Lu buàlle mìte (dalle memorie di Gennaro Spadaccini).
(Ballo muto, perché i ballerini non si parlavano).
Don Nicola Benedetti (alias Mazzacòcche) negli anni prima della II Guerra Mondiale, un mese prima di carnevale, nella sala di udienze della Conciliazione, di cui era cancelliere, essendo amante del ballo, organizzava lezioni ai giovanotti vastesi.
Siccome le ragazze non le facevano uscire le mamme, allora lui organizzava per 32 ragazzotti, di cui 16 di fattezze gentili che provvedeva a truccare da signorine.
Formate le coppie cominciava ad istruirli al suono della fisarmonica, insegnando movimenti per ottenere incroci, figure, incontri, stelle, anelli intrecciati e tante altre belle figure.
Tanta gente attorno, macchine fotografiche e qualche cinepresa.
I giovani con vestiti variopinti rendevano stupenda la scena.
Continuavano a ballare fino a stancarsi.
Si esibivano il giovedì grasso, la mattina in piazza Rossetti e il pomeriggio in piazza del Popolo e al Belvedere.
Era un vanto per noi vastesi questa manifestazione del giovedì grasso, e poi fino a martedì Carnevale con "La storie", " Il poeta e il contadino", " E' morte carnivèle" e "la Cavallarè", che vi racconterò.
Nota di FPS: L’abbigliamento cambiava ogni anno, secondo l’estro dell’organizzatore.
Le foto me le ha procurate Filippo Marino che, correttamente, tiene a precisare che non sono sue. Spero che i proprietari degli originali non abbiano obiezioni.
Da: Francesco Paolo Spadaccini FB





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