LA CHIESA DI SANT'AGOSTINO A CASOLI (CH)
di Antonio Mezzanotte
Se si lascia alle spalle l'ombra fiera e imponente del Castello Masciantonio di Casoli (CH) e si scende lungo via San Salvatore, si incontra una piccola fabbrica sacra che, a prima vista, quasi si nasconde tra la vegetazione, il silenzio della campagna e la strada statale Frentana. È la chiesa di Sant’Agostino, un tempio minuto che custodisce, tra le sue pietre a vista, l'atto di nascita della memoria casolana.
Si dice e si racconta, infatti, e la storia ne conserva gelosa eco, che proprio in questa zona, tra la chiesetta e la vicina contrada di San Salvatore, sia fiorito il primissimo nucleo abitativo di Casoli.
Le carte d’archivio, polverose ma precise, ci dicono che la chiesa è il luogo di culto più antico di tutto il territorio casolano. Un tempo non si chiamava come oggi. La prima menzione ufficiale risale all'autunno del 1173, quando papa Alessandro III, in una bolla indirizzata ad Andrea, Vescovo di Chieti, la cita con il titolo di "Ecclesiam Sancti Justini in Casule", così come in un privilegio concesso da Innocenzo III all'abate Oddone di San Giovanni in Venere nel dicembre 1204 la stessa chiesa è detta di S.Giustino "de Casule". Ancora la ritroviamo dedicata a San Giustino nel Registro delle decime per gli anni 1324/25.
Tuttavia, la tradizione locale e gli studiosi si spingono ancora più indietro, legando il sito a un antico cenobio benedettino altomedievale, destinatario di generose donazioni da parte dei sovrani franchi (Carlo, Pipino, Lotario).
Solo secoli più tardi, verso la fine del Cinquecento, nei resoconti delle visite pastorali dei due vescovi Sanminiato (Orazio e, poi, il cugino Matteo, entrambi in successione a capo della diocesi teatina) si inizia a registrarla con il doppio titolo di "S.Augustini vel Justini", segno del passaggio della struttura ai monaci agostiniani, che vi edificarono accanto un piccolo monastero, oggi testimoniato da un arco in laterizio con capitelli ionici che resiste, stoico, nei fabbricati adiacenti.
L’aspetto esterno della chiesa rapisce per la sua totale, commovente semplicità. La facciata è un mosaico rustico di ciottoli di fiume e conci di pietra calcarea, coronata da un limpido timpano triangolare. Due piccole finestrelle basse, a uso devozionale, affiancano il portale, permettendo ai viandanti di un tempo di rivolgere uno sguardo e una preghiera all'altare anche a porte chiuse. Sopra l'ingresso, una finestra lunettata taglia la pietra, sormontata da un campanile a vela che spicca contro il cielo di questo lembo d'Abruzzo.
Varcata la soglia, però, l’atmosfera cambia radicalmente. Il guscio medievale e contadino lascia spazio a un’elegante veste barocca, frutto dei rifacimenti subiti tra il XVII e il XIX secolo: l'aula unica, spaziosa e raccolta, coperta da una volta a botte lunettata ricca di riquadrature; un ordine di eleganti paraste ritma le pareti laterali, incorniciando nicchie e stucchi delicati; infine, l'altare maggiore, un trionfo in muratura decorato con mensole a volute, che rapisce l'occhio del fedele.
Dopo essere passata in mani private nell'Ottocento (prima ai Di Benedetto, poi ai Masciantonio), la chiesa è stata donata alla parrocchia nel 1926. Ancora oggi alla fine di agosto nella ricorrenza dedicata al Santo, la comunità di Casoli si ritrova qui per sciogliere l'antico voto ad Agostino di Ippona, in un rito che scavalca i secoli e unisce il paese alle sue radici più profonde.

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