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2 aprile 2026

Fucino – L’album fotografico del prosciugamento del Lago Fucino (1862 -1875) nel Fondo Becchetti.



Fucino – L’album fotografico del prosciugamento del Lago Fucino (1862 -1875) nel Fondo Becchetti

 


L’album fotografico del Fondo Becchetti dedicato al Fucino, di proprietà dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione, costituisce una testimonianza visiva di particolare interesse per lo studio delle trasformazioni del territorio marsicano legate al prosciugamento del lago avvenuto tra il 1862 e il 1875.

La recente digitalizzazione del Catalogo Generale dei Beni Culturali consente un’analisi ancora più dettagliata delle immagini, rendendo leggibili molti dettagli che contribuiscono a ricostruire il prosciugamento di Torlonia: le ultime imbarcazioni impiegate sul lago, gli strumenti della pesca, la vita quotidiana sulle rive del Fucino  e gli ambienti circostanti.

Di rilievo anche la documentazione delle architetture dei centri abitati precedenti al terremoto del 1915, che permette di osservare configurazioni urbane e tipologie edilizie irrimediabilmente scomparse. Particolarmente significativa è una veduta panoramica di Avezzano, con il lago Fucino a fare da sfondo. 

La fotografia panoramica è frutto dell’incollaggio sul supporto secondario di tre singoli positivi uniti a comporre una veduta, per una lunghezza davvero insolita di quasi 50 centimetri (480 mm)

 

Veduta di Cappelle dei Marsi e della collina di Alba Fucens

Vasto, Via Bebbia, primi del '900.




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31 marzo 2026

Eremi e Santuari in Abruzzo.

 Eremo di Frattagrande di Pretara


L'Eremo ha un aspetto modesto e non mostra il carattere sacro della costruzione. L'edificio si appoggia ad una parete che si eleva poco oltre Pretara, lungo il corso del torrente Ruzzo. Una semplice scalinata conduce dalla strada all'ingresso. Di fronte all'ingresso è posta una croce. Immediatamente a destra dell'ingresso vi sono due piccoli vani, in comunicazione con la zona presbiteriale. Da uno di questi ambienti parte una scala che conduce al piano superiore. La chiesetta ha sull'altare principale un quadro che raffigura S. Francesco di Paola, cui fra' Nicola era profondamente devoto. Nella cappellina di destra, dietro l'altare, si apre un grosso vano nel quale si notano la struttura e gli scenari del presepe costruito da fra' Nicola. Nel 1986, in occasione della morte di fra' Nicola, il Comune di Isola del Gran Sasso ha posto sulla parete rocciosa vicina all'ingresso una lapide a ricordo dell' ultimo eremita del Gran Sasso.


28 marzo 2026

Vasto, Festa in piazza, primi del '900.

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Orsogna, Stazione Ferroviaria e Panorama della Città.

LA GUIDA GIORNALE PEL POPOLO edito dalla tipografia Aternina L’Aquila 1860 – 1862.

Betta Branchesi, Un Commissariato davvero speciale: Sulmona.


Un Commissariato davvero speciale

di Betta Branchesi

È il Regio Commissariato di P.S. a Sulmona. Pensate all’Abruzzo del ’43, ai suoi monti, alle sue valli, ai piccoli paesi attraversati dal corteo di 60 macchine utilizzato da Vittorio Emanuele III e Badoglio per la loro vergognosa fuga. 
Di lì a qualche giorno, sul Gran Sasso, i nazisti pongono fine alla reclusione di Mussolini. L’Abruzzo viene tagliato dalla Linea Gustav e la popolazione subisce l’occupazione e il dominio crudele dei nazifascisti, i rastrellamenti, le uccisioni, le razzie. Le bande partigiane nascono per la sopravvivenza, per difendere la gente da angherie, soprusi, dalla morte. 
Due di queste bande operano nella zona della Valle Peligna: la Banda Conca di Sulmona e la Banda Sciuba
Quest’ultima prende il nome dai fratelli Sciuba: Torinto è un ufficiale medico, Vincenzo è un Commissario di Pubblica Sicurezza. 
A quanto abbiamo appreso, si trovava in Alta Italia di rientro dalla Dalmazia e sbandato, raggiunse la sua terra d’origine. 
Qui subito, all’indomani dell’8 settembre, organizzò con il fratello e gran parte della sua famiglia una banda che aggregò intorno a sé tanti altri combattenti per la Libertà. 
E’ una figura particolare: per la sua attività partigiana ricevette ben due medaglie, d’argento e di bronzo. 
Lo ritroviamo a luglio del ’44, ad Abruzzo liberato, come dirigente del Commissariato di Sulmona: un Commissariato che più particolare non si può. 

Nelle nostre ricerche abbiamo scoperto che buona parte dei componenti di quel piccolo Ufficio di P.S. sono stati riconosciuti Partigiani o Patrioti. 
Il vice Brigadiere Etelvardo Sigismondi, le Guardie Antonio Zarone, Giuseppe Benedetti, Pasquale Susi, Livio Aversa, Arnando D’Alessandro, Giuseppe De Nardis, Riccardo De Stefanis, Rocco Di Cioccio, Luigi Di Nino, Antonio Indiciani, Roberto Manfroni: chi nella Banda Sciuba, chi nella Banda Conca di Sulmona, uno nel Lazio nella Banda Arancio. 
Per altri nomi di quell’elenco stiamo continuando le ricerche, non escludiamo sorprese.

C’è un’altra particolarità: l’Abruzzo “forte e gentile” organizza la Brigata Maiella, che dopo la sconfitta dei nazifascisti a giugno del 44, combatte per la “liberazione dei fratelli del Nord”. 
E raccontava uno dei più gloriosi combattenti di quella Brigata, Gilberto Malvestuto: “L’allora Questore di Sulmona era Vincenzo Sciuba, il quale a un certo punto fece un avviso: “Cittadini di Sulmona, che avete subito nove mesi di dittatura nazifascista, arruolatevi nella Brigata Maiella”. Venne un camion con un guidatore inglese e ci prelevò al monumento ai Caduti di Sulmona”. 
E da lì la Brigata raccoglie nel suo percorso altri volontari, arriva prima a Recanati e poi risale la fascia adriatica, fino in Emilia Romagna, combattendo per la liberazione di quelle terre. 
 Vincenzo Sciuba è con loro, fino alla Liberazione di Bologna, come capitano preposto al Comando Tattico.
Il figlio di Vincenzo, Ettore, con il quale abbiamo il piacere di essere in contatto, ci ha raccontato che il suo nome è stato scelto dal padre in ricordo di un combattente della Banda Sciuba, il sottotenente dell’Aeronautica Ettore De Corti, per il quale prendiamo in prestito le parole della motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare: “Il gruppo veniva colto di sorpresa da una pattuglia tedesca e solo la pronta reazione del sottotenente De Corti, che abbatteva con la sua pistola un nemico, consentiva alla quasi totalità dei compagni di porsi in salvo mentre egli, a sua volta gravemente ferito, rimaneva sul terreno e veniva, poi, barbaramente trucidato. Suggellava, così, col sacrificio della giovane vita, il giuramento di fedeltà alla Patria." 
Ettore De Corti salvò la vita dei partigiani della Banda Sciuba e Vincenzo volle ricordarlo per sempre.