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23 giugno 2026

Federico Vittore Nardelli, La Panarda, 1927.

 

Federico Vittore Nardelli: Scrittore e ingegnere (Avezzano 1891 - Roma 1973). Pubblicò alcuni romanzi e racconti (Il mondo senza pace, 1921; Nicewò, 1923; La Panarda, 1927; ecc), ma di lui si ricordano specialmente due ampie biografie: L'Arcangelo: vita e miracoli di Gabriele D'Annunzio (1931); L'uomo segreto: vita e croci di Luigi Pirandello (1932; nuova ed. 1962).

21 giugno 2026

Raffaello Celommi, "Raccolta della cischia", 1936.

Raffaello Celommi, "Raccolta della cischia", 1936, olio su tela, collezione privata.


Raffaello Celommi (Firenze, 1881 - Roseto degli Abruzzi, 1957)
"Raccolta della cischia", 1936
Olio su tela
Collezione privata.


Raffaello Celommi | Raccolta della cischia (1936 - olio su tela).
Da un semplice dipinto possiamo apprendere tradizioni ormai dimenticate e anche riflettere su come è cambiato il paesaggio abruzzese da allora: l'opera ha un alto valore scientifico, poichè i fondali del litorale dell’Adriatico abruzzese erano, fino agli anni ’30 del secolo scorso, coperti di praterie di Cymodocea nodosa, una fanerogama marina (pianta superiore a riproduzione sessuale con fiori e semi), assai simile alla Posidonia oceanica, con la quale spesso viene confusa.
La massa di queste piante, morte e spiaggiate (la “cischia”) veniva raccolta e utilizzata come combustibile a combustione lenta (per risparmiare) e per le loro ceneri ricchissime di sodio, con cui si facevano le migliori liscivie per il bucato.
Nota di Giovanni Damiani
Da: Celommi dal 1851

17 giugno 2026

Vincenzo Alicandri (Sulmona, 1871 - Torino,1955), L'Abruzzo, Enit, 1920.

L'Abruzzo di Vincenzo Alicandri, cartolina pubblicitaria del 1920, ritraente Campo di Giove (AQ) e donne in costume locale.

Vincenzo Alicandri nacque a Sulmona il 21 maggio 1871. Pittore e incisore abruzzese, si formò artisticamente sotto la guida di maestri come Domenico Morelli, Teofilo Patini e Francesco Paolo Michetti. Nel 1888, dopo aver conseguito la licenza della scuola tecnica, si trasferì a Pescara, dove fondò la prestigiosa “Rivista Abruzzese” insieme all’amico Basilio Cascella. Morì a Torino l’8 giugno 1955.

5 giugno 2026

PIETRO MARINCOLA le marce sinfoniche.


Pietro Marincola (Pizzo Calabro, 2 aprile 1884 – Lanciano, 2 novembre 1972) è stato un direttore di banda e compositore italiano. 
Conseguito il Diploma di composizione e strumentazione per orchestra di fiati presso il Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli con i maestri Nicola D'Arienzo, Raffaele Caravaglios e Giuseppe Martucci, ha avuto una lunga carriera di direttore presso storici complessi bandistici. Ha diretto la Banda Città di Paternò (1914), la Banda dell'Istituto Carlo III di Napoli, la Banda di Baucina, la Banda Musicale di Acquaviva delle Fonti (1919-1921), l'Orchestra di Fiati "Giuseppe Chielli" Città di Noci (1921-1925), la Banda musicale Associazione "Amici del Maio" di Baiano (1928), la Grande Orchestra di Fiati "Gioacchino Ligonzo" Città di Conversano (1929-1932) (a cui succedette Giovanni Orsomando), l'Associazione Banda di Castellana Grotte (1936), l'Orchestra di Fiati "Fedele Fenaroli" Città di Lanciano (1938, 1951-1958), la Banda di Gessopalena (1945-1946), la Banda di Casalincontrada (1946-1947), l'Orchestra di Fiati Città di Santeramo in Colle (1948), Banda di Atri (1949-1950), e la Banda Musicale di Silvi (1952). È stato anche direttore dell'orchestre sinfoniche della Città di Chieti e di Lanciano.

24 maggio 2026

Antonio Mezzanotte, Rosciano e la santa che salvò il paese.


ROSCIANO E LA SANTA CHE SALVO' IL PAESE: ECCO COSA FESTEGGIAMO DAVVERO IL 24 MAGGIO
di Antonio Mezzanotte 

Il 24 maggio Rosciano festeggia santa Eurosia di Jaca, la sua patrona.
Processione, sfilata di mezzi agricoli, fuochi d’artificio, litanie, banda musicale, spettacoli: tutto questo ci sta, perché la festa è — prima di tutto — la festa della comunità.
Ma la festa non deve farci dimenticare perché si festeggia. Altrimenti non sarebbe più la celebrazione della Santa Patrona e, attraverso di lei, del paese, ma qualcos’altro.
Festeggiare santa Eurosia significa ricordare la rinascita di Rosciano dopo la grande crisi della metà del Seicento: quando morirono 500 persone su 750 abitanti, quando il Comune fallì, quando i terreni furono abbandonati e il paese rischiò di scomparire.
E allora, che c’entra Eurosia di Jaca?
A far rinascere Rosciano fu la vigna, il commercio del vino.
Dalla seconda metà del Seicento, nelle terre incolte — e ce n’erano molte — si piantarono vigneti. La terra era buona, l’esposizione favorevole, e quel vino non era più solo per uso domestico: si vendeva.
E con gli introiti della moderna vitivinicoltura il paese riprese fiato: arrivarono nuove famiglie, il paesaggio si trasformò, vennero edificate le prime case palaziate (quella dei De Fabritiis, poi fu la volta dei Filippone), la Chiesa Madre venne in parte demolita e ricostruita più grande e più bella.
Il benessere crescente portò anche un’esigenza nuova: un patrono che rappresentasse la nuova identità del paese.
Non più la triade pastorale di Nicola, Maria Assunta e Giovanni Battista, ma una santa il cui culto arrivava dalla Spagna, passando per il Nord Italia, portato dalle maestranze lombarde - scalpellini, stuccatori, capimastri - che lavorarono nella ristrutturazione della chiesa parrocchiale nel Settecento.
Già prima, però, la devozione era stata favorita dai funzionari farnesiani e spagnoli, presenti nel territorio da decenni e portatori di tradizioni religiose legate al mondo iberico.
Eurosia di Jaca: la santa che protegge dai fulmini, dalla grandine, dalle tempeste.
La santa che protegge i vigneti.
Da allora si cominciò a piantare rose tra le vigne: il fiore di Eurosia, ma anche il primo segnale dei parassiti della vite, un allarme naturale che permetteva di intervenire in tempo.
Eppure Eurosia è ancora di più.
In un’epoca segnata dal ricordo delle tragedie del secolo precedente, la sua fermezza nella fede durante il martirio divenne un rifugio spirituale: una protezione non solo per i raccolti, ma per le persone, contro i fulmini della vita e le grandinate del quotidiano tribolare.
Nel 1782 Eurosia Di Marco fu la prima roscianese a portare il nome della Santa.
E allora festeggiamo.
Con gioia, con fede, con consapevolezza.
Perché in un mondo popolato da maniate di lanzichenecchi avvinazzati, in un clima di crescente acredine che scivola verso livelli infimi, almeno il nostro paesello possa continuare a trovare motivi per essere sempre più solidale, più inclusivo, più unito nelle sue tante voci.
Evviva sant’Eurosia!

6 maggio 2026

Giulio (1893-1966) e Virgilio Sigismondi (1942) tra canzoni e teatro.


Giulio Sigismondi

Ceramica originale di Gabriele Orlandi, 1980

Giulio Sigismondi (Guardiagrele 1893, San Vito Chietino 1966) poeta e cantore abruzzese

Giulio Sigismondi nacque il 2 marzo 1893 a Guardiagrele (Ch) dai lancianesi ALfredo e Rosa De Ritis. Compì gli studi ginnasiali a Lanciano (Ch) ed ebbe come insegnante Ettore Allodoli. A soli sedici anni pubblicò, in copie manoscritte su quaderni scolastici, una raccolta di quarantadue poesie in lingua dal titolo Fiori primitivi, dedicata "agli amici sinceri".

Terminati gli studi liceali si iscrisse alla facoltà di medicina di Napoli. Dopo il bienno cambiò facoltà iscrivendosi a lettere.

La città partenopea lo formò artisticamente. Ebbe modo di conoscere e frequentare famosi artisti quali Salvatore Di Giacomo ed E.A.Mario (quest'ultimo gli musicò due testi poetici per canzoni in lingua): con loro seguiva la rinomata "Piedigrotta" (festival della canzone napoletana) assimilandone il gusto e la voglia di cantare.

Scrisse i primi testi letterari per canzoni, lavori teatrali, novelle e racconti. Collaborò alla redazione di periodici lancianesi, compose alcuni poemetti (dieci in tutto) che riunì in una raccolta dal titolo Tra le mentucce, che dedicò alla cara memoria della madre (morta giovane quando il poeta era appena sedicenne) che lui stesso dattiloscrisse e districuì agli amici.

Intorno agli anni venti iniziò la stagione poetica più felice. Scrisse i testi delle canzoni che hanno avuto maggior successo e che vedranno poi la realizzazione tipografica nel 1923 con il titolo di Canzune nustre e due lavori teatrali Passe l'angele e dice ammén e Lu Jenche editi in un unico volumetto.

Nell'aprile 1922, contrappose alla "Maggiolata" di Ortona (nata nel 1920) la "Festa delle canzoni" dove l'accoppiata Sigismondi-Gargarella risultò vincitrice per la categoria "professionisti" (cft. "L'Alba", n.4, 1922), con la canzone rimasta famosa Canzune nustre.

Nel giugno del 1927 convolò a nozze con la roccolana Teresa Grazia Amelia, essendosi stabilito a Rocca San Giovanni (Ch) per aver vinto un posto di Segretario comunale.

Nel dicembre del 1932 si trasferì a San Vito Chietino (Ch) dove fu chiamato a ricoprire il posto vacante di Segretario comunale.

A Rocca San Giovanni erano nate le due figlie Mirella e Perla; a San Vito Chietino, dopo dieci anni, nacque il terzogenito Virgilio.

A San Vito fu accolto con grande amicizia e simpatia ed il legame si rafforzò sempre più negli anni a seguire, fino alla morte avvenuta il 14 maggio 1966.

Nel 1961 a Giulio Sigismondi venne conferito il "Premio Cultura Città di Chieti" un significativo riconoscimento ufficiale per la sua attività letteraria.

Nel 1965, poco prima di morire, Guido Albanese scriveva, tra l'altro, al suo amico fraterno Giulio: «[...] dove sono andate a finire le belle Maggiolate ortonesi?». A quel pianto accorato si è unito il pianto di tutto l'Abruzzo, perchè nel volgere pochi mesi si assistette alla scomparsa di due uomini, tra i più illustri figli, che hanno contribuito, in maniera inconfutabile, all'affermarsi della "Maggiolata".

Ottaviano Giannangeli nella prefazione alla pubblicazione della raccolta Canzune nustre - Canti popolari abruzzesi di Giulio Sigismondi, edito a cura di Virgilio Sigismondi (figlio del poeta) scrive: Tra l'altro << Si potrebbe usare, per Sigismondi, la qualifica di cantore essenzialmente melico, quando si precisi però nel forgiare i versi per canzoni egli è sempre formalmente, letterariamente “impegnato” […] ogni canzone è l'episodio di una storia: e il risultato può essere un affresco folkloristico […] La sua dote precipua potrebbe ravvisarsi nella discrezione e nell'eleganza>> […].

Virgilio Sigismondi

Virgilio Sigismondi nasce a San Vito Chietino il 26 giugno 1942.
Figlio di Giulio, famoso poeta e cantore d'Abruzzo, si interessa fin da ragazzo di poesia.
Ultimati gli studi liceali si iscrive alla facoltà di Lingue a Pescara; dopo il biennio cambia facoltà e si iscrive a Giurisprudenza a Teramo. Nel 1966 cura la realizzazione di una raccolta di poesie paterne dal titolo "Da cente e cente vocche..." edito da Di Paolo di Marina San Vito con prefazione di Ottaviano Giannangeli. 
Cura e trasmette, da emittenti radiofoniche locali, programmi sulla poesia, canto e tradizioni abruzzesi. Viene chiamato a far parte delle commissioni giudicatrici di premi di poesia dialettale regionale. Nel 1973 istituisce il Premio "Giulio Sigismondi" di Poesia Dialettale Abruzzese durato 10 edizioni. Nel 1974 promuove la costituzione della Associazione Culturale "Giulio Sigismondi" e nel 1976 l'omonima corale polifonico-folcloristica. Nel 1979 pubblica "Cajane" una sua raccolta di poesie in dialetto abruzzese Editrice La Regione - Pescara con prefazione di Ottaviano Giannangeli. A sua cura realizza una raccolta di Canti Popolari Abruzzesi di Giulio Sigismondi (su musiche di valenti compositori abruzzesi) dal titolo "Canzuna Nustre" con prefazione di Ottaviano Giannangeli e note di Giuseppe Di Pasquale. Su prefazioni di Adelia Mancini pubblica, del padre, l'inedita commedia "Lu trabbocche" (scritta nel 1923) e la ristampa del dramma "Passe l'angele e ddice ammèn" e la commedia "Lu jenche" (già pubblicata nel 1923 - Edita da L'idea Abruzzesse di Castellammare Adriatico, ora Pescara), rispettivamente nel 1996 e 1999.
Una sua commedia "Nu marite pè Catarine" scritta nel 1968 e pubblicata nel 2001 a stampa della Tipolitografia Mancini di Lanciano, è stata rappresentata con grande successo in diversi teatri e sale cinematografiche abruzzesi dal gruppo "San Rocco delle Piane" di San Giovanni Teatino.
Dal 2001 prepara e dirige il coro folcloristivo dell'A.I.R.C. di Fossacesia. Nel 2006 realizza un CD molto apprezzato dal titolo "A lu cannete". Nel 2007 scrive la commedia "Na moje pè 'Ndunine" che viene portata sulla scena del Teatro Fenaroli in Lanciano dalla Compagnia teatrale "Il Risveglio" di Frisa-Guastameroli e viene replicata per due volte. A giugno del 2008 la citata commedia viene data alla stampa realizzata dalla Tipolitografia Mancini di Lanciano. Promuove incontri-studio con le associazioni della frentania nel corso dei quali tratta con dovizia di informazioni il bagaglio culturale abruzzese nelle tre forme principali: la poesia, le canzoni e il teatro.

Da: famigliasigismondi