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14 febbraio 2026

Vasto spiaggia, Colonia marina, anni '40.

foto O.Marino, coll. G.Timpone

Vasto, Corso De Parma, anni '20.

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GABRIELE DI BENE (1904-1974) - pittore e scultore abruzzese di Orsogna.

 GABRIELE DI BENE (1904-1974) - pittore e scultore abruzzese di Orsogna

di Angelo Iocco

Nato a Orsogna il 3 aprile 1904 e morì a Lanciano il 19 giugno 1974, Di Bene si appassionò alle arti grafiche, e studiò disegno, prendendo il diploma. Presto si trasferì a Lanciano, perfezionando i suoi studi, e insegnando tecnica del disegno all’Istituto d’arte “G. Palizzi” della città. Sotto di lui vari artisti contemporanei si sono formati, tra cui Alessandro Jasci e Paolo Spoltore. Uomo schivo e riservato, ma di grande ingegno, ha tenuto varie mostre. Tra le varie, si ricorda la mostra per il Centenario della nascita del M° Camillo De Nardis nel 1957.

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13 febbraio 2026

Nuovo museo civico di Vasto, 1952.


Piccole storie vastesi di Giuseppe Ferrara:

Nel 1952, su richiesta dell'amministrazione comunale, viene commisionato all'architetto vastese Luigi Martella (Vasto, 1911-1971) la progettazione per la sede del nuovo Museo civico, da costruire sui terreni della villa comunale, alle spalle del palazzo dei dipendenti comunali (più conosciuto come il palazzo del bar Bellavista), inaugurato l'anno precedente.
Il progetto, pubblicato in anteprima sul quindicinale Histonium, giornale diretto da E. Ferrara, viene presentato ufficialmente alll'amministrzione comunale il 21 maggio, sindaco Florindo Ritucci-Chinni.
Il progetto non andrà in porto.
Tre anni dopo, in quella parte di terreno, verrà edificato il Jolly Hotel.

Fernando D'Annunzio, Vasto, Carnevale 2026, "La Štorie".

11 febbraio 2026

Antonio D'Onofrio, medico e patriota di Atessa.


Antonio D'Onofrio nacque ad Atessa, in provincia di Chieti, il 31 agosto 1835. 
Il 7 settembre 1860, quando stava ormai per portare a compimento la liberazione dell'Italia meridionale dal regime borbonico, dando così un contributo determinante all'attuazione dell'unità nazionale, Giuseppe Garibaldi entrava a Napoli, trionfalmente accolto dalla popolazione. 
Tra la folla osannante che in quella storica giornata si strinse attorno al condottiero nizzardo e alle sue truppe vittoriose c'era anche, in preda ad incontenibile esultanza, un giovane di Atessa: si chiamava Antonio D'Onofrio ed era studente di medicina all'Università partenopea.
Patriota fervente, da Napoli egli aveva col pensiero accompagnato Garibaldi in tutti i momenti della sua leggendaria spedizione nel Mezzogiorno d'Italia: aveva saputo, con l'animo sospeso fra la speranza e il timore, dello sbarco a Marsala dell'11 maggio; aveva accolto in tripudio le notizie delle fulminee vittorie di Calatafimi, Palermo e Milazzo e della conquista del primo lembo di Calabria; si era inebriato di felicità quando aveva appreso che lo Stato borbonico si stava sfasciando, con i soldati che si sbandavano o si arrendevano senza combattere e il re che fuggiva a rintanarsi nella fortezza di Gaeta. Poi la trepida, febbrile attesa di vedere Garibaldi a Napoli.
Ed eccolo là finalmente, in carne ed ossa, davanti ai suoi occhi estasiati, l'eroe prediletto con la camicia rossa e il fazzoletto ad armacollo e con la "faccia da Padre-eterno"! Il giovane patriota atessano si senti allora "impazzito per la gioia", incapace di tenere a freno il suo entusiasmo delirante.
L'indomani, "stracco e rauco" per gli applausi, le grida di giubilo, i canti e le altre "diavolerie" del giorno precedente, egli espresse mirabilmente il suo stato d'animo in una lettera al fratello traboccante di ardore patriottico.
Giungeva, a questo punto, a definitiva maturazione un proposito che Antonio D'Onofrio da tempo coltivava segretamente nel suo animo, quello di interrompere temporaneamente gli studi e di arruolarsi fra i garibaldini per non far mancare il suo contributo alla causa italiana: fu così che, con la dedizione di chi si sente chiamato a compiere una missione, egli si unì all'eroe che aveva conquistato il suo cuore e in più occasioni si ritrovò a combattere accanto a lui, dando prova di ardimento, come dimostrano le due medaglie d'argento meritate nel corso della III guerra d'indipendenza.
Ritornò, poi, ai suoi libri e si laureò in medicina, fiero di non essere rimasto inerte spettatore dei grandi avvenimenti del suo tempo
Il maggiore medico Antonio d’Onofrio morì ad Atessa il 22 gennaio 1917.

Da un testo di Nicola Celiberti pervenutoci dal lettore Alfredo Massa che ringraziamo.

9 febbraio 2026

Vasto spiaggia, anni '30.


 
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Francesco Paolo Palizzi, “Ritratto della sorella Luisa.

Francesco Paolo Palizzi, “Ritratto della sorella Luisa”,
olio su tela di cm 62x49, collezione privata.



Francesco Paolo Palizzi (Vasto, 16 aprile 1825 - Napoli il 16 marzo 1871)
“Ritratto della sorella Luisa”,
Olio su tela di cm 62x49
Collezione privata.

Francesco Paolo Palizzi, “Ritratto della sorella Luisa”,
olio su tela di cm 62x49, collezione privata.

3 febbraio 2026

Enrico Remedi, Monumento ai Caduti di Vasto, 1922.


Monumento ai Caduti, Piazza Caprioli, foto P.Di Rocco

Enrico Remedi (Carrara, 2 maggio 1891 - ?), Monumento ai Caduti (con S.Michele)
Monumento ai caduti, a cippo in marmo bianco di Carrara e bronzo; misure: cm, alt. 550, largh. 212, prof. 212, cm, alt. 90, largh. 40, prof. 40.
Inaugurato a Vasto il 24 maggio 1922 in Piazza L.V. Pudente poi spostato in Piazza Caprioli dal 2 giugno del 1996.

Monumento ai Caduti, Piazza Caprioli

Il monumento ai caduti di Vasto presenta un basamento quadrangolare, poggiante su un gradino, sul quale sono stati incisi, nel 1978, i nominativi dei caduti di tutte le guerre.
Sul basamento, si imposta un cippo caratterizzato dall’epigrafe dedicatoria, posta sulla fronte, e dall’elenco dei caduti della Grande guerra, che scorre lungo gli altri tre lati.
La solidità geometrica della parte inferiore del monumento, si contrappone alle forme tornite e al manto svolazzante che caratterizzano la statua posta a coronamento dell’opera.

S.Michele Arcangelo

Si tratta di un San Michele Arcangelo, patrono della città, che, incedendo col piede destro su un globo, incorona i nomi dei caduti.
Egli, infatti, tiene nella mano destra una corona di alloro, in bronzo, mentre, con l’altra mano, sostiene una spada con la punta rivolta verso il basso, come a suggerire la fine delle ostilità.
Un ricorso a motivi vegetali, una sorta di cuscino composto da foglie di quercia e ghiande, raccorda i due elementi summenzionati. Dinnanzi al monumento è stata collocata una elegante lampada bronzea.

Monumento in Piazza L.V. Pudente

Inizialmente, il monumento era collocato in piazza Lucio Valerio Pudente, di fronte a palazzo d’Avalos.

Inaugurazione monumento

L’opera fu inaugurata il 24 maggio del 1922 e fu fortemente voluta dall’allora sindaco Florindo Ritucci Chinni e dal poeta Romualdo Pàntini.
Il comune, infatti, attraverso due delibere del Consiglio, stanziò 2500 lire da destinare al comitato pro monumento e approvò la perizia tecnica dell’ing. D’Aloisio per la sistemazione della suddetta piazza.
Per quanto riguarda l’autore dell’opera, “La Tribuna” del 28 maggio 1922, in un articolo dedicato all’inaugurazione, cita il prof. Remedi.
Da: Beni Culturali



Enrico Remedi
Enrico Remedi nacque il 2 maggio 1891 a Carrara. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, si laureò in architettura. Accanto alla libera professione intraprese anche la carriera di docente. Durante gli anni Trenta occupò la cattedra di proiezioni prospettiva e teoria delle ombre, presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara.
Numerosi sono i suoi progetti di edifici pubblici, privati e di monumenti.
Da: Chiekete



Il Monumento ai Caduti ripreso nel 1926, Cinematografo Vastese


Cartoline:














Per approfondimenti:
- Beni Culturali
- NoiVastesi