Monteodorisio: nel 1947 una bella maggiolata durante le Feste della Madonna delle Grazie
NEL POST IL VIDEO DI "MUNDRISCE"
Il Santuario della Madonna delle Grazie di Monteodorisio ha sempre rappresentato il motivo di richiamo per tanti fedeli che giungono per inginocchiarsi ai piedi della statua della Vergine da tutto il mondo.
Dall'album dei ricordi di famiglia l'avvocato Giuseppe Suriani, nostro collega, una foto inedita che riproduce un avvenimento rimasto nella memoria di tutti.
Una maggiolata tenutasi nel settembre del 1947 in occasione delle Feste Popolari in onore della Madonna delle Grazie. Un concorso a premi di canzoni abruzzesi inedite, con la partecipazione di autori di chiara fama,
tra cui il M° Antonio Di Jorio, il M° Guido Albanese (nella foto al
centro, a fianco dell'avvocato Alfonso Suriani), del M° Aniello Polsi e del Maestro dei cori Decio Sabellico.
Dal sito "noidimonteodorisio" di Gianni Timpone: Componenti del coro, Zoppi Renato, Di Menna Nicola, Della Penna Luigi, Ciancaglini Leonardo, Salerno Nicola, Galante Matteo, Sabellico Vittorio, Capraro Nicola, Corsica Angelo, Cocco Nicola, Di Risio Mirella, Ricchezza Angilla, Di Spalatro Filomena, Di Giacomo Elisa, Timpone Esterina, Menna Emilia, Iarussi Teresa,Iarussi Maria Giovanna, Falcone Francesca, Salerno Ida, Capraro Clotilde,Di Prospero Maria, Di Menna Rina, Urbano Rosa, Lacanale Ida, Colameo Nicoletta, Capraro Clotilde, Di Camillo Angela, Marcianelli Maria, Colameo Giovina, Raimondi Maria, Tenaglia Maria Pia, Budano Filomena, Capraro Giuseppe, Ricchezza Ines, Sabellico Decio, Suriani Alfonso, Suriani Eduardo, Di Iorio Antonio, Suriani Maria,Tiberio Rosa
Le canzoni in gara: "Mundrisce" (E.Suriani - A.Di Jorio); "Ntra li spighe", "Sciù", "A Carmele", "Ntunié", “Cala Sole"(tutte di E.Suriani - Di Jorio); "La canzone dell'Uva" (N.Saraceni - Di Jorio), "La canzone di la villegne" (di E.Suriani - Di Jorio); "Luntananze", "Serenate spassose"
(Di Jorio) fuori concorso.
Le Donne del Coro (dal sito noidimonteodorisio di Gianni Timpone)
Una manifestazione, simile alle famose "maggiolate" ortonesi, che ha richiamato gran pubblico, nel clima della festività della Madonna delle Grazie di Monteodorisio.
GIUSEPPE CATANIA
IL VIDEO DI "MUNDRISCE", CANZONE DELLA MAGGIOLATA DEL 1947 >>>>
Corografia della bassa valle del Trigno, del 1751 (vol. XXXIX), di Anton Ludovico Antinori, in cui si evidenziano gli abitati di Montenero, San Salvo e Vasto, il casale di Montebello – con la scafa per l’attraversamento del Trigno – il formale del Mulino e la torre di Pantanella, la Fonte del Fico nel vallone Buonanotte e lo “Stradone” che collegava la costa con la Cuccetta di Lentella (Archivio della Biblioteca Provinciale de L’Aquila).
Una frazione di Goito (MN) prende il nome della località abruzzese di Vasto (CH).
Si potrebbe ipotizzare che ciò derivi dai legami storici tra i Gonzaga di Mantova e i d'Avalos.
Isabella Gonzaga, Marchesa di Pescara di Valentín Carderera, 1831c,
Collezione María Pilar Carderera Biblioteca nazionale di Spagna.
Infatti Isabella Gonzaga (1537-1579), figlia del Duca di Mantova, sposò nel 1556 Francesco Ferdinando d'Avalos d'Aquino d'Aragona (1530 - 1571), secondo Principe di Francavilla, quarto Marchese di Pescara, terzo Marchese del Vasto e Conte di Monteodorisio.
Medaglia celebrativa raffigurante Francesco Ferdinando d'Avalos, Annibale Fontana, National Gallery of Art, Washington
Sordello da Goito
Miniatura di Sordello da Goito tratta da un manoscritto del XIII secolo
Nel VI canto del Purgatorio, viene presentata la figura di Sordello da Goito, un importante poeta trovatore italiano, appartenente alla piccola nobiltà mantovana.
Egli divenne signore dei feudi abruzzesi di Civitaquana, Monteodorisio, Paglieta, Borrello e Palena, ricevuti in dono nel 1269 da Carlo I d’Angiò, morendo poco dopo in Abruzzo.
Monteodorisio: Alfonso Suriani (1840-1905), presidente della Provincia e tra i promotori della Scuola Agraria di Scerni
di Giuseppe Catania
Tra le figure che maggiormente spiccano nel periodo a cavallo tra l'800 ed il primo '900, e che più seppero rappresentare le istanze e le aspirazioni delle popolazioni del Circondario di Vasto, oltre a mantenere desta la fama dell'operosità nella provincia di Chieti, spicca quella di Alfonso Suriani. Nacque egli nel 1840 a Monteodorisio da una delle più note famiglie di antica nobiltà, e per oltre mezzo secolo, divenuto uno fra i più
dagherrotipo di famiglia, Ottavio, Alfonso, Giuseppe e Edoardo Suriani
Alfonso Suriani fu anche un patriota di fervido coraggio, tanto che, appena ventenne, dopo il 1860, nella lunga e delicata campagna di repressione del brigantaggio in Abruzzo, si segnalò, col grado di tenente della Guardia Nazionale, per solerzia ed acume nel portare a termine operazioni di notevole e delicato impegno logistico.
Ma la sua inesauribile energia doveva emergere attraverso le doti di equilibrio e di rettitudine, nelle numerose cariche assunte in seno alle amministrazioni comunali e provinciali; proprio in quest'ultima rivestì il ruolo di Presidente del Consiglio Provinciale di Chieti fino al 1905, quando lo rapì la morte. La passione per l'Agricoltura lo condusse prima ad operare un radicale rinnovamento delle attività agricole del Comprensorio del Vastese e, successivamente, guidato da fervida esperienza e da buon senso nel considerare le premesse di rinascita della zona, lo portarono a patrocinare, insieme a Giuseppe De Riseis e Nicola Colonna, la fondazione della Scuola Agraria di Scerni.
Intellettuale di profonda vocazione, di Alfonso Suriani si ha un particolare inedito ricordo a proposito della amicizia intrecciata con il poeta Gabriele D'Annunzio, riscontrabile in un epistolario poco noto. D'altra parte Monteodorisio, paese natale di Alfonso Suriani, era già famosa per aver creato un cenacolo di artisti nel sontuoso palazzo Suriani, dove già si affermavano per acume intellettuale e lirismo di fresca e genuina ispirazione, Ottavio, Eduardo e Giuseppe Suriani.
Nel 1904, quale Presidente del Consiglio di Amministrazione della Provincia di Chieti, Alfonso Suriani aveva inviato un telegramma per esprimere al vate abruzzese le felicitazioni per i successi ottenuti in Italia dalle rappresentazioni teatrali de «La Figlia di Jorio». Gabriele D'Annunzio rispose con un messaggio telegrafico del 13 aprile 1904 (conservato nella Biblioteca Provinciale) così concepito: «On. Suriani, Presidente del Consiglio Chieti. Voglia ella esprimere al Consiglio la mia calda riconoscenza per il saluto nobilissimo con cui ha voluto onorare in me il poeta che serba nel cuore il culto religioso della vita di una stirpe. Creda ella alla mia profonda devozione. Gabriele D'Annunzio». L'amicizia di Gabriele D'Annunzio con Alfonso Suriani ebbe una più ampia e salda manifestazione di cordialità, perché, subito dopo, il poeta acconsentì, sia pure per breve soggiorno, a godere dell'ospitalità offertagli a Palazzo Suriani a Monteodorisio. Gabriele d'Annunzio certamente non mancò d'approfittare per passeggiare e lambire le onde dell'Amatissimo Adriatico, lungo la spiaggia di Marina di Vasto.
Municipio romano, terra pre-napoleonica e comune contemporaneo, corrispondente all'attuale centro con questo nome. Erede della romana Histonium (la fase frentana era a Punta Penna). Attestata nel XI sec. come castello, ma non nel Catalogus Baronum, nemmeno tra i feudi dell'abbazia di S. Giovanni in Venere. Tradizionalmente ritenuta divisa nel periodo alto-medievale in due Terre distinte, Vasto Aimone e Vasto Gisone. Ma la seconda è piuttosto da cercare a nord dell'attuale abitato. Le due terre sono unificate in una sola Università nel 1385, citata come "Vasto Aimone superiore e inferiore" nella prima tassazione aragonese del 1443-7. Toponimo.
Civile:
-IX sec.: Loc. in Chieti maggiore.
XI sec.-1807: Castello, Università del Vasto Aimone.
Feudo: S. Giovanni in Venere, Fasanella (1269-1273), Caldora (-1442), Regio (1442-1444), de Guevara (1444-1460), d'Avalos (1460-1464), Regia (1464-1471), de Guevara (1471-1485), Regio (1485-1496), d'Avalos (1496-1806), col titolo di Marchesato (1497-1806).
Ecclesiastico:
Diocesi: nullius di S. Giovanni in Venere (-1624), Chieti (1624-oggi).
Parrocchia: S. Maria Maggiore (-1808) e S. Pietro (-1808), S. Giuseppe (1808-oggi).
Filiali: S. Maria Maggiore (1915-oggi), S. Pietro (1915-oggi), S. Maria Stella Maris in Vasto Marina (1927-oggi), S. Lorenzo in C.da S. Lorenzo (1954-oggi), S. Giovanni Bosco (1965-oggi), S. Maria Incoronata in C.da Incoronata (1971-oggi), S. Paolo (1973-oggi), S. Antonio (1973-2001), S. Marco (1982-oggi), S. Maria Immacolata (1982-2001), S. Maria del Sabato Santo (2001-oggi).
SINELLO
Castello medievale sito nell'attuale loc. Torre Sinello. Va forse identificato col castello Cileno, attestato nell'a. 1000 prope Senellam e di cui in seguito non si hanno tracce. Nel XI sec. è diviso in più porzioni. Non è citato dal Catalogus Baronum, nemmeno tra i feudi dell'abbazia di S. Giovanni in Venere. Incorporato in Pennaluce dopo la fondazione di quest'ultima. Toponimo.
Il processo dei Templari in Abruzzo contro frate Cecco Nicola da Lanciano e frate Andrea da Monteodorisio, 1305
di Angelo Iocco e Marino Valentini
Nell’immaginario collettivo il venerdì 13, per
gli scaramantici, è il giorno da evitare per l’assunzione di decisioni
rilevanti e per fare qualsiasi cosa d’importante, perché è il giorno iellato
per eccellenza. Molti ritengono che questo giorno maledetto sia da legare
all'infausto venerdì 13 ottobre 1307, quando Filippo IV “il Bello” di Francia
diede l’ordine di arrestare tutti i templari presenti nel suo regno. Ma come si
arrivò a tale decisione e perché?
Intanto va detto che l’Ordine dei cavalieri
templari, in circa due secoli dalla sua costituzione, aveva accumulato così
tante ricchezze, da diventare un innegabile strumento di potere economico e
politico in Europa. Allo stesso tempo il re di Francia si trovava a
fronteggiare una pesante situazione finanziaria, ereditata dal predecessore,
fortemente incisa da un indebitamento tale da far svalutare la moneta del
Paese. Di fronte a siffatta situazione, il sovrano pensò bene di risolvere il
problema delle finanze e risanare le casse di Stato, guardando nell’orto dei
templari, verso i quali si trovava in uno stato di preoccupante indebitamento,
a causa di prestiti contratti anche da chi lo aveva preceduto.
Bisognava trovare però un pretesto per incastrare
l’ordine monastico e lo stesso venne offerto da un cavaliere pentito (sic!) che
avallò le voci e le dicerie che da tempo circolavano sulle strane usanze dei
templari. Filippo diede credito al fuoriuscito dall’Ordine e vennero
pronunciate le prime tre formali accuse:
1) IL RINNEGAMENTO DI CRISTO E GLI SPUTI SULLA
CROCE (ERESIA);
2) L’OMOSESSUALITÀ E LA SODOMIA (SODOMIA);
3) L’ADORAZIONE DI IDOLI (IDOLATRIA).
La caduta dei
Templari sotto Clemente V
Con la perdita
di San Giovanni d'Acri, i cristiani furono costretti a lasciare la Terra Santa.
Nemmeno gli ordini religiosi poterono evitare tale esodo e i Templari scelsero
di ripiegare verso Cipro dove
insediarono la loro sede centrale. Tuttavia, una volta che questi ebbero
abbandonato la Terrasanta, con pochissime probabilità di poterla un giorno
riconquistare, in occidente sorse la questione dell'utilità dell'Ordine del
Tempio il cui scopo originario per cui erano stati fondati, difendere i
pellegrini diretti a Gerusalemme sulla tomba di Cristo, si era oramai reso
irrealizzabile.
Per diversi
decenni, il popolo aveva percepito i cavalieri anche come signori orgogliosi e
avidi, che conducevano una vita disordinata (le espressioni popolari "bevi
come un templare" o "giura come un templare" sono rivelatrici a
questi sintomi), tanto che dal 1274 al concilio di Lione II i più alti dignitari dell'ordine dovettero
produrre un libro di memorie per giustificare la loro esistenza. Abitualmente
si parlava dei Templari come di un covo di eretici e di
viziosi; voci probabilmente alimentate dal fatto che molti peccatori erano in
effetti approdati all'Ordine per riceverne protezione a fronte di un, non
sempre sincero, pentimento.