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6 maggio 2026

Giulio (1893-1966) e Virgilio Sigismondi (1942) tra canzoni e teatro.


Giulio Sigismondi

Ceramica originale di Gabriele Orlandi, 1980

Giulio Sigismondi (Guardiagrele 1893, San Vito Chietino 1966) poeta e cantore abruzzese

Giulio Sigismondi nacque il 2 marzo 1893 a Guardiagrele (Ch) dai lancianesi ALfredo e Rosa De Ritis. Compì gli studi ginnasiali a Lanciano (Ch) ed ebbe come insegnante Ettore Allodoli. A soli sedici anni pubblicò, in copie manoscritte su quaderni scolastici, una raccolta di quarantadue poesie in lingua dal titolo Fiori primitivi, dedicata "agli amici sinceri".

Terminati gli studi liceali si iscrisse alla facoltà di medicina di Napoli. Dopo il bienno cambiò facoltà iscrivendosi a lettere.

La città partenopea lo formò artisticamente. Ebbe modo di conoscere e frequentare famosi artisti quali Salvatore Di Giacomo ed E.A.Mario (quest'ultimo gli musicò due testi poetici per canzoni in lingua): con loro seguiva la rinomata "Piedigrotta" (festival della canzone napoletana) assimilandone il gusto e la voglia di cantare.

Scrisse i primi testi letterari per canzoni, lavori teatrali, novelle e racconti. Collaborò alla redazione di periodici lancianesi, compose alcuni poemetti (dieci in tutto) che riunì in una raccolta dal titolo Tra le mentucce, che dedicò alla cara memoria della madre (morta giovane quando il poeta era appena sedicenne) che lui stesso dattiloscrisse e districuì agli amici.

Intorno agli anni venti iniziò la stagione poetica più felice. Scrisse i testi delle canzoni che hanno avuto maggior successo e che vedranno poi la realizzazione tipografica nel 1923 con il titolo di Canzune nustre e due lavori teatrali Passe l'angele e dice ammén e Lu Jenche editi in un unico volumetto.

Nell'aprile 1922, contrappose alla "Maggiolata" di Ortona (nata nel 1920) la "Festa delle canzoni" dove l'accoppiata Sigismondi-Gargarella risultò vincitrice per la categoria "professionisti" (cft. "L'Alba", n.4, 1922), con la canzone rimasta famosa Canzune nustre.

Nel giugno del 1927 convolò a nozze con la roccolana Teresa Grazia Amelia, essendosi stabilito a Rocca San Giovanni (Ch) per aver vinto un posto di Segretario comunale.

Nel dicembre del 1932 si trasferì a San Vito Chietino (Ch) dove fu chiamato a ricoprire il posto vacante di Segretario comunale.

A Rocca San Giovanni erano nate le due figlie Mirella e Perla; a San Vito Chietino, dopo dieci anni, nacque il terzogenito Virgilio.

A San Vito fu accolto con grande amicizia e simpatia ed il legame si rafforzò sempre più negli anni a seguire, fino alla morte avvenuta il 14 maggio 1966.

Nel 1961 a Giulio Sigismondi venne conferito il "Premio Cultura Città di Chieti" un significativo riconoscimento ufficiale per la sua attività letteraria.

Nel 1965, poco prima di morire, Guido Albanese scriveva, tra l'altro, al suo amico fraterno Giulio: «[...] dove sono andate a finire le belle Maggiolate ortonesi?». A quel pianto accorato si è unito il pianto di tutto l'Abruzzo, perchè nel volgere pochi mesi si assistette alla scomparsa di due uomini, tra i più illustri figli, che hanno contribuito, in maniera inconfutabile, all'affermarsi della "Maggiolata".

Ottaviano Giannangeli nella prefazione alla pubblicazione della raccolta Canzune nustre - Canti popolari abruzzesi di Giulio Sigismondi, edito a cura di Virgilio Sigismondi (figlio del poeta) scrive: Tra l'altro << Si potrebbe usare, per Sigismondi, la qualifica di cantore essenzialmente melico, quando si precisi però nel forgiare i versi per canzoni egli è sempre formalmente, letterariamente “impegnato” […] ogni canzone è l'episodio di una storia: e il risultato può essere un affresco folkloristico […] La sua dote precipua potrebbe ravvisarsi nella discrezione e nell'eleganza>> […].

Virgilio Sigismondi

Virgilio Sigismondi nasce a San Vito Chietino il 26 giugno 1942.
Figlio di Giulio, famoso poeta e cantore d'Abruzzo, si interessa fin da ragazzo di poesia.
Ultimati gli studi liceali si iscrive alla facoltà di Lingue a Pescara; dopo il biennio cambia facoltà e si iscrive a Giurisprudenza a Teramo. Nel 1966 cura la realizzazione di una raccolta di poesie paterne dal titolo "Da cente e cente vocche..." edito da Di Paolo di Marina San Vito con prefazione di Ottaviano Giannangeli. 
Cura e trasmette, da emittenti radiofoniche locali, programmi sulla poesia, canto e tradizioni abruzzesi. Viene chiamato a far parte delle commissioni giudicatrici di premi di poesia dialettale regionale. Nel 1973 istituisce il Premio "Giulio Sigismondi" di Poesia Dialettale Abruzzese durato 10 edizioni. Nel 1974 promuove la costituzione della Associazione Culturale "Giulio Sigismondi" e nel 1976 l'omonima corale polifonico-folcloristica. Nel 1979 pubblica "Cajane" una sua raccolta di poesie in dialetto abruzzese Editrice La Regione - Pescara con prefazione di Ottaviano Giannangeli. A sua cura realizza una raccolta di Canti Popolari Abruzzesi di Giulio Sigismondi (su musiche di valenti compositori abruzzesi) dal titolo "Canzuna Nustre" con prefazione di Ottaviano Giannangeli e note di Giuseppe Di Pasquale. Su prefazioni di Adelia Mancini pubblica, del padre, l'inedita commedia "Lu trabbocche" (scritta nel 1923) e la ristampa del dramma "Passe l'angele e ddice ammèn" e la commedia "Lu jenche" (già pubblicata nel 1923 - Edita da L'idea Abruzzesse di Castellammare Adriatico, ora Pescara), rispettivamente nel 1996 e 1999.
Una sua commedia "Nu marite pè Catarine" scritta nel 1968 e pubblicata nel 2001 a stampa della Tipolitografia Mancini di Lanciano, è stata rappresentata con grande successo in diversi teatri e sale cinematografiche abruzzesi dal gruppo "San Rocco delle Piane" di San Giovanni Teatino.
Dal 2001 prepara e dirige il coro folcloristivo dell'A.I.R.C. di Fossacesia. Nel 2006 realizza un CD molto apprezzato dal titolo "A lu cannete". Nel 2007 scrive la commedia "Na moje pè 'Ndunine" che viene portata sulla scena del Teatro Fenaroli in Lanciano dalla Compagnia teatrale "Il Risveglio" di Frisa-Guastameroli e viene replicata per due volte. A giugno del 2008 la citata commedia viene data alla stampa realizzata dalla Tipolitografia Mancini di Lanciano. Promuove incontri-studio con le associazioni della frentania nel corso dei quali tratta con dovizia di informazioni il bagaglio culturale abruzzese nelle tre forme principali: la poesia, le canzoni e il teatro.

Da: famigliasigismondi

Abruzzo - Parchi, Borghi e Mare.

 
I parchi e i borghi d'Abruzzo offrono un connubio unico tra natura selvaggia e storia medievale. I principali includono il Parco Nazionale d'Abruzzo , il Gran Sasso e la Majella, arricchiti da borghi storici come Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio, Anversa degli Abruzzi, Scanno, Pacentro, Roccascalegna. A queste bellezze uniche si aggiunge la Costa dei Trabocchi , tratto di litorale selvaggio, caratterizzato da antiche strutture da pesca in legno che il poeta D'Annunzio definì " Ragni colossali ".

Filippo Palizzi, “Difesa del gregge”, 1851.

Filippo Palizzi, “Difesa del gregge”, 1851, olio su cartone,
cm 79x117,5, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Padova.


Filippo Palizzi, (Vasto, 16 giugno 1818 – Napoli, 11 settembre 1899)
“Difesa del gregge”, 1851.
Olio su cartone, cm 79x117,5
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Padova.


Filippo Palizzi, “Difesa del gregge”, 1851, olio su cartone, 
cm 79x117,5, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Padova.

2 maggio 2026

Sipario sul proscenio del Teatro Marruccino di Chieti, affrescato da Giovanni Ponticelli nel 1875.

Il Trionfo di Asinio Pollione, foto L. Zulli

La monumentale tela raffigura il ritorno trionfale a Roma del condottiero teatino Asinio Pollione, dopo la vittoria sui Dalmati nel 39 a.C.

Abruzzo vintage: Castellammare Adriatico - Rosburgo - Teramo.


color


Bruno Sammaciccia, The eucharistic miracle of Lanciano.

La tradizione abruzzese della “Cumbagnìe” a Castel Frentano, per il miracolo della pioggia della Madonna del 19 aprile 1893.

Segue in Pdf

30 aprile 2026

Gli inquisitori di Chieti.

Gli inquisitori di Chieti

di Marino Valentini 

Nella seconda metà del XIII secolo ed inizio del XIV, in Italia ci fu un fiorire di eretici. Il nemico principale non fu più l'Islam che aveva condotto alle crociate nei due secoli precedenti ma la minaccia provenne dall'interno degli ordini religiosi, quindi più subdola e difficile da scovare e pertanto più pericolosa.

I dissidenti che professavano che la cristianità dovesse tornare alle origini, con un cambio radicale all'interno della Chiesa, si chiamavano apostolici, catari, dolciniani, fraticelli d'opinione. La Chiesa di Roma non poteva assistere impotente a tale forma d'infedeltà che corrompeva la dottrina dominante, mettendo in dubbio i nuovi dogmi proposti dalla Santa Sede e portando turbamento nelle anime dei fedeli ed è per tale ragione che si sviluppò anche in Italia la Santa Inquisizione, una vera e propria crociata che andò emergendo all'interno della cristianità, contro le eresie, affidata soprattutto a coloro che al tempo erano i teologi dei due principali ordini religiosi del tempo. Francescani e Domenicani si servirono dei metodi più atroci, come le varie forme di tortura, pur di ottenere confessioni, spesso estorte, dei propri misfatti e i nomi dei complici ancora in libertà.

Gli inquisitori più importanti erano degli spauracchi, che si erano fatti un nome all'interno tanto del clero quanto degli ambienti laicali e venivano lautamente pagati per i loro servigi, non solo dalla Santa Sede ma anche dai sovrani, come nel caso del Regno di Napoli. Per fama e anche per denaro (un inquisitore che lavorava per tre mesi portava a casa mezzo chilo d'oro in monete) potremmo paragonare, con le dovute proporzioni, i principali inquisitori del tempo alle odierne star del calcio ingaggiate ora da una società (papi) e dopo da un'altra (sovrani) e venivano ingaggiati anche per lavorare all'estero e nelle zone più pericolose, per le quali era ovvio che fosse prevista una maggiorazione del premio.

Pare sorprendente ma Chieti forniva due tra i principali inquisitori del XIII secolo: i Messi e i Ronaldo dell'inquisizione medievale italiana portavano i nomi di Fra Matteo da Chieti e Frate Giacomo da Chieti. Il primo, ministro francescano, nel 1291 venne incaricato dal Papa per un’importante missione in Oriente durata 4 anni, "ufficialmente" per convertire il re persiano (o forse per "controllare" qualcuno investito del medesimo incarico?) e poi nel 1297 Bonifacio VIII gli ordinò di scovare i fraticelli fuoriusciti dai conventi e che si erano rifugiati sui monti tra l'Abruzzo, l'Umbria e le Marche, predicando una fede non conforme ai precetti imposti dalle autorità ecclesiali e di condurli in catene.

Anche l'ordine dei domenicani era ben rappresentato da un Teatino ed è il caso di Frate Giacomo da Chieti che nel 1269 venne ingaggiato dal re di Napoli Carlo I d'Angiò, pagato giornalmente dai funzionari del re con moneta d'oro sonante, affinché riuscisse a perseguire i sostenitori dell'eretica pravità in Terra di Bari e Capitanata (probabilmente si trattava di Catari scampati all'eccidio di Montségur in Francia e fuggiti in Puglia).

Nel frattempo Chieti preparava la sua sede per uno dei processi del secolo, quello contro l'ordine templare nel 1310, che videro i Cavalieri del Tempio definitivamente annientati quattro anni dopo, con il rogo dell'ultimo loro Gran Maestro Jacques de Molay.

Da: Marino Valentini FB

Vasto: Trabocco di Casarza.

foto N.Scotti 

Color 


Casarza, anni '20