Pagine

Visualizzazione post con etichetta Bugnara. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bugnara. Mostra tutti i post

2 agosto 2026

La rete di avvistamento tra il Fucino e la Valle Peligna.


Tra la conca del Fucino e la Valle Peligna esisteva un sistema di torri e fortificazioni che consentiva il controllo delle principali vie di comunicazione attraverso gli Appennini. Più che una linea continua di torri isolate, si trattava di una rete composta da castelli, torri di avvistamento e borghi fortificati in contatto visivo tra loro. 


Le principali sono:

Torre delle Stelle – domina la parte nord della piana del Fucino. È una torre medievale cilindrica costruita con funzioni di controllo militare e di avvistamento. 

Castello Piccolomini – la più importante fortezza che controllava il Fucino, con quattro grandi torri angolari e una posizione strategica sulla piana. 

Torre di Goriano Sicoli – sorvegliava l'accesso occidentale alla Valle Peligna. 

Torre di Anversa degli Abruzzi – controllava il passaggio verso le Gole del Sagittario e la Valle Peligna. 

Torre di Frattura Vecchia – posta in posizione elevata per il controllo delle vallate circostanti. 

Queste strutture permettevano di trasmettere rapidamente segnali di allarme mediante fuochi, fumo o altri sistemi ottici, avvisando dell'arrivo di eserciti, briganti o incursioni. Erano particolarmente importanti durante il Medioevo e l'età aragonese, quando la Marsica e la Valle Peligna rappresentavano un corridoio strategico tra il Regno di Napoli e l'Italia centrale. 

La rete difensiva tra il Fucino e la Valle Peligna era concepita come una vera e propria catena di avvistamento ottico. Le torri erano costruite su rilievi che permettevano di vedere la postazione successiva; in caso di pericolo si trasmettevano segnali con fuochi, fumo o specchi.


Una ricostruzione del percorso principale è la seguente:

Castello Piccolomini di Celano – comando principale della conca del Fucino. Controllava tutta la piana e le vie verso Avezzano e l'altopiano delle Rocche. 

Torre di Santa Iona (Ovindoli) – collegava Celano con il versante settentrionale del Fucino ed era espressamente descritta come anello tra il castello di San Potito e quello di Celano. 

Torre di Collarmele – la sua posizione segue un preciso allineamento visivo con Aielli, Celano, Venere dei Marsi, Ortona dei Marsi e Sperone, dimostrando l'esistenza di una rete organizzata. 

Torre di Aielli – controllava la parte orientale del Fucino e comunicava con le torri della Marsica orientale. 

Torre Piccolomini di Pescina – dominava la valle del Giovenco, il principale corridoio naturale che collega la Marsica con la Valle Peligna. Era in allineamento visivo con la torre di Venere dei Marsi. 

Torre di Sperone – a oltre 1.200 metri di quota, sorvegliava l'accesso verso Gioia dei Marsi, il passo del Diavolo e la via per la Valle Peligna. 

Torre di Goriano Sicoli – già all'ingresso della Valle Peligna, controllava il traffico proveniente dalla Marsica. 

Da qui il segnale poteva raggiungere rapidamente i castelli di Prezza, Pratola Peligna, Pacentro, Bugnara, Anversa degli Abruzzi, Roccacasale, Vittorito e infine Popoli, che sorvegliava l'uscita della valle verso la valle del Pescara. 

Questa rete consentiva di trasmettere un allarme dal Fucino fino a Popoli in tempi molto brevi, probabilmente nell'arco di 30-60 minuti in condizioni di buona visibilità, poiché ogni torre doveva soltanto ricevere e ritrasmettere il segnale.

Si tratta di uno dei sistemi difensivi medievali più interessanti dell'Appennino centrale, sviluppato tra il XII e il XV secolo dai Conti dei Marsi, dai Berardi, dagli Orsini e successivamente dai Piccolomini.

17 novembre 2020

Angelo Iocco, La leggenda del Lago di Scanno, Pietro Baialardo, la Maga Angelica e il curioso Libro “Antifor di Barosia”.

Il "Libro chiamato Antifor di Barosia", XV sec., stampato a Venezia nel 1615.

 

La leggenda del Lago di Scanno, Pietro Baialardo, la Maga Angelica e il curioso Libro “Antifor di Barosia”

di Angelo Iocco. 


Da dove proviene la leggenda popolare di Carlo Magno con l'esercito dei Paladini, all'assalto della rocca di Scanno, distrutto dalla cascata di pietre infuocate per mezzo della Maga Angelica? E degli amori del mago Pietro Bailardo per la stessa, che si riparò con l'ombrello magico, e che dopo la morte di lei, la vallata di Scanno si riempì con un lago che divenne la sua tomba?

Giovanni Pansa ne parlava nei suoi “Miti, leggende e superstizioni abruzzesi”, è un poemetto, ancora più antico de “Zu mtremuonie azz'uso” di Romualdo Parente, e rappresenta uno dei più bei prodotti della letteratura popolare scannese, l'Antifor di Barosia, di autore anonimo.

Il volumetto, un poema in ottave, di 43 canti,  descrive le varie imprese del cavaliere Orlando, paladino di Carlo Magno, celebrato dall'Ariosto e dal Boiardo, e tratta di vicende concernenti altri Paladini, come il cavaliere Antifolo di Beroso, che assaltò nella valle del Sagittario l'imprendibile Scanno controllata dalla maga Angelica, alla cui morte la vallata piangendo si riempì d'acqua, formando il famoso lago tra Scanno e Villalago.