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9 giugno 2026
Coro della Portella, L'Aquila. Concerti, 2024.
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18 maggio 2026
Canti popolari d'Abruzzo - Il meglio della compilation-Video 2 di 2.
Da: Abruzzo 1998
13 febbraio 2026
La Canzone Abruzzese. Dal canto popolare alla canzone dialettale d'autore. Seminari scolastici, 1999 - 2001.
Premessa storica dei seminari tenuti in varie scuole dal 1999 al 2001
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Zimarino P.Settimio
13 settembre 2025
"Vola vola vola" primo classificato al 3° Festival de la Chanson Italienne di Parigi del 1953.
IL PRIMO POSTO DI "VOLA VOLA VOLA" al 3° FESTIVAL DE LA CHANSON ITALIENNE DI PARIGI DEL 1953
del prof. Elso Simone Serpentini
Didascalie delle immagini:
1. Locandina del Festival de la chanson Italienne del 1953, che si tenne a Parigi nella prestigiosa Salle Pleyel da venerdì 29 maggio a domenica 31 maggio.
2. Tra le 60 canzoni italiane in gara la canzone abruzzese "Vola Vola Vola" di Dommarco e Albanese, venne cantata venerdì 29 maggio da Carla Boni e Gino Latilla (che erano sposati), con l'orchestra di Nello Segurini. Tra gli altri artisti che si esibirono quel giorno: Gabriele Vanorio, Giacomo Rondinella, Katyna Ranieri, Maria Paris, Mimì Ferrari, Nicla Di Bruno, Paolo Sardisco. Sabato 30 maggio si esibirono anche tra gli altri Laura Barbieri e Mimì Ferrari
3. La Salle Pleyel, sala per concerti sinfonici sita nell'VIII'arrondissement di Parigi, in rue du Faubourg-Saint-Honoré, inaugurata nel 1927, oggi, interno.
4. La Salle Pleyel oggi esterno.
5. "Vola vola vola" si classificò prima tra le 60 canzoni in gara e venne replicata domenica 31 maggio. Venne poi incisa su disco con l'accompagnamento dell'orchestra del M° Cinico Angelini e su etichetta della Cetra.
6. Esisteva già una canzonetta napoletana intitolata "Vola vola", napoletana, scritta da De Cristofaro e cantata dal baritono Pasquale Amato con accompagnamento di mandolino e pianoforte e incisa su disco con etichetta Società Italiana di Fonotipia- Milano.
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26 marzo 2025
Fiabe abruzzesi e molisane, da Le Fiabe italiane raccolte e trascritte di Italo Calvino.
107. L'amore delle tre melagrane (Abruzzo)
Un figlio di Re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta, si ferì un dito e una goccia di sangue andò
sulla ricotta. Disse a sua madre: - Mammà, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue.
- Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure se la trovi.
Il figlio si mise in cammino. Cammina cammina, incontrò una donna: - Giovanotto, dove vai?
- Eh sì, lo dirò proprio a te che sei donna!
Cammina cammina, incontrò un vecchierello. - Giovanotto, dove vai?
- A te sì che lo dirò, zi' vecchio, che ne saprai certo più di me. Cerco una donna bianca come il latte e
rossa come il sangue.
E il vecchierello: - Figlio mio, chi è bianca non è rossa e chi è rossa non è bianca. Però, tieni queste
tre melagrane. Aprile e vedi cosa ne vien fuori. Ma fallo solo vicino alla fontana.
Il giovane aperse una melagrana e saltò fuori una bellissima ragazza bianca come il latte e rossa come
il sangue, che subito gridò: Giovanottino dalle labbra d'oro / Dammi da bere, se no io mi moro.
Il figlio del Re prese l'acqua nel cavo della mano e gliela porse, ma non fece in tempo. La bella morì.
Aperse un'altra melagrana e saltò fuori un'altra bella ragazza dicendo: Giovanottino dalle labbra
d'oro / Dammi da bere, se no io mi moro.
Le portò l'acqua ma era già morta.
Aperse la terza melagrana e saltò fuori una ragazza più bella ancora delle altre due. Il giovane le gettò
l'acqua in viso, e lei visse.
Era ignuda come l'aveva fatta sua madre e il giovane le mise addosso il suo cappotto e le disse: -
Arrampicati su questo albero, che io vado a prendere delle vesti per coprirti e la carrozza per portarti a
Palazzo.
La ragazza restò sull'albero, vicino alla fontana. A quella fontana, ogni giorno, andava a prender
l'acqua la Brutta Saracina. Prendendo l'acqua con la conca, vide riflesso nell'acqua il viso della ragazza
sull'albero.
E dovrò io, che sono tanto bella, / Andar per acqua con la concherella?
E senza starci a pensar su, gettò la conca per terra e la mandò in cocci. Tornò a casa, e la padrona: -
Brutta Saracina! Come ti permetti di tornare a casa senz'acqua e senza brocca! - Lei prese un'altra
brocca e tornò alla fontana. Alla fontana rivide quell'immagine nell'acqua. "Ah! sono proprio bella!", si
disse.
E dovrò io, che sono tanto bella, / Andar per acqua con la concherella?
E ributtò per terra la brocca. La padrona tornò a sgridarla, lei tornò alla fontana, ruppe ancora
un'altra brocca, e la ragazza sull'albero che fin allora era stata a guardare, non poté più trattenere una
risata.
La Brutta Saracina alzò gli occhi e la vide. - Ah, voi siete? E m'avete fatto rompere tre brocche? Però
siete bella davvero! Aspettate, che vi voglio pettinare.
La ragazza non voleva scendere dall'albero, ma la Brutta Saracina insistette: - Lasciatevi pettinare che
sarete ancor più bella.
La fece scendere, le sciolse i capelli, vide che aveva in capo uno spillone. Prese lo spillone e glielo
ficcò in un'orecchia. Alla ragazza cadde una goccia di sangue, e poi morì. Ma la goccia di sangue,
appena toccata terra, si trasformò in una palombella, e la palombella volò via.
La Brutta Saracina s'andò ad appollaiare sull'albero. Tornò il figlio del Re con la carrozza, e come la
vide, disse: - Eri bianca come il latte e rossa come il sangue; come mai sei diventata così nera?
E la Brutta Saracina rispose: È venuto fuori il sole, / M'ha cambiata di colore.
E il figlio del Re: - Ma come mai hai cambiato voce?
E lei: È venuto fuori il vento, / M'ha cambiato parlamento.
E il figlio del Re: - Ma eri così bella e ora sei così brutta!
E lei: È venuta anche la brezza, / M'ha cambiato la bellezza.
Basta, lui la prese in carrozza e la portò a casa.
Da quando la Brutta Saracina s'installò a Palazzo, come sposa del figlio del Re, la palombella tutte le
mattine si posava sulla finestra della cucina e chiedeva al cuoco: O cuoco, cuoco della mala cucina, /
Che fa il Re con la Brutta Saracina?
- Mangia, beve e dorme, - diceva il cuoco.
E la palombella: Zuppettella a me, / Penne d'oro a te.
Il cuoco le diede un piatto di zuppetta e la palombella si diede una scrollatina e le cadevano penne
d'oro. Poi volava via.
La mattina dopo tornava: O cuoco, cuoco della mala cucina, / Che fa il Re con la Brutta Saracina?
- Mangia, beve e dorme, - rispondeva il cuoco.
Zuppettella a me, / Penne d'oro a te.
Lei si mangiava la zuppettella e il cuoco si prendeva le penne d'oro.
Dopo un po' di tempo, il cuoco pensò di andare dal figlio del Re a dirgli tutto. Il figlio del Re stette a
sentire e disse: - Domani che tornerà la palombella, acchiappala e portamela, che la voglio tenere con
me.
La Brutta Saracina, che di nascosto aveva sentito tutto, pensò che quella palombella non prometteva
nulla di buono; e quando l'indomani tornò a posarsi sulla finestra della cucina, la Brutta Saracina fece
più svelta del cuoco, la trafisse con uno spiedo e l'ammazzò.
La palombella morì. Ma una goccia di sangue cadde nel giardino, e in quel punto nacque subito un
albero di melograno.
Quest'albero aveva la virtù che chi stava per morire, mangiava una delle sue melagrane e guariva. E
c'era sempre una gran fila di gente che andava a chiedere alla Brutta Saracina la carità di una melagrana.
Alla fine sull'albero ci rimase una sola melagrana, la più grossa di tutte, e la Brutta Saracina disse: -
Questa me la voglio tenere per me.
Venne una vecchia e le chiese: - Mi date quella melagrana? Ho mio marito che sta per morire.
- Me ne resta solo una, e la voglio tenere per bellezza, - disse la Brutta Saracina, ma intervenne il
figlio del Re a dire: - Poverina, suo marito muore, gliela dovete dare.
E così la vecchia tornò a casa con la melagrana. Tornò a casa e trovò che suo marito era già morto.
"Vuol dire che la melagrana la terrò per bellezza", si disse.
Tutte le mattine, la vecchia andava alla Messa. E mentr'era alla Messa, dalla melagrana usciva la
ragazza. Accendeva il fuoco, scopava la casa, faceva da cucina e preparava la tavola; e poi tornava
dentro la melagrana. E la vecchia rincasando trovava tutto preparato e non capiva.
Una mattina andò a confessarsi e raccontò tutto al confessore. Lui le disse: - Sapete cosa dovete
fare? Domani fate finta d'andare alla Messa e invece nascondetevi in casa. Così vedrete chi è che vi fa da
cucina.
La vecchia, la mattina dopo, fece finta di chiudere la casa, e invece si nascose dietro la porta. La
ragazza uscì dalla melagrana, e cominciò a far le pulizie e da cucina. La vecchia rincasò e la ragazza non
fece a tempo e rientrare nella melagrana.
- Da dove vieni? - le chiese la vecchia.
E lei: - Sii benedetta, nonnina, non m'ammazzare, non m'ammazzare.
- Non t'ammazzo, ma voglio sapere da dove vieni.
- Io sto dentro alla melagrana... - e le raccontò la sua storia.
La vecchia la vestì da contadina come era vestita anche lei (perché la ragazza era sempre nuda come
mamma l'aveva fatta) e la domenica la portò con sé a Messa. Anche il figlio del Re era a Messa e la vide.
"O Gesù! Quella mi pare la giovane che trovai alla fontana!", e il figlio del Re appostò la vecchia per
strada.
- Dimmi da dove è venuta quella giovane!
- Non m'uccidere! - piagnucolò la vecchia.
- Non aver paura. Voglio solo sapere da dove viene.
- Viene dalla melagrana che voi mi deste.
- Anche lei in una melagrana! - esclamò il figlio del Re, e chiese alla giovane: - Come mai eravate
dentro una melagrana? - e lei gli raccontò tutto.
Lui tornò a Palazzo insieme alla ragazza, e le fece raccontare di nuovo tutto davanti alla Brutta
Saracina. - Hai sentito? - disse il figlio del Re alla Brutta Saracina, quando la ragazza ebbe finito il suo
racconto. - Non voglio essere io a condannarti a morte. Condannati da te stessa.
E la Brutta Saracina, visto che non c'era più scampo, disse: - Fammi fare una camicia di pece e
bruciami in mezzo alla piazza.
Così fu fatto. E il figlio del Re sposò la giovane.
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2 ottobre 2024
24 agosto 2024
La Notte dei Serpenti - Canti e tradizioni popolari d'Abruzzo (2024) 2° Edizione diretta dal M°Enrico Melozzi, Rai 2.
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