Fortezza Aragonese di Pescara
Presso via Conte di Ruvo a Pescara, nel corso dei lavori ACA per la costruzione di una condotta, è stata rinvenuta una porzione di struttura muraria appartenente alla fortezza aragonese del XVI secolo.
I lavori erano stati autorizzati dalla SABAP e sono stati seguiti in assistenza archeologica da una professionista del settore, che è stata incaricata di documentare tutte le operazioni.
La struttura muraria doveva avere dimensioni imponenti: spessa quasi un metro, la porzione conservata scende in profondità oltre 3 m sotto il livello dell’attuale strada. La struttura è realizzata con due cortine esterne di mattoni riempite a sacco con laterizi e pietre tenuti insieme da una malta tenacissima; questo ci attesta che l’opera era concepita come un vero e proprio presidio contro gli attacchi e le invasioni via mare.

La fortezza di Pescara, infatti, fu costruita – inglobando le precedenti fortificazioni bizantine e medievali- per volere di Carlo V d’ Aragona su progetto dell’architetto Eraldo Barleduc, per fare fronte ad eventuali invasioni ottomane. Presentava una caratteristica forma “a stella” irregolare e con i bastioni dedicati ad altrettanti santi (i più famosi sono Sant’Antonio e San Vitale). Gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica d’Abruzzo nell’attuale via delle Caserme e in via del Bagno Borbonico nel 1990 hanno portato alla luce diversi ambienti precedenti alla caserma di fanteria e alle carceri borboniche che erano parte della fortezza; gli studi hanno evidenziato come anche l’andamento della fortezza sia stato influenzato dall’articolazione topografica della Ostia Aterni romana e in particolare dal rapporto con la viabilità.

La piazzaforte restò in funzione fino dopo la nascita del Regno d’Italia, quando iniziarono la progressiva demolizione e l’interramento che risparmiarono solo il tratto di Via delle Caserme. Grazie alla straordinaria opera di alcuni eruditi, tra cui il Marchese di Celenza (1598) ed architetti e topografi dei secoli successivi (1821), abbiamo descrizioni e rilievi di precisione assoluta che permettono di prevedere con sicurezza i punti in cui è concreta la possibilità di rinvenire le murature.
Diversi lacerti della struttura, infatti, sono stati rinvenuti grazie all’archeologia preventiva negli ultimi anni, sotto il Palazzo della Regione a Piazza Unione, presso la sede ferroviaria, in cui le strutture del Bastione San Vitale saranno inserite in un progetto di valorizzazione di RFI seguito dalla SABAP, e all’interno del Campo Rampigna, in cui la Soprintendenza sta per realizzare un parco archeologico urbano con finanziamento dei Grandi Progetti Beni Culturali.

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