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2 marzo 2025

Antonio Mezzanotte, La Madonna della Cona a Civitella Casanova (PE)


 
LA MADONNA DELLA CONA A CIVITELLA CASANOVA (PE)

SI DICE E SI RACCONTA che una donna rimase seppellita viva sotto una valanga di neve, ma ne uscì illesa grazie all’intercessione della Madonna della Cona che si venera a Civitella Casanova (PE).
In effetti, ancora oggi possiamo ammirare un affresco del 1600, capolavoro di arte rustica e probabile ex voto, che rappresenta tre uomini con mantello, cappello e stivaloni (bellissima rappresentazione dell'abbigliamento civitellese del tempo) con le pale, che cercano di liberare una donna semisepolta nelle neve (della quale sono visibili soltanto il volto e le mani congiunte in segno di preghiera) e, leggermente distaccata, l’immagine della Madonna con il Bambino, al cui intervento prodigioso si deve la sopravvivenza della donna nelle more delle operazioni di soccorso.
Questo affresco è collocato all’interno della chiesa della Cona, fatta risalire al 1300, all’estremità superiore del crinale sul quale si adagia il paese, nei pressi del camposanto.
La Madonna della Cona, molto venerata dalle genti civitellesi e non solo (si narrano eventi prodigiosi a lei riconducibili anche tra gli abitanti della vicina Vicoli), è invece rappresentata nell’affresco in capo all’altare con in braccio il Bambino, verso il quale protende la mano in segno di affettuosa protezione (questo particolare del disegno mi ricorda l’affresco posto all’esterno della Madonna delle Grazie di Alanno, sulla sinistra del portale), con un coretto di tre angeli e la pia ammonizione, fregiata sull’architrave unitamente alla data di realizzo: HIC TRANSIRE CAVE NISI DIXERIS AVE 1515 (“attenzione a non passare di qui senza aver detto ave”). L’autore è ignoto, sebbene lo stile raffinato del dipinto a me richiami quello del Polittico della chiesa di san Leonardo di Pianella, grosso modo del medesimo periodo, che oggi fa bella mostra di sé al MUNDA dell’Aquila.
Vi è un altro elemento che impreziosisce questo luogo: il portale d’ingresso in pietra sulla facciata principale (vi è anche un portalino laterale con timpano in corrispondenza dell’altare, esito di un rimaneggio del 1500 che ha aggiunto quattro contrafforti sulla fiancata sinistra). Monumentale, riccamente e finemente decorato, in netto contrasto con la semplice facciata a taglio orizzontale che si conclude con un campaniletto a vela sull’angolo sinistro.
L’armonia delle proporzioni di questo portale è esaltata dai molteplici elementi scultorei: ghirlande di fiori, rametti di frutta, accigliati volti umani con barbetta caprina nascosti nel fogliame e in alto, sulla lunetta (all’interno della quale possono ancora scorgersi, sebbene con un po’ di immaginazione, i tratti di un’antica pittura, probabilmente riferita alla stessa Madonna dell’altare) un candelabro che snellisce tutto l’insieme.
Alla base delle due lesene scopriamo alcune incisioni di grande interesse: la prima, sul quadrato di sinistra, contiene il nome dei due autori del portale, Bernardino Darz (ma è quasi certo che "Darz" sia una abbreviazione, di difficile scioglimento) e Pietro Aquilano, con la data in cifre romane 1529; sul quadrato di destra il nome del committente, Alfonso Di Giacomo. Ci sono stati tentativi in passato per associare questo Pietro Aquilano all’autore delle sculture sovrastanti l’ingresso al forte spagnolo dell’Aquila, ma, com’è e come non è, sicuramente non si trattava di un semplice scalpellino di bottega, bensì di un maestro nell’arte di modellare la pietra.
Siccome in precedenza ho rimarcato una certa affinità tra l’icona di Civitella e la Madonna affrescata sulla parete laterale esterna dell’Oratorio di Alanno, qui posso concludere che questo portale, nell’insieme e per lo stile, a me richiama il portale della stessa Madonna delle Grazie che troviamo nelle campagne alannesi (datato agli inizi del 1500 e che viene attribuito pure a un Pietro Aquilano ovvero alla bottega di Silvestro dell'Aquila, da molti ritenuto tra i maggiori scultori del rinascimento abruzzese), sebbene altre analogie possono rinvenirsi anche sui portali della parrocchiale di San Pietro a Loreto Aprutino e di San Domenico a Tocco da Casauria.
Dopo aver succintamente descritto i profili più evidenti sulla Cona di Civitella Casanova, che ne denotano presto la ricca preziosità in termini di devozione popolare, pittura e scultura, ora passiamo alla sorpresa finale.
La chiesa della Cona in origine era isolata e lontana dal centro abitato, priva di qualsivoglia elemento architettonico degno di rilievo; pertanto, essa contrasta con lo stile e la pomposità del portale, ma vi è un motivo eclatante per significare la sua presenza in quel contesto: questo portale, infatti, è stato aggiunto alla Cona soltanto in epoca recente, negli anni Trenta del Novecento, quando si necessitava per un verso di dare una risistemata alla chiesa dopo i danni causati dal terremoto del 1915, per altro verso di mettere in salvo uno straordinario manufatto, questo portale appunto, ormai mezzo interrato e frantumato tra altre macerie. Quali? Quelle della non lontana e celebre abbazia di Santa Maria di Casanova, la prima badia cistercense d'Abruzzo, fatta edificare dalla contessa Margherita di Loreto (Aprutino) nel 1191, della cui chiesa abbaziale, dedicata a Santa Maria delle Grazie, esso costituiva il portale d’ingresso!
La storia del ritrovamento e della successiva traslazione, davvero eccezionale, è raccontata da Silvio Aloisi, discendente dei Petronio di Castel del Monte, che avevano acquistato i beni dell’ex monastero.
Oggi dell’esteso e potente complesso abbaziale cistercense, capace di ospitare 500 monaci, di cui fu abate commendatario il cardinale Federico Borromeo (che trasferì all’Ambrosiana di Milano i codici miniati della biblioteca capitolare, i quali altrimenti sarebbero andati di certo perduti, così come il resto dei beni dell’abbazia, dopo le soppressioni napoleoniche) restano in buona sostanza la grande torre di guardia in contrada Casanova di Villa Celiera, pochi altri ruderi e questo straordinario portale.
La Madonna della Cona di Civitella Casanova, un altro luogo dello spirito tra le colline dell’Abruzzo vestino.