Pagine

6 settembre 2026

Di un antico dipinto della Madonna col Bambino di Serramonacesca.

Anonimo, Madonna con Bambino del Latte (XV sec.) - Serramonacesca - Chiesa madre Maria Santissima Assunta

Di un antico dipinto della Madonna col Bambino di Serramonacesca

di Angelo Iocco

Segue in Pdf

Antonio Mezzanotte, La chiesa di Sant'Agostino a Casoli.

LA CHIESA DI SANT'AGOSTINO A CASOLI (CH)
di Antonio Mezzanotte

Se si lascia alle spalle l'ombra fiera e imponente del Castello Masciantonio di Casoli (CH) e si scende lungo via San Salvatore, si incontra una piccola fabbrica sacra che, a prima vista, quasi si nasconde tra la vegetazione, il silenzio della campagna e la strada statale Frentana. È la chiesa di Sant’Agostino, un tempio minuto che custodisce, tra le sue pietre a vista, l'atto di nascita della memoria casolana.
Si dice e si racconta, infatti, e la storia ne conserva gelosa eco, che proprio in questa zona, tra la chiesetta e la vicina contrada di San Salvatore, sia fiorito il primissimo nucleo abitativo di Casoli.
Le carte d’archivio, polverose ma precise, ci dicono che la chiesa è il luogo di culto più antico di tutto il territorio casolano. Un tempo non si chiamava come oggi. La prima menzione ufficiale risale all'autunno del 1173, quando papa Alessandro III, in una bolla indirizzata ad Andrea, Vescovo di Chieti, la cita con il titolo di "Ecclesiam Sancti Justini in Casule", così come in un privilegio concesso da Innocenzo III all'abate Oddone di San Giovanni in Venere nel dicembre 1204 la stessa chiesa è detta di S.Giustino "de Casule". Ancora la ritroviamo dedicata a San Giustino nel Registro delle decime per gli anni 1324/25.
Tuttavia, la tradizione locale e gli studiosi si spingono ancora più indietro, legando il sito a un antico cenobio benedettino altomedievale, destinatario di generose donazioni da parte dei sovrani franchi (Carlo, Pipino, Lotario).
Solo secoli più tardi, verso la fine del Cinquecento, nei resoconti delle visite pastorali dei due vescovi Sanminiato (Orazio e, poi, il cugino Matteo, entrambi in successione a capo della diocesi teatina) si inizia a registrarla con il doppio titolo di "S.Augustini vel Justini", segno del passaggio della struttura ai monaci agostiniani, che vi edificarono accanto un piccolo monastero, oggi testimoniato da un arco in laterizio con capitelli ionici che resiste, stoico, nei fabbricati adiacenti.
L’aspetto esterno della chiesa rapisce per la sua totale, commovente semplicità. La facciata è un mosaico rustico di ciottoli di fiume e conci di pietra calcarea, coronata da un limpido timpano triangolare. Due piccole finestrelle basse, a uso devozionale, affiancano il portale, permettendo ai viandanti di un tempo di rivolgere uno sguardo e una preghiera all'altare anche a porte chiuse. Sopra l'ingresso, una finestra lunettata taglia la pietra, sormontata da un campanile a vela che spicca contro il cielo di questo lembo d'Abruzzo.
Varcata la soglia, però, l’atmosfera cambia radicalmente. Il guscio medievale e contadino lascia spazio a un’elegante veste barocca, frutto dei rifacimenti subiti tra il XVII e il XIX secolo: l'aula unica, spaziosa e raccolta, coperta da una volta a botte lunettata ricca di riquadrature; un ordine di eleganti paraste ritma le pareti laterali, incorniciando nicchie e stucchi delicati; infine, l'altare maggiore, un trionfo in muratura decorato con mensole a volute, che rapisce l'occhio del fedele.
Dopo essere passata in mani private nell'Ottocento (prima ai Di Benedetto, poi ai Masciantonio), la chiesa è stata donata alla parrocchia nel 1926. Ancora oggi alla fine di agosto nella ricorrenza dedicata al Santo, la comunità di Casoli si ritrova qui per sciogliere l'antico voto ad Agostino di Ippona, in un rito che scavalca i secoli e unisce il paese alle sue radici più profonde.

5 settembre 2026

Costantino Felice, Un mezzogiorno particolare. Storia dell’Abruzzo: contro i luoghi comuni e le retoriche identitarie, 2025.

Scheda libro

Una regione molto diversa dalle visioni
stereotipate: non l’Abruzzo agropastorale
inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi
selvatichezze, bensì un Abruzzo
intraprendente e attivo, pienamente inserito
in quel Sud operoso che il nuovo
meridionalismo da decenni va disvelando.

Nel corso dei secoli una pervadente montuosità ha indotto le «genti d’Abruzzo» a declinare la loro storia nel difficile rapporto tra quadri ambientali e azione umana. Ma in che misura l’imponente geografia dei luoghi e le dinamiche economico-sociali che ne sono conseguite hanno forgiato il carattere degli abitanti, condizionandone scelte e comportamenti? Se ne può desumere una specifica identità regionale? L’immagine dell’Abruzzo tuttora prevalente – nell’opinione corrente ma anche in ambienti colti (o che tali si ritengono) – continua a essere quella dello slogan «forte e gentile»: un Abruzzo oleografico e di maniera, privo di sostanziali riscontri nella concretezza del divenire storico. È difficile trovare un’altra regione d’Italia così ridondante di stereotipi e luoghi comuni le cui stilizzazioni artisticamente più riuscite ed efficaci – ma le sedimentazioni culturali sono di lungo periodo – possono riassumersi nel «pastore» dannunziano e nel «cafone» siloniano. Il libro si sviluppa dunque su due piani: da un lato, nella pars destruens, si procede a uno smontaggio degli idola di matrice antropologica e letteraria (o anche geografica) – da Guinizzelli e Boccaccio fino a D’Annunzio e Silone – sui quali si fondano le mistificanti retoriche sull’«abruzzesità»; dall’altro, nella pars construens, attraverso rapide sintesi, frutto di decenni di studio e varie pubblicazioni, viene ricostruito, con ricchezza di documentazione e rigore scientifico, un profilo dell’Abruzzo che è altro – un «Mezzogiorno particolare» – rispetto a quello «in idea» delle trasfigurazioni mitologiche. Ne viene fuori non un Abruzzo sordamente inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi selvatichezze, bensì un Abruzzo intraprendente e dinamico, parte integrante di quel Mezzogiorno operoso che il nuovo meridionalismo sta progressivamente mettendo in luce, anche attraverso i suoi mutamenti economici e sociali. L’approccio dell’autore è di tipo interdisciplinare, nutrendosi costantemente di un serrato confronto con il dibattito che sul controverso tema dell’identità continua ad animare la storiografia e le scienze sociali.


Costantino Felice, già docente di Storia economica presso l’Università D’Annunzio di Pescara, si occupa del Mezzogiorno, con particolare riguardo all’Abruzzo e al Molise. Ha curato il volume L’Abruzzo della «Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi» (Einaudi, 2000). È autore, fra l’altro, di Il Sud tra mercati e contesto (FrancoAngeli, 1995, 1996) e Dal borgo al mondo (Laterza, 2001); per i tipi della Donzelli ha di recente pubblicato: Mezzogiorno tra identità e storia. Catastrofi, retoriche, luoghi comuni (2017); Dalla Maiella alle Alpi. Guerra e Resistenza in Abruzzo (2014, 2022); Una storia esemplare. Fucino: bonifica, riforma agraria, distretto agroindustriale (2023).


Da: Donzelli editore


Elena Sangro, Soprintendenza ABAP per le province di Chieti e Pescara.

Elena Sangro

#accaddeoggi 𝟓 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟏𝟖𝟗𝟕, nasce a Vasto l’attrice e regista 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐁𝐚𝐫𝐭𝐨𝐥𝐢 𝐀𝐯𝐯𝐞𝐝𝐮𝐭𝐢 in arte 𝐄𝐥𝐞𝐧𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐠𝐫𝐨. Proveniente da una famiglia borghese, intraprende studi classici che abbandona presto. A Roma muove i primi passi nell’ambiente teatrale, dove frequenta i corsi di 𝐕𝐢𝐫𝐠𝐢𝐧𝐢𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐢, ottenendo i primi ruoli interpretando Elisabetta ne 𝐿𝑎 𝑐𝑒𝑛𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑏𝑒𝑓𝑓𝑒 e Raffaella in 𝑃𝑎𝑡𝑟𝑖𝑎 di Sardou.
📽
Nel 1917 viene scoperta dal 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐄𝐧𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐆𝐮𝐚𝐳𝐳𝐨𝐧𝐢 ed esordisce nel 𝐜𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 𝐦𝐮𝐭𝐨, protagonista della pellicola 𝐹𝑎𝑏𝑖𝑜𝑙𝑎 e subito dopo nel personaggio di Erminia ne 𝐿𝑎 𝐺𝑒𝑟𝑢𝑠𝑎𝑙𝑒𝑚𝑚𝑒 𝐿𝑖𝑏𝑒𝑟𝑎𝑡𝑎. L’apice del 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 lo raggiunge nel 𝟏𝟗𝟐𝟒, interpretando Poppea in 𝑄𝑢𝑜 𝑉𝑎𝑑𝑖𝑠? di Georg Jacoby e Gabriellino d’Annunzio, figlio del poeta. Per la regia di 𝐆𝐮𝐢𝐝𝐨 𝐁𝐫𝐢𝐠𝐧𝐨𝐧𝐞 recita nella trilogia di 𝐌𝐚𝐜𝐢𝐬𝐭𝐞.
🎙
Con l’avvento del sonoro, si ritira dal cinema e cambierà il nome in 𝐋𝐢𝐥𝐢𝐚 𝐅𝐥𝐨𝐫𝐞𝐬 e si esibisce come soprano in concerti e trasmissioni radio. Sporadicamente interpreta ruoli nel cinema, l’ultimo in un cameo nel film 𝟖 𝐞 ½ 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐥𝐥𝐢𝐧𝐢.
🎞
Fonda la sua casa di produzione: 𝐥𝐚 𝐒𝐭𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝’𝐎𝐫𝐨 𝐅𝐢𝐥𝐦, con la quale produce il suo primo film interpretato da una giovanissima Gina Lollobrigida, 𝑉𝑖𝑙𝑙𝑎 𝑑’𝐸𝑠𝑡𝑒. Con lo pseudonimo maschile di 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧 𝐁𝐢𝐚̀ produce alcuni documentari in collaborazione con Enrico Guazzoni.

Walter Gaeta, A Elena Sangro (extract).

4 settembre 2026

3 settembre 2026

Abruzzo, Il sistema idrico.

Da: Yumpu

Culto e Cultura in Abruzzo.

Da: Yumpu

Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio dell'Abruzzo - Chieti: Il Trabocco.

Viaggio in Italia nel Patrimonio Immateriale UNESCO: La Transumanza.

Silvia Curulli, Tra Paesaggi Sacri e Vie Pastorali: Un’indagine sul Patrimonio Culturale dell’Abruzzo e le potenzialità del coinvolgimento comunitario per la sua Tutela e Valorizzazione, 2025.


L'Abruzzo, con il suo territorio unico e la lunga tradizione di pratiche agro-pastorali, offre un contesto ideale per studiare l'interazione tra uomo e ambiente, mettendo in relazione beni culturali materiali e immateriali. Questa tesi esplora due elementi distintivi del patrimonio culturale abruzzese, analizzando i luoghi di culto rupestri e il fenomeno della transumanza. L'indagine si concentra sull'evoluzione storica e sociale degli eremi rupestri, evidenziandone la funzione spirituale e simbolica, nonché il legame con l'eremitismo. In parallelo, viene analizzata la tradizione millenaria della transumanza, esaminando il ruolo dei tratturi come corridoi culturali e vie di scambio economico e sociale. Successivamente, la tesi delinea il quadro delle problematiche di conservazione, con un'analisi dei rischi ambientali e socio-economici che minacciano questi patrimoni.

Seraphici viri s. Francisci Asisiatis vitae duae auctore Tommaso da Celano - Due vite dell'Uomo Serafico San Francesco d'Assisi, dell'autore Tommaso da Celano.

Nicola Talli, Pianta topografica di Lanciano, 1809.

Ing. Nicola Talli, Pianta topografica di Lanciano, 1809.

Filippo Sargiacomo, Realizzazione della ferrovia San Vito Lanciano-Castel di Sangro, 1900. Sistemazione interna dell'Ippodromo.


Filippo Sargiacomo, Realizzazione della ferrovia San Vito Lanciano-Castel di Sangro, 1900. Sistemazione interna dell'Ippodromo.

27 agosto 2026

Giovanni De Santis, La Via degli Abruzzi nella struttura viaria della regione.

Da: Uniroma

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Prof.ssa Lia Giancristofaro.

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Prof.ssa Lia Giancristofaro
Da: Coro Folkloristico "La Figlia di Jorio"

Abruzzo: Tradizioni Oggi. Intervento della Dott.ssa Adriana Gandolfi.


***
Il complesso del cafone è un'espressione di carattere sociologico e antropologico utilizzata per descrivere il sentimento di inferiorità, vergogna o imbarazzo che alcune persone o intere comunità provano nei confronti delle proprie origini rurali, provinciali o popolari. 

Pillole d'Abruzzo sulla transumanza con l'antropologa Adriana Gandolfi.



Foto della Transumanza. 
Collezione dell'antropologa Adriana Gandolfi.







Archivio Adriana Gandolfi

Pillole d'Abruzzo, di Giovanni D'Addario.

Banda musicale "Città di Atessa".

Banda musicale "Città di Atessa"
 
color