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11 settembre 2026

Reginella campagnola.


Spartito musicale e testo

Reginella campagnola è una celebre canzone italiana composta nel 1938 da Eldo Di Lazzaro (con testo scritto insieme a Bruno Cherubini). Sebbene sia nata come un brano d'autore moderno, il suo ritmo travolgente a tempo di polka l'ha trasformata nel tempo in un pilastro del patrimonio popolare abruzzese e della musica folk italiana, immancabile nelle feste di paese e nei balli contadini.
Il testo racconta in modo allegro e spensierato la giornata di una giovane contadina dell'"Abruzzo d'or" che va in città a vendere i suoi prodotti con un asinello, per poi tornare felice al suo borgo di montagna la sera.
A livello internazionale, il brano ottenne un successo clamoroso: fu tradotto in inglese con il titolo The Woodpecker Song e interpretato da grandi icone della musica mondiale come Glenn Miller.



5 settembre 2026

Costantino Felice, Un mezzogiorno particolare. Storia dell’Abruzzo: contro i luoghi comuni e le retoriche identitarie, 2025.

Scheda libro

Una regione molto diversa dalle visioni
stereotipate: non l’Abruzzo agropastorale
inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi
selvatichezze, bensì un Abruzzo
intraprendente e attivo, pienamente inserito
in quel Sud operoso che il nuovo
meridionalismo da decenni va disvelando.

Nel corso dei secoli una pervadente montuosità ha indotto le «genti d’Abruzzo» a declinare la loro storia nel difficile rapporto tra quadri ambientali e azione umana. Ma in che misura l’imponente geografia dei luoghi e le dinamiche economico-sociali che ne sono conseguite hanno forgiato il carattere degli abitanti, condizionandone scelte e comportamenti? Se ne può desumere una specifica identità regionale? L’immagine dell’Abruzzo tuttora prevalente – nell’opinione corrente ma anche in ambienti colti (o che tali si ritengono) – continua a essere quella dello slogan «forte e gentile»: un Abruzzo oleografico e di maniera, privo di sostanziali riscontri nella concretezza del divenire storico. È difficile trovare un’altra regione d’Italia così ridondante di stereotipi e luoghi comuni le cui stilizzazioni artisticamente più riuscite ed efficaci – ma le sedimentazioni culturali sono di lungo periodo – possono riassumersi nel «pastore» dannunziano e nel «cafone» siloniano. Il libro si sviluppa dunque su due piani: da un lato, nella pars destruens, si procede a uno smontaggio degli idola di matrice antropologica e letteraria (o anche geografica) – da Guinizzelli e Boccaccio fino a D’Annunzio e Silone – sui quali si fondano le mistificanti retoriche sull’«abruzzesità»; dall’altro, nella pars construens, attraverso rapide sintesi, frutto di decenni di studio e varie pubblicazioni, viene ricostruito, con ricchezza di documentazione e rigore scientifico, un profilo dell’Abruzzo che è altro – un «Mezzogiorno particolare» – rispetto a quello «in idea» delle trasfigurazioni mitologiche. Ne viene fuori non un Abruzzo sordamente inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi selvatichezze, bensì un Abruzzo intraprendente e dinamico, parte integrante di quel Mezzogiorno operoso che il nuovo meridionalismo sta progressivamente mettendo in luce, anche attraverso i suoi mutamenti economici e sociali. L’approccio dell’autore è di tipo interdisciplinare, nutrendosi costantemente di un serrato confronto con il dibattito che sul controverso tema dell’identità continua ad animare la storiografia e le scienze sociali.


Costantino Felice, già docente di Storia economica presso l’Università D’Annunzio di Pescara, si occupa del Mezzogiorno, con particolare riguardo all’Abruzzo e al Molise. Ha curato il volume L’Abruzzo della «Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi» (Einaudi, 2000). È autore, fra l’altro, di Il Sud tra mercati e contesto (FrancoAngeli, 1995, 1996) e Dal borgo al mondo (Laterza, 2001); per i tipi della Donzelli ha di recente pubblicato: Mezzogiorno tra identità e storia. Catastrofi, retoriche, luoghi comuni (2017); Dalla Maiella alle Alpi. Guerra e Resistenza in Abruzzo (2014, 2022); Una storia esemplare. Fucino: bonifica, riforma agraria, distretto agroindustriale (2023).


Da: Donzelli editore


3 settembre 2026

Silvia Curulli, Tra Paesaggi Sacri e Vie Pastorali: Un’indagine sul Patrimonio Culturale dell’Abruzzo e le potenzialità del coinvolgimento comunitario per la sua Tutela e Valorizzazione, 2025.


L'Abruzzo, con il suo territorio unico e la lunga tradizione di pratiche agro-pastorali, offre un contesto ideale per studiare l'interazione tra uomo e ambiente, mettendo in relazione beni culturali materiali e immateriali. Questa tesi esplora due elementi distintivi del patrimonio culturale abruzzese, analizzando i luoghi di culto rupestri e il fenomeno della transumanza. L'indagine si concentra sull'evoluzione storica e sociale degli eremi rupestri, evidenziandone la funzione spirituale e simbolica, nonché il legame con l'eremitismo. In parallelo, viene analizzata la tradizione millenaria della transumanza, esaminando il ruolo dei tratturi come corridoi culturali e vie di scambio economico e sociale. Successivamente, la tesi delinea il quadro delle problematiche di conservazione, con un'analisi dei rischi ambientali e socio-economici che minacciano questi patrimoni.

Seraphici viri s. Francisci Asisiatis vitae duae auctore Tommaso da Celano - Due vite dell'Uomo Serafico San Francesco d'Assisi, dell'autore Tommaso da Celano.

27 agosto 2026

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Prof.ssa Lia Giancristofaro.

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Prof.ssa Lia Giancristofaro
Da: Coro Folkloristico "La Figlia di Jorio"

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Dott.ssa Adriana Gandolfi.


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Il complesso del cafone è un'espressione di carattere sociologico e antropologico utilizzata per descrivere il sentimento di inferiorità, vergogna o imbarazzo che alcune persone o intere comunità provano nei confronti delle proprie origini rurali, provinciali o popolari. 

Pillole d'Abruzzo sulla transumanza con l'antropologa Adriana Gandolfi.



Foto della Transumanza. 
Collezione dell'antropologa Adriana Gandolfi.







Archivio Adriana Gandolfi

Pillole d'Abruzzo, di Giovanni D'Addario.

'Mmidia Abruzzese: Tradizione e Rito contro il Malocchio.


Il folklore popolare italiano è ricco di credenze e riti legati alla protezione contro le influenze negative. Tra queste, la tradizione de "La 'Mmidia" (o "Lu Malucchie") in Abruzzo occupa un posto di particolare rilievo, rappresentando non solo una superstizione, ma un vero e proprio elemento identitario della cultura contadina e pastorale della regione.

La 'Mmidia, termine dialettale per "Invidia", è considerata la causa principale del Malocchio, o "Lucchiatura" (italianizzato come occhiatura). Sebbene l'etimologia del termine occhiatura rimandi semplicemente all'atto di guardare intensamente, in Abruzzo e in altre regioni del Centro-Sud Italia esso assume un significato magico-terapeutico: l'atto con cui una persona, spesso involontariamente, proietta un'energia negativa su un'altra, causandole malessere. Secondo le antiche tradizioni popolari abruzzesi, il Malocchio non è necessariamente un maleficio lanciato con cattiveria consapevole. Spesso, l'invidia o persino un eccessivo complimento, uno sguardo troppo intenso, o una lode esagerata possono innescare la lucchiatura. I sintomi di chi è colpito da questo influsso sono tradizionalmente riconducibili a un malessere generale, che non trova spiegazione medica: un forte mal di testa, stanchezza improvvisa, irritabilità o una sensazione di oppressione. Questi malesseri vengono interpretati come la prova tangibile dell'energia sottratta o deviata dalla persona invidiosa.

Per liberare l'individuo colpito dall'influsso maligno, si ricorre a specifici rituali di magia terapeutica, noti come "togliere lu malucchie" (togliere il malocchio) o, per estensione, "Smammidia" (sciogliere la 'mmidia). Questi riti sono custoditi gelosamente e tramandati oralmente, spesso di generazione in generazione, seguendo regole ben precise che ne garantiscono l'efficacia. La figura centrale è di solito una donna anziana, la fattucchiera o magara del paese, depositaria della formula segreta. Il rituale è quasi sempre un sincretismo di elementi cristiani e pagani. Un metodo comune prevede l'uso di acqua e olio: l'acqua viene posta in una scodella e l'olio, versato a gocce mentre si recita la formula segreta, reagisce in modo specifico. Il modo in cui le gocce di olio si allargano o si uniscono sull'acqua indicherebbe se l'individuo è effettivamente affetto dal Malocchio e, una volta sciolto l'olio, l'influsso è considerato annullato.

Un elemento distintivo di questa tradizione in diverse zone d'Abruzzo è il legame con la notte di Natale. La tradizione vuole che le formule per togliere lu malucchie (o per trasmettere il potere di farlo) vengano recitate o imparate il 25 dicembre a mezzanotte. Questo momento, sacro e potente, segna un passaggio rituale che conferisce o rafforza il potere di "sciogliere" l'invidia e il Malocchio per l'anno a venire. Oggi, sebbene la vita moderna abbia allentato la presa di molte credenze popolari, la tradizione de "La 'Mmidia" persiste, specialmente nelle aree più interne della regione, come un affascinante retaggio di un passato in cui la magia e la fede erano inestricabilmente legate alla vita quotidiana e alla salute.

Giorgia Silverii, Lanciano

Da: https://radiciculturali.it/cultural-assets/la-mmidia-abruzzese-tradizione-e-rito-contro-il-malocchio


Il malocchio e la jettatura sono credenze popolari profondamente radicate, basate sull’idea che determinate persone, oggetti, animali o situazioni possano esercitare un’influenza negativa e nefasta su altri, sia volontariamente che involontariamente. Alla base di questa superstizione vi è il potere attribuito all’occhio, considerato un centro da cui può emanare un influsso distruttivo e maleaugurante. Come spiega Alfonso M. Di Nola, “A base della credenza è il potere attribuito all’occhio, come centro dal quale può emanare un influsso distruttivo e maleaugurante”. Da questa concezione deriva il termine iettatura, ossia l’azione dell’"occhio che getta" il male.

Questa credenza è diffusa in numerose culture, sia antiche che moderne, ed è riuscita a sopravvivere nei secoli nonostante l’evoluzione storica e scientifica. Secondo la tradizione, lo sguardo malevolo di una persona può influenzare negativamente chi lo riceve, causando disgrazie o malesseri. Chi è colpito dal malocchio manifesta sintomi ricorrenti: un senso di malessere fisico e mentale, accompagnato da stanchezza, mal di testa, agitazione e difficoltà ad addormentarsi, con un riposo disturbato che può sfociare in nausea e vomito. Le cause principali del malocchio sono sentimenti negativi come invidia, rabbia e gelosia nei confronti della vittima, ma anche una bugia, un complimento falso o un'ammirazione ipocrita da parte di una persona poco fidata possono bastare a scatenarne gli effetti.

Il rito del malocchio nella tradizione vastese

A Vasto, per verificare la presenza del malocchio e allontanarlo, si ricorre a un antico rituale eseguito dalla magara (o Mmahàre). Il rito prevede l’uso di un piatto contenente due dita d’acqua, con una forbice aperta sul fondo. La magara impone quindi le mani sulla fronte della persona colpita e, tracciando una croce con i pollici, recita la formula magica:

Malucchie malucchiate,

du ucchie t’anne aducchiate,

tre Sende t’anne aiutate:

Padre, Fijje e Spirte Sande.

Lu Malucchie puzza ji ‘rrète

E nin puzza ij cchù annènde.

Nnome de Patre,

Fijje e Spirte Sande

Dopo la preghiera, la magara versa due gocce di olio d’oliva nell’acqua. La forma che prenderanno nell’acqua rivelerà la presenza del malocchio e l’identità di chi lo ha gettato: se si forma un’unica macchia, il responsabile è un uomo; se invece le gocce si suddividono in più figure, è una donna. Se le gocce rimangono integre, significa che il malocchio è stato annullato e non ha più effetto.

Aurora Celenza, Vasto

Da: https://radiciculturali.it/cultural-assets/il-malocchio

     

26 agosto 2026

Adriana Gandolfi, La Presentosa.




Adriana Gandolfi, Amuleti. Ornamenti magici d'Abruzzo.

I Gioielli magici degli Abruzzi - intervista all'antropologa Adriana Gandolfi.


Adriana Gandolfi ha dedicato la propria vita a documentare ciò che rischiava di scomparire. Attraverso decenni di ricerca etnografica in Abruzzo e nel Centro Italia ha raccolto testimonianze, osservato rituali, ascoltato racconti e custodito la memoria di un patrimonio immateriale che oggi appare sorprendentemente lontano, pur appartenendo a un passato recentissimo. In poco meno di trent'anni abbiamo assistito a una trasformazione culturale rapidissima. Nel tentativo di costruire nuovi modelli e nuovi linguaggi abbiamo spesso lasciato indietro ciò che, per secoli, aveva dato significato agli oggetti, ai gesti e ai riti della quotidianità. Il velo che collegava il mondo visibile a quello simbolico è stato progressivamente rimosso, consegnandoci una realtà sempre più funzionale, ma anche più povera di significati condivisi. In questo appuntamento attraversiamo quel ponte che ancora collega l'Abruzzo contemporaneo alla sua dimensione più antica, grazie alla ricerca di persone come Adriana: un universo in cui religione e magia convivevano, dove simboli, amuleti e pratiche popolari costituivano un linguaggio condiviso e ogni oggetto custodiva una funzione che andava ben oltre la sua materialità. Ci concentriamo sul gioiello etnico abruzzese, autentica sintesi della cultura tradizionale. Dalla "Presentosa" al "breve", dagli amuleti al corallo, fino ai simboli nascosti nell'arte orafa, ogni elemento racconta una storia fatta di protezione, identità, appartenenza, devozione e antiche conoscenze. Oggetti che oggi ammiriamo soprattutto per la loro bellezza, ma che per secoli hanno rappresentato una visione del mondo, un sistema di valori e una forma di dialogo con l'invisibile che non dobbiamo far scomparire.
10 lug 2026 Francavilla al Mare
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0:00 Intro 
0:52 Antropologia d'urgenza 
4:12 Il sincretismo degli Abruzzi, tra culture e movimenti 
6:20 La visione magica, tra attrazione e repulsione 
8:40 Il Gioiello Etnico ed il loro codice simbolico 
11:00 L'inizio della ricerca e il materiale trovato 
13:54 Sulla "Presentosa", la transumanza e il pecorino... 
17:56 I materiali dei gioielli e degli amuleti ed il loro significato 
19:43 Il codice simbolico 
22:55 Il contributo dei pittori abruzzesi 
25:26 Una dimensione maschile del gioiello etnico 
27:16 Il simbolo in un mondo globalizzato 
29:23 Contaminazioni culturali: il caso degli arrosticini 
37:29 Indagare per orientarsi.

🔗 Tutti i nostri link: https://linktr.ee/operarotas 

Dentro di me c'è un Archivio - Intervista ad Adriana Gandolfi.


Adriana Gandolfi è una ricercatrice etno-antropologica che si è specializzata nel patrimonio culturale abruzzese e molisano attraverso l'esperienza diretta e partire dalla sua formazione artistica nelle arti applicate. Socia di A.I.S.EA. e fondatrice di S.I.M.B.D.E.A., ha curato l’allestimento di musei e mostre sull’artigianato tradizionale. Svolge ricerche sul campo raccogliendo preziose interviste, canti e testimonianze di pratiche culturali locali sin dagli anni '80, pubblicando libri e facendo conferenze. Siamo stati a casa sua per farci raccontare delle esperienze più significative, sul rapporto empatico con la tradizione e le persone che ha incontrato in questi anni. 
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0:00 Intro 
0:28 Un percorso per vie "animiche" 
6:00 Dinamiche di un mondo fatto di saperi 
10:00 Arte come linguaggio transgenerazionale 
12:28 Essere un archivio vivente 
14:50 Le ricerche sul carnevale in Abruzzo 
21:24 Il gioiello tradizionale abruzzese 
29:46 Il linguaggio simbolico del popolo 
32:07 L'Adriatico come connettore di informazioni 
37:03 L'umanità e il bisogno della ritualità 
38:38 Materiale e Immateriale 
41:58 Il digitale come supporto 
46:24 Una cultura unica 

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🔗Alcuni link per approfondire 📿 https://www.gentidabruzzo.com/ 

L'antropologa Adriana Gandolfi presenta il suo libro dedicato alla Presentosa.


CASOLI (CH), 16 NOVEMBRE 2025 - NELLA DIMORA STORICA SETTECENTESCA DI PALAZZO TILLI DI CASOLI, L'ANTROPOLOGA ADRIANA GANDOLFI PRESENTA IL SUO LIBRO DEDICATO ALLA PRESENTOSA. L'iniziativa promossa dalla sezione di Chieti di "ITALIA NOSTRA" in collaborazione con PALAZZO TILLI, ha visto la partecipazione della Vicepresidente dell’Associazione Sara Pantalone e di Antonella Allegrino, proprietaria del palazzo storico. La Presentosa, gioiello barocco creato nel Settecento, divenne celebre anche grazie a Gabriele D’Annunzio, che lo descrisse in “Trionfo della morte” (1894), contribuendo a consolidarne il nome e il fascino. “Il gioiello era stato creato per presentare alla comunità la promessa di matrimonio delle giovani donne, da cui la denominazione di presentosa – spiega Adriana Gandolfi – È un medaglione di forma solare, con al centro simboli cuoriformi o altri messaggi amorosi che ne esplicitavano la funzionalità scaramantica e propiziatrice di prosperità per chi lo indossava". Leggi l'articolo completo:




Da: Consiglio Abruzzo

Riti pasquali e settimana santa in Abruzzo - conferenza di Adriana Gandolfi.