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5 settembre 2026

Costantino Felice, Un mezzogiorno particolare. Storia dell’Abruzzo: contro i luoghi comuni e le retoriche identitarie, 2025.

Scheda libro

Una regione molto diversa dalle visioni
stereotipate: non l’Abruzzo agropastorale
inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi
selvatichezze, bensì un Abruzzo
intraprendente e attivo, pienamente inserito
in quel Sud operoso che il nuovo
meridionalismo da decenni va disvelando.

Nel corso dei secoli una pervadente montuosità ha indotto le «genti d’Abruzzo» a declinare la loro storia nel difficile rapporto tra quadri ambientali e azione umana. Ma in che misura l’imponente geografia dei luoghi e le dinamiche economico-sociali che ne sono conseguite hanno forgiato il carattere degli abitanti, condizionandone scelte e comportamenti? Se ne può desumere una specifica identità regionale? L’immagine dell’Abruzzo tuttora prevalente – nell’opinione corrente ma anche in ambienti colti (o che tali si ritengono) – continua a essere quella dello slogan «forte e gentile»: un Abruzzo oleografico e di maniera, privo di sostanziali riscontri nella concretezza del divenire storico. È difficile trovare un’altra regione d’Italia così ridondante di stereotipi e luoghi comuni le cui stilizzazioni artisticamente più riuscite ed efficaci – ma le sedimentazioni culturali sono di lungo periodo – possono riassumersi nel «pastore» dannunziano e nel «cafone» siloniano. Il libro si sviluppa dunque su due piani: da un lato, nella pars destruens, si procede a uno smontaggio degli idola di matrice antropologica e letteraria (o anche geografica) – da Guinizzelli e Boccaccio fino a D’Annunzio e Silone – sui quali si fondano le mistificanti retoriche sull’«abruzzesità»; dall’altro, nella pars construens, attraverso rapide sintesi, frutto di decenni di studio e varie pubblicazioni, viene ricostruito, con ricchezza di documentazione e rigore scientifico, un profilo dell’Abruzzo che è altro – un «Mezzogiorno particolare» – rispetto a quello «in idea» delle trasfigurazioni mitologiche. Ne viene fuori non un Abruzzo sordamente inchiodato alle sue arcaiche tradizioni e rudi selvatichezze, bensì un Abruzzo intraprendente e dinamico, parte integrante di quel Mezzogiorno operoso che il nuovo meridionalismo sta progressivamente mettendo in luce, anche attraverso i suoi mutamenti economici e sociali. L’approccio dell’autore è di tipo interdisciplinare, nutrendosi costantemente di un serrato confronto con il dibattito che sul controverso tema dell’identità continua ad animare la storiografia e le scienze sociali.


Costantino Felice, già docente di Storia economica presso l’Università D’Annunzio di Pescara, si occupa del Mezzogiorno, con particolare riguardo all’Abruzzo e al Molise. Ha curato il volume L’Abruzzo della «Storia d’Italia. Le regioni dall’Unità a oggi» (Einaudi, 2000). È autore, fra l’altro, di Il Sud tra mercati e contesto (FrancoAngeli, 1995, 1996) e Dal borgo al mondo (Laterza, 2001); per i tipi della Donzelli ha di recente pubblicato: Mezzogiorno tra identità e storia. Catastrofi, retoriche, luoghi comuni (2017); Dalla Maiella alle Alpi. Guerra e Resistenza in Abruzzo (2014, 2022); Una storia esemplare. Fucino: bonifica, riforma agraria, distretto agroindustriale (2023).


Da: Donzelli editore


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Struttura e Obiettivi

Il libro si articola su due piani complementari:


Pars destruens (Decostruzione dei miti): Smonta le rappresentazioni retoriche, antropologiche e letterarie che hanno costruito un’immagine dell'Abruzzo immobile, arcaica e stereotipata (dall'«Abruzzo forte e gentile» fino alle figure del pastore dannunziano e del cafone siloniano).


Pars construens (Ricostruzione storica): Ricostruisce, sulla base di rigorosa documentazione storiografica ed economica, la reale evoluzione dell'Abruzzo: un «Mezzogiorno particolare», dinamico, solido e pienamente integrato nei processi di modernizzazione.


Sintesi dei Capitoli

Capitolo I. Uno sguardo preliminare: dai miti alla storia

  • La forza e il peso della geografia: L'imponente conformazione montuosa (circa sette decimi del territorio) ha da sempre condizionato i quadri insediativi e lo sviluppo economico.


  • Determinismo geografico vs. Storia: Autori come Ignazio Silone e Mario Pomilio hanno spesso posto la natura e le montagne al centro della storia abruzzese, dividendo la regione nel dualismo tra montagna e mare.

  • La lezione di Braudel e Croce: In linea con Fernand Braudel e Benedetto Croce, l'autore rigetta il determinismo geografico e il pregiudizio razziale/identitario. La geografia fornisce le condizioni, ma è l'azione umana («lo sforzo spirituale e materiale») il vero motore della storia.

  • L'Abruzzo come «Terra incognita»: Fin dalle origini della letteratura volgare (Guinizzelli, Boccaccio) e nelle descrizioni dei geografi rinascimentali (Alberti, D'Anania), l'Abruzzo è stato rappresentato come una terra remota, aspra, priva di strade facili e abitata da persone selvatiche. Questa percezione si rafforzerà con le cronache dei viaggiatori del Grand Tour sette-ottocenteschi (Craven, Lear).

Capitolo II. Dal riformismo illuminato alle mitologie agresti

  • Le analisi illuministe (Galanti e Delfico): A cavallo tra Sette e Ottocento, intellettuali come Giuseppe Maria Galanti e Melchiorre Delfico offrono una lettura lucida della regione. Ne rilevano la varietà e la frammentazione, evidenziando i ritardi causati dagli abusi feudali e proponendo riforme concrete.

  • La nascita dello slogan «Forte e gentile»: Con l'opera di Primo Levi (1882), nasce la formula "Abruzzo forte e gentile", destinata a diventare lo slogan identitario per eccellenza, appiattendo la percezione pubblica della regione su un'oleografia da cartolina.

  • Gli stereotipi del «Pastore» e del «Cafone»:


    • Gabriele D'Annunzio: Attraverso una trasfigurazione estetica e mitica (dal "sonno di Aligi" a I pastori), proietta l'Abruzzo fuori dal tempo reale, fissandolo in un'umanità idillica o primordiale.


    • Ignazio Silone: Pur denunciando con forza le ingiustizie sociali sofferte dai "cafoni", inserisce il mondo contadino marsicano in una dimensione universale e immobile, sottratta allo scorrere della storia e del cambiamento.


    • Mitologie agresti e sguardi cinematografici: Durante il fascismo prevale il mito rurale (dalla canzone Reginella campagnola alla valorizzazione propagandistica del contadino). Nel secondo dopoguerra, il cinema del "realismo rosa" (es. Pane, amore e fantasia ambientato nella fittizia Sagliena/Palena) perpetua l'immagine di un borgo appenninico slegato dalle grandi correnti della modernità.

Tesi di Fondo dell'Autore

Costantino Felice dimostra che l'«abruzzesità» fondata su presunti tratti etnici o caratteriali immutabili è un'invenzione retorica e ideologica. Sotto la superficie degli stereotipi letterari, la storia reale dell'Abruzzo rispecchia i tratti di un territorio laborioso, capace di superare l'isolamento e di rendersi protagonista di rilevanti trasformazioni economiche, sociali e industriali nel contesto del Mezzogiorno e d'Italia.

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