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1 luglio 2026
Settimio Zimarino, Canzoni Sacre di Natale e per i Santi.
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Zimarino P.Settimio
(Virgilio Caprioli) Institutiones iuris ciuilis D. Iustiniani imp. Cum annotationibus Syluestri Aldobrandini, patris Clementis 8. Pont. Max. Francisci Cornelij Brixiani, aliorumque iurisconsultorum crucis, vel asterisci nota præmonstratis, editæ. Necnon aliis annotationibus eiusdem Cornelij, ac Virgilij Caprioli ... illustratæ. Nunc vero ex trac, 1618.
Istituzioni di Diritto Civile
Del Signore Imperatore Giustiniano.
Con le annotazioni di Silvestro Aldobrandini, padre del Pontefice Massimo Clemente VIII.
Pubblicate con [le annotazioni di] Francesco Cornelio Bresciano e di altri Giureconsulti, contrassegnate da un segno di croce o di asterisco.
Nonché illustrate con altre annotazioni dello stesso Cornelio, e di Virgilio Caprioli, Giureconsulto di Vasto (Histonium).
Ora invero accresciute dal Trattato delle Novelle e dalla Risoluzione delle antinomie di Fabio Ranucci, Giureconsulto di Macerata.
In questa ultimissima edizione, tra tutte accuratamente emendate, avendo inserito fedelmente dai codici antichi ciò che nelle altre era stato omesso, sono mandate al pubblico per grazia e utilità della gioventù desiderosa [di apprendere] le leggi.
Alle quali, oltre ai frammenti delle XII (dodici) Tavole e alle varianti di lezione, si è aggiunto un ricchissimo Indice delle materie giuridiche.
CON PRIVILEGI.
A VENEZIA, PRESSO I GIUNTA.
1618.
30 giugno 2026
Mappe di Vasto dell'Istituto Geografico Militare di Firenze.
Mappa IGM di Vasto, 1907
Mappa IGM di Vasto, 1956
Mappa IGM di Vasto, 1964
Mappa IGM di Vasto, 1984
Mappa IGM di Vasto, 2022
29 giugno 2026
28 giugno 2026
Antonio Mezzanotte, La Madonna dell'uliveto a Fara San Martino.
Lapide votiva sulla facciata della chiesa
LA MADONNA DELL'ULIVETO A FARA SAN MARTINO (CH)
di Antonio Mezzanotte
Si dice e si racconta che la Madonna dell’Uliveto, appena fuori Fara San Martino (CH), sia nata da una paura antica: un uomo, inseguito dai briganti su per la montagna, avrebbe promesso alla Vergine Santa una cappella se fosse riuscito a salvarsi.
Una storia che sembra uscita da un racconto serale davanti al focolare, ma che trova un riscontro sorprendentemente concreto in una lapide, murata sulla facciata della chiesuola, nella quale si legge in un italiano un po' raffazzonato - anche per le date (ma, appunto per questo, spontaneo e sincero) - che Giovanni Di Cecco fu liberato “dai malviventi su la cima di questa montagna" grazie all’intercessione della Madonna. Segue la data: "31 GIUGNIO 1864".
È una leggenda che non ha bisogno di essere abbellita: basta immaginare il silenzio della Majella, il fruscio degli ulivi e un uomo che corre, ansima, prega. E poi mantiene la promessa.
La chiesetta si trova all’imbocco delle Gole di Fara, in un punto in cui il paese finisce e la montagna comincia davvero. Intorno... ulivi, pietra viva e quel verde che a Fara non è mai solo sfondo, ma presenza.
È un luogo di passaggio, sì, ma anche di sosta: il punto in cui ci si ferma un attimo prima di entrare nel vallone di Santo Spirito, come se la montagna chiedesse un piccolo atto di rispetto.
La facciata è di pietrame a vista, semplice come si conviene alle cappelle nate da un voto: un portale in pietra, una finestra circolare, una cornice di coppi che taglia l’orizzonte del tetto. La chiesa fu edificata nel 1860, come riporta un segnale turistico sul lato sinistro della facciata.
E poi c’è la lapide votiva, che non è un dettaglio decorativo ma il cuore stesso della storia: la prova che la leggenda, qui, non è solo leggenda.
Dentro, l’aula unica è coperta da una volta a botte lunettata. Il pavimento in mattoni accompagna lo sguardo verso l’altare, dove una tela raffigura la Madonna dell’Uliveto tra san Martino e - forse - la Maddalena.
Il dettaglio più sorprendente è la roccia della montagna che affiora dal pavimento lì in un angolo a sinistra dell'altare, come se la chiesa non fosse stata costruita sulla Majella, ma dalla Majella stessa. Un gesto di continuità naturale e spirituale che vale più di mille ornamenti.
Allora, la Madonna dell’Uliveto non è soltanto un monumento: è una storia in pietra, un grazie inciso, un piccolo altare che parla di paura, fede e montagna. È un luogo che, come spesso accade qui nei nostri paesi d'Abruzzo, non chiede nulla ma lascia qualcosa.
27 giugno 2026
26 giugno 2026
Storia della Canzone Abruzzese e della Maggiolata.
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25 giugno 2026
Visita del Principe Ereditario Umberto di Savoia a Vasto, 12 settembre 1926.
12.09.1926 Visita del Principe Ereditario Umberto di Savoia a Vasto per l'inaugurazione del monumento a Gabriele Rossetti, l'acquedotto del Sinello ed il primo palazzo scolastico. Cartolina-foto Nicola Scotti.
color
particolare, la linguaccia
23 giugno 2026
Federico Vittore Nardelli, La Panarda, 1927.
Federico Vittore Nardelli: Scrittore e ingegnere (Avezzano 1891 - Roma 1973). Pubblicò alcuni romanzi e racconti (Il mondo senza pace, 1921; Nicewò, 1923; La Panarda, 1927; ecc), ma di lui si ricordano specialmente due ampie biografie: L'Arcangelo: vita e miracoli di Gabriele D'Annunzio (1931); L'uomo segreto: vita e croci di Luigi Pirandello (1932; nuova ed. 1962).
22 giugno 2026
Vasto, manifesto per l' inaugurazione del Teatro Real Borbone, poi Teatro Rossetti, 04.10.1829.
Vasto, inaugurazione Teatro Rossetti 04.10.1829.
21 giugno 2026
Raffaello Celommi, "Raccolta della cischia", 1936.
Raffaello Celommi, "Raccolta della cischia", 1936, olio su tela, collezione privata.
Raffaello Celommi (Firenze, 1881 - Roseto degli Abruzzi, 1957)
"Raccolta della cischia", 1936
Olio su tela
Collezione privata.
Raffaello Celommi | Raccolta della cischia (1936 - olio su tela).
Da un semplice dipinto possiamo apprendere tradizioni ormai dimenticate e anche riflettere su come è cambiato il paesaggio abruzzese da allora: l'opera ha un alto valore scientifico, poichè i fondali del litorale dell’Adriatico abruzzese erano, fino agli anni ’30 del secolo scorso, coperti di praterie di Cymodocea nodosa, una fanerogama marina (pianta superiore a riproduzione sessuale con fiori e semi), assai simile alla Posidonia oceanica, con la quale spesso viene confusa.
La massa di queste piante, morte e spiaggiate (la “cischia”) veniva raccolta e utilizzata come combustibile a combustione lenta (per risparmiare) e per le loro ceneri ricchissime di sodio, con cui si facevano le migliori liscivie per il bucato.
Nota di Giovanni Damiani
Da: Celommi dal 1851
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