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18 maggio 2026

Canti popolari d'Abruzzo - Il meglio della compilation-Video 2 di 2.



1 MO VE' MO VA' di anonimo, canzone seguita dalla Corale Tommaso Coccione 2 - PERANE ME' canzone della Corale "Cesare de Titta" di Perano 3 - J'ABBRUZZU (SO SJITU AJU GRAN SASSU) esegue il Coro della Portella 4 - L'ACQUABBELLE di Cesare de Titta e Guido Albanese 5 - MARIA NICOLE - Esibizione del Gruppo di Teramo "SANT'ANTONIO" 6 - LAMENTO DI UNA VEDOVA (Mare maje Scura maje) di anonimo, esegue la Corale Cesare de Titta di Perano 6 bis - PAESE BBELLE ME' scritto e musicato da Vincenzo Coccione di Poggiofiorito 7 - LA FIJA ME' di anonimo esegue la Corale De Titta di Perano 8 - LA CANZONE DE NONNE musica di Antonio Di Jorio, corale "G. Verdi" di Teramo 9 - SO ITE A FA LA JERVE A LU CANNETE canto di anonimo corale Tommaso Coccione 10 - L'AQUILA BELLA ME' canzone ufficiale dell'Aquila 11 - MARE NOSTRE di anonimo esegue la Corale Giuseppe Verdi di Teramo 12 - MARIA NICOLA canto popolare abruzzese di anonimo 13 - 99 (NOVANTANOVE) canto anonimo popolare aquilano 14 - VARIE CANZONI POPOLARI ABRUZZESI eseguite dal Coro "G. Albanese" di Frisa 15 - ME FA' TREMARE musica di A.Di Jorio esegue la Corale T. Coccione di Poggiofiorito 16 - VOLA VOLA VOLA di Guido Albanese e Luigi Dommarco 17 - LU SANT'ANTONIO brano popolare religioso in dialetto abruzzese, versione aquilana 18 - UASTE BBELLE TERRA D'EURE (di F.P. Votinelli) famosa canzone di Vasto
Da: Abruzzo 1998

13 settembre 2025

"Vola vola vola" primo classificato al 3° Festival de la Chanson Italienne di Parigi del 1953.

IL PRIMO POSTO DI "VOLA VOLA VOLA" al 3° FESTIVAL DE LA CHANSON ITALIENNE DI PARIGI DEL 1953
del prof.  Elso Simone Serpentini

Didascalie delle immagini: 
1. Locandina del Festival de la chanson Italienne del 1953, che si tenne a Parigi nella prestigiosa Salle Pleyel da venerdì 29 maggio a domenica 31 maggio. 
2. Tra le 60 canzoni italiane in gara la canzone abruzzese "Vola Vola Vola" di Dommarco e Albanese, venne cantata venerdì 29 maggio da Carla Boni e Gino Latilla (che erano sposati), con l'orchestra di Nello Segurini. Tra gli altri artisti che si esibirono quel giorno: Gabriele Vanorio, Giacomo Rondinella, Katyna Ranieri, Maria Paris, Mimì Ferrari, Nicla Di Bruno, Paolo Sardisco. Sabato 30 maggio si esibirono anche tra gli altri Laura Barbieri e Mimì Ferrari 
3. La Salle Pleyel, sala per concerti sinfonici sita nell'VIII'arrondissement di Parigi, in rue du Faubourg-Saint-Honoré, inaugurata nel 1927, oggi, interno. 
4. La Salle Pleyel oggi esterno. 
5. "Vola vola vola" si classificò prima tra le 60 canzoni in gara e venne replicata domenica 31 maggio. Venne poi incisa su disco con l'accompagnamento dell'orchestra del M° Cinico Angelini e su etichetta della Cetra. 
6. Esisteva già una canzonetta napoletana intitolata "Vola vola", napoletana, scritta da De Cristofaro e cantata dal baritono Pasquale Amato con accompagnamento di mandolino e pianoforte e incisa su disco con etichetta Società Italiana di Fonotipia- Milano.

26 marzo 2025

Fiabe abruzzesi e molisane, da Le Fiabe italiane raccolte e trascritte di Italo Calvino.



107. L'amore delle tre melagrane (Abruzzo) Un figlio di Re mangiava a tavola. Tagliando la ricotta, si ferì un dito e una goccia di sangue andò sulla ricotta. Disse a sua madre: - Mammà, vorrei una donna bianca come il latte e rossa come il sangue. - Eh, figlio mio, chi è bianca non è rossa, e chi è rossa non è bianca. Ma cerca pure se la trovi. Il figlio si mise in cammino. Cammina cammina, incontrò una donna: - Giovanotto, dove vai? - Eh sì, lo dirò proprio a te che sei donna! Cammina cammina, incontrò un vecchierello. - Giovanotto, dove vai? - A te sì che lo dirò, zi' vecchio, che ne saprai certo più di me. Cerco una donna bianca come il latte e rossa come il sangue. E il vecchierello: - Figlio mio, chi è bianca non è rossa e chi è rossa non è bianca. Però, tieni queste tre melagrane. Aprile e vedi cosa ne vien fuori. Ma fallo solo vicino alla fontana. Il giovane aperse una melagrana e saltò fuori una bellissima ragazza bianca come il latte e rossa come il sangue, che subito gridò: Giovanottino dalle labbra d'oro / Dammi da bere, se no io mi moro. Il figlio del Re prese l'acqua nel cavo della mano e gliela porse, ma non fece in tempo. La bella morì. Aperse un'altra melagrana e saltò fuori un'altra bella ragazza dicendo: Giovanottino dalle labbra d'oro / Dammi da bere, se no io mi moro. Le portò l'acqua ma era già morta. Aperse la terza melagrana e saltò fuori una ragazza più bella ancora delle altre due. Il giovane le gettò l'acqua in viso, e lei visse. Era ignuda come l'aveva fatta sua madre e il giovane le mise addosso il suo cappotto e le disse: - Arrampicati su questo albero, che io vado a prendere delle vesti per coprirti e la carrozza per portarti a Palazzo. La ragazza restò sull'albero, vicino alla fontana. A quella fontana, ogni giorno, andava a prender l'acqua la Brutta Saracina. Prendendo l'acqua con la conca, vide riflesso nell'acqua il viso della ragazza sull'albero. E dovrò io, che sono tanto bella, / Andar per acqua con la concherella? E senza starci a pensar su, gettò la conca per terra e la mandò in cocci. Tornò a casa, e la padrona: - Brutta Saracina! Come ti permetti di tornare a casa senz'acqua e senza brocca! - Lei prese un'altra brocca e tornò alla fontana. Alla fontana rivide quell'immagine nell'acqua. "Ah! sono proprio bella!", si disse. E dovrò io, che sono tanto bella, / Andar per acqua con la concherella? E ributtò per terra la brocca. La padrona tornò a sgridarla, lei tornò alla fontana, ruppe ancora un'altra brocca, e la ragazza sull'albero che fin allora era stata a guardare, non poté più trattenere una risata. La Brutta Saracina alzò gli occhi e la vide. - Ah, voi siete? E m'avete fatto rompere tre brocche? Però siete bella davvero! Aspettate, che vi voglio pettinare. La ragazza non voleva scendere dall'albero, ma la Brutta Saracina insistette: - Lasciatevi pettinare che sarete ancor più bella. La fece scendere, le sciolse i capelli, vide che aveva in capo uno spillone. Prese lo spillone e glielo ficcò in un'orecchia. Alla ragazza cadde una goccia di sangue, e poi morì. Ma la goccia di sangue, appena toccata terra, si trasformò in una palombella, e la palombella volò via. La Brutta Saracina s'andò ad appollaiare sull'albero. Tornò il figlio del Re con la carrozza, e come la vide, disse: - Eri bianca come il latte e rossa come il sangue; come mai sei diventata così nera? E la Brutta Saracina rispose: È venuto fuori il sole, / M'ha cambiata di colore. E il figlio del Re: - Ma come mai hai cambiato voce? E lei: È venuto fuori il vento, / M'ha cambiato parlamento. E il figlio del Re: - Ma eri così bella e ora sei così brutta! E lei: È venuta anche la brezza, / M'ha cambiato la bellezza. Basta, lui la prese in carrozza e la portò a casa. Da quando la Brutta Saracina s'installò a Palazzo, come sposa del figlio del Re, la palombella tutte le mattine si posava sulla finestra della cucina e chiedeva al cuoco: O cuoco, cuoco della mala cucina, / Che fa il Re con la Brutta Saracina? - Mangia, beve e dorme, - diceva il cuoco. E la palombella: Zuppettella a me, / Penne d'oro a te. Il cuoco le diede un piatto di zuppetta e la palombella si diede una scrollatina e le cadevano penne d'oro. Poi volava via. La mattina dopo tornava: O cuoco, cuoco della mala cucina, / Che fa il Re con la Brutta Saracina? - Mangia, beve e dorme, - rispondeva il cuoco. Zuppettella a me, / Penne d'oro a te. Lei si mangiava la zuppettella e il cuoco si prendeva le penne d'oro. Dopo un po' di tempo, il cuoco pensò di andare dal figlio del Re a dirgli tutto. Il figlio del Re stette a sentire e disse: - Domani che tornerà la palombella, acchiappala e portamela, che la voglio tenere con me. La Brutta Saracina, che di nascosto aveva sentito tutto, pensò che quella palombella non prometteva nulla di buono; e quando l'indomani tornò a posarsi sulla finestra della cucina, la Brutta Saracina fece più svelta del cuoco, la trafisse con uno spiedo e l'ammazzò. La palombella morì. Ma una goccia di sangue cadde nel giardino, e in quel punto nacque subito un albero di melograno. Quest'albero aveva la virtù che chi stava per morire, mangiava una delle sue melagrane e guariva. E c'era sempre una gran fila di gente che andava a chiedere alla Brutta Saracina la carità di una melagrana. Alla fine sull'albero ci rimase una sola melagrana, la più grossa di tutte, e la Brutta Saracina disse: - Questa me la voglio tenere per me. Venne una vecchia e le chiese: - Mi date quella melagrana? Ho mio marito che sta per morire. - Me ne resta solo una, e la voglio tenere per bellezza, - disse la Brutta Saracina, ma intervenne il figlio del Re a dire: - Poverina, suo marito muore, gliela dovete dare. E così la vecchia tornò a casa con la melagrana. Tornò a casa e trovò che suo marito era già morto. "Vuol dire che la melagrana la terrò per bellezza", si disse. Tutte le mattine, la vecchia andava alla Messa. E mentr'era alla Messa, dalla melagrana usciva la ragazza. Accendeva il fuoco, scopava la casa, faceva da cucina e preparava la tavola; e poi tornava dentro la melagrana. E la vecchia rincasando trovava tutto preparato e non capiva. Una mattina andò a confessarsi e raccontò tutto al confessore. Lui le disse: - Sapete cosa dovete fare? Domani fate finta d'andare alla Messa e invece nascondetevi in casa. Così vedrete chi è che vi fa da cucina. La vecchia, la mattina dopo, fece finta di chiudere la casa, e invece si nascose dietro la porta. La ragazza uscì dalla melagrana, e cominciò a far le pulizie e da cucina. La vecchia rincasò e la ragazza non fece a tempo e rientrare nella melagrana. - Da dove vieni? - le chiese la vecchia. E lei: - Sii benedetta, nonnina, non m'ammazzare, non m'ammazzare. - Non t'ammazzo, ma voglio sapere da dove vieni. - Io sto dentro alla melagrana... - e le raccontò la sua storia. La vecchia la vestì da contadina come era vestita anche lei (perché la ragazza era sempre nuda come mamma l'aveva fatta) e la domenica la portò con sé a Messa. Anche il figlio del Re era a Messa e la vide. "O Gesù! Quella mi pare la giovane che trovai alla fontana!", e il figlio del Re appostò la vecchia per strada. - Dimmi da dove è venuta quella giovane! - Non m'uccidere! - piagnucolò la vecchia. - Non aver paura. Voglio solo sapere da dove viene. - Viene dalla melagrana che voi mi deste. - Anche lei in una melagrana! - esclamò il figlio del Re, e chiese alla giovane: - Come mai eravate dentro una melagrana? - e lei gli raccontò tutto. Lui tornò a Palazzo insieme alla ragazza, e le fece raccontare di nuovo tutto davanti alla Brutta Saracina. - Hai sentito? - disse il figlio del Re alla Brutta Saracina, quando la ragazza ebbe finito il suo racconto. - Non voglio essere io a condannarti a morte. Condannati da te stessa. E la Brutta Saracina, visto che non c'era più scampo, disse: - Fammi fare una camicia di pece e bruciami in mezzo alla piazza. Così fu fatto. E il figlio del Re sposò la giovane.