Sembra di rileggere Il Nome della Rosa di Eco ma non si tratta di romanzo giallo, bensì di un fatto reale accaduto a Chieti nellla seconda metà del '500.
Mi riferisco all’episodio del sequestro di libri nel monastero di Santa Maria della Civitella a Chieti (storico cenobio dei monaci Celestini) che si inserisce nelle grandi campagne di controllo culturale avviate dal Sant'Ufficio dell'Inquisizione alla fine del XVI secolo. L'obiettivo era censire e bonificare le biblioteche degli ordini religiosi in Italia. Il caso specifico di Chieti è eccezionale perché documenta la penetrazione, negli ambienti monastici teatini, del Lullismo, una corrente filosofico-scientifica considerata altamente pericolosa e confinante con l'eresia, la magia e l'alchimia. Inizialmente, la Chiesa di Roma concesse agli ordini monastici una parziale autonomia nella gestione delle proprie biblioteche. Tuttavia, la scarsità di auto-denunce e il sospetto che i monaci nascondessero testi eterodossi spinsero l'Inquisizione a ordinare ispezioni severe. I monaci della Civitella dovettero redigere e inviare a Roma (e ai tribunali locali dell'Inquisizione) l'inventario dettagliato dei libri in loro possesso. I testi giudicati pericolosi venivano inseriti nelle liste dei libri prohibiti e confiscati. Ma quali erano questi libri sequestrati alla Civitella? Nel monastero teatino emersero in particolare edizioni a stampa e manoscritti legati al filosofo spagnolo Raimondo Lullo (Ramon Llull) e alla tradizione pseudo-lulliana. I testi ufficialmente censurati e registrati nel verbale furono:
(1) Practica compendiosa artis Raymundi Lul e cioè un'opera che applicava l'arte combinatoria di Lullo. L'Inquisizione diffidava fortemente di questo sistema: la pretesa di Lullo di dimostrare i dogmi di fede attraverso un meccanismo logico e universale (fatto di cerchi rotanti e lettere) veniva scambiata, o talvolta usata dai monaci, come una forma di cabala cristiana o crittografia magica.
(2) Ars iuris, ossia un compendio stampato a Roma nel 1516 che cercava di applicare l'arte intellettuale e combinatoria di Lullo al diritto canonico e civile. Nel tardo Cinquecento, il nome di Raimondo Lullo era stato associato ingiustamente a una massiccia produzione di trattati di alchimia, trasmutazione dei metalli e magia naturale. I monaci, compresi quelli della Civitella, utilizzavano questi testi scientifici per studiare la struttura dell'universo attraverso la logica combinatoria, ma anche per praticare discipline ermetiche e protoscientifiche all'interno della segretezza delle mura del convento. Per l'Inquisizione, possedere la Practica compendiosa significava esporsi al peccato di superbia intellettuale e al rischio di evocazioni demoniache camuffate da scienza. Oggi, i manoscritti d'inventario e le analisi storiche su questi specifici sequestri nei conventi italiani (compreso quello di Chieti) sono rintracciabili nei cataloghi d'archivio e in collezioni storiche come quelle della Biblioteca Nacional de España (dove ho potuto rinvenire siffatte fonti relative a Chieti), che conserva i registri delle ispezioni della censura ecclesiastica nell'Italia meridionale spagnola. Ciò che mi appare molto strano è il fatto che l'inquisizione spagnola, molto più rigorosa di quella romana, si rifiutò di applicare la censura nei suoi territori, poiché considerava Lullo un pilastro della mistica nazionale. A causa di queste enormi pressioni politiche, le sue opere autentiche furono successivamente rimosse dall'Indice generale. A questo punto mi viene da fare una personalissima considerazione: colui che inserì nell'indice dei libri proibiti i testi custoditi all'interno della biblioteca celestina di Chieti era un papa che conosceva molto bene ciò che accadeva sul suolo teatino, il suo nome era Gian Pietro Carafa, un pontefice che si distinse per rigidità e intransigenza, caratteristiche che emergevano già al tempo del suo episcopato teatino e chissà se tra lui e i Celestini della Civitella non corresse affatto buon sangue. È un caso, infatti, se i volumi di Lullo vennero riabilitati solo dopo la morte di Paolo IV?

Nessun commento:
Posta un commento