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27 agosto 2026

'Mmidia Abruzzese: Tradizione e Rito contro il Malocchio.


Il folklore popolare italiano è ricco di credenze e riti legati alla protezione contro le influenze negative. Tra queste, la tradizione de "La 'Mmidia" (o "Lu Malucchie") in Abruzzo occupa un posto di particolare rilievo, rappresentando non solo una superstizione, ma un vero e proprio elemento identitario della cultura contadina e pastorale della regione.

La 'Mmidia, termine dialettale per "Invidia", è considerata la causa principale del Malocchio, o "Lucchiatura" (italianizzato come occhiatura). Sebbene l'etimologia del termine occhiatura rimandi semplicemente all'atto di guardare intensamente, in Abruzzo e in altre regioni del Centro-Sud Italia esso assume un significato magico-terapeutico: l'atto con cui una persona, spesso involontariamente, proietta un'energia negativa su un'altra, causandole malessere. Secondo le antiche tradizioni popolari abruzzesi, il Malocchio non è necessariamente un maleficio lanciato con cattiveria consapevole. Spesso, l'invidia o persino un eccessivo complimento, uno sguardo troppo intenso, o una lode esagerata possono innescare la lucchiatura. I sintomi di chi è colpito da questo influsso sono tradizionalmente riconducibili a un malessere generale, che non trova spiegazione medica: un forte mal di testa, stanchezza improvvisa, irritabilità o una sensazione di oppressione. Questi malesseri vengono interpretati come la prova tangibile dell'energia sottratta o deviata dalla persona invidiosa.

Per liberare l'individuo colpito dall'influsso maligno, si ricorre a specifici rituali di magia terapeutica, noti come "togliere lu malucchie" (togliere il malocchio) o, per estensione, "Smammidia" (sciogliere la 'mmidia). Questi riti sono custoditi gelosamente e tramandati oralmente, spesso di generazione in generazione, seguendo regole ben precise che ne garantiscono l'efficacia. La figura centrale è di solito una donna anziana, la fattucchiera o magara del paese, depositaria della formula segreta. Il rituale è quasi sempre un sincretismo di elementi cristiani e pagani. Un metodo comune prevede l'uso di acqua e olio: l'acqua viene posta in una scodella e l'olio, versato a gocce mentre si recita la formula segreta, reagisce in modo specifico. Il modo in cui le gocce di olio si allargano o si uniscono sull'acqua indicherebbe se l'individuo è effettivamente affetto dal Malocchio e, una volta sciolto l'olio, l'influsso è considerato annullato.

Un elemento distintivo di questa tradizione in diverse zone d'Abruzzo è il legame con la notte di Natale. La tradizione vuole che le formule per togliere lu malucchie (o per trasmettere il potere di farlo) vengano recitate o imparate il 25 dicembre a mezzanotte. Questo momento, sacro e potente, segna un passaggio rituale che conferisce o rafforza il potere di "sciogliere" l'invidia e il Malocchio per l'anno a venire. Oggi, sebbene la vita moderna abbia allentato la presa di molte credenze popolari, la tradizione de "La 'Mmidia" persiste, specialmente nelle aree più interne della regione, come un affascinante retaggio di un passato in cui la magia e la fede erano inestricabilmente legate alla vita quotidiana e alla salute.

Giorgia Silverii, Lanciano

Da: https://radiciculturali.it/cultural-assets/la-mmidia-abruzzese-tradizione-e-rito-contro-il-malocchio


Il malocchio e la jettatura sono credenze popolari profondamente radicate, basate sull’idea che determinate persone, oggetti, animali o situazioni possano esercitare un’influenza negativa e nefasta su altri, sia volontariamente che involontariamente. Alla base di questa superstizione vi è il potere attribuito all’occhio, considerato un centro da cui può emanare un influsso distruttivo e maleaugurante. Come spiega Alfonso M. Di Nola, “A base della credenza è il potere attribuito all’occhio, come centro dal quale può emanare un influsso distruttivo e maleaugurante”. Da questa concezione deriva il termine iettatura, ossia l’azione dell’"occhio che getta" il male.

Questa credenza è diffusa in numerose culture, sia antiche che moderne, ed è riuscita a sopravvivere nei secoli nonostante l’evoluzione storica e scientifica. Secondo la tradizione, lo sguardo malevolo di una persona può influenzare negativamente chi lo riceve, causando disgrazie o malesseri. Chi è colpito dal malocchio manifesta sintomi ricorrenti: un senso di malessere fisico e mentale, accompagnato da stanchezza, mal di testa, agitazione e difficoltà ad addormentarsi, con un riposo disturbato che può sfociare in nausea e vomito. Le cause principali del malocchio sono sentimenti negativi come invidia, rabbia e gelosia nei confronti della vittima, ma anche una bugia, un complimento falso o un'ammirazione ipocrita da parte di una persona poco fidata possono bastare a scatenarne gli effetti.

Il rito del malocchio nella tradizione vastese

A Vasto, per verificare la presenza del malocchio e allontanarlo, si ricorre a un antico rituale eseguito dalla magara (o Mmahàre). Il rito prevede l’uso di un piatto contenente due dita d’acqua, con una forbice aperta sul fondo. La magara impone quindi le mani sulla fronte della persona colpita e, tracciando una croce con i pollici, recita la formula magica:

Malucchie malucchiate,

du ucchie t’anne aducchiate,

tre Sende t’anne aiutate:

Padre, Fijje e Spirte Sande.

Lu Malucchie puzza ji ‘rrète

E nin puzza ij cchù annènde.

Nnome de Patre,

Fijje e Spirte Sande

Dopo la preghiera, la magara versa due gocce di olio d’oliva nell’acqua. La forma che prenderanno nell’acqua rivelerà la presenza del malocchio e l’identità di chi lo ha gettato: se si forma un’unica macchia, il responsabile è un uomo; se invece le gocce si suddividono in più figure, è una donna. Se le gocce rimangono integre, significa che il malocchio è stato annullato e non ha più effetto.

Aurora Celenza, Vasto

Da: https://radiciculturali.it/cultural-assets/il-malocchio

     

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