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27 novembre 2022

Antonio Mezzanotte, La leggenda di San Leucio e il drago.

La leggenda di San Leucio e il drago

di Antonio Mezzanotte

Si dice e si racconta che un tempo, lì dove oggi si stende l'altura a forma di mezzaluna di Atessa (CH), si trovavano due villaggi: Ate, sorto intorno alla chiesa di San Michele, dalla parte del colle che guarda verso oriente e il mare, e Tixa, dalle parti di Santa Croce, sulla rupe che si affaccia verso occidente e le montagne. I due paesi erano separati dalla valle paludosa e mefitica del Rio Falco, tra i fiumi Osente e Pianello (oggi Osento e Sangro) nella quale dimorava, all’interno di una grotta da cui si poteva raggiugere ogni luogo d’Abruzzo, un feroce drago. Questa bestia non solo impediva la riunificazione dei due abitati, ma si satollava anche di carne umana, uccidendo tutti coloro che si avventuravano nella palude (almeno un cristiano al giorno).
Giunse allora Leucio (il cui nome, dal greco Leukios, vuol dire luce bianca, pura), egiziano di Alessandria, ma da qualche tempo santo vescovo di Brindisi, località pugliese dalla quale aveva scacciato un mostro simile a quello che pasceva tra Ate e Tixa. Egli raggiunse la tana del drago, lo nutrì per tre giorni di carne rendendolo sazio, lo incatenò e dopo sette giorni di preghiere lo uccise con la spada. Ne conservò il sangue, utilizzato per la popolazione a scopo terapeutico, e una costola, consegnata agli abitanti di questi luoghi perché serbassero memoria dell'accaduto. Altre versioni della leggenda vogliono che avvenne un combattimento tra Leucio e il drago.
Com’è e come non è, il fosso venne colmato permettendo l'unione dei due paesi dai quali nacque la città di Atessa e lì dove prima viveva il mostro venne eretta la Cattedrale, la quale conserva ancora oggi in una teca un osso di animale preistorico, lungo circa due metri.
La chiesa di San Leucio (definita cattedrale poiché un tempo prepositura nullius diocesis, ossia dipendente direttamente dalla Santa Sede) è davvero notevole: vi si accede tramite una imponente scalinata; la facciata con articolati portali ogivali, il pregiato rosone del 1312 ricco di arcate, trafori, colonnine radiali e decori, attribuito a Francesco Perrini di Lanciano (o a qualche altro architetto a lui vicino), autore anche del grande portale con San Leucio, l’Agnello crucifero e i simboli degli Evangelisti. L’interno è straordinario: cinque navate, tutte rivestite di stucchi e decorazioni barocche, dai colori dorati e rosso bruno, con altari e numerosi dipinti votivi di pregio e, tra l'altro, un ostensorio in argento del 1418, opera di Nicola da Guardiagrele.
Una curiosità: salendo verso Atessa dalla Val di Sangro, si incontra la località Monte Marcone, un tempo detta Monte San Silvestro. Papa Silvestro fu il primo santo non martire e si racconta che a Roma riuscì ad ammansire un drago feroce dall’alito pestilenziale che viveva in una grotta sul Palatino. La leggenda dice che San Silvestro passò da queste parti durante un viaggio verso le Calabrie. Chissà se pure a Monte San Silvestro viveva un dragone...
Storie di draghi e di santi, che narrano, a chi le sa interpretare, le vicende del paziente lavoro di bonifica del territorio, della prima evangelizzazione di questa comunità, della lenta e progressiva urbanizzazione del contado, fino alla crescita di una delle cittadine più caratteristiche, operose e vitali d'Abruzzo.
(Nella foto: la cattedrale di San Leucio in Atessa - CH)

Da: https://www.facebook.com/groups/1375662556004456/user/1257557049/

3 maggio 2021

Angelo Iocco, Maestro Francesco Perrini da Lanciano, principe del tardo gotico abruzzese in frentania e il maestro Rogerio de Fragenis.

 

Rosone della chiesa di Santa Lucia a Lanciano

Maestro Francesco Perrini da Lanciano, principe del tardo gotico abruzzese in frentania e il maestro Rogerio de Fragenis.

di Angelo Iocco

Francesco Petrini, o meglio “Perrini” da Lanzano ossia “Lanciano”, fu un architetto abruzzese che operò in Abruzzo e Molise nella prima metà del Trecento. Se non avessimo l’iscrizione presso la lunetta del portale con il gruppo della Crocifissione, della chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano, non avremo saputo nulla di lui, se nonché in Abruzzo ci fu una scuola che si specializzò nella realizzazione di portali e rosoni dello stile “tardo gotico italiano” o Gotico internazionale. Del resto l’architetto Franco Valente, su questo personaggio così nebuloso, ha posto un dubbio in più, chiedendosi se in una composizione così armoniosa quale è il portale di Santa Maria Maggiore, il nostro Maestro Francesco avesse potuto rovinarlo con una iscrizione incastonata in maniera così raffazzonata e sgraziata, come a voler in tutti i modi comunicare allo spettatore che lui, solo lui fu capace di realizzare quella bellezza! Sembra un controsenso, eppure è così, ma date le committenze numerose che il maestro ebbe a Lanciano e dintorni tra il 1317, datazione del portale di Santa Maria, e il 1319, datazione del portale del Duomo di Larino, la critica ha supposto che Perrini iniziasse i suoi lavori, e gli allievi di bottega completassero, in modo che un allievo probabilmente completò l’iscrizione in questo modo alquanto goffo e pacchiano.
L’iscrizione sul portale riporta: HOC OP• F • FRAC •PRINI DE LANZAN, che il Sargiacomo risolse in Hoc opus fecit Franciscus Petrini de Anxano An. Dom. MCCCXVII. Tutto corretto, solo che come ha evidenziato anche il Prof. Gandolfo, la P a mezz’asta in paleografia si risolve in “PER”, e non PET, quindi PRINI = PERRINI.
Sebbene nel portale di Larino, che è quasi uguale a quello di Santa Maria Maggiore a Lanciano, anzi, molto più equilibrato ed elaborato, rispetto alle figure tozze del gruppo della Crocifissione di Lanciano, nonché per l’uso sapiente di tutte le tecniche innovative che Perrini portò in Abruzzo, come la ghimberga che racchiude il gruppo dell’Agnello crucifero e del Tetramorfo sopra la cornice rotonda del rosone (elementi che si riscontrano anche nelle altre opere perriniane a Lanciano: Santa Lucia e Sant’Agostino, rosoni, e ad Atessa nel rosone del Duomo), appaia un’altra abbondante iscrizione che recita
SI PRAESENS SCRIPTUM PLANE VIDEBIS, TEMPORA NOSTRAE LOCATIONIS HABEBIS A.D. MCCCXIX ULTIMO IULII IN CHRISTO PONTIFICATUS DOMINI NOSTRI IOANNIS P.P. XXII ANNO III REGNORUM SERENISSIMI REGIS ROBERTI ANNO XI SUB PRAESULATU RAONIS DE COMESTABULO HUIUS CIVITATIS OMNIBUS MEMORIA FUIT