa impressione di una continua tendenza ad una modulazione a re.
Alla mia mente questa melodia, cantata nell'ampio tono di voce e di tempo che gli son propri e che ogni fine orecchio di musicologo deve prestagli, rievoca il sacro rito della raccolta delle spighe fatta dall'uomo primitivo. Rievoca i bei quadri della Terra», il capolavoro di Zola.
Ma della canzone d'amore qui non mi trattengo a riportare esempio, non parendomi, quelli ch'io ne conosco, tali da meritare una seria disamina.
ABRUZZI52. O mamma mamma

53. Tu nel tuo letto
![\relative c' {
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\tempo 4=90
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%rigo 1.1
\autoBeamOff r2 r4 r8 c'8|
f1~|
f2~f16 f f f g f e d|
e8[ bes] \acciaccatura c8 c2.~|
c4 r r r8 c8|
\break
%rigo 1.2
c1~|
c2~|
c16 d e f e c \stemUp bes g|
\acciaccatura {f16[ g]} f16[ e] f8~ f2.|
\stemDown f'8 r s2.}
\addlyrics{
Tu nel tuo let -- to_a far dei so -- gni d'o -- ro Io
del -- l'a -- per -- to_al ge -- lo,_o mio te -- so -- ro
}
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54. Stava lo grillo

55. Fi mè
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\key g \major
%rigo 1.1
\autoBeamOff r2 ^\markup{\bold "Largo"} d'4 d8. d16|
d4 b \override TupletBracket.tuplet-slur = ##t \tupletUp \tuplet 3/2 {d8 cis b} a8. g16
|g4 g b cis8. d16|
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%rigo 1.2
d4 b \tupletUp \tuplet 3/2 {d8 cis b} a g|
|g4 g b cis8. d16|
d4 b \tupletUp \tuplet 3/2 {d8 cis b} a8. g16|
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%rigo 1.3
g4 g b cis8. d16|
d4 b \tupletUp \tuplet 3/2 {d8[ cis] b} a8. g16|
g4 g r2 \bar "|."
}
\addlyrics{
Fi mè -- ta mè -- ta e la fag -- gij ja mè -- te ca la pa --
tro -- na ha ma da dà! la fij -- je Mi l'à pru -- mes -- sa en ni_im -- mi li vo
da -- je Tut -- to lo gra -- ne ji vuj -- je scip -- pa -- je!
}
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