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30 marzo 2025

IL CANTO POPOLARE ABRUZZESE NELLE TRADIZIONI DI IERI E DI OGGI – Parte IV – I Canti di Orsogna.


Il Gruppo folkloristico di Orsogna in sfilata a Firenze nel 1930

IL CANTO POPOLARE ABRUZZESE NELLE TRADIZIONI DI IERI E DI OGGI – Parte IV – I Canti di Orsogna

di Angelo Iocco

La cittadina di Orsogna è da considerarsi tra i paesi abruzzesi, dove la vocalità e la tradizione della canzone abruzzese si conserva con freschezza e rispetto della tradizione. Centro devoto a Maria, per la presenza della tradizionale Sagra dei Talami, che affonda le radici a quei riti propiziatori popolari, e alle rappresentazioni Sacre bibliche del XVI secolo introdotte dai Padri Paolotti nella distrutta chiesa della Madonna del Rifugio, Orsogna sin dai primi saggi studiosi del canto e delle tradizioni abruzzesi, apparsi nel secondo Ottocento, è stata al centro dell’attenzione, risaltando per i suoi abiti tradizionali variopinti, per i magnifici gioielli, per le “sciacquajje d’ore” (gli orecchini pendenti), e specialmente per il canto.

Orsogna, la Fonte con il faccione disegnato da Taddeo Salvini, prima della guerra. Donne in abito tipico.


Non oscure sono anche le testimonianze registrate, ad esempio dall’Istituto Luce, quando negli anni ’20 il Cav. Vincenzo Melocchi di Pizzoferrato andava con la Teatina film andava riprendendo ciò che di meglio si conservava in Abruzzo[1]. Tra questi, Orosgna appare in una rappresentazione del matrimonio abruzzese, con la sfilata di un corteo dalla Torre Di Bene, e con un successivo ballo della saltarella. In un alto filmato sonoro si esegue il canto popolare Mo ve’…mo va’…, in un altro ancora dal titolo Vespro abruzzese, appare il Convento dell’Annunziata di Orsogna, meta di pellegrinaggi il giorno dell’Annunciazione a Maria e il Lunedì in albis, in un altro ancora, muto, la Sagra dei Talami. I canti della tradizione orsognese che avremo modo di vedere, attingono a fonti comuni, e sono oggi abbastanza noti in tutto Abruzzo. Ma è il timbro vocale, e la tonalità tipica ascendente delle popolazioni affacciata sull’Adriatico che rendono queste esecuzioni uniche. Essi sono il citato Mo ve…mo va…, La jerve a lu cannete, Maria Nicola, Ti li so’ ditte, Tutte le funtanelle, e infine il cosiddetto inno orsognese: Aria marine, aria di muntagne (Bbone Ursogne).

Questi canti costituiscono il repertorio della Corale “La figlia di Jorio” di Orsogna, la prima corale folkloristica abruzzese a essere ufficialmente nata all’alba delle Maggiolate abruzzesi di Ortona. La sua storia è stata tracciata da Plinio Silverii (1926-2002) nel suo volumetto Orsogna in costume, tip. Brandolini 1981. Il Coro nasce nel ’20, precedentemente si pensava fosse nato nel 1929 insieme alla Corale di Poggiofiorito, tanto che ci fu anche un’importante manifestazione al teatro comunale nel 1979 per festeggiare i 50 anni. Pare che la prima esibizione fu in una festa paesana di S. Antonio di Padova a contrada La Roma di Casoli, poi immediatamente la Corale prese il volo per le manifestazioni, alla Settimana abruzzese di Pescara del 1923, a Firenze nel 1930, nello stesso anno a Roma al Quirinale insieme a un Talamo realizzato per le nozze del Principe Umberto II, a Napoli in piazza Plebiscito, al Museo Belliniano di Catania, alla Rassegna dei Cori di Roma a piazza Siena nel 1938 per la visita di Hitler, al Vittoriale di Gardone Riviera nel 1950. Nella commemorazione del 1979 vi tenne al teatro un convegno con i proff. Ernesto Giammarco, Benito Lanci, Giuseppino Mincione, Franco Potenza, Padre Donato (Giuseppe) Di Pasquale OFM, successivamente si rappresenta una commedia di Plinio Silverii, e infine il canto orsognese Bbone Ursogne.

Attilio Bartoletti maestro del Coro orsognese

Attilio Bartoletti nacque a Orsogna il 31 ottobre 1896 e morì a Milano il 24 luglio 1945. Primo Maestro del Coro ENAL di Orsogna, ma non solo, grazie alla partecipazione della storica Banda e dei gruppi corali delle Confraternite del Suffragio e della Madonna del Rifugio, riuscì a mettere insieme un organico, fondendo le varie vocalità sacre e profane, dirigendo anche le processioni del Venerdì santo. Grazie a questo organico proveniente da diversi ambienti musicali, Bartoletti mise insieme il gruppo Corale, capace di eseguire anche brani dell’opera lirica, come Si ridesti il Leon di Castiglia, dalla Norma di Vincenzo Bellini, insieme alle canzonette popolari. Diverse esecuzioni si tennero nel teatro comunale. Dopo il “battesimo” a Casoli nel 1920, il debutto orsognese ci fu in occasione dell’erigendo Parco delle Rimembranze nel 1923, dopo aver sfilato in estate anche alla Settimana abruzzese a Pescara. Nel 1928 il Coro venne riformato sotto l’egida dell’OND fascista, la direzione passa al Maestro Gino Di Nizio di Pretoro, che diresse la famosa Banda. Nel 1929 Orsogna è A Roma per rappresentare l’Abruzzo, e ottenne il secondo premio con medaglia d’oro. Nel 1930 il Coro passa sotto la direzione di Gaetano Silverii (1897-1967), di cui ci occuperemo più avanti.

Attilio Bartoletti è tra i primi autori orsognesi di canzoni originali, a lui seguiranno il Silverii con Giulio Sigismondi, Plinio Silverii e Francesco Paolo Martinicchio, e anche un certo G. Misano, oltre a Domenico Ceccarossi che musicò la canzone Lu campanile nove di lu paese me’, su testo di Eligio Cuccionitti (celebre poeta delle Maggiolate ortonesi), per la maggiolata di Sant’Apollinare chietino. La canzone fu poi “adottata” dal coro orsgonese con l’elaborazione del M° Franco Potenza. Il Bartoletti scrisse questa bella canzonetta amorosa, sull’egida delle celebri canzoni d’amore del duo Cesare de Titta-Antonio Di Jorio (Caruline, Vuccuccia d’oro, La canzone de l’amore, Amore me’), essa ha per titolo Marì, datata 1923. È una semplice romanza in cui il cantore elogia le qualità fisiche della fanciulla, il nome semplice è bello, schietto come la “vuccuccia-‘rrise”; il poeta la prega di non rifiutare i suoi corteggiamenti, anche perché p ancora giovane “vint’anne, che pazzije”. Nella terza strofe si denunciano alcuni elementi “colti” del poeta, che un po’ stridono con il tema di una classica canzone abruzzese, e più che altro fanno eco alla contemporaneità e al sentimento di giubilo che si percepiva in Abruzzo per la Settimana abruzzese a Pescara (infatti in quell’occasione fu presentata), ossia quando il Duce venne in città per annunciare la fusione della città con Castellammare Adriatico e la creazione della quarta provincia abruzzese (“Scrivesse pi’ vvantarle n’anne ‘ntìre / Si ffusse nu D’Annunzie o n’Alighjre”).

Pubblichiamo copia della canzonetta edita a Firenze, dall’archivio “Tommaso Coccione” di Poggiofiorito.

Attilio Bartoletti fu attento anche alle canzoni popolari religiose. P. Donatangelo Lupinetti ne Il Canto popolare abruzzese di genere sacro : relazione svolta al Convegno Nazionale delle tradizioni popolari, Pescara, 23 agosto 1968 – Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1973, ricorda che Bartoletti trascrisse il celebre Canto delle Dodici Stelle che si esegue in Abruzzo nel mese mariano, ma anche nelle Novene dell’Assunzione, ad esempio tra Castelfrentano e Casacanditella:

Le stelle sono una, la Madonna è bella,

le stelle sono una, la Madonna è bella.

Che sole, che luna, che gioia d’amor!

Che sole, che luna, che gioia d’amor! (ecc., fino al numero 12)[2].

Bartoletti morì a Milano, dove si era trasferito per lavoro, stroncato dopo aver assistito ai tragici bombardamenti alleati della città, a qualche mese dalla liberazione nel 1945.


Gaetano Silverii e Giulio Sigismondi

Gaetano Silverii 
Giulio Sigismondi
    
Il Silverii (gli piaceva ingentilire il suo cognome all’inglese “Silvery”, come riportano gli spartiti), nativo di Orsogna nel 1897, mortovi nel 1967, prese in affidamento il Coro OND dal 1931. Si formò in contrappunto da autodidatta a Orsogna, seguendo lo zio Elisio Silverii, che suonava l’organo in parrocchia. Tuttavia si perfezionò, studiano i brani degli autori celebri della musica sacra e profana. Nel 1923, come molti orsognesi, emigrò in Argentina, trasferendosi a Buenos Aires, suonando l’organo nella locale parrocchia. Raggiunta una discreta somma, tornò a Orsogna, diffondendo la musica e il canto. Era il 1927. Alternando tempo al lavoro stabile di organista nelle chiese di San Nicola e San Giovanni del paesino, Silverii avviò una scuola di canto per giovani e per le ragazze del paese. Ottenne un successo per le Celebrazioni francescane di Ortona nel 1926, suonando nella chiesa della Madonna delle Grazie, e successivamente passò a dirigere la Corale OND. Compose varie litanie e musiche sacre, mottetti e preghiere[3]. Più volte col coro parrocchiale di Orsogna eseguì la Messa pontificale di Lorenzo Perosi e il Te Deum.

Virgilio Sigismondi, figlio del poeta Giulio (1893-1966), racconta che in quegli anni il padre era in diversi paesi attorno Lanciano, svolgendo il ruolo di consigliere comunale e altri affari amministrativi. A Rocca San Giovanni ad esempio, frequentò il musicista Arturo Colizzi con cui scrisse diversi pezzi celebri, come Chi t’ha ditte e Senza mamma. A Orsogna Sigismondi conobbe il Silverii, di cui restano due canzoni scritte per la corale: La tresche e Lu fazzole. Sono due canzoni scritte tipicamente per delle scenette agresti rappresentate dalla Corale. La prima racconta il momento della trescatura del grano, e il grande concorso e affannarsi dei contadini per attaccare il giogo ei buoi e arare il campo. Sigismondi si conferma, con le secche note del Silverii, maestro dell’onomatopea, nel rappresentare il suono e il gesto dei trescatori:

 “Zza-zza-zza!

Li fa’ vulà,

vole li listre, vole le sgrèjje,

pe’ guidà, Cicche è lu mejje!”

 

La seconda canzone è una canzonetta d’amore, il poeta invita la fanciulla stizzosa a non tenergli il broncio, altrimenti le farà un dispetto, le strappa il fazzoletto che ha sulla testa, e le lascerà i capelli scoperti al vento (ricordiamo che all’epoca avere i capelli sciolti era sintomo di sconvenienza e facili costumi), e gioca soprattutto nelle strofe seguenti, ad alludere alla faccia che farà sua madre, se la vedrà…scoperta!

Riproduciamo le canzoni, con le armonizzazioni per il Coro “G. Sigismondi” di S. Vito chietino, con direzione artistica di Virgilio Sigismondi, le di cui copie si conservano nell’archivio dell’Associazione “Tommaso Coccione” di Poggiofiorito.  Queste canzoni sono state altresì armonizzate dal M° Franco Potenza per la Corale di Orsogna.


La Corale di Orsogna e i suoi canti

Sotto la direzione di Silverii, il Coro di Orsogna nel 1931 è a Trieste in Piazza Unità d’Italia, dove si esibisce con canti e danze (la famosa Cotta e il Saltarello), e la turné prosegue per Firenze, Bolzano, di nuovo a Roma nel 1939 alla Rassegna dei cori, sotto la direzione del fisarmonicista Tommaso Coccione di Poggiofiorito. Silverii fu a direzione del Coro anche dopo la “tempesta bellica” che ridusse Orsogna in macerie, grazie a un fortunato ritrovamento dell’armonium di casa sua, poté lentamente rimettere in piedi l’organico, il 20 giugno 1949 il Corto torna a cantare al teatro comunale, alternando brani folkloristici a quelli classici del Nabucco di Verdi, all’Iris di Mascagni, la Vergine degli Angeli e La forza del destino. Da qui in poi prese il nome di Coro ENAL. Riprendono le turné in Catania, Pescara, Teramo, Agrigento, nel 1953 al Raduno dei cori folkloristici di Roseto degli Abruzzi, venendo premiato dalla giuria composta dai maestri della canzone abruzzese Luigi Illuminati, Guido Albanese, Antonio Di Jorio, Olindo Jannucci, Erminio Sallustio; a seguire il Coro si sposta in Emilia Romagna a Reggio, eseguendo l’abile ballo delle conche, poi nel 1965 a Roma, Milano, nel 1966 a Bonn, Bruzelles, Waterloo. Nel 1969 ottenne il primo premio del Concorso “Paranza d’oro” a Pescara. Dal 1967 il Coro passa, fino al 2025, sotto la direzione dell’Avv. Mario Tenaglia, che promuove diverse incisioni in audiocassette e vinili, e poi cd, quest’ultimo sotto la direzione del romano M° Franco Potenza, che armonizza, forse in maniera troppo da Cappella polifonica, le canzoni orsognesi, conferendo una natura “ibrida e poco abruzzese” alle antiche canzoni. Sotto la direzione di Tenaglia, il Coro prosegue le turné, nel 1977 a Caltanissetta ottiene il premio Tritone d’oro con la canzone d’autore Addije, muntagne del M° Potenza, un canto a lamento, tristissima, che ricorda il Lamento della vedova di Scanno, ascoltandolo non si può aver davanti agli occhi la scena degli emigranti che sono costretti ad abbandonare i propri paeselli sulle rocche per trovare lavoro, oppure il quadro di Teofilo Patini delle Bestie da soma, con quegli occhi scavati dalla fatica e dal lavoro.

I successi continuano a New York (25-30 agosto 1981), il 31 agosto a Boston. In questi anni assume il nome definitivo “La figlia di Jorio”, in omaggio al quadro del pittore Michetti, ispirato alla modella Giuditta Saraceni di Orsogna e agli ampi panorami che si godono della Majella dal belvedere paesano. In concomitanza con il Coro di Orsogna, si sviluppò un altro Coro in America, dal nome “Paese mio”, che ugualmente riproponeva brani orsognesi.

Il repertorio della Corale, oltre ai canti classici che presentiamo, anonimi, cioè popolari, si alternano quelli d’autore, composti per le Maggiolate. Tra questi figurano Mare turchine di Antonio Ambrosini e Attilio Fuggetta, Serenata spassosa di Evandro Marcolongo e Antonio Di Jorio, Lucenacappelle di Giulio Sigismondi e Giuseppe Gargarella, la Ninna nanne di Cesare de Titta e Camillo de Nardis, bellissima e dolcissima, Addije muntagne di Franco Potenza, La tresche di Sigismondi-Silverii, Lu fazzole (degli stessi), Lu pinate de le fojje di Cesare de Titta e Guido Albanese, concludendo sempre il tutto con l’aria Bbone Ursogne.

Riportiamo alcune fotografie estratte da ritagli di giornale conservati da Vittorio Pace, gentilmente messi a disposizione.






Testi dei Canti popolari di Orsogna

AMORE, AMORE, ACCIUCCHEME SSA RAME

Modo orsognese

I

Amore, amore, acciuccheme ssa rame.

Amore, amore, acciuccheme ssa rame.

RIT

Fammile coje, fammile coje,

fammile coje, a mmè stu bbelle fiore!

Ripetuto due volte

 

II

Quante ne fa’ na mamme pe’ la fijje!

Quante ne fa’ na mamme pe’ la fijje!

 

RIT

Po’ ve’ lu spose, po’ ve lu spose,

e po’ ve’ lu spose, e ze la porte vie.

Ripetuto due volte

 

III

Piagne la mamma ca la fijje spose,

piagne la mamma ca la fijje spose…

 

RIT

Mo’ se ne va, mo’ se ne va,

e mo’ se ne va la fate de la case!

Ripetuto due volte

 

 

ARIA MARINE, ARIA DI MUNTAGNE, ovvero BBONE URSOGNE!

Canzone popolare abruzzese di Orsogna, il cui motivo è usato anche dal M° Mario Santucci col Coro di Tornimparte, per il canto “Amore amore acciuccheme ssa rame”, al posto della versione più popolare raccolta da Ettore Montanaro, e riarmonizzata dal M° Giuseppe Di Pasquale

I

Aria marine, aria di muntagne!

Aria marine, e aria di muntagne!

 

Bbone Ursogne! E bbone Ursogne,

e bbone Ursogne, e chi ti vo’ landà!

 

II

Ursogne mo’, ‘nzi chiame cchiù Ursogne!

Ursogne mo’ ‘nzi chiame cchiù Ursogne…

 

Ze chiame lu… e ze chiame lu…

E ze chiame lu…Paese de l’Amore!

Ripetuto un’altra volta.


Spartito dell’inno orsognese, dall’Archivio “Tommaso Coccione” Poggiofiorito





Di questa canzone esiste l’armonizzazione fatta dal M° Potenza della sola prima strofe, in dialetto, ripetuta due volte, per l’incisione fatta su cd.

O colle, vicine a la Majelle,

vasciate da lu rise de lu sole:

paese belle addo’ so nnate

 

nchi lu pinzìre corre e vole!

 

O campanile, spande la voce de la feste

Lu cante de l’amore:

purte la ggioje pe’ ogne case:

Ndi-ndo-ndo…

O Campanile belle me’,

i t’arcorde, da luntane penze a tte!




Inedito è questo canto: Orsogna nostro, del M° Giuliano Misano. Il canto non è di tradizione orsognese, e sembra di un dilettante, poiché alterna frasi dialettali locali a frasi napoletane. Anche la forza espressiva non è granché, fu composto da come ci pare di capire, dopo la distruzione della guerra, ed è un inno alla rinascita sociale.

 

I

Orsogna lu sapimme

noi gli studiosi che c’è state.

Lu monne l’ha ludate,

li nume li cunuscime,

è inutile che li facimme.

 

II

E pe’ ffa finì sta ludate supraffine

Nu cunsije a l’Abruzzise:

vulìmmece bene, nen coste na prese.



LA GIOVENTU’ DI OGGI

Popolare orsognese

Cantato dal Coro folk degli Emigranti “Paese mio” del M° Rocco Scenna.

Da come dimostra una audiocassetta con il passaggio di un nastro-geloso del 1979, il canto era popolare a Orsogna, e fu registrato da un gruppo di contadine che cantavano “a responsorio”, con la ripresa di un verso o inizio strofe da parte della prima cantate, e seguita immediatamente dalle compagne.

 

I

La giuvintù di oggi nin ‘è cumposte,

quante ne spenne a mette tutt’apposte!

‘Nza use cchiù lu stare, ‘nza use ora la bursette,

pecché lu stare, je sfasce ji bucculette!

 

RIT

Mo’ ‘nin za use cchiù a spusà,

pì nin vedè, la robba spricà!

Questa è la vera sincerità:

che li quatrine non ci ni stà!

 

II

E tutte le dumeneche a mattine,

je nen ne vojje sapè de la cucine!

La Messe ggià ‘ccennate: esse ‘nzà priparate!

J’avaste a mette la ciprie prufumate!

 

RIT

E quanne jesce p’jì a la Messe,

li giuvinutte ji ‘uard’ appresse!

Ji ‘uarde appresse une pì d’une:

quest’è la vera fregature!

 

III

Tutte li giuvedìì va’ a lu Mercate,

appena ci va la matre z’arbunate.

Ci sta li piste spicce, ma esse nin z’assette,

finché lu prime che passe je schiaffe lu pette

Zi mette lu russette, zi fa li bucculette:

zi fa na riggiustate a lu riccitelle!

 

RIT

Mo’ nin z’ause cchiù a spusà, ecc.

MO VE’, MO VA’

Versione orsognese

Il canto nella pria parte riprende lo stornello elaborato da Ettore Montanaro come “A la Francavillese”, meglio noto come “Maria Nicole” tra le varie corali; la seconda parte invece riprende lo stornello classico abruzzese del chietino noto come “Mo’ ve’, mo ve’, mo’ va’”.

I

Ti zi fatte la vesta rosce, che da luntane z’arichenosce,

pover’a tte, Mariuccia mè, Mariuccia mè!

Ripetuto due volte

E chi te l’ha fatte fa’, ive na bella giuvinette’,

ti purive marità!

Ripetuto due volte

 

RIT

E la jerve di l’ulive, pe’ sott’ a terre va’.

se ‘n ti vò cchiù Niculì, munachella ti dajje da fa!

Mo ve’, mo ve’, mo ve’, mo va’….

Tu vittine piane piane, nin mi ti fa chiamà!

Ripetuto due volte

 

II

Ti zi fatte bille scarpette, tacchi àvt e punta strette.

Puvr’ a ttè, Mariuccia me!

Ti zi fatte lu ricce bionde, nghe nu pettn sopr’ a la fronte,

puvr’ a ttè, Mariuccia me!

E chi te l’ha fatte fa’, ive na bella giuvinette ecc.

 

RIT

E la jerve di l’ulive, pe’ sott’ a terre va’, ecc.

 

 

SOPRA STU CORE

popolare

Dal disco FOLKLORE ABRUZZESE, del Coro degli Emigranti di Orsogna “Paese mio” direttore M° Rocco Scenna

 

I

DONNE: Quanta luce, quante stelle!

UOMINI:  Quante lucenacappelle!

DONNE: Chi sa dove, chi s’artrove a nnu, a nnu!

UOMINI: E nu’ pure c’artruvème!

C’artruvème, c’artruvème, c’i spignème!

Sole, sole, ‘nzi po’ stà!

Cara notte, scure, scure,

fa paure a camminà!

 

RITORNELLO

DONNE: Ma vu’ spittì, Carmè!

Ci sta na lucia ttè!

UOMINI: Ci sta na lucia ttè!

DONNE: Che da la lumìne fa’ a fra sti capille te!

UOMINI: Fra sti capille te!

TUTTI: Vacimici, Carmè, addurmiti, Carmè!

Sopra a stu core, statt’ accuscì!

 

II

DONNE: Quanta fiure, quante fiure!

UOMINI: Che si sente tra lu ‘scure.

DONNE: A mijjare, a mijjare addurà!

UOMINI: E na luce da luntane

 Va girenne piane-piane.

 

TUTTI

Sajje e cale, saje e cale a ccore te!

Na carezze, du spusine,

e mo’ sajje, e ze va’ ddurmì.

 

RITORNELLO

DONNE: Ma vu’ spittì, Carmè!

Ci sta na lucia ttè!

UOMINI: Ci sta na lucia ttè!

DONNE: Che da la lumìne fa’ a fra sti capille te!

UOMINI: Fra sti capille te!

TUTTI: Vacimici, Carmè, addurmiti, Carmè!

Sopra a stu core, statt’ accuscì!

 

TI LI SO’ DITTE, MARIUCCE

Popolare orsognese. Nel ritornello ci sono diversi elementi in comune, rielaborati, con il canto abruzzese All’orte.

 

I

Ti li so’ ditte, Mariucce ‘nci andà,

manche a la fonte, manche a la fonte!

Ti li so’ ditte, Mariucce ‘nci andà,

mache la fonte l’acqua a pijà!

 

Si tu ci vi’, mi fì nu piacere,

n’atre me pijje, n’atre me pijje.

Se tu ci vi’, mi fì nu piacere,

n’atre mi pijje cchiù bbelle di te.

 

RIT

Cinque, la pari sei, la sette ‘llallà!

Piagne Rusine, piagne Ruisine!

Cinque, la pari sei, la sette llallà!

Piagne Rusine, all’Americhe si va!

 

II

Jamm, Tittina mia, a lu vallone,

jamme Tittina mia, a lu vallone.

Ti facce fa’ li panne senza sapone!

Nachetazzera-zzera-zzera…

Nachetazzera-zzera-zzà!

 

III

Jamme , Tittina mia a la stazzione,

jamme Tittina mia a la stazzione.

Jame a pijà lu trene, ce ne jeme a nozze!

Nacheta-zzera-zzera-zzà!

Ripetuto due volte.




[1] Cfr. Vincenzo Melocchi vita opere e miracoli del commendatore, scritto da Gerardo Di Cola ed edito dalla éDICOLA editrice di Castellana, 2023


[2] A Casacanditella per la Madonna dell’Assunta, le donne della Compagnia usano cantare dentro il santuario anche questa variante, con un motivo completamente differente, più lento e andante: “E le stelle sono una / e la Madonna mo’ s’incherone. / E se l’ha messe la sua Corona / e poi in Cielo se ne andò. / Evviva Maria, Maria evviva! / Evviva Maria, e chi la creò!” ecc, fino al numero 12.

[3] Notizie estratte dalla biografia nel volume a cura di Virgilio Sigismondi Canzuna nustre – Canti popolari abruzzesi di Giulio Sigismondi, Lanciano 1991.

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