La
Basilica di San Tommaso di Ortona, prima del 1943, facciata e cupola progettate
dal Clerici
Lo scultore e architetto Michele Clerici in Abruzzo e le sue opere
di Angelo Iocco
Introduzione
Poco conosciuto, e non
essendo noi consci se forse esista una monografia interamente a lui dedicata,
vogliamo ricordare Michele Clerici lombardo, attivo come architetto del Re di
Napoli nella metà del ‘700. Il Clerici fa parte di quella cerchia di abruzzesi
come Giambattista Gianni, Girolamo Rizza, Carlo Piazzola, Francesco Ferradini
(quest’ultimo di origini nordiche ma nato a L’Aquila), e tanti altri che
operarono in Abruzzo al servizio di varie committenze.
La sua attività è
principalmente documentata tra Chieti, Ortona, Lanciano, Ortona e dintorni. A
Chieti ai tempi dell’erezione della cappella di San Gaetano Thiene nella
Cattedrale di San Giustino, voluto dal Mons. De Palma, la committenza fu
eseguita dall’allievo di Giambattista Gianni, Girolamo Rizza, e forse alcuni
interventi più delicati nella stuccatura dell’architettura progettata dal
Rizza, furono del Clerici.
Uno dei capolavori di Clerici a Chieti è l’interno interamente stuccato della chiesa di Sant’Agostino, altari laterali e maggiore inclusi. Qui il Clerici supera gli schemi tozzi e convenzionali, e anche piuttosto ripetitivi, di Rizza e Piazzola, per dirottarsi verso la leggerezza e la delicatezza che può esporre lo stucco, se usato sapientemente, al punto da generare l’illusione ottica di un dipinto a secco.
Particolare di un
rilievo a stucco del Clerici nella chiesa di S. Agostino, Chieti, foto R. Bigi
Nel 1746, scrive Bigi nel suo lavoro “Chieti, passato,
presente, futuro”, Lanciano 2012, Clerici lavorò alla decorazione del profondo
presbiterio di questa chiesa, realizzando una serie di raffinati pannelli in
stucco che rappresentano la vita di S. Agostino (pregevolissimi quelli di S.
Monica con l’angelo, S. Agostino che fa l’elemosina, la Gloria di S. Agostino,
S. Agostino in atto di scrivere ispirato dal Santo Spirito, cui appare la
Vergine recante un modellino di chiesa cupolata). É una decorazione minuta e
sofisticata, in contrasto con la severità e l’austerità dell'ordine degli
Agostiniani. La decorazione richiama gli stucchi applicati nel 1738 da Gian
Girolamo Rizza all’altare di S. Gaetano nella cattedrale di S. Giustino. É da
tener presente che a Chieti, in quel periodo, operavano quasi in contemporanea
maestri lombardi come l’artista Giovan Battista Gianni, Ambrogio Piazza, Giovannantonio
Fontana oltre allo stesso Rizza.
Ciascun altare laterale
della chiesa mostra delle scene corali della Vita di Sant’Agostino, come detto,
la plasticità è ben espressa, slanciata, le figure non risentono di pesantezza,
al posto dei classici putti grassocci o dei festoni cadenti di Rizza e
Piazzola, che vediamo se diamo uno sguardo ad esempio a Lanciano, alle chiese
di Sant’Agostino e Santa Lucia. Tra le opere più belle in questa chiesa, il
bassorilievo della Gloria di S. Agostino, incastonato nel tabernacolo
confessionale in legno scolpito dall’orsognese Modesto Salvini. C’è
dell’armonia, della maestria, dell’uso temperato e sapiente della materia. Nei
vari cantieri di Chieti in questi tempi, potremmo attribuire a Clerici anche la
realizzazione di alcune cappelle della chiesa di San Francesco al Corso,
precisamente la cappella dei Veneti.
Altare di San Giuseppe, chiesa di
S. Agostino, Chieti, sculture del Clerici
Particolare, scultura Santa
Veronica, cappella Crocifisso.
OPERE
DI MICHELE CLERICI IN ABRUZZO CITERIORE
CHIESA
S. AGOSTINO - CHIETI
Cappella di San Michele
con quadro dell'Arcangelo che scaccia il Demonio; ai medaglioni laterali
troviamo la Scacciata del Demonio, San Michele con la Bilancia, San Michele che
uccide il drago (ripresa dalle tela di Reni), San Michele suona la Tromba del
Giudizio, Apparizione di San Michele; ai lati della grande tela della cappella,
vi sono le sculture in stucco di Sant'Agostino, San Gennaro e Santa Speranza; i
lati dei riquadri in stucco con le scene di Santa Monica e l'Angelo, San Nicola
da Tolentino in gloria, San Tommaso da Villanova, Sant'Agostino lava i piedi a
Gesù, Visione di Sant'Agostino, San Guglielmo eremita, Estasi di Santa Rita,
Sant'Agostino e la Città di Dio. Anche nei medaglioni ovali, posto lungo la
lesene tra una cappella e l'altra, sono riportate in rilievo scene della Vita
del santo.
Nella cappella di San
Giuseppe con la tela del Transito del Santo, sono riportati gli stucchi del
Sogno di San Giuseppe, la Fuga in Egitto, la scultura della Carità; nella
cappella con la scultura lignea del Crocifisso del XV sec. i bassorilievi di
Santa Veronica e Beato Giovanni di S. Fecondo; sopra la scultura del
Crocifisso, la scenografica apparizione di Dio Padre tra le nubi del Paradiso
CHIESA
DELL'ANNUNZIATA DI PENNE
Per le notizie di
riferimento, mi rimetto all'articolo di Antonio Di Vincenzo ''Le origini del
Venerdì santo Pennese e la Confraternita del Monte della Pietà e la
Confraternita del Monte della Pietà - Il Sepolcro, scenografie e simbologia'',
pubblicato sul sito web ITALIA NOSTRA - PENNE.
Altare maggiore molto
semplice, a tempio neoclassico, con la tela dell'Annunziazione a Maria, opera
di Giuseppangelo Ronzi.
Penne, chiesa dell’Annunziata, e
altare di San Giuseppe
l medaglione con il
dipinto della Natività della Vergine Maria, sostenuto da due putti, che
conclude la composizione della parete absidale, è riconducibile ai medaglioni
degli altari laterali della chiesa di San Francesco d'Assisi a Loreto Aprutino
(PE), sempre opera di Girolamo Rizza, l'altare maggiore della Santissima
Annunziata voluto dai Trasmondi fu realizzato in muratura laterizia e rifinita
a stucco con la tecnica del finto marmo, e fu demolito nel 1963, per il
rifacimento del nuovo altare secondo i dettami del Concilio Vaticano II. I
resti sono la mensa e gli angeli a decorazione della parete absidale.
L'altare era
privilegiato di un Beneficio, fondato nel 1755 da Nicolantonio Castiglione,
priore del Sacro Monte dei Morti: una rendita in denaro ottenuta dalla vendita
del grano raccolto dalle questue e dal diritto di far celebrare funzioni
religiose durante le festività dell'Annunziata e delle Anime del Purgatorio.
Questo privilegio esisteva già dal 1732, ma amministrato nella Cattedrale.
Nel 1780 ci furono
lavori di restauro del tetto, nel 1801 si provvide a terminare la facciata
concava, con progetto di Francesco De Sio di Napoli, che dovette ispirarsi alle
facciate di Santa Maria in Campitelli o San Marcello al Corso presso Roma,
opere di Giovanni Antonio Fontana e Carlo Rainaldi; tale facciata rappresenta
un caso unico nel panorama abruzzese dell'architettura ecclesiastica barocca.
La parete curva ha slancio verticale, innervata di gruppi di pilastri e colonne,
che ne sostituiscono le linee di tensione: il campanile a torre, ma schiacciato
a vela, è opera di Federico Dottorelli, realizzato nel 1826, finanziato dal
priore Bernardo Castiglione, il campanile è ben visibile percorrendo il corso
Alessandrini, anche da piazza Luca da Penne.
La chiesa possedeva i
simboli della Confraternita di Pietà, i due teschi con ossa incrociate sulle
ante del portone, poi coperti nell'Ottocento da due medaglioni di legno
raffiguranti l'Annunciazione e le Anime del Purgatorio; una croce raggiata
innalzata sul trimonzio decora il paliotto d'altare di Sant'Omobono e quello
dell'altare del Sacro Cuore. Presso la destra si trova il monumentale sepolcro
in teca con la statua del Cristo morto, e su un altro altare la statua della
Madonna Addolorata, che viene portata in processione il Venerdì santo. La
chiesa attualmente necessita di restauri per la ripulitura della volta a botte
centrale, ammalorata dalle infiltrazioni di acqua.
CHIESA
DI SAN PANFILO O MADONNA DELLA LIBERA DI PENNE
Chiesa ricostruita
completamente tra il 1752 e il 1804 con impianto a croce latina con i bracci
del transetto, su progetto di Pietropaolo Francia, figlio di Agnello Francia,
capomastro pennese, collaboratore attivo di Giovannantonio Fontana, anche egli
pennese.
Il quadro della Madonna
della Libera è di Giuseppangelo Ronzi
ALTRE
OPERE DI MICHELE CLERICI
Al Clerici sono
attribuiti l’apparato in stucco della chiesa di San Francesco - Santuario del
Miracolo Eucaristico di Lanciano, in particolar modo la decorazione a
medaglioni e le cornici degli altari laterali, che ospitano quasi tutte le
belle tele di Donato Teodoro di Chieti. Ugualmente Clerici abbellì con stucchi
la volta della stanza retrostante il tabernacolo del Miracolo, oggi detta “Aula
Santa Chiara”, usata come Cappella feriale. Gli stessi motivi dei putti e degli
angeli che reggono altre medaglie con immagini dei Dottori della Chiesa, dei
Martiri cristiani, o le rappresentazioni delle Virtù, le ritroviamo negli
interni della chiesa di San Pietro a Ripa Teatina. Nello stesso paese rimangono
ancora in piedi i ruderi dell’x chiesa del Santissimo Salvatore, di cui resta
in piedi l’altare maggiore con una decorazione a stucco di Cristo Salvatore.
Ulteriormente belli sono gli stucchi dell’ex chiesa di Sant’Antonio abate, sede
dei Minori Osservanti, a Rapino, oggi auditorium comunale, nonché di bellissima
fattura gli stucchi dell’ex chiesa di San Domenico a Pianella. A Ortona, come
riportato da Elio Giannetti nel suo volume sulle Chiese ortonesi, Clerici fu
chiamato a realizzare il progetto e gli interni della chiesa di Santa
Margherita Nuova. Questa chiesa, usata come cappella dei Farnese, si trovava
nelle vicinanze del palazzo della famosa nobile famiglia. Purtroppo essa andò
distrutta, così come distrutta l’antica cupola a tazza della Basilica di San
Tommaso di Ortona, a causa del crollo della torre dell’orologio, minata dai
tedeschi la notte del 23 aprile 1943,
ricostruita su progetto di Dagoberto Drisaldi nel 1949.
GIROLAMO RIZZA E CARLO PIAZZOLI
Girolamo Rizza e Carlo
Piazzoli, che ampliano il concetto del Gianni degli altari monumentali
laterali, compreso il capo altare, con fastose decorazioni della macchina a
tempietto classico, con colonne binate, capitelli, putti, angeli e santi, e
cornici a timpano curvilineo spezzato ad andamento sinuoso e mistilineo. Più
che architetti, furono dei decoratori e abili maestri della lavorazione a stucco,
intervenendo in chiese già rimesse a nuovo da altri architetti, come nel caso
di Lanciano, e decorando le cappelle e gli altari. A differenza dello
sperimentalismo libero di Gianni, Piazzola e Rizza adottarono un modello
piuttosto convenzionale e ripetitivo, nella scelta dell'impostazione
architettonica del tabernacolo templare dove inserire la nicchia del santo.
Interno della chiesa di
Sant'Agostino - Lanciano - metà 700
Interno della chiesa di
Santa Lucia - Lanciano: ex cappella dell'Addolorata, ora della Divina
Misericordia
Interno della chiesa
del Purgatorio - Lanciano (1737)
Interno della chiesa di
Santa Chiara - Città Sant'Angelo
Interni e stucchi della
chiesa di San Giovanni Evangelista - Penne (metà '700)
Cappella di San
Gaetano, Cattedrale di San Giustino (Chieti), 1738 ca.
Cappelle della chiesa
di San Francesco, Chieti (1735 ca.)
Stucchi della chiesa
delle Crocelle e Sant'Agostino (?), Chieti, con Michele Clerici, 1746 ca.
Fara San Martino, Chiesa del Suffragio, altare in
stucco
Carlo Piazzoli da solo:
realizzò le stuccature della chiesa di San Pietro a Ripa Teatina
Stuccò con medaglioni e
festoni gli altari della chiesa madre di Santa Maria Maggiore di Villamagna:
l'altare maggiore con la tela dell'Assunzione di Maria, l'altare della Madonna
del Rosario, l'altare con la tela della Madonna col Bambino tra San Francesco
d'Assi e San Francesco Saverio (tela di?, seguace di Giuseppe Lamberti, che
realizzò una tela del Rosario identica nell'altare eponimi del Duomo di Santa
Maria Maggiore in Guardiagrele); l'altare di Santa Margherita, l'altare della
Santissima Trinità con San Vincenzo de Paoli. Alla loro scuole, forse con la
collaborazione di Clerici, si deve anche la realizzazione degli Evangelisti
nella falsa cupola della chiesa madre del Santissimo Salvatore a Palombaro
(Chieti), nonché il Clerii pare, secondo l’ipotesi di Franco G. M. Battistella,
aver realizzato il bellissimo, benché necessitante di restauri, altare in
stucco, e dipinto malamente in epoca successiva, della Madonna del Suffragio
nella chiesa della Congrega del Santissimo Suffragio di Fara San Martino,
annessa alla chiesa madre di San Remigio.
AGNELLO FRANCIA
Fu capomastro al
servizio di Giovannantonio Fontana e Michele Clerici. Realizzò i preventivi,
col figlio Pietropaolo, per la realizzazione della chiesa madre di San Nicola a
Orsogna nel 1781-1801, con il campanile a torre. Coeva alla chiesa di Orsogna,
è la chiesa madre di San Biagio di Vacri -
La
Basilica di Ortona prima della guerra, con la facciata e la cupola del Clerici
Interno
della chiesa del Carmine di Ortona, prima della guerra
Da documenti
dell’Archivio di Stato di Napoli, si viene a conoscenza di altri interventi del
Clerici a Ortona, cioè il progetto nuovo di imbarocchimento della Basilica di
San Tommaso, con la facciata slanciata, il restauro della torre-faro, distrutta
dai tedeschi nel 1943, e la decorazione degli interni, e la realizzazione della
possente cupola. Questi interventi oggi sono visibili solo in fotografie
storiche, visto che la barbarie nazista distrusse la basilica nel dicembre 1943
con le mine! Fu incaricato il nostro Clerici anche di abbellire alcuni palazzi
patrizi di Chieti, e di realizzare l’altare monumentale della chiesa del Carmine
di Ortona, ugualmente distrutto.
Il Clerici architetto e
urbanista lo vediamo all’opera quando il paese chietino di Roccamontepiano fu
sconvolto dalla frana della Majella del 1765, che letteralmente ingoiò l’antico
paese con il suo castello, le sue mura, le sue porte, le sue chiese e case.
Tutto distrutto! Dei documenti dall’Archivio di Stato di Napoli testimoniano
tutti i progetti e le comunicazioni intercorse tra le Intendenze, i Prefetti,
gli ambasciatori e architetti del Re ecc. ecc. nella progettazione del nuovo
paese di Montepiano da ricostruire più a valle nel sobborgo di Terranova.
L’ingegner Clerici adotta un ampio progetto innovativo, di abitato ad assi
ortogonali, seguendo le moderne tecniche dell’illuminismo francese, con al
centro la chiesa madre, accanto la drogheria-spezieria-taverna-palazzo
municipale, e attorno, sempre in asse, le varie abitazioni. Questo progetto
avrebbe rappresentato in Abruzzo uno di quei paesi antesignani dei vari centri
ricostruiti nella Marsica dopo il terremoto del 1915, e se vogliamo far un
paragone con casi precedenti nell’ex Regno di Napoli, sarebbe risultato molto
simile alla nuova Cerreto Sannita, che era stata rasa al suolo dal sisma del
1669; ma per vai di lungaggini poche case furono costruite, disordinatamente,
nel colle di Terranova, attorno la chiesa superstite della Madonna detta “de
Lapide”, la quale negli anni ’50 anch’essa risultò lesionata dal solito
movimento franoso dell’argilla che sottostà quei pendii a costa orientale della
Majella, sicché oggi vediamo anche in questa contrada una nuova chiesa,
alquanto brutta, in mattoncini prefabbricati, di Santa Maria de Lapide con la
statua venerata di S. Carlo Borromeo. Il bellissimo progetto del Clerici rimase
su carta.
Pianta di Clerici della frana di Roccamontepiano del 1765, Archivio di Stato di Napoli
Nessun commento:
Posta un commento