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17 giugno 2026

Vincenzo Alicandri (Sulmona, 1871 - Torino,1955), L'Abruzzo, Enit, 1920.

L'Abruzzo di Vincenzo Alicandri, cartolina pubblicitaria del 1920, ritraente Campo di Giove (AQ) e donne in costume locale.

Vincenzo Alicandri nacque a Sulmona il 21 maggio 1871. Pittore e incisore abruzzese, si formò artisticamente sotto la guida di maestri come Domenico Morelli, Teofilo Patini e Francesco Paolo Michetti. Nel 1888, dopo aver conseguito la licenza della scuola tecnica, si trasferì a Pescara, dove fondò la prestigiosa “Rivista Abruzzese” insieme all’amico Basilio Cascella. Morì a Torino l’8 giugno 1955.

28 marzo 2026

Betta Branchesi, Un Commissariato davvero speciale: Sulmona.


Un Commissariato davvero speciale

di Betta Branchesi

È il Regio Commissariato di P.S. a Sulmona. Pensate all’Abruzzo del ’43, ai suoi monti, alle sue valli, ai piccoli paesi attraversati dal corteo di 60 macchine utilizzato da Vittorio Emanuele III e Badoglio per la loro vergognosa fuga. 
Di lì a qualche giorno, sul Gran Sasso, i nazisti pongono fine alla reclusione di Mussolini. L’Abruzzo viene tagliato dalla Linea Gustav e la popolazione subisce l’occupazione e il dominio crudele dei nazifascisti, i rastrellamenti, le uccisioni, le razzie. Le bande partigiane nascono per la sopravvivenza, per difendere la gente da angherie, soprusi, dalla morte. 
Due di queste bande operano nella zona della Valle Peligna: la Banda Conca di Sulmona e la Banda Sciuba
Quest’ultima prende il nome dai fratelli Sciuba: Torinto è un ufficiale medico, Vincenzo è un Commissario di Pubblica Sicurezza. 
A quanto abbiamo appreso, si trovava in Alta Italia di rientro dalla Dalmazia e sbandato, raggiunse la sua terra d’origine. 
Qui subito, all’indomani dell’8 settembre, organizzò con il fratello e gran parte della sua famiglia una banda che aggregò intorno a sé tanti altri combattenti per la Libertà. 
E’ una figura particolare: per la sua attività partigiana ricevette ben due medaglie, d’argento e di bronzo. 
Lo ritroviamo a luglio del ’44, ad Abruzzo liberato, come dirigente del Commissariato di Sulmona: un Commissariato che più particolare non si può. 

Nelle nostre ricerche abbiamo scoperto che buona parte dei componenti di quel piccolo Ufficio di P.S. sono stati riconosciuti Partigiani o Patrioti. 
Il vice Brigadiere Etelvardo Sigismondi, le Guardie Antonio Zarone, Giuseppe Benedetti, Pasquale Susi, Livio Aversa, Arnando D’Alessandro, Giuseppe De Nardis, Riccardo De Stefanis, Rocco Di Cioccio, Luigi Di Nino, Antonio Indiciani, Roberto Manfroni: chi nella Banda Sciuba, chi nella Banda Conca di Sulmona, uno nel Lazio nella Banda Arancio. 
Per altri nomi di quell’elenco stiamo continuando le ricerche, non escludiamo sorprese.

C’è un’altra particolarità: l’Abruzzo “forte e gentile” organizza la Brigata Maiella, che dopo la sconfitta dei nazifascisti a giugno del 44, combatte per la “liberazione dei fratelli del Nord”. 
E raccontava uno dei più gloriosi combattenti di quella Brigata, Gilberto Malvestuto: “L’allora Questore di Sulmona era Vincenzo Sciuba, il quale a un certo punto fece un avviso: “Cittadini di Sulmona, che avete subito nove mesi di dittatura nazifascista, arruolatevi nella Brigata Maiella”. Venne un camion con un guidatore inglese e ci prelevò al monumento ai Caduti di Sulmona”. 
E da lì la Brigata raccoglie nel suo percorso altri volontari, arriva prima a Recanati e poi risale la fascia adriatica, fino in Emilia Romagna, combattendo per la liberazione di quelle terre. 
 Vincenzo Sciuba è con loro, fino alla Liberazione di Bologna, come capitano preposto al Comando Tattico.
Il figlio di Vincenzo, Ettore, con il quale abbiamo il piacere di essere in contatto, ci ha raccontato che il suo nome è stato scelto dal padre in ricordo di un combattente della Banda Sciuba, il sottotenente dell’Aeronautica Ettore De Corti, per il quale prendiamo in prestito le parole della motivazione della Medaglia d’oro al Valor Militare: “Il gruppo veniva colto di sorpresa da una pattuglia tedesca e solo la pronta reazione del sottotenente De Corti, che abbatteva con la sua pistola un nemico, consentiva alla quasi totalità dei compagni di porsi in salvo mentre egli, a sua volta gravemente ferito, rimaneva sul terreno e veniva, poi, barbaramente trucidato. Suggellava, così, col sacrificio della giovane vita, il giuramento di fedeltà alla Patria." 
Ettore De Corti salvò la vita dei partigiani della Banda Sciuba e Vincenzo volle ricordarlo per sempre.

18 febbraio 2026

Panfilo Serafini da Sulmona. Degli Abruzzesi primitivi: saggio mitico-storico, 1847. Il Canzoniere, 1883.


Il 23 agosto 1817 nasce a Sulmona (AQ) Panfilo Serafini. Di famiglia contadina, studia retorica e latino presso il locale seminario e successivamente si trasferisce a Napoli per completare gli studi di filosofia e di letteratura. 
Insegnante di greco e latino nell'Abbazia di Montecassino e in seguito a Sulmona, di sentimenti liberali, aderisce alla carboneria per cui è arrestato dalla polizia borbonica ed il 21 marzo 1854 viene condannato dalla Gran Corte Speciale del II Abruzzo Ulteriore a 20 anni di reclusione, scontati nei penitenziari di Montefusco (AV), Montesarchio (BN) e Procida. 
Durante la prigionia si dedica alla scrittura di saggi storici e letterari. Liberato dopo cinque anni di carcere duro e vessazioni, oramai malato, viene esiliato a Chieti. Dopo l'Unità torna a Sulmona dove muore l'11 novembre 1864 in conseguenza della malattia e del regime carcerario.



5 giugno 2025

Augustus John Cuthbert Hare, Days Near Rome, Volumi 1-2 , 1875.


Augustus John Cuthbert Hare, Days Near Rome, Voll. 1-2
Da: Google



Da Roma all’Aquila e ritorno lungo la Claudia Valeria per Sulmona e la Marsica nella primavera del 1874 - 1874

Il Castello Orsini

Augustus John Culthbert Hare nacque a Roma nel 1834 e morì a Holmhurst, nella contea del Sussex, in Inghilterra il 22 gennaio 1903. Di famiglia aristocratica inglese trascorse un’infanzia crudele ma seppe superarla fino a scrivere in sei volumi la storia autobiografica “the history of My Life”. Ebbe gravi problemi economici ma grazie alla sua passione ed amore per la scrittura, si affermò nel campo letterario definito dai contemporanei “osservatore attentissimo e la sua prosa è brillante e piacevole”. Il suo strumento principale era la penna ma nei suoi viaggi era come un menestrello girovago e grande uomo di spirito. Augustus è un viaggiatore inglese che, trovandosi a Roma nel 1870, è testimone delle “breccia di porta Pia”.
Negli anni 70 intraprese un viaggio nella penisola e nel 1874 ebbe modo di visitare e apprezzare l’Abruzzo. L’escursione nella regione, una delle pochissime parti d’Italia “non ancora rovinata dall’assalto dei turisti inglesi e americani” e presentava un vantaggio di essere ancora economica essendo rimasta la “vecchia scala dei prezzi”. In realtà, le pagine di Hare sull’Abruzzo non rappresentano un documento di conoscenza profonda. L’autore, nel suo diario, si mostra attento e interessato ad integrare la citazione colta con l’impressione artistica, la notizia logistica e geografica con la notazione, erudita o ironica, di costumi. Un reportage della realtà della nostra terra negli anni immediatamente seguenti all’Unità Nazionale, dal punto di vista politico-sociale e semplicemente sociologico- culturale.


Da: Regione Abruzzo