Pagine

Visualizzazione post con etichetta Lanciano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lanciano. Mostra tutti i post

14 febbraio 2026

GABRIELE DI BENE (1904-1974) - pittore e scultore abruzzese di Orsogna.

 GABRIELE DI BENE (1904-1974) - pittore e scultore abruzzese di Orsogna

di Angelo Iocco

Nato a Orsogna il 3 aprile 1904 e morì a Lanciano il 19 giugno 1974, Di Bene si appassionò alle arti grafiche, e studiò disegno, prendendo il diploma. Presto si trasferì a Lanciano, perfezionando i suoi studi, e insegnando tecnica del disegno all’Istituto d’arte “G. Palizzi” della città. Sotto di lui vari artisti contemporanei si sono formati, tra cui Alessandro Jasci e Paolo Spoltore. Uomo schivo e riservato, ma di grande ingegno, ha tenuto varie mostre. Tra le varie, si ricorda la mostra per il Centenario della nascita del M° Camillo De Nardis nel 1957.

Segue in Pdf

12 febbraio 2026

Loris Di Giovanni, FRATELLI PROTESTANTI E LA LIBERA MURATORIA ABRUZZESE


FRATELLI PROTESTANTI E LA LIBERA MURATORIA ABRUZZESE

Le innumerevoli scomuniche della Chiesa cattolica contro la Libera Muratoria succedutesi dal XVIII secolo in poi non interessearono affatto quei fratelli di fede protestante.
Le Chiese Valdesi, Metodiste, Battiste e Luterane, ossia quelle facenti parte del così detto Protestantesimo storico, diedero attraverso i loro iscritti alla massoneria un contributo determinate alla crescita delle logge abruzzesi.
Ciò avvenne in tre periodi storici, gli inizi dell'Ottocento e del Novecento e nel periodo immediatamente dopo la Liberazione.
Un massone poco conosciuto in Abruzzo é Francesco Sciarelli, nato a Chieti il 17 marzo 1837. Nel 1853 entra nell'ordine dei Frati Minori Conventuali di San Francesco, per poi prendere i voti l'anno successivo.
Alla notizia dell'entrata in Napoli di Garibaldi fugge dal convento e, raggiuntolo, abbandona l'abito talare ed indossa la camicia rossa seguendo il generale.
Dopo lo scioglimento dei corpi garibaldini torna a Chieti e matura la decisione di lasciare il cattolicesimo e di diventare predicatore evangelico, raggiungendo a Milano il pastore metodista Harry J. Piggot.
Nel 1863 viene consacrato pastore della Missione Metodista Wesleyana.
Aderì alla massoneria del Grande Oriente (matricola GOI n. 02989) nella loggia 'Uno per tutti e tutti per uno' di Reggio Emilia.
Il personaggio più noto dell'Ottocento che al tempo stesso operò come carbonaro e come massone fu Gabriele Rossetti del quale, invero, si è poco studiato il profilo religioso di 'evangelico.'
Basterebbe leggere alcune sue opere come 'L'Arpa Evangelica' per farsi un'idea del credo del vastese.
Nota la sua collaborazione a Londra con un altro abruzzese, quel Camillo Mapei (1809-1853) da Nocciano, fondatore della Chiesa Cristiana Riformata Italiana.
Sarà il Mapei a fondare a Londra 'L'Eco di Savonarola' al quale il vastese collaborerà con poesie e scritti. Sempre a Londra opererà il cugino da parte di madre di Gabriele Rossetti, Teodorico Piernicola, patriota, letterato, innografo e predicatore, tra i fondatori delle Chiese Libere, poi 'Chiese Cristiane dei Fratelli'.
Il Novecento vedrà i templi massonici abruzzesi calcati da diversi pastori protestanti. A volte, come vedremo in seguito, saranno essi stessi ad innalzare e governare le logge.
Due di questi erano fratelli in una loggia pugliese, la 'Onore e Giustizia di Bari, che contribuì a fine Ottocento a far reinnalzare le colonne alla loggia teatina 'Vettio Catone'. Si trattava di Amedeo Basile, pastore nella comunità metodista Wesleyana a Chieti e Pasquale Lo Re, che operò a Schiavi d'Abruzzo nei primi anni del 900.
Aurelio Cappello, originario di Siracusa, fu pastore metodista a Palombaro (CH) tra il 1925 ed il 1929.
Francesco Lo Bue, iniziato in una loggia a Tripoli del Grande Oriente d'Italia, fu pastore evangelista ad Avezzano nel 1908.
Il livornese Diodato Rosati operò a Chieti tra il 1915 ed il 1925 e risulta a piedilista della Loggia 'Progresso' di Chieti.
Saranno due le officine abruzzesi nella provincia teatina a nascere sotto l'egida dei fratelli protestanti.
Nel 1907 ricorreva il seicentesimo anniversario della morte di Dolcino da Novara, o Fra' Dolcino come venne chiamato soprattutto dalla storiografia ottocentesca, accusato di eresia e bruciato sul rogo nel 1307.
Per l'occasione sul Monte Massaro fu innalzato un obelisco di 11 metri, abbattuto vent'anni dopo dal regime fascista.
La Tribuna Biellese del 15 agosto del 1917 descriveva la cerimonia specificando che 'fra le bandiere viene tosto riconosciuta quella della Gran Loggia Simbolica del Grande Oriente di Roma'.
Già nel 1884 il massone Ulisse Bacci, proprietario e direttore della Rivista Massonica, aveva composto un dramma con protagonista Fra Dolcino.
Nella neo costituita loggia di Lanciano ben due fratelli erano protestanti: Federico Mecarozzi, pastore a Palombaro tra il 1919 ed il 1924 e Camillo Pace, originario di Paglieta. Quest'ultimo fonderá nella sua cittá un Triangolo massonico assieme ai fratelli Ettore D'Innocentis, Umberto Di Nella ed al dott. Armando Sciarrelli, giudice del Tribunale di Lanciano.
All'evangelico Gabriele Rossetti verrà dedicata una loggia a Vasto. Anche in questa operazione i protestanti ebbero un ruolo fondamentale, basti pensare che Camillo Pace ne è di fatto l'organizzatore e diviene il primo Maestro Venerabile, seguendo ogni azione della officina, della quale sarà Venerabile anche negli ultimi due anni di vita del sodalizio, ovvero nel biennio 1924-25.

18 gennaio 2026

Gennaro e Domenico Ravizza - Uomini illustri di Chieti e Lanciano.

foto collezione di Filippo Marino

GENNARO RAVIZZA e DOMENICO RAVIZZA - Uomini illustri di Chieti e Lanciano

di Angelo Iocco

Nato a Lanciano, fu segretario dell'Intendenza di Chieti, presidente del Tribunale Civile di ChietiGiudice della Gran Corte Civile dell'Aquila, Consigliere Onorario della Corte Suprema di Giustizia di NapoliAccademico Pontaniano. Nel 1823 Ravizza raccolse e ordinò le pergamene e le carte relative alla storia della città di Chieti sin dall'età angioina e che erano conservate nell'archivio municipale. Nello stesso anno pubblicò un catalogo di esse, al quale diede il nome di Epitome. Nel 1832 iniziò la pubblicazione dei diplomi e degli altri documenti relativi alle memorie di Chieti. Si spense a Chieti venendo sepolto nella cappella di famiglia nella chiesa di S.Maria de Civitellis.

Segue in Pdf

21 dicembre 2025

Padre Settimio Zimarino, i canti sacri e le canzoni di natale abruzzesi – da Alla fredda tua capanna a Pace a sta case!

Padre Settimio Zimarino, i canti sacri e le canzoni di natale abruzzesi – da Alla fredda tua capanna a Pace a sta case!

di Angelo Iocco

Cenni biografici

Nel voler commemorare la figura del P. Zimarino, di cui già tanto si è scritto[1], ci affidiamo alle memorie del Convegno zimariniano a Casalbordino del 2000, nel 50° della morte, e al ricordo che ne traccia il P. Donatangelo Lupinetti (1909-2000) nel volume Zimariniana – Settimio Zimarino usignol di Dio, L’Aquila, S.  Bernardino, 1989. Carmine Antonio Zimarino nacque a Casalbordino nel 1885, ebbe maestri di musica Amilcare Zanella e Antonio Cicognani, con diploma a pieni voti firmato da Riccardo Zandonai. Milita nella Grande Guerra come cappellano, poi viene trasferito nel convento di Sant’Antonio di Lanciano fino al 1923, e dirige il Coro della Cappella della Santa Casa del Ponte.

Il Padre provinciale gli comprò un armonium appositamente per le sue esercitazioni musicali. Carattere mite, mistico, verginale e mansueto, ma severo nell’impostazione e nel metodo. Lupinetti analizza quell’unicità del carattere abruzzese, che veicola sapientemente mitezza, riflessione, testardaggine nell’impegno, e sapienza nell’interpretare nelle note le arie popolari che si distinguono nelle vaste aree del Trigno, del Sangro, delle colline pescaresi e teramane, delle vette della Majella e del Gran Sasso. Molte arie popolari si trovano nelle canzoni zimariniane, soprattutto quelle per le maggiolate abruzzesi, poiché Zimarino stesso le ascoltava dalla viva voce di popolo e le rielaborava sul pentagramma. Nel 1923 padre Zimarino va nel convento del Sacro Cuore degli Osservanti a Chieti, da poco terminato da P. Domenico d’Amico di Castelfrentano.

14 dicembre 2025

Uomini illustri di Lanciano – Pasquale Maria Liberatore, intellettuale abruzzese del secolo dei Lumi.

Uomini illustri di Lanciano – Pasquale Maria Liberatore, intellettuale abruzzese del secolo dei Lumi

di Angelo Iocco

La Biblioteca civica di Lanciano è intitolata al libero pensatore e ricercatore Raffaele Liberatore, figlio del giurista Pasquale Maria. Oggi a Lanciano non esiste una sola strada o piazza a lui intitolata. Sembra che il suo nome sia evanescente nella memoria cittadina, come quelli di diversi altri intellettuali lancianesi. Ci occuperemo in futuro anche della figura di Raffaele, ma in questa sede vogliamo tracciare un profilo biografico sulla figura dell’erudito Pasquale Liberatore. Ci affidiamo alle memorie manoscritte, ancora inedite delle Biografie degli uomini illustri di Lanciano di Antonio Maranca (1783-1858), che fu amico del Liberatore, e con lui condivise gli ideali liberali francesi nel 1798-99, e di cui si premunì di “ometterne” i trascorsi nel tracciarne il suo profilo. Il manoscritto, ancora inedito, ripetiamo, si conserva per ragioni che non sto a spiegare, non nella collezione dei Manoscritti Maranca della biblioteca civica lancianese, ma nella Biblioteca provinciale “G. D’Annunzio” di Pescara, che li acquisì dagli eredi dello storico Luigi Renzetti.

Segue in Pdf

29 novembre 2025

Lanciano visitata il 16 settembre 1832 da Sua Maestà Ferdinando II delle Due Sicilie, in una relazione manoscritta di Antonio Maranca.

Ritratto giovanile di Ferdinando II Borbone

Lanciano dalla reintegra del Regio demanio nel 1770 alla visita di Ferdinando II.

In questo breve saggio di occupiamo della visita di Ferdinando II delle Due Sicilie a Lanciano, e lo faremo leggendo quanto scritto dal giurista, avvocato e poeta Antonio Maranca di Lanciano (1773-1858), figlio di Pompilio e Egidia Caterina Antinori, nipote dell’arcivescovo e scrittore di storia Anton Ludovico Antinori di Aquila (1704-1778). Maranca durante i moti dei francesi nel Regno di Napoli del 1798-99 simpatizzò per le idee liberali, e ottenne anche degli incarichi, ma durante il “decennio francese”, al ripristino delle leggi borboniche, cambiò completamente ottica, rientrando nei “ranghi dell’Ancient Regime”, per non subirne le epurazioni.

18 ottobre 2025

Innocenzo Giammaria, pittore sannita nell’Abruzzo frentano.


Interno del convento della Santissima Annunziata di Orsogna prima del 1943 – in vista l’altare maggiore col tabernacolo ligneo, dedicato all’Annunciazione di Maria, con la tela di Giammaria

Innocenzo Giammaria, pittore sannita nell’Abruzzo frentano

di Angelo Iocco

Questo pittore nacque nel 1884 a Colle Sannita (provincia di Benevento) e morì nel 1969 a Roma. Poco si sa della sua attività in Abruzzo,  è censito tra Lanciano e Castel Frentano tra i primi del Novecento e gli anni Trenta. Di lui ha scritto Matteo Del Nobile nel libro “L’Arciconfraternita del Rosario a Castel Frentano”, Castel Frentano 2015, sostenendo quanto segue:

“…La chiesetta della Congrega del Rosario di Castel Frentano, accanto la chiesa madre, aveva necessità di ornamenti nelle volte a botte lunettata, completamente spoglie. In quei tempi era attivo in paese il pittore Giuliano Crognale, che ebbe la commissione di dipingere dai confratelli:

Della nuova chiesa parla anche il pittore castellino Giuliano Crognale:

«Nel 1824 venni richiesto di dipingere da cima a fondo con figure ed ornati tutta la chiesa del Rosario di Castel Nuovo eretta da quei confratelli che ne compongono la congrega. Mi negai sulle prime ripensando alla grande difficoltà nella esecuzione di un’opera superiore alle mie forze, memore del precetto oraziano di non intraprendere opere cui sostener non possono i propri òneri. Ma, alle reiterate premure ed impulsi dei componenti quella pia sodalità, fattomi coraggio e col concorso di alcune belle stampe di dipinti eseguiti da illustri maestri ed assumendo per gli ornati un collaboratore, eseguii e diedi compimento nello spazio di otto mesi al mio pittorico lavoro che fu dai confratelli e dal pubblico ben accolto e compatito».

Segue in Pdf

5 agosto 2025

Angelo Iocco, Inventario - Fondo “CESARE FAGIANI – GIULIO SIGISMONDI”, Biblioteca comunale “Raffaele Liberatore”, Lanciano.


DESCRIZIONE

Il versamento del Fondo Fagiani alla Biblioteca comunale, risale ai primi anni 2000, da parte della famiglia Fagiani-Volpe. Il tutto consiste in una decina di buste d’archivio, contenenti faldoni e cartelle. Questo primo censimento sommario ha ripartito il tutto in 7 buste d’archivio, con successiva suddivisione in cartelle e faldoni, utilizzando la numerazione romana. Molti documenti sono originali, pochi sono fotocopie, mentre si conservano diverse copie di volantini e libretti.

Il materiale non è sempre disposto in maniera ordinata, per cui, laddove possibile, si è proceduto a un riordino delle carte, come per i manoscritti de Un marziano a Lanciano, e Saggio sulla poesia di Luigi Renzetti.

Il fondo Fagiani-Sigismondi ha una prevalenza di documentazione relativa l’attività letteraria e giornalistica di Cesare Fagiani, rispetto a quella di Giulio Sigismondi, di cui il figlio Virgilio (classe 1942), ha incrementato il patrimonio documentario con la donazione di fotografie, cd, e libretti di poesie. Si attende, in futuro, un successivo versamento dell’archivio G. Sigismondi, conservato presso lo stesso erede, alla biblioteca comunale.

Il materiale attualmente è conservato presso la Biblioteca comunale “Raffaele Liberatore” di Lanciano, nell’edificio di Villa Marciani, nell’area dell’Ufficio 3.

Segue in Pdf

8 luglio 2025

Padre Donatangelo Lupinetti (1909-2000): frate missionario, etnologo e studioso abruzzese.



Padre Donatangelo Lupinetti

Nato a Castilenti il 29/08/1909 è deceduto a Lanciano in data 12/12/2000.
Dopo aver preso i voti dell'Ordine francescano, che più si confaceva alla sua necessità di contatto umano, e dopo aver affinato i suoi studi linguistici (greco, latino, sanscrito), storici e teologici, previa l’accurata formazione universitaria, appositamente condotta presso il Pontificio Ateneo Antoniano di Roma, esercitò l’attività pastorale nei conventi francescani dell’Aquila, di Orsogna, Tocco Casauria e Lanciano. La sua vocazione missionaria lo condusse verso l’Africa e la Terra Santa..
Negli anni ’30, fu missionario in Somalia, al tempo appartenente all’Italia e non ancora convertita all’islam. Il contatto fraterno con le popolazioni indigene, specie dei Rahanuìn dell'interno e gli Ammarruìn della costa, gli diede il motivo e la possibilità di provare sul campo le teorie di etnografia, etnologia e missionologia precedentemente apprese. In seguito, venne trasferito a Mogadiscio, al fine di ricoprire ruoli direzionali e didattici presso collegi, convitti e scuole cattoliche. Fu allora che poté concentrare su alcuni settori specifici le sue ricerche etnologiche, comprensive anche dei canti dell'epica locale. Ma di tutto il materiale prodotto in Africa e inviato in Italia (monografie, relazioni, studi sui canti religiosi delle popolazioni conosciute e sulle peculiarità del loro modo di recepire l’evangelizzazione) si è conservato poco, così come delle pubblicazioni effettuate a Mogadiscio; ricordiamo alcuni articoli contenenti relazioni di viaggi e di eventi locali, nonché una coraggiosa polemica contro le leggi razziali del governo fascista. 
Tornato in patria, nel Dopoguerra, il religioso poté finalmente dedicarsi ad un campo a lui già noto, cioè quello della cultura popolare abruzzese, rivedendola, però, alla luce delle esperienze africane. Parallelamente all’attività canonica, egli effettuò un’approfondita ricognizione del materiale di ricerca folklorica e dialettologica già esistente. Così, le sue ricerche sul campo si tradussero in studi completi e rigorosi di letteratura popolare, puntualmente pubblicati e diffusi in Abruzzo e fuori regione. 
Tra articoli e volumetti, spiccano una completa trilogia di canti e tradizioni e una prima raccolta di Novellistica Sacra, interessante raccolta di novelle religiose abruzzesi anche inedite, presentate in dialetto e nella traduzione italiana. L’opera fu redatta in collaborazione con Ernesto Giammarco e pubblicata a Pescara nel 1958 per le edizioni di "Attraverso l'Abruzzo", di Francesco Amoroso. 
Lo stesso anno, in occasione del VII Congresso Nazionale delle Tradizioni Popolari, espresse il suo peculiare contributo tracciando il quadro fondamentale della letteratura religiosa abruzzese nel Medioevo. 
In questi anni, divenne amico di studiosi abruzzesi, tra i quali, oltre ai già citati Giammarco e Amoroso, ricordiamo Bruno Mosca, Francesco Verlengia, Domenico Priori, autori di opere e pubblicazioni che segnarono le tappe del progresso culturale abruzzese. Particolarmente viva fu la sua amicizia con Paolo Toschi, demologo di fama nazionale, docente di Storia delle Tradizioni Popolari presso l'Università di Roma. In particolare, l'amicizia intrattenuta con Cesare De Titta, illustre latinista e poeta dialettale, con il quale si dedicava a traduzioni ed esercitazioni di forma salmodica in dialetto, latino, greco antico ed ebraico, fece sì che Lupinetti desse anche vita a componimenti poetici propri, di ispirazione religiosa e popolare.
Tra questi si annoverano, pubblicati all'Aquila presso la Cattedra Bernardiniana dal 1962 al 1981, Lu Presépie di Natale, poemetto natalizio con versione in lingua ed introduzione storica sul presepio; La santità de la Live, antica leggenda natalizia abruzzese, versificata e annotata; Lu sandìssime Voldesande, poemetto sacro in dialetto abruzzese con note illustrative; Lu cante di Natale, poemetto dialettale; Lu cante di PasqueLu cante di la MadonneLu cante di S. Francesche, componimento in dialetto abruzzese in onore di S. Francesco, S. Chiara, S. Bernardino e S. Giovanni da Capestrano, stampato a Gerusalemme. 
La sua vocazione missionaria lo riportò, a fasi alterne, di nuovo in Africa, a Gerusalemme e a Betlemme, per oltre vent’anni. Qui, nonostante le difficoltà del conflitto ebraico-palestinese, trovò modo di approfondire e rifinire gli studi sulla canzone epico-lirica in Abruzzo, consegnando alla rivista di etnologia "Lares" i suoi utili contributi su La canzone di Rinaldo e il Testamento dell’avvelenato, pubblicati tra il 1958 e il 1963. Un'ultima serie di studi storici occasionali, di stampo agiografico e basata su ricerche archivistiche, riguardò la vita della Beata Antonia da Firenze, ricostruita tramite i manoscritti del Monastero di S. Chiara Povera de L'Aquila, e la vita di Padre A. Ronci da Atri, poeta e missionario di Terra Santa (1500-1504). 
Attraverso la storia locale approfondì le incidenze e le coincidenze di usi e costumi popolari tra varie zone dell'Abruzzo quali Lama dei Peligni, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, servendosi del metodo comparativo e dell’approccio multidisciplinare. Le sue opere rappresentano uno dei più vasti repertori della cultura abruzzese, dotta e popolare, costruito in oltre 50 anni di infaticabile ricerca. 
Padre Lupinetti rientrò definitivamente dalla Terra Santa negli anni ’80; dopo una permanenza a Pescara, trascorse i suoi ultimi anni a Lanciano, ospite dell'albergo per anziani del Convento Antoniano, amorevolmente accudito dai confratelli.

Tra le sue ultime pubblicazioni si ricordano:

- Castiglione Messer Raimondo e il suo tesoro. Breve studio monografico sul Paese e sulla devozione a San Donato, Tip. D. Ambrosini, Penne, 1950.
- Castilenti.Breve studio monografico di un tipico paese d'Abruzzo, Cooperativa Editoriale Tipografica, Lanciano  1973.
- Durantiniana frate missionario d'America. Studio bio-bibliografico sul francescano p. Antonio Maria Durantini OFM (1867-1940), Curia prov. frati minori d'Abruzzo-San Bernardino, L'Aquila 1989.