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20 agosto 2026

Marino Valentini, Il giovane Gabriele D'Annunzio e gli esami di licenza ginnasiale da privatista al Liceo G.B. Vico di Chieti .

Il giovane Gabriele D'Annunzio e gli esami di licenza ginnasiale da privatista al Liceo G.B. Vico di Chieti
di Marino Valentini 

Molti si chiedono come mai D'Annunzio, pur frequentando il Ginnasio al Collegio di Prato, preferì sostenere gli esami di licenza ginnasiale al Liceo G.B. Vico di Chieti e per giunta da privatista.
Gabriele D'Annunzio sostenne l'esame a Chieti nell'ottobre del 1878 per una precisa ragione strategica: voleva accorciare i tempi del suo percorso scolastico attraverso il salto della quinta ginnasiale per passare direttamente al liceo.
Non si trattò di un trasferimento definitivo, ma di un espediente temporaneo gestito insieme alla famiglia durante le vacanze estive in Abruzzo.
Il motivo per cui scelse la commissione del Liceo G.B. Vico di Chieti anziché muoversi all'interno del proprio istituto a Prato risponde a dinamiche ben precise:
In primo luogo prevalse il desiderio di "saltare" un anno visto che
D'Annunzio era un allievo eccezionalmente dotato, ambizioso e insofferente verso i tempi lunghi della scuola. Avendo completato la quarta ginnasiale a Prato nel giugno del 1878, decise di sfruttare i mesi estivi trascorsi a casa in Abruzzo, per studiare privatamente l'intero programma della classe successiva. Sostenendo l'esame da privatista a ottobre, ottenne la licenza ginnasiale saltando l'intero anno della quinta ginnasio.
In secondo luogo c'erano le regole interne del Collegio Cicognini di Prato, cioè una struttura d'élite statale estremamente rigida e legata alla progressione ordinaria dei trimestri per gli alunni interni. Non permetteva facilmente deroghe interne o esami di salto per i propri convittori durante le sessioni estive o autunnali. Per fare il "salto", la strada più semplice per la famiglia D'Annunzio era presentare la domanda da privatista in un istituto regio esterno durante il periodo di rientro a casa.
Il Regio Liceo di Chieti era la sede d'esame statale più vicina a casa e inoltre la più prestigiosa e autorevole d'Abruzzo. Sostenere la prova a Chieti a ottobre gli permise di fare l'esame "in casa" prima di rimettersi in viaggio.
Una volta superata la licenza ginnasiale a Chieti a pieni voti (con la media dell'8,8), il piano si compì con successo. Nel novembre del 1878 D'Annunzio tornò in Toscana e si ripresentò al Cicognini di Prato: forte del titolo legale ottenuto in Abruzzo, venne iscritto direttamente alla prima classe del Liceo, risparmiando un intero anno di corso e diplomandosi regolarmente a Prato nel 1881. A proposito della votazione finale conseguita a Chieti, va detto che il giovane Gabriele sfiorò addirittura la media del 10, "rovinata" da un 8 in una materia che non t'aspetti: composizione italiana!

19 agosto 2026

Vasto, Bersò di Porta Catena.

coll. Ida Candeloro

Luigi Murolo, Sulla Costa Continua

SULLA COSTA CONTINUA

di Luigi Murolo,  6 luglio 2022

«Ceci n’est pas une pipe» aveva scritto nella didascalia di una sua celeberrima tela René Magritte, ponendo al centro l’incolmabile differenza tra un oggetto e la sua rappresentazione. Al che, di fronte all’immagine qui proposta, potremmo cercare di parafrasarla affermando: «questa non è una muratura». In effetti, non è una semplice muratura. Ma un paramento laterizio sopravvissuto a un terribile movimento franoso. Lo testimonia la fenditura che l’attraversa verticalmente. Non solo. Ma determinante è anche la stessa consustanzialità che mostra con la fondazione su cui poggia! Che cosa vuol dire tutto questo? Che stiamo discorrendo di una muratura talmente elastica capace di reggere alla violentissima spinta della frana del 1816 (fig. 1). 

fig.1

Non solo un resto archeologico; ma la traccia superstite degli effetti di una catastrofe consumata in tre giorni: dal 1° al 3 aprile di quell’anno.

Per farla breve, possiamo ricordare che, nel torno di un centinaio di metri, erano sparite la cosiddetta «Torretta di Santa Lucia» e la vecchia peschiera che sarebbe stata ricostruita in fonte, dopo un precedente tentativo fallito (1820), nel 1849 dal sindaco Pietro Muzii. Ora, non sappiamo se il resto della cappella di Madonna della Neve (questo il titolo della piccola chiesa di campagna di cui si sta discutendo) fosse caduta interamente nell’immediatezza della frana oppure in qualche giorno. Possiamo solo dire che la pala d’altare sarebbe stata subitaneamente trasferita nella chiesa di S. Maria Maggiore e restaurata solo nel 1882 dalla Confraternita del Gonfalone sotto l’amministrazione dei sigg. Ialacci e Vinciguerra (figg. 2-3). 

fig.2

fig.3

Proprio come sarebbe capitato alla cappella di Cona di mare [fig. 4], 

fig. 4

i cui resti – divenuti muratura di un’abitazione oggi abbandonata in via Gaetano Braga (fig. 5) 

fig. 5

– sono visibili nella loro struttura quattrocentesca (blocchi di tufo grossolanamente squadrati si incastrano con pietrame vario legati da calcimonio – una marna calcarea locale – [fig.6]).

fig.6

La stessa icona, un trittico dalla cadenza bizantina [fig. 7] 

fig. 7

– di cui risulta autore nel 1505, Michele Greco da Valona – sarebbe stata ricollocata nell’allora neonata parrocchia unica di S. Giuseppe (restaurata, tra l’altro, solo nel 1984).

Fino a prima della frana, la Madonna della Neve costituiva una contrada extraurbana con denominazione propria. Lo si apprende dal Catasto napoleonico (1813) [fig. 8]. 

fig. 8

Solo dopo l’aprile del catastrofico evento, si assisterà a un rimescolamento toponomastico, una volta defunzionalizzata la cappella, divenendo essa stessa parte integrante della “Costa del Contino” (Costa Continua).

Il ripristino di questa strada si dipana oggi dalla Madonna della Neve fino al Villino Crisci [fig. 9] 

fig. 9

con stemma comitale [fig.10]. 

fig. 10

Si tratta ora di identificare la sua prosecuzione fino alla Spiaggia.

In tal senso, dal villino Crisci piega verso sud per un centinaio di metri fino al viottolo intitolato al citato musicista Gaetano Braga. Qui si incontrano i resti della muratura appartenuta alla cappella di Cona di Mare. Come tutte le “cone” (cappelle d’angolo) si svolta. In questo caso, a sinistra. Si percorre via Braga; si attraversa la ss. 16, si raggiunge via F. P. Tosti [fig. 11] 

fig. 11

una stradina oggi chiusa da una villa che incorpora l’antico tracciato. Si scende fino alla via verde, si attraversa e si raggiunge una vecchia scalinata con gradini di legno e si raggiunge il termine che è dato dalla spiaggia [fig. 12].

fig. 12

Come si fa a profilare tale percorso? È sufficiente leggere ciò che scrive lo storico Luigi Marchesani (p. 229) a proposito della nuova strada per la marina costruita tra il 1822 e il 1829

«Da Portanova incomincia: passa innanzi la Sottintendenza e Madonna delle Grazie; indi descritta una curva, lascia alla destra la città, dalla quale, giù andando, diverge; diritta, diritta progredisce quasi fino alla distrutta Cona di mare; poi, segnata più stretta curva, discende nel lido».

Riferendoci alla toponomastica attuale, quella che un tempo era “nuova strada” si snoda attraverso il seguente tracciato. Da Porta Nuova, scende per via Roma, via Magnacervo, via Istonia, via Donizetti e svolta in via Gaetano Braga innestandosi, presso i resti di Cona di Mare, lungo la Costa del Contino per giungere alla spiaggia. Ma c’è di più. Nel 1834, la Provincia di Chieti presenta un progetto firmato dall’ing. Tommaso Tenore che, dal punto terminale della Costa del Contino alla Marina, conduce fino al Trigno, riconnettendo amministrativamente il tracciato precedente non più al comune, ma a alla provincia. Il documento, conservato presso l’Archivio di Stato di Chieti [fig. 13],

fig. 13

presenta la torsione a gomito che la strada presenta all’incrocio con i resti di Cona di Mare. E che da lì, attraverso la Costa del Contino, continuava a garantire il rapporto diretto tra il porto di barche della marina e la città. Un’ultima considerazione di topologia storica. La via verso la vecchia stazione (Piazza Fiume) verrà realizzata nel 1881, 17 anni dopo l’inaugurazione della Stazione ferroviaria avvenuta il 25 aprile 1864, a compimento della tratta Ortona-Foggia (a tal proposito, vale la pena ricordare che, intorno agli anni Ottanta del sec. XIX, sarebbe iniziata l’edificazione del Rione Marina destinato ai pescatori nell’area oggi denominata via Ortona. Una rarissima foto di fine Ottocento ritrae l’incontro tra grossisti e i lavoratori del mare [fig. 14]).

fig. 14

Definito l’antico percorso della Costa del Contino, ci accorgiamo che due cappelle mariane ne costituiscono i segnavia. In basso la Madonna della Misericordia, a Cona di Mare, protettrice dei pescatori. Non dimentichiamo che il trittico, con al centro la Vergine, a sinistra S. Caterina martire, e a destra S. Nicola, era stato realizzato da un cristiano in fuga attraverso l’Adriatico dagli Ottomani. In alto, la Madonna della Neve, protettrice degli ortolani. A conti fatti, una sorta di percorso sacrato in cui mare e terra avevano incrociato le loro culture.

Una via in battuto di terrà frequentata? Probabilmente sì! «Scucchǝle» e «Risajapanérǝ» scendevano e non tornavano a mani vuote. I primi, pescatori adulti con la loro “ścaffétta”; i secondi, giovanissimi mozzi di bordo che, per necessità, si trasformavano in portatori del pescato sulla testa con canestri di canne appositamente predisposti. Un mondo di fatica e di sudore oggi assolutamente inimmaginabile. Con gli ortolani, al contrario, che, con “vetture” (cavalli o asini) o “vetturette” (muli), trasportavano al mercato i “bagonzi” (bigonce) ricolmi dei loro prodotti. Di cui ne ha tracciato un delicatissimo ricordo, anche se di tempi molto più recenti, Paolo D’Adamo in memoria della “vettura” cara al nonno. Ma lì ci troviamo in altra zona. Figuriamoci. Lungo la “calatora” di Casarza.

Una cosa mi son sempre detto. Io e i miei coetanei, abbiamo vissuto lo stesso mondo dei nostri genitori e dei nostri avi. Abbiamo fatto gli stessi giochi (parlo di quelli che se lo potevano permettere). Abbiamo percorso gli stessi viottoli di campagna (si era persa la memoria di Cona a Mare, non della strada!). Oggi … oggi … lasciamo perdere. Che cosa resta? Continuiamo a percorrere fin quado è possibile (in salita, probabilmente no) la via di quel mondo perduto. Di cui possiamo dire solo bene. Perché si tratta di un vero e proprio recupero.

Le immagini pubblicate seguono l'ordine indicato nel testo.

Da: Luigi Murolo Facebook

Le Golfe de Venise, Nicolas Sanson, Alexis Hubert Jaillot da Coronelli, 1696.

Le Golfe de Venise, Nicolas Sanson, Alexis Hubert Jaillot da Coronelli, 1696.

Particolare - Abruzzo citeriore

18 agosto 2026

Vasto, Fuochi pirotecnici di Ferragosto, 16.08.2026.

video R.Cieri

L'abbazia di San Clemente al Vomano. Custodire un capolavoro di Arte Romanica - intervista ad Antonio Gumina.


Antonio Gumina, ex docente e preside siciliano, si è trasferito in Abruzzo da diversi anni per vicissitudini familiari. Da decenni è il custode della millenaria abbazia di San Clemente al Vomano, capolavoro di arte romanica situato tra le colline del teramano, nel paese di Guardia Vomano. L’intervista non si limita alla descrizione delle meraviglie architettoniche e artistiche dell’edificio – come il celebre ciborio, gli affreschi e le relazioni con l’ordine benedettino e i materiali di recupero di siti più antichi, illustrati dal professore – ma vuole porre al centro la figura di Antonio, il "custode del tempio", che con dedizione si prende cura del luogo, accoglie i visitatori, apre e chiude le porte del sacro, e ne custodisce la memoria. Una riflessione su di un ruolo visto come ponte tra passato e presente, tra patrimonio e comunità, ripercorrendo le relazioni con gli abitanti del paese, con gli interventi sull’abbazia e riflessioni in merito ad attività di valorizzazione. ___________ 0:00 Intro 0:58 Antonio: dalla Sicilia all'Abruzzo 4:18 L'abbazia di San Clemente e l'ordine Benedettino 8:10 Il ruolo di Antonio nella riapertura della chiesa 10:57 Comunità e senso di responsabilità 12:47 Rapporti e relazioni nel tempo 14:39 L'aspirazione "al bello" 15:05 Tra responsabilità ed educazione 17:05 Un caso esemplare 18:29 Alcuni elementi significativi: il Ciborio di Roberto e Ruggero 19:43 Il romanico e i suoi simboli 24:08 Un'opera firmata 24:40 Excursus storico 26:39 Guardia Vomano: una storia che parte da lontano 31:15 Le sfide del presente, valorizzazione e salvaguardia 34:14 L'abbazia come luogo di incontri 35:39 Come sarà San Clemente tra 100 anni? 36:55 Outro ___________ 🔗Alcuni link per approfondire 📃 https://www.sanclementealvomano.it/https://www.valledelleabbazie.it/abba... ___________ 🔗 Tutti i nostri link: https://linktr.ee/operarotas 👉🏻    / @the.operarotas   👉🏻   / opera__rotas   👉🏻   / opera_rotas  

16 agosto 2026

Vasto, Piazza Diomede, Corso De Parma e Piazza Cavour. Festa di Santa Maria Incoronata, 26 Aprile 1913. Foto di Nicola Anelli (1870-1938).

Vasto, foto di Nicola Anelli da Palazzo Palmieri, 26 Aprile 1913,
color Filippo Marino

Vasto, Piazza Cavour (poi Rossetti). Festa di Santa Maria Incoronata, 26 Aprile 1913, 
foto di Nicola Anelli, color Filippo Marino

Filippo Palizzi, (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 11 settembre 1899).

Filippo Palizzi, (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 11 settembre 1899).

Viaggio nell'Abruzzo Magico - Intervista a David Ferrante.

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All’interno delle varie identità culturali e regionali, uno spazio importante è occupato dal folklore e dalle mitologie affollate di riti, creature, superstizioni e credenze che hanno plasmato comportamenti ed atteggiamenti che attiviamo, inconsapevolmente, anche nel quotidiano. È un’eredità invisibile, ma presente, che attraversa gesti, parole, simboli, stratificata nella memoria collettiva e nei territori.
David Ferrante, sociologo e saggista ed autore, esplora da anni questo patrimonio immateriale, coniugando il rigore della ricerca sociale con una sensibilità narrativa capace di ridare voce a figure semidimenticate e a pratiche arcaiche. I suoi studi e racconti – dalla pandàfeche agli antichi sortilegi del solstizio d’estate – disegnano una mappa antropologica del sacro e del magico in Abruzzo, dove il mondo contadino, la fede popolare e la paura dell’ignoto si intrecciano in una trama che ancora oggi (volente o nolente) ci appartiene. In questa intervista, ci addentreremo con lui in un universo simbolico fatto di erbe e parole, sogni e incubi, santi e spiriti, per riscoprire la potenza generativa del folklore non come reliquia del passato, ma come chiave attuale di lettura del presente, richiamando alla memoria quei ricordi dei nostri nonni, appartenenti ad una fase pre-industriale in cui il magico albergava ancora nelle case. Perché queste storie non sono solo fiabe antiche: sono dispositivi culturali che continuano a definire chi siamo, come agiamo, cosa temiamo e a cosa affidiamo, ancora oggi, le nostre speranze. ___________ 0:00 Intro 0:44 Dai racconti dell'infanzia allo studio del folklore 1:44 Incontri ravvicinati: la pandafica e il primo racconto 3:06 Alle origini del rito 4:19 Bestiario abruzzese 5:18 Il rito della 'Mmidia 7:53 L'eredità del rito e delle credenze 9:09 Tra sacro e profano 11:50 Il revival delle tradizioni popolari: è solo turismo? 13:42 Ricerche e documentazione, alcune considerazioni 14:46 Il folklore contro l'omologazione 16:25 Sulle creature dei racconti popolari 19:44 Empatizzare con "il mostro" 21:48 Al di là del bene e del male 24:11 Il Mazzamurello e il pretesto narrativo 25:21 Custodire l'interesse e la memoria 27:00 Sintetizzare la cultura magica abruzzese 27:27 Il senso di questi argomenti oggi: dall'IA all'irrazionale ___________ 🔗Alcuni link per approfondire 🌐 https://abruzzomagico.jimdosite.com/d... 📚 http://www.streghedabruzzo.it/ 📙 https://www.amazon.it/stores/author/B... DAVID FERRANTE è sociologo e scrittore, appassionato studioso e divulgatore della cultura popolare. Come sociologo, ha pubblicato diverse monografie e saggi tra cui tre monografie e vari saggi in collettanee edite da Franco Angeli e dall’Università d’Annunzio di Chieti. È particolarmente noto come divulgatore e autore di opere che recuperano il patrimonio leggendario abruzzese. Tra i suoi saggi chiave spicca “Tradizioni, riti e sortilegi del 24 giugno. San Giovanni Battista nella cultura popolare abruzzese”. È ideatore e curatore delle antologie tematiche di successo come: "L’Ammidia. Storie di Streghe d’Abruzzo", "Fate, Pandafeche e Mazzamurelli. Storie di miti, superstizioni e leggende d’Abruzzo", "Magare. Storie di Streghe d'Abruzzo v.2" e "Anime Sperse. Storie di fantasmi d'Abruzzo e Molise". La sua opera personale, "Il dolore della luce. Racconti di streghe, fantasmi e d'amore," ha visto la seconda edizione nel 2024 (edito da Tabula Fati). Per le edizioni Solfanelli, nel 2025, ha pubblicato il saggio “Sicurezza locale. L'Amministrazione della sicurezza urbana nell'evoluzione storica e giuridica della Polizia Municipale” e curato la seconda edizione integrale del libro “Primo Levi, Abruzzo forte e gentile. Impressioni d’occhio e di cuore” del 1882. ___________ 🔗 Tutti i nostri link: https://linktr.ee/operarotas 👉🏻    / @the.operarotas   👉🏻   / opera__rotas   👉🏻   / opera_rotas  

Nicola Salerni, Fontana pubblica di Villalfonsina, 1977.



Nicola Salerni, Fontana pubblica di Villalfonsina, 1977, olio su tela , collezione privata.





il cane

Adriana Gandolfi, La vera storia degli arrosticini.

Da: Opera Rotas