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29 settembre 2026

Vasto, Convento di Sant'Onofrio.

Vasto, Convento di Sant'Onofrio, anni '20.
 
Vasto, Viale del Convento di Sant'Onofrio, anni '20. foto L.Vivani


color

27 settembre 2026

Vasto, Fontana e Torre di Bassano.


Antonio Mezzanotte, La chiesa di S.Giuseppe a San Salvo.

LA CHIESA DI SAN GIUSEPPE A SAN SALVO (CH) 

di Antonio Mezzanotte 

Si dice e si racconta che a San Salvo (CH), sulla sommità del colle che guarda l’Adriatico, ci sia un luogo dove il tempo ha deciso di sovrapporre le sue storie, una sopra l’altra, come le pagine di un antico e prezioso volume. Quel luogo è la chiesa di San Giuseppe, nel cuore della centrale Piazza San Vitale. 

Si racconta che, a guardarla oggi con la sua facciata in stile neoromanico, in pochi immaginerebbero quante vicende vengono celate prima ancora di varcare la soglia.

Le origini della città si perdono, infatti, in una vicenda complessa e affascinante: la chiesa di San Giuseppe non nasce semplicemente come una chiesa parrocchiale, ma affonda le sue radici direttamente nel Medioevo monastico. 

In origine, prima ancora del XIII secolo, in questo sito sorgeva un cenobio benedettino. Con il passare del tempo, verso la fine del Duecento, la struttura passò sotto il controllo dei Cistercensi, inizialmente sotto il dominio di Santa Maria di Casanova, in seguito legandosi alla celebre abbazia dei Santi Vito e Salvo, che in differenti modi e in diversi tempi andò a dominare la piana del Trigno fino alla confluenza con la Treste e le cui propaggini sono da riscontrare a San Vito di Forca di Penne, Santa Maria di Catignano, San Clemente di Astignano (loc. Cerratina di Pianella), Santo Stefano a Tornareccio e in altri importanti luoghi della regione. 

Nei documenti antichi, la prima piccola chiesa veniva chiamata "Santa Maria in Monasterium".

Con il declino dell’esperienza cistercense, il complesso cadde sotto la gestione degli abati commendatari, tra gli ultimi dei quali vi fu il cardinale Giovanni Costanzo Caracciolo di Santobono, un protagonista nella Roma di metà Settecento. Fu nel XVI secolo che la devozione cambiò ufficialmente “abito” e il tempio venne intitolato a san Giuseppe. 

Attraverso i secoli, incendi, danni dovuti alle incursioni di turchi e briganti ed esigenze di ampliamento ne mutarono radicalmente l’aspetto: l’antica struttura gotica cistercense fu gradualmente trasformata fino ai rifacimenti ottocenteschi e agli interventi di ricostruzione del Novecento.

L’edificio si presenta oggi con un interessante e stratificato contrasto architettonico. 

La facciata principale guarda direttamente su Piazza San Vitale ed è il frutto di una ricostruzione completata intorno alla metà del Novecento in stile neoromanico pisano. I mattoni a vista, i portali e gli archetti evocano volutamente la memoria cistercense dell’antico cenobio. Accanto si erge il campanile, anch’esso ricostruito nel secolo scorso dopo che la vecchia torre a pianta irregolare venne abbattuta per ragioni statiche. 

Varcata la soglia, l’ambiente cambia tono e veste un misurato stile neoclassico. Lo spazio è organizzato a navata unica rettangolare, scandita da pilastri laterali che aprono la vista su diverse cappelle. 

La principale di queste è quella dedicata a san Vitale, patrono della cittadina, che custodisce le sacre reliquie giunte da Roma nel 1745 grazie ai buoni uffici dell'abate commendatario, cardinale Pier Luigi Carafa. 

Tra le opere d’arte custodite risaltano pregevoli tele, tra cui quella dedicata alla Sacra Famiglia (opera simbolo del legame con l’intitolazione), il dipinto di San Giuseppe in gloria e la tela del Riposo durante la fuga in Egitto. 

La vera particolarità della chiesa di San Giuseppe è ciò che la circonda e la sostiene. Le sue pareti e il sottosuolo conservano i resti dell’antica abbazia cistercense e delle precedenti fasi di epoca romana, oggi mirabilmente valorizzati all’interno del percorso del Parco Archeologico del Quadrilatero. 

Si dice e si racconta, insomma, che la chiesa di San Giuseppe non sia soltanto la chiesa madre di San Salvo, ma la vera e propria identità della città, ostinatamente scolpita nella pietra. 

23 settembre 2026

Lo Tsunami del 1627 sulla Costa Frentana tra storia e miti: I Trabocchi, le città sommerse, le processioni a mare, punti di stella e i nuovi rischi. Da uno studio di F.Stoppa.

Mappa sismica di Matthaus Greuter, Biblioteca Apostolica Vaticana.
 

Lo Tsunami del 1627 sulla Costa Frentana tra storia e miti: I Trabocchi,  le città sommerse, le processioni a mare, punti di stella e i nuovi rischi. Da uno studio di F.Stoppa.

di Filippo Marino

La storia geologica e culturale della costa adriatica italiana custodisce eventi dirompenti che spesso affiorano solo attraverso l'intreccio tra cronache storiche, tradizioni orali e indagini antropologiche. Un caso emblematico in tal senso è rappresentato dagli effetti del violento terremoto e del conseguente tsunami che il 30 luglio 1627 colpirono la Capitanata e l'Abruzzo Citeriore. Uno studio condotto dal geologo e antropologo Francesco Stoppa  analizza in modo approfondito questo evento, evidenziando come la memoria di quella catastrofe viva ancora oggi nei racconti popolari, nelle feste religiose e nell'assetto storico del territorio frentano.

Il Terremoto e lo Tsunami del 1627

Il 30 luglio 1627, intorno a mezzogiorno, un sisma di magnitudo stimata pari a 6.7 e un'intensità fino al X-XI grado della scala Mercalli nell'area epicentrale, scosse violentemente la terraferma e la fascia adriatica meridionale. Le cronache dell'epoca, come quelle riportate da A. L. Antinori e documentate nei fondi archivistici storici (tra cui Corrado Marciani, De Poardi, Polidori, Luigi Anelli), descrivono danni gravissimi in centri come Lanciano, Vasto, Ortona, Francavilla, Paglieta, Fossacesia e Termoli. 

Luigi Anelli, Ricordi di Storia Vastese

Lanciano e Vasto subirono danni gravissimi e risultarono, secondo la carta di Matteo Greuter e la relazione di De Poardi del 1627 «per metà rovinate». Gli effetti del terremoto furono segnalati fino all'attuale provincia di Pescara.

Foglia G.A., Historico discorso del gran terremoto...

Molte comunità, un tempo prospere, precipitarono in una profonda crisi economica e demografica.

Alla violenza della scossa tellurica si accompagnò un maremoto (tsunami) i cui effetti furono particolarmente evidenti lungo la costa chietina e nelle foci dei fiumi principali, come il Sangro e le foci nel pescarese. Le acque invasero le zone pianeggianti e causarono una profonda destabilizzazione socio-economica, inaugurando un periodo di contrazione dei traffici marittimi e commerciali che durò per quasi un secolo.

Geomitologia e antropologia: La "paura del mare" e i culti religiosi

Uno degli aspetti più affascinanti è la cosiddetta geomitologia, ovvero lo studio dei miti e delle leggende nati per spiegare catastrofi naturali in epoche in cui mancava una lettura scientifica dei fenomeni geologici.

A Vasto,  ad esempio, si parla del mito di città sommerse, come: Buca, Aspra, Pennaluce, nonché accertati approdi inabissati di epoca romana.

Vasto, Pesca all'Aspra

Sulla costa frentana, in particolare a San Vito Chietino e nei borghi marinari circostanti, si tramandano leggende di città e monti sprofondati nel mare e una persistente "paura del mare", che per secoli ha frenato la vocazione alla navigazione d'altura delle popolazioni locali, orientandole piuttosto verso un'economia agricola o verso la pesca stanziale condotta tramite le caratteristiche strutture dei trabocchi.


Un legame diretto con il cataclisma del 1627 si riscontra inoltre in alcune particolari tradizioni religiose:


Processione Festa Madonna del Porto, San Vito Marina, 1920 (da F.Stoppa)

A San Vito Marina la Festa della Madonna del Porto è celebrata tradizionalmente l'ultimo sabato di luglio, questa suggestiva processione a mare (con una sfilata di imbarcazioni che accompagnano la statua della Vergine) cade proprio in concomitanza con la ricorrenza dello tsunami del 30 luglio 1627.

Chiesa Madonna del porto - S.Vito Marina - non più esistente (da F.Stoppa)

La leggenda devozionale narra che a San Vito Marina le onde del maremoto del 1627 si spinsero fino alla soglia della chiesa originaria, arrestandosi miracolosamente ai piedi della statua della Madonna, consolidando così un culto di ringraziamento e protezione che perdura nel tempo, analogamente alle processioni a mare che vi sono a Vasto per la Madonna di Pennaluce o Punta Penna e per la Festa di S.Nicola della Meta.

 Processione della Madonna di Pennaluce, Porto di Punta Penna, Vasto. Coll. I Candeloro

Processione di San Nicola, Vasto. Foto Scotti, coll. I Candeloro

Nella cultura marinara locale, il 30 luglio era considerato uno dei giorni sfortunati o "punti di stella" in cui evitare la navigazione, analogamente alla commemorazione dei defunti o alle date segnate da lutti collettivi causati da antiche tempeste e maremoti e alle principali feste religiose.

Dalle lezioni del passato ai rischi del presente

Oltre all'interesse storico-antropologico,  lo studio di Stoppa lancia un severo monito sulla vulnerabilità della moderna costa abruzzese. Oggi l'area costiera è caratterizzata da una forte antropizzazione, da stabilimenti balneari densamente frequentati durante i mesi estivi, da infrastrutture stradali e ferroviarie lineari e da vie di fuga spesso anguste o vulnerabili (come i sottopassaggi), nonché dalla pista ciclopedonale della Costa dei Trabocchi.

Se un evento di intensità simile a quello del 1627 dovesse ripetersi in pieno giorno durante il periodo estivo, la combinazione di un preavviso inesistente o insufficiente, del panico collettivo e di barriere strutturali potrebbe generare un rischio elevato per migliaia di bagnanti e residenti.

L'analisi integrata di dati storici, registri notarili, reperti archeologici e tradizioni popolari dimostra che il rischio tsunami lungo la costa adriatica non è un'ipotesi puramente teorica. Il patrimonio mitologico e rituale legato al 1627 non costituisce soltanto una preziosa testimonianza del passato, ma rappresenta un campanello d'allarme che invita a ripensare con maggiore consapevolezza  la pianificazione territoriale, la progettazione delle infrastrutture balneari e la gestione delle emergenze lungo il litorale adriatico.


Atlas of isoseismal maps of Italian earthquakes, CNR






16 settembre 2026

Provincia di Vasto: storia di un'autonomia mancata.

Provincia di Vasto: storia di un'autonomia mancata
di Filippo Marino

Tra la fine del 1957 e l'inizio del 1958 il Parlamento italiano discusse una proposta destinata a segnare profondamente il futuro amministrativo del territorio: l'istituzione della provincia di Vasto.
Questo ambizioso progetto non nacque all'improvviso, ma fu il coronamento di un lungo percorso autonomista avviato subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
Nel 1946 ci fu l’avvio della raccolta dei dati statistici e dell'iter amministrativo sotto la guida del sindaco Giuseppe Nasci.
Negli anni successivi l'azione politica fu portata avanti con determinazione dai sindaci Florindo Ritucci Chinni (1946 - 1955) e Olindo Rocchio (prosindaco facente funzioni 1955-1956), i quali rivendicarono con forza il ruolo storico, culturale ed economico del territorio vastese.
Il percorso culminò il 13 febbraio 1958 con la presentazione al Senato della Repubblica, da parte del senatore abruzzese Leo Leone, del disegno di legge n. 2442, volto al riconoscimento di Vasto come capoluogo di provincia.
Alla base della richiesta vi erano argomentazioni solide e di ampio respiro:
- Le radici storiche, con il richiamo alle origini millenarie dell'antica Histonium e al prestigioso passato culturale che valse alla città l'appellativo di "Atene degli Abruzzi".
- La vocazione territoriale, con la valorizzazione della posizione strategica lungo la fascia costiera adriatica, considerata autonoma rispetto a Chieti per dinamismo demografico, marittimo ed economico.

9 settembre 2026

Carta delle Strade Ferrate del Regno d'Italia, Anno 1885 - Mappa della Rete FS al 1° Luglio 1906.

Carta delle Strade Ferrate del Regno d'Italia, Anno 1885.
 
Al nord-ovest spicca la rete cavouriana già saldamente radicata: sono in costruzione solo la Succursale dei Giovi (1889), la linea della Val d'Aosta (1886) e poche altre; in progetto il Sempione (1906) e il Tenda (1914-28). Intorno a Milano anche la rete delle Ferrovie Nord è già ben presente (manca la linea di Novara e il prolungamento da Erba ad Asso). Al nord-est in progetto la linea (allora internazionale) della Valsugana Bassano-Trento (1910) e addirittura assente la Venezia-Trieste via Portogruaro.

L'Appennino Tosco-Emiliano è valicato solo dalla Porrettana (1864); in costruzione sia la Pontremolese (1894) sia la Faentina (1893), in progetto la Fabriano-Urbino-Rimini che in realtà non verrà mai completata. Al centro, oltre ovviamente a mancare la Direttissima Roma-Napoli (1927), è in costruzione la trasversale Roma-Pescara e in progetto la Sulmona-Isernia, che tra l'altro è indicata via Scanno, anziché sul tracciato poi effettivamente costruito via Campo di Giove. Più a sud, anche il tracciato della Avellino-Rocchetta è indicato via S.Angelo diversamente da quello che verrà realizzato.

Adriatica e Jonica sono già complete, ma quest'ultima è per ora l'unico accesso a Reggio Calabria: l'impervia Tirrenica Meridionale (1885-1895) rappresenterà una pietra miliare del decennio seguente. Da Cosenza non è nemmeno ipotizzata la linea per Paola, mentre compare un progetto per Nocera poi non realizzato; anche la Sicignano-Lagonegro è indicata concludersi sul Tirreno mentre rimarrà limitata al capolinea di Lagonegro.

In Sicilia la rete è già significativamente sviluppata, anche se Palermo si raggiunge solo via Catania-Enna (allora Castrogiovanni). Inoltre è sostanzialmente assente la rete a scartamento ridotto, con l'eccezione del progetto della Porto-Empedocle-Agrigento, dunque la prima ad essere pensata e l'ultima a morire (1985). Infine è già completa la trasversale sarda, mentre è solo in progetto la rete a scartamento ridotto dell'isola.


particolare

La Rete FS al 1° Luglio 1906
La Rete FS al 1° Luglio 1906

Accadde oggi, 9 settembre 1943. La Corazzata Roma: Tragedia, Gloria e Orgoglio dell'Ingegneria Navale Italiana. Tra i caduti il ricordo di quattro marinai vastesi.


Accadde oggi, 9 settembre 1943. La Corazzata Roma: Tragedia, Gloria e Orgoglio dell'Ingegneria Navale Italiana. Tra i caduti il ricordo di quattro marinai vastesi
di Filippo Marino

Il 9 settembre 1943 si consumava una delle pagine più drammatiche, vive e significative della storia militare italiana: l'affondamento della corazzata Roma, ammiraglia della Regia Marina. 
Punta di diamante della flotta e orgoglio tecnologico dell'epoca, l'unità andò incontro a un tragico epilogo nelle acque del Golfo dell'Asinara, all'indomani dell'annuncio dell'armistizio firmato a Cassibile.

Un Gioiello di Ingegneria Navale

Varata a Trieste il 9 giugno 1940 e costruita dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico, la Roma rappresentava il punto più alto dell'innovazione bellica e navale:

· Velocità e Prestazioni: Nelle prove in mare superò i 32 nodi, stabilendo un primato mondiale per navi da battaglia della sua classe e stazza.


· Potenza di Fuoco Unica: I suoi 9 cannoni principali da 381/50 mm vantavano una gittata massima di 42,8 km. Tali prestazioni superavano quelle di tutte le corazzate avversarie e alleate dell'epoca, compresi i cannoni da 406 mm americani e i giganteschi 460 mm della Yamato giapponese.

· Sistemi di Bordo Avanzati: Disponeva di centrali di tiro e torri antiaeree stabilite giroscopicamente, una protezione subacquea fondata sui celebri "Cilindri Pugliese" e del radar di fabbricazione italiana EC-3/ter "Gufo".


· Vita di Bordo: A differenza delle unita navali del passato, la nave offriva sistemazioni moderne e accoglienti per l'equipaggio, superando di gran lunga le dotazioni tradizionali della flotta.



Il Dramma dell'8 Settembre e la Partenza


Il contesto storico in cui si consumò l'evento fu segnato dall'estrema incertezza e dal disorientamento istituzionale seguiti al proclama dell'armistizio l'8 settembre 1943. 
La squadra navale di base a La Spezia, guidata dall'ammiraglio Carlo Bergamini, ricevette l'ordine di prendere il mare per evitare la cattura da parte delle truppe tedesche ed eseguire le direttive del Comando Supremo, preservando l'onore della Bandiera.
Nelle prime ore del 9 settembre, le navi salparono puntando inizialmente verso La Maddalena. 
Tuttavia, giunta la notizia che la base sarda era già stata occupata dalle forze tedesche, Supermarina ordinò un'immediata inversione di rotta verso ovest, con destinazione l'Algeria.


L'Attacco con la "Fritz-X" e il Drammatico Epilogo

Poco dopo le 15:00 del 9 settembre, mentre la formazione transitava al largo di Capo Testa e del Golfo dell'Asinara, fu intercettata da una squadriglia di bombardieri tedeschi Dornier Do 217. 
La Luftwaffe impiegò per la prima volta una nuova e letale arma tecnologica: le bombe teleguidate ad alto potenziale "Fritz-X".


· L'Impatto: La Roma fu centrata in pieno. Una seconda bomba penetrò lo scafo sul lato sinistro del torrione, esplodendo direttamente nei depositi di munizioni interni delle torri prodierali.

· La Fine: La tremenda deflagrazione squarciò la struttura elevando una gigantesca colonna di fumo. 
Spezzatasi in due, la corazzata si capovolse e si inabissò in soli 28 minuti.

· Le Vittime: Dei 1.849 uomini d'equipaggio imbarcati, 1.253 persero la vita. Tra i caduti vi furono l'ammiraglio Carlo Bergamini, il comandante della nave Adone Del Cima e quasi tutto lo Stato Maggiore. 
I superstiti furono soccorsi e recuperati dalle altre unità della formazione e dalle navi di scorta.

Il Valore della Memoria

L'affondamento della corazzata Roma rimane un momento simbolo del sacrificio, del senso del dovere e della dignità dei marinai italiani. 
In un momento di totale sbandamento politico e militare per il Paese, l'equipaggio mantenne la coesione e la disciplina fino all'estremo saluto alla propria nave, consegnando alla storia una pagina indimenticabile di eroismo e di memoria navale.

Caduti di Vasto:

Tra le vittime vi erano anche quattro marinai vastesi che ricordiamo:

Marò Fuochista: (?) Francesco, nato a Vasto il 16/01/1922;

Marò Fuochista: DI CARLO Domenico, nato a Vasto il 17/09/1920;

Marò Furiere: DI FILIPPANTONIO Mario (Agostino), nato a Vasto il 22/09/1921;

Marò Marò: MILENO Cesario, nato a Vasto il 13/12/1920.














Foto dal web