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19 agosto 2026

Luigi Murolo, Sulla Costa Continua

SULLA COSTA CONTINUA

di Luigi Murolo,  6 luglio 2022

«Ceci n’est pas une pipe» aveva scritto nella didascalia di una sua celeberrima tela René Magritte, ponendo al centro l’incolmabile differenza tra un oggetto e la sua rappresentazione. Al che, di fronte all’immagine qui proposta, potremmo cercare di parafrasarla affermando: «questa non è una muratura». In effetti, non è una semplice muratura. Ma un paramento laterizio sopravvissuto a un terribile movimento franoso. Lo testimonia la fenditura che l’attraversa verticalmente. Non solo. Ma determinante è anche la stessa consustanzialità che mostra con la fondazione su cui poggia! Che cosa vuol dire tutto questo? Che stiamo discorrendo di una muratura talmente elastica capace di reggere alla violentissima spinta della frana del 1816 (fig. 1). 

fig.1

Non solo un resto archeologico; ma la traccia superstite degli effetti di una catastrofe consumata in tre giorni: dal 1° al 3 aprile di quell’anno.

Per farla breve, possiamo ricordare che, nel torno di un centinaio di metri, erano sparite la cosiddetta «Torretta di Santa Lucia» e la vecchia peschiera che sarebbe stata ricostruita in fonte, dopo un precedente tentativo fallito (1820), nel 1849 dal sindaco Pietro Muzii. Ora, non sappiamo se il resto della cappella di Madonna della Neve (questo il titolo della piccola chiesa di campagna di cui si sta discutendo) fosse caduta interamente nell’immediatezza della frana oppure in qualche giorno. Possiamo solo dire che la pala d’altare sarebbe stata subitaneamente trasferita nella chiesa di S. Maria Maggiore e restaurata solo nel 1882 dalla Confraternita del Gonfalone sotto l’amministrazione dei sigg. Ialacci e Vinciguerra (figg. 2-3). 

fig.2

fig.3

Proprio come sarebbe capitato alla cappella di Cona di mare [fig. 4], 

fig. 4

i cui resti – divenuti muratura di un’abitazione oggi abbandonata in via Gaetano Braga (fig. 5) 

fig. 5

– sono visibili nella loro struttura quattrocentesca (blocchi di tufo grossolanamente squadrati si incastrano con pietrame vario legati da calcimonio – una marna calcarea locale – [fig.6]).

fig.6

La stessa icona, un trittico dalla cadenza bizantina [fig. 7] 

fig. 7

– di cui risulta autore nel 1505, Michele Greco da Valona – sarebbe stata ricollocata nell’allora neonata parrocchia unica di S. Giuseppe (restaurata, tra l’altro, solo nel 1984).

Fino a prima della frana, la Madonna della Neve costituiva una contrada extraurbana con denominazione propria. Lo si apprende dal Catasto napoleonico (1813) [fig. 8]. 

fig. 8

Solo dopo l’aprile del catastrofico evento, si assisterà a un rimescolamento toponomastico, una volta defunzionalizzata la cappella, divenendo essa stessa parte integrante della “Costa del Contino” (Costa Continua).

Il ripristino di questa strada si dipana oggi dalla Madonna della Neve fino al Villino Crisci [fig. 9] 

fig. 9

con stemma comitale [fig.10]. 

fig. 10

Si tratta ora di identificare la sua prosecuzione fino alla Spiaggia.

In tal senso, dal villino Crisci piega verso sud per un centinaio di metri fino al viottolo intitolato al citato musicista Gaetano Braga. Qui si incontrano i resti della muratura appartenuta alla cappella di Cona di Mare. Come tutte le “cone” (cappelle d’angolo) si svolta. In questo caso, a sinistra. Si percorre via Braga; si attraversa la ss. 16, si raggiunge via F. P. Tosti [fig. 11] 

fig. 11

una stradina oggi chiusa da una villa che incorpora l’antico tracciato. Si scende fino alla via verde, si attraversa e si raggiunge una vecchia scalinata con gradini di legno e si raggiunge il termine che è dato dalla spiaggia [fig. 12].

fig. 12

Come si fa a profilare tale percorso? È sufficiente leggere ciò che scrive lo storico Luigi Marchesani (p. 229) a proposito della nuova strada per la marina costruita tra il 1822 e il 1829

«Da Portanova incomincia: passa innanzi la Sottintendenza e Madonna delle Grazie; indi descritta una curva, lascia alla destra la città, dalla quale, giù andando, diverge; diritta, diritta progredisce quasi fino alla distrutta Cona di mare; poi, segnata più stretta curva, discende nel lido».

Riferendoci alla toponomastica attuale, quella che un tempo era “nuova strada” si snoda attraverso il seguente tracciato. Da Porta Nuova, scende per via Roma, via Magnacervo, via Istonia, via Donizetti e svolta in via Gaetano Braga innestandosi, presso i resti di Cona di Mare, lungo la Costa del Contino per giungere alla spiaggia. Ma c’è di più. Nel 1834, la Provincia di Chieti presenta un progetto firmato dall’ing. Tommaso Tenore che, dal punto terminale della Costa del Contino alla Marina, conduce fino al Trigno, riconnettendo amministrativamente il tracciato precedente non più al comune, ma a alla provincia. Il documento, conservato presso l’Archivio di Stato di Chieti [fig. 13],

fig. 13

presenta la torsione a gomito che la strada presenta all’incrocio con i resti di Cona di Mare. E che da lì, attraverso la Costa del Contino, continuava a garantire il rapporto diretto tra il porto di barche della marina e la città. Un’ultima considerazione di topologia storica. La via verso la vecchia stazione (Piazza Fiume) verrà realizzata nel 1881, 17 anni dopo l’inaugurazione della Stazione ferroviaria avvenuta il 25 aprile 1864, a compimento della tratta Ortona-Foggia (a tal proposito, vale la pena ricordare che, intorno agli anni Ottanta del sec. XIX, sarebbe iniziata l’edificazione del Rione Marina destinato ai pescatori nell’area oggi denominata via Ortona. Una rarissima foto di fine Ottocento ritrae l’incontro tra grossisti e i lavoratori del mare [fig. 14]).

fig. 14

Definito l’antico percorso della Costa del Contino, ci accorgiamo che due cappelle mariane ne costituiscono i segnavia. In basso la Madonna della Misericordia, a Cona di Mare, protettrice dei pescatori. Non dimentichiamo che il trittico, con al centro la Vergine, a sinistra S. Caterina martire, e a destra S. Nicola, era stato realizzato da un cristiano in fuga attraverso l’Adriatico dagli Ottomani. In alto, la Madonna della Neve, protettrice degli ortolani. A conti fatti, una sorta di percorso sacrato in cui mare e terra avevano incrociato le loro culture.

Una via in battuto di terrà frequentata? Probabilmente sì! «Scucchǝle» e «Risajapanérǝ» scendevano e non tornavano a mani vuote. I primi, pescatori adulti con la loro “ścaffétta”; i secondi, giovanissimi mozzi di bordo che, per necessità, si trasformavano in portatori del pescato sulla testa con canestri di canne appositamente predisposti. Un mondo di fatica e di sudore oggi assolutamente inimmaginabile. Con gli ortolani, al contrario, che, con “vetture” (cavalli o asini) o “vetturette” (muli), trasportavano al mercato i “bagonzi” (bigonce) ricolmi dei loro prodotti. Di cui ne ha tracciato un delicatissimo ricordo, anche se di tempi molto più recenti, Paolo D’Adamo in memoria della “vettura” cara al nonno. Ma lì ci troviamo in altra zona. Figuriamoci. Lungo la “calatora” di Casarza.

Una cosa mi son sempre detto. Io e i miei coetanei, abbiamo vissuto lo stesso mondo dei nostri genitori e dei nostri avi. Abbiamo fatto gli stessi giochi (parlo di quelli che se lo potevano permettere). Abbiamo percorso gli stessi viottoli di campagna (si era persa la memoria di Cona a Mare, non della strada!). Oggi … oggi … lasciamo perdere. Che cosa resta? Continuiamo a percorrere fin quado è possibile (in salita, probabilmente no) la via di quel mondo perduto. Di cui possiamo dire solo bene. Perché si tratta di un vero e proprio recupero.

Le immagini pubblicate seguono l'ordine indicato nel testo.

Da: Luigi Murolo Facebook

18 agosto 2026

L'abbazia di San Clemente al Vomano. Custodire un capolavoro di Arte Romanica - intervista ad Antonio Gumina.


Antonio Gumina, ex docente e preside siciliano, si è trasferito in Abruzzo da diversi anni per vicissitudini familiari. Da decenni è il custode della millenaria abbazia di San Clemente al Vomano, capolavoro di arte romanica situato tra le colline del teramano, nel paese di Guardia Vomano. L’intervista non si limita alla descrizione delle meraviglie architettoniche e artistiche dell’edificio – come il celebre ciborio, gli affreschi e le relazioni con l’ordine benedettino e i materiali di recupero di siti più antichi, illustrati dal professore – ma vuole porre al centro la figura di Antonio, il "custode del tempio", che con dedizione si prende cura del luogo, accoglie i visitatori, apre e chiude le porte del sacro, e ne custodisce la memoria. Una riflessione su di un ruolo visto come ponte tra passato e presente, tra patrimonio e comunità, ripercorrendo le relazioni con gli abitanti del paese, con gli interventi sull’abbazia e riflessioni in merito ad attività di valorizzazione. ___________ 0:00 Intro 0:58 Antonio: dalla Sicilia all'Abruzzo 4:18 L'abbazia di San Clemente e l'ordine Benedettino 8:10 Il ruolo di Antonio nella riapertura della chiesa 10:57 Comunità e senso di responsabilità 12:47 Rapporti e relazioni nel tempo 14:39 L'aspirazione "al bello" 15:05 Tra responsabilità ed educazione 17:05 Un caso esemplare 18:29 Alcuni elementi significativi: il Ciborio di Roberto e Ruggero 19:43 Il romanico e i suoi simboli 24:08 Un'opera firmata 24:40 Excursus storico 26:39 Guardia Vomano: una storia che parte da lontano 31:15 Le sfide del presente, valorizzazione e salvaguardia 34:14 L'abbazia come luogo di incontri 35:39 Come sarà San Clemente tra 100 anni? 36:55 Outro ___________ 🔗Alcuni link per approfondire 📃 https://www.sanclementealvomano.it/https://www.valledelleabbazie.it/abba... ___________ 🔗 Tutti i nostri link: https://linktr.ee/operarotas 👉🏻    / @the.operarotas   👉🏻   / opera__rotas   👉🏻   / opera_rotas  

12 agosto 2026

Aage Bertelsen, Una scena della scalinata di Civita d'Antino, 1913.

Aage Bertelsen, Una scena della scalinata di Civita d'Antino, 1913. 



Aage Bertelsen, (1873 - 1945) 

Una scena della scalinata di Civita d'Antino, 1913

Olio su tela, cm 38,5x42

Collezione privata.



Aage Bertelsen, Una scena della scalinata di Civita d'Antino, 1913. 

5 agosto 2026

Alessandro D’Anna, Veduta del lago di Celano, nell'Abruzzo (The Lake of Fucino near Celano in the Abruzzi), 1795.


Alessandro D’Anna, Veduta del lago di Celano, nell'Abruzzo (The Lake of Fucino near Celano in the Abruzzi), 1795, guazzo su carta, cm 31,6x58,6, Museum of Fine Arts (Szépművészeti Múzeum), Budapest.
 

Realizzato nel 1795, Veduta del lago di Celano, nell'Abruzzo (The Lake of Fucino near Celano in the Abruzzi) è uno dei più suggestivi documenti iconografici dedicati all'antico lago del Fucino. 
L'opera, eseguita a guazzo su carta dal pittore Alessandro D'Anna (Palermo, 1746 – Napoli, 1810), è oggi conservata nel Museum of Fine Arts (Szépművészeti Múzeum) di Budapest.
Il dipinto raffigura le limpide acque del Fucino, noto all'epoca anche come lago di Celano, animate da piccole imbarcazioni di pescatori e incorniciate dal paesaggio montano della Marsica.
Si tratta di una preziosa testimonianza visiva di un ambiente destinato a scomparire pochi decenni dopo, con il definitivo prosciugamento del lago, completato nella seconda metà dell'Ottocento grazie all'imponente opera di bonifica promossa da Alessandro Torlonia.
L'opera di D'Anna rappresenta una memoria storica del più grande lago dell'Italia peninsulare, il fascino di un paesaggio che per secoli ha caratterizzato l'identità della Marsica e dell'Abruzzo.

28 luglio 2026

Teofilo Patini, Interno con filatrice e cartomante.

Teofilo Patini(Castel di Sangro5 maggio 1840 – Napoli16 novembre 1906"Interno con filatrice e cartomante", olio su tela, cm 47x37,7, collezione privata.

26 luglio 2026

La musica di Francesco Paolo Santacroce approda in Europa.

Significativa affermazione del compositore lancianese Francesco Paolo Santacroce (classe 1937). La sua composizione Nostalgia viene seguita e inclusa nel repertorio della celebre Orchestra da Camerata polacca “Camerata Vistula” e interpretata magistralmente dal solista Jerzy Lucasewicz.
“Questa composizione - egli dice - non si riferisce a una persona o cosa particolare, ma esprime il sentimento generale del passato su cui è costruita la nostra vita: malinconica percezione del tempo che scorre e si riduce sempre più, in cui il passato stesso diventa per questo necessariamente prezioso.”
Il prof. Santacroce si divide tra la filosofia e la musica:
“Le mie due attività parallele di professore di filosofia e musicista - egli dice simpaticamente - mi consentono un meraviglioso equilibrio tra il rigore del raziocinio e il colore dei sentimenti.”
Il suo curriculum è variegato. 
Come pianista ha tenuto numerosi concerti cameristici e operistici in Germania, Svizzera e in Italia, oltre che in Abruzzo, a Milano, Bari, Capri, Catanzaro, Bologna, Assisi, spesso nel repertorio del grande musical americano, con cantanti di fama internazionale, quali Kioto Tsukada, Kyoka Sakamoto e Oslavio Di Credico di Pescara, del quale è stato a lungo collaboratore. 
È stato maestro di Cori abruzzesi, come: S. Vito, Treglio, Castel Frentano, Lanciano (Università della Terza Età), e in particolare de “I Cantori di Ortona”, che ha diretto tra il 1986 e il 2000, con cui ha partecipato a varie trasmissioni televisive (ospite ad esempio nell’agosto 1999 alla puntata Uno mattina estate di Rai 1 con un concerto sulla figura di Francesco Paolo Tosti), e rassegne di Polifonia sacra in Italia e all’estero, oltreché nella stessa Ortona, nel segno dell’immortale Maggiolata abruzzese. 
Nel luglio 1993 su invito del M° Donato Renzetti di Lanciano, il prof. Santacroce ha rappresentato la Canzone abruzzese ai Corsi musicali internazionali estivi di Lanciano all’auditorium Diocleziano. 
Con il tenore Oslavio Di Credico ha fondato il Concorso internazionale di Canto lirico “Camillo De Nardis” e di Corno “Domenico Ceccarossi” in Orsogna (settembre 2001). 
Ha diretto l’opera Cavalleria rusticana di Mascagni al Teatro comunale di Orsogna (17 aprile 2001), e La serva padrona di Donizetti al teatro “Fenaroli” di Lanciano (19 settembre 2002). 
È autore di pregevoli canzoni abruzzesi, tra cui Vicin’a a la scianne su versi di Virgilio Sigismondi, figlio del celebre poeta Giulio, Nin mi fè murì su versi di Alessandro Dommarco, figlio del poeta Luigi, vincitrice del 1° premio “Abruzzo” alla XXXVIII Settembrata abruzzese di Pescara (1995); e infine Ugne cose su versi di Camillo Coccione, vincitrice del 1° premio al concorso del Vernaprile di Teramo del 2015.
Ha inciso il disco LP ‘O core ‘e Napule con tenore Sandro Di Martino (1983), e il cd Vola vola…dall’Abruzzo a Napoli con romanze tostiane e canoni classiche napoletane eseguite dal tenore Di Credico (2005). Ha interamente composto le musiche per l’operetta dialettale Lu fuculare, su parole di Italino Giancristofaro, rappresentata con grande successo, sotto la sua direzione orchestrale, al Teatro Fenaroli di Lanciano il 28-29 febbraio 2012 sotto l’egida dell’Accademia musicale “Frentania Opera Musica Insieme” (FOMI), rinverdendo una profonda passione per questo genere musicale molto amato nell’area lancianese. 
Già docente presso la Scuola civica musicale di Vasto e di filosofia e storia presso il Liceo classico di Ortona, il pof. Santacroce oltre all’attività di compositore e concertista, svolge opera di ricerca sul folklore abruzzese.

Medaglia che ritrae la immagine ufficiale della Madonna del Ponte, patrona di Lanciano

25 luglio 2026

Francesco Paolo Tosti - 30 Songs.


Francesco Paolo Tosti - Romanze per canto e pianoforte.

Filippo Ferrari, Nicola Gallucci da Guardiagrele, 1903.

Giacinto Pannella, Il Paliotto della Cattedrale Aprutina: lavoro in argento di Nicola di Guardiagrele; studio storico ed artistico, 1910.

Giacinto Pannella, Il Paliotto della Cattedrale Aprutina: lavoro in argento di Nicola di Guardiagrele; studio storico ed artistico, 1910.