Michele
de Giorgio, intellettuale di Lanciano nel primo ‘800
di
Angelo Iocco
Nella città di Lanciano ogni mattina, dalle 8: alle 8:30 suona la campanella della Torre campanaria della Cattedrale, detta popolarmente “Squilla”. Ogni lancianese attende trepidante il 23 dicembre di ogni anno, per ascoltare il suono della campanella a distesa, dalle 18 alle 19, per augurarsi in anticpo il buon Natale. Eppure pochi sanno che questa campanella fu rifusa nel 1827 sotto il decurioanto amministrativo di Francesco Paolo Berenga e Michele de Giorgio, notabili della città[1]. Essa era più antica, pare del XVII secolo, ma andò rovinata a causa dell’invasioen francese del 1799 in città, sicché si dovette procedere alla rifusione di quasi tutte le campane cittadine, requisite dai francesi o addirittura distrutte per non richiamare a stormo i cittadini contro di essi. Così la campana fu rifusa, nell’ambito di vasti progetti di valorizzazione della Cattedrale, e della Solennizzazione dell’Incoronazione della Beata Vergine del Ponte, la di cui deputazione era altresì amministrata dal de Giorgio, sindaco di Lanciano dal 1833 al 1837. Questi era il notabile d. Michele de Giorgio, secondo il Maranca forse di origini venete, imparentato coi Dogi veneziani del XV secolo. Egli viveva nella sua avita casa palaziata del rione Civitanova, lungo la strada maestra, oggi via Garibaldi, caratterizzata da un ampio arco per il passaggio delle carrozze, ospitando intellettuali e ricercatori, tra cui il giurista Antonio Madonna di Lama dei Peligni, e il sacerdote Uomobono Bocache.
Palazzo de Giorgio, Lanciano
Nel 1789-1790, a capo di Lanciano era stato il giurista Pasquale Liberatore, suo amico e ricercatore, nel 1793-94 il padre Guglielmo de Giorgio.
Nel 1808 era consigliere provinciale del dipartimento di Lanciano, con Saverio Brasile.
Disegno
di Antonio Maranca - dai suoi manoscritti - della medaglia “greca” con scritto
Anxanon. Biblioteca comunale di Lanciano
La passione per l’arte, spinse il de Giorgio a comprare o acquisire diverso materiale, che concentrò nella sua casa del rione Civitanova, costituendo un Museo vero e proprio aperto al pubblico. Il museo spaziava dall’archeologia locale, all’arte dipinta e scultore del XIV-XVII secolo. Specialmente per l’archeologia il de Giorgio aveva una vera mania, circondandosi di diversi reperti che furono “certificati” da altri intellettuali, quali Raimondo Guarini, Pasquale Liberatore, Domenico Romanelli, Bocache stesso e altri, e che dimostravano a loro dire, il primato di Anxanum come capoluogo dei Frentani e dell’Abruzzo Citeriore. Con le varie iscrizioni, si sarebbe testimoniato che Anxanum era di origine greca, per via di una lapide della Confederazione sotto la protezione di Zeus, di una iscrizione degli assi dei pesi della Fiera, delle iscrizioni dei vari templi di Marte, Apollo, Giunone, del teatro romano, e via dicendo.
Iscrizioni
presunte romane dei templi di Anxanum, ricopiate dal Bocache. Qui riprodotte in
Florindo Carabba , Lanciano: un prfilo
storico, vol. I, dalle origini al 1860, Lanciano, 1995
Raimondo Guarini nel XIII Commentario riferiva di aver visto l’esemplare della lapide di Caio Attio Crescente e Bennaciario presso il Museo de Giorgio. Tuttavia con le ricerche di Theodor Mommsen (vedi CIL, IX, al “Samnium”), e di altri, si è dimostrato che la maggior parte del materiale archeologico conservato dal de Giorgio era pura paccottiglia, una serie di falsi confenzionati ad arte per celebrare un glorioso passato di Lanciano[2]
A
proposito del Museo, Antonio Maranca nel suo manoscritto Uomini illustri di
Lanciano, trattando dell’avo di Michele, d. Stefano, con questi termini si
espime, in lode per Michele:
“ciò sia nei termini
dell’erudizione. Il Sig. de Giorgio a buon senso può dirsi il ristauratore
della sua famiglia, mentre con la sua perspicacia, e colla sua industria la
portò all’apice del lustro e dell’opulenza. Il di suo padre d. Antonio fondò
nella chiesa di S.ta Maria Maggiore la cappella di S. Michele Arcangelo, ed
edificò quel sontuoso palazzo, che forma il miglior decoro della Città, per la
ricca suppellettile di cui è corredato. Le pitture della galleria sono del
rinomato pennello di Giacinto Diana, membro dell’Accademia Ercolanense; vi sono
inoltre 132 pezzi di quadri originali, e tra questi si distingue una “Sacra
Famiglia”, dalle prime opere di Raffaele d’Urbino, ed un’altra dello Schidone.
Molti sono guarniti con cornici alla romana, indorate in oro. Ve ne sono varii
(dipinti) del Giordano, uno di Mengs, uno sopra rame di Federico Zuccari, un
altro grande di Santafede, e varie Battaglie del Borghignone e di Salvator
Rosa, come altri 12 Paesaggi di Claudio Lorenese.
Vi si ammira inoltre un
rispettabile Museo, contenente tutte le iscrizioni patrie che appartengono alla
Città di Lanciano[3],
fra le quali una osca pregiatissima, illustrata non molto dal Sig. Guarini, ed
un’altra greca, che riguarda la Confederazione dei Popoli Frentani. Le altre in
numero di 32, sono in marmo, in pietra, in bronzo, tante latine, che gotiche e
longobarde. Avvi benanche una collezione di vasi etruschi, ed un’altra di
medaglie consolari di 131 famiglie, le quali fra i diversi loro tipi, ascendono
al numero di circa 600!
Una collezione di
monete imperiali, cioè 450 d’argento, e più di 1400 di bronzo; una collezione
di assarij, fra i quali quello non ancora pubblicato di “Anxiano Frentanorum”
in greco. Una collezione di camei e corniole, del numero di 84 pezzi. Una
collezione di idoli, e di altri oggetti antichi di bronzo, in numero di 196
pezzi; una collezione di monete greche ed urbiche di 320 pezzi. Un pezzo di
amianto sopra palmo quadrato; e finalmente un nobilissimo arazzo della fabrica
de Gobelins, rappresentante Zenobia che
si reca alla presenza di Aureliano con tutto il suo seguito,, della
larghezza di palmi 32, e dell’altezza di palmi 20.
Tutti questi preziosi
oggetti sono stati acquistati dal Sig. d. Michele de Giorgio, figlio di esso d.
Stefano, personaggio cultissimo e fornito delle più belle doti dell’animo, e di
un gusto squisito per le belle arti e per la letteratura. Nel di lui Gabinetto
si contengono i più scelti libri classici, latini, italiani, greci, francesi,
ed altri, fra i quali si ha il vantaggio di consultare il Vocabolario delle
sette lingue per comodo degli eruditi. Sono in numero di circa 4000 volumi.
Si rintracciano tra
essi alcune edizioni rarissime del 1460, e si distingue fra tutte la magnifica
e rispettabile opera dell’Enciclopedia metodica, stampata in Venezia,
consistente in 450 tomi. Vi sono da vantaggio varii manoscritti patrii, che ne
compiono l’ornamento. Tutte queste pregevoli cose formano un decoro positivo
per la Città di Lanciano, eccitando l’attenzione dei forestieri culti ed
illuminati, e perciò giustamente se n’è dato un cenno sotto questo articolo.
Ciò che ridonda a gloria della Patria, non è mai superfluo!”
Michele
de Girgio per diversi mandati fu deputato provinciale. Nel 1832 accoglieva il
Re Ferdinando II delle Due Sicilie al Caisno Nolli, vicino Chieti, venuto in
visita nell’Abruzzo Citeriore. Così Maranca nelle Memorie istoriche di Lanciano dal 1733 al 1832 (ms. presso la
Biblioteca comunale di Lanciano), parlando dell’avvenimento, si esprime:
“Nel giorno seguente, mentre a 2 ore
di notte stava la Maestà Sua nel Casino Nolli a godere l’apparato dei fuochi
artificiali e di un sontuoso festino, ammise all’udienza una terza deputazione
che Lanciano gli aveva spedita, ad oggetto di complimentarlo e di invitarlo a
venire a questa Città che tanto lo desiderava. I deputati furono d. Michele de
Giorgio Consigliere Provinciale, il Sig. Barone d. Nicola Vergilj, il Sig.
Conte d. Saverio Genuini, il Sig. Cavaliere Barone d. Gaetano Gigliani[4] Colonnello delle armi. Per
parte del Clero, intervennero i canonici d. Domenicantonio Rotellini e d.
Domenicantonio Casalanguida, i quali furono ricevuti colla solita Clemenza, e
ne riportarono le medesime assicurazioni e gradimento.
La deputazione sudetta ebbe la premura di lasciare nelle mani
della Maestà Sua una supplica ragionata, in cui se le umiliavano i voti dei
fedeli Lancianesi, i quali desideravano di vedere una sola volta l’amabile
presenza del loro adorato Monarca, per potergli meglio e più vivamente
contestare quell’inalterabile attaccamento e devozione da cui erano penetrati
verso della Maestà Sua. Altra analoga memoria consegnarono il Sig. Cav. Del
Carretto Ministro della Polizia generale che accompagnava il Re in questo suo
viaggio”.
Una sala da ballo del XVIII secolo,
a corte. Disegno anonimo
E
ancora il de Giorgio fu il capo della delegazione lancianese per accogliere il
15-16 settembre 1832 Sua Maestà a Lanciano, nel palazzo Vergilj:
“La deputazione centrale era composta
dal Sig. d. Michele de Giorgio, Sig. Barone d. Nicola Vergilj, d. Piermattia
Brasile, d. Agostino Berenga, d. Giangiacomo Festa e d. Luigi Giordano. Le
prime loro cure furono rivolte a procurare il mobilio per il Palazzo reale, e
ne fu dato l’incarico a d. Carlo Tommasini, d. Piermattia Brasile, d. Agostino
Berenga e d. Luigi Giordano. Per assistere alla cucina di Sua Maestà, furono
destinati il Sig. Barone Vergilj, d. Raffaele Madonna, d. Giangiacomo Festa.
Per i viveri, foraggi e per le scuderie si nominarono i deputati d. Saverio
Capretti, d. Giuseppantonio Casalanguida, d. Luigi Somma, e Sig.ri Pietro e Domenicantonio
Nasuti.
Direttori delle pubbliche feste furono designati d. Michele de
Giorgio, d. Domenico de Crecchio, d. Luigi Giordano, d. Giuseppe Madonna, d.
Carmine de Giorgio, d. Nicola Ciccarelli, d. Saverio de Cecco, d. Nicola de
Arcangelis, d. Camillo Finamore. Deputati per la festa da ballo, apparecchiata
nel palazzo del Comune, il Sig. Conte Genuini, d. Domenico de Giorgio, d.
Guglielmo Madonna, d. Carlo Tommasini. Per riscuotere le offerte volontarie,
che furono molte, si nominarono i Sig.ri d. Alessandro Morale e d. Filippo
Stella, d. Raffaele Madonna, d. Nicola de Giorgio, d. Camillo Murri. Per
ispezionare le strade interne ed esterne, d. Gaetano de Crecchio, d. Salvatore
Jacobitti, d. Giuseppe de Sanctis, d. Francesco Paolo Festa”.
Il
De Giorgio tenne l’orazione presso la Cattedrale della Madonna del Ponte:
“La mattina del 17 settembre alle ore
11 italiane, determinò di partire, ed ebbe la degnazione di uscire a piedi sino
alla Piazza Grande, dove si mise a
cavallo, accogliendo colla solita Clemenza gli applausi e le acclamazioni di un
popolo immenso, inebriato dal piacere di vederlo e di festeggiarlo in tutti i
possibili modi. Si notò che prima di
muoversi dal Palazzo, si affacciò alla ringhiera avendo dappresso d. Michele de
Giorgio cui disse che le suppliche dei Lancianesi le avrebbe tenute sempre nel
cuore. Fece dei baciamani al popolo, e partendo non poté rattenere le lagrime
per la commozione che risentiva agli attestati di quel sentimento delizioso,
che gli dimostrava senza interruzione l’affettuoso popolo di Lanciano, mai
sazio di contemplarlo.”
De
Giorgio l’anno seguente era membro del Decurionato lancianese, e propose
diversi punti, compreso quello di realizzare il teatro pubblico presso l’ex
Collegio degli Scolopi:
“Nella seduta decurionale del 18
marzo 1833, intervennero nel palazzo del Comune il Sig. Sindaco d. Michele de
Giorgio, il Sig. Barone d. Nicola Vergilj, d. Domenico de Giorgio, d. Francesco
Paolo Savino, d. Giuseppe de Arcangelis, d. Giovanni Luciani, d. Francesco
Pettinelli, d. Sebastiano Talli, d. Luigi Somma, d. Francesco Paolo Murri, d.
Federico Carabba, d. Vincenzo Brasile, d. Gaetano Croce, d. Giuseppe de
Sanctis, d. Camillo Sargiacomo, d. Nicola Lotti, d. Nicola Saverio de
Bucchianico, d. Giuseppe de Crecchio, ed io [Antonio Maranca], di numero
completo 20 in tutto”.
[…]
“Nella seduta decurionale del 22 giugno 1833 il Sig. Sindaco
d. Michele de Giorgio fece rimarcare l’esercizio del Sig. Sottintendente
dell’11 marzo, con cui comunicò le disposizioni del Sig. Intendente, date al 9
dello stesso mese ad oggetto di formarsi la perizia per il nuovo Teatro, per
mezzo dell’ingegnere d. Taddeo Salvini di Orsogna. Il Decurionato fu d’avviso
che l’opera sarebbe meglio affidata al Direttore d. Tommaso Tenore, ma il Sig.
Salvini invitò ad essere preferito”.
Cosa resta oggi a Lanciano di Michele de Giorgio? Purtroppo il palazzo è confluiti nelle proprietà a carattere “popolare” del Comune di Lanciano. Il piano superiore con le volte dipinte dal pittore napoletano Giacinto Diano, lo stesso che abbellì le volte di palazzo Martinetti Bianchi a Chieti, e decorò gli interni della Cattedrale lancianese, è stato completamente modificato, per non dire “massacrato”. Il suo nome aleggia sparuto in qualche pubblicazione, senza che sia dato giusto valore a lui e alla cerchia di intellettuali di cui si era circondato. In poche parole, è un altro “dimenticato” della storia patria. Con questo scritto, si spera di rendergli giustizia, perché se la campanella della Squilla fa riscaldare i cuori di tutti i lancianesi del mondo, una minima parte di riconoscenza e di pensiero, la si deve proprio a Michele de Giorgio!
[1] L’iscrizione è riportata in Enzio D’Antonio, La Squilla, Lanciano, ADOS, 2010
[2] Epigrafia di confine, confine dell'epigrafia - Atti del Colloquio AIEGL, Borghesi, 2003, 2004.
[3] Lo scrittore lancianese Luigi Renzetti, nel commentare questo manoscritto, chiosa l’informazione con un punto interrogativo. Evidentemente nel periodo in cui ebbe tra le mani il manoscritto di Maranca per aggiungervi i suoi appunti personali, il materiale lapidario raccolto da Uomobono Bocache, passato poi ai De Giorgio, che lo venderanno ai De Riseis di Scerni, ecc., non era più presente nel palazzo di via Garibaldi. Renzetti non ebbe dunque modo di vederle, pur conoscendo il testo delle iscrizioni, che riprese passo-passo dal vol. II dei Manoscritti del Bocache per il suo Notizie istoriche della Città di Lanciano, 1878.
[4] Nipote di quel Gateano Gigliani del Vasto morto nel 1749, che si fece seppellire nella chiesa di S. Agostino di Lanciano, come riporta il marmo ivi situato.
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